L'Esplorazione Lunare: Tra Sogni Terrestri e Conquiste Celesti (1981 e Oltre)

L'esplorazione lunare, un'impresa che ha affascinato l'umanità per secoli, ha conosciuto momenti di trionfo inimmaginabili e ha gettato le basi per future ambizioni spaziali. Mentre l'anno 1981 segna un punto di svolta significativo con l'introduzione di una nuova era nell'esplorazione spaziale, è fondamentale contestualizzare questo evento all'interno della più ampia storia dei viaggi verso il nostro satellite naturale, dai primi successi sovietici e americani fino agli ambiziosi piani per il futuro.

La Corsa allo Spazio e l'Eredità del Programma Apollo

L'interesse per l'esplorazione della Luna ha radici profonde nella storia dell'astronomia, con secoli di studi telescopici inaugurati nel 1609 dal lavoro pionieristico di Galileo Galilei. Tuttavia, l'esplorazione spaziale vera e propria ebbe inizio nel 1959 con la sonda Luna 1, lanciata dall'Unione Sovietica nell'ambito dell'omonimo programma. Questa missione eseguì un sorvolo ravvicinato del satellite, seguita il 13 settembre 1959 dalla Luna 2, che fu la prima a impattare sulla superficie lunare. Nell'ottobre dello stesso anno, la sonda sovietica Luna 3 ottenne la prima immagine della faccia nascosta.

Sputnik 1

Il contesto di questi primi successi sovietici era la cosiddetta guerra fredda, una competizione geopolitica tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica che si concretizzò, tra l'altro, in una corsa agli armamenti e, in particolar modo, allo sviluppo di missili intercontinentali. Fu sovietico il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 1, lanciato il 4 ottobre 1957 con gran sorpresa per gli americani, che però risposero il 1º febbraio 1958 con l'Explorer 1. Per colmare lo svantaggio accumulato, il 29 luglio 1958 il presidente Eisenhower fondò la NASA, che nello stesso anno avviò il programma Mercury. Il 12 aprile 1961 l'Unione Sovietica sorprese nuovamente il mondo con il primo uomo nello spazio: il cosmonauta Jurij Gagarin a bordo della Vostok 1.

In risposta al programma sovietico di esplorazione spaziale, il presidente degli Stati Uniti d'America John F. Kennedy dichiarò al Congresso il 25 maggio 1961: «…credo che questo paese debba impegnarsi a realizzare l'obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra.» Questo obiettivo, ambizioso e senza precedenti, diede il via al programma Apollo. Originariamente concepito dall'amministrazione Eisenhower come un seguito al programma Mercury per le missioni avanzate Terra-orbitali, Apollo fu completamente riconvertito verso l'obiettivo risoluto di allunaggio "entro la fine decennio" dal presidente John F. Kennedy. La proposta del presidente ricevette un immediato ed entusiastico sostegno sia da ogni forza politica sia dall'opinione pubblica, spaventata dai successi dell'astronautica sovietica. Il primo bilancio del nuovo programma spaziale denominato Apollo (il nome fu scelto da Abe Silverstein allora direttore dei voli umani) fu votato all'unanimità dal Senato. I fondi disponibili per la NASA passarono da 500 milioni di dollari nel 1960 a 5,2 miliardi nel 1965.

Discorso di John F. Kennedy

Il programma Apollo fu il terzo programma spaziale di voli umani (dopo Mercury e Gemini) sviluppato dall'agenzia spaziale civile degli Stati Uniti. Il programma utilizzò la navicella spaziale Apollo e il razzo vettore Saturn, successivamente utilizzati anche per il programma Skylab e per la missione congiunta americano-sovietica Apollo-Soyuz Test Project. L'Apollo segnò alcune pietre miliari nella storia del volo spaziale umano che fino ad allora si era limitato a missioni in orbita terrestre bassa. Il programma stimolò progressi in molti settori delle scienze e delle tecnologie, tra cui avionica, informatica e telecomunicazioni.

Architettura della Missione Apollo: La Soluzione LOR

Per raggiungere l'obiettivo dell'allunaggio, la NASA considerò diverse architetture di missione:

  • Ascesa diretta: Prevedeva un lancio diretto verso la Luna, richiedendo lo sviluppo di razzi molto più potenti di quelli dell'epoca, denominati Nova.
  • Rendezvous in orbita terrestre (EOR): Prevedeva il lancio di due razzi Saturn V, uno contenente la navicella, l'altro destinato interamente al propellente. La navicella sarebbe entrata in orbita terrestre e lì rifornita del propellente necessario a raggiungere la Luna e tornare indietro.
  • Rendezvous in orbita lunare (LOR): Fu lo scenario che venne effettivamente realizzato. Ideato da John Houbolt, questa soluzione prevedeva che la navicella fosse composta da due moduli: il CSM (modulo di comando-servizio) e l'LM (modulo lunare) o anche LEM (Lunar Excursion Module, il suo nome iniziale). Il CSM era costituito da una capsula per la sopravvivenza dei tre astronauti munita di scudo termico per il rientro nell'atmosfera terrestre (modulo di comando) e dalla parte elettronica e di sostentamento energetico per il modulo di comando, cosiddetto modulo di servizio. Il modulo lunare doveva svolgere una funzione di ascesa e di discesa sul suolo lunare. Terminata questa fase, avrebbe dovuto riagganciarsi al modulo di comando-servizio, in orbita lunare, per il ritorno sulla Terra. Il vantaggio offerto da questa soluzione era che il LEM, dopo essersi staccato dal modulo di comando-servizio, era molto leggero e quindi più manovrabile. Inoltre sarebbe stato possibile utilizzare un solo razzo Saturn V per il lancio della missione.

All'inizio dell'estate 1962, i principali funzionari della NASA si erano ormai tutti convinti della necessità dell'adozione del rendezvous in orbita lunare. L'architettura della missione fu approvata definitivamente il 7 novembre 1962.

Le Infrastrutture e le Risorse Umane dell'Apollo

La realizzazione del programma lunare richiese un cambiamento di scala senza precedenti. Se il 5 maggio 1961 Alan Shepard diventò il primo astronauta statunitense a volare nello spazio (missione Mercury-Redstone 3) con un volo suborbitale, per il programma Apollo risultava necessario portare in orbita bassa terrestre almeno 120 tonnellate. Questo dato evidenzia la richiesta ai progettisti della NASA di sviluppare un razzo vettore dalle potenze mai raggiunte fino ad allora.

Il personale impiegato nel programma spaziale civile crebbe in proporzione. Tra il 1960 e il 1963, il numero dei dipendenti della NASA passò da 10.000 a 36.000 addetti. Furono creati o espansi centri chiave:

  • Manned Spacecraft Center (MSC), costruito nel 1962 nei pressi di Houston, in Texas, fu dedicato alla progettazione e alla verifica del veicolo spaziale (modulo di comando-servizio e modulo lunare), alla formazione degli astronauti e al monitoraggio e gestione del volo. Era diretto da Robert Gilruth, un ex ingegnere presso la NACA.
  • Marshall Space Flight Center (MSFC), situato vicino a Huntsville in Alabama, fu assegnato alla NASA a partire dal 1960 insieme alla squadra tedesca diretta da Wernher von Braun, specializzata in missili balistici. Il centro era dedicato alla progettazione e alla validazione della famiglia di veicoli di lancio Saturn.
  • Kennedy Space Center (KSC), situato presso Merritt Island in Florida, da cui verranno lanciati i giganteschi razzi del programma Apollo. Il cuore del centro spaziale era costituito dal Launch Complex 39 dotato di due rampe di lancio e di un enorme edificio di assemblaggio: il Vehicle Assembly Building (altezza 140 metri), in cui potevano essere assemblati più razzi Saturn V contemporaneamente.

Altri centri della NASA ebbero un ruolo marginale o temporaneo sul lavoro svolto per il programma Apollo, come il Centro Spaziale John C. Stennis, dove furono predisposti nuovi banchi di prova per testare motori a razzo, e il Centro di ricerca Ames e il Langley Research Center, dotati di gallerie del vento per studiare il rientro nell'atmosfera della navicella Apollo.

Anche l'industria privata fu coinvolta attivamente. La società californiana North American Aviation, già distintasi nel programma X-15, assunse un ruolo di primaria importanza per la produzione del modulo di comando/servizio. L'azienda McDonnell Douglas si occupò invece di produrre il terzo stadio del Saturn V, mentre il primo stadio era costruito nello stabilimento Michoud (Louisiana) dalla Chrysler Corporation.

Le Sfide Tecnologiche e Organizzative del Programma Apollo

Il programma Apollo rappresentò una sfida senza precedenti in termini di tecnologia e capacità organizzative. Una delle parti del progetto che richiese più impegno fu quella relativa allo sviluppo del razzo vettore. Le specifiche della missione richiesero infatti lo sviluppo di motori in grado di fornire una grande potenza per il primo stadio (motori F-1) e di garantire più accensioni (motori J-2) per il secondo e terzo stadio, caratteristica mai implementata fino ad allora. Lo sviluppo del motore F-1, dotato di un'architettura convenzionale ma di un potere eccezionale (2,5 tonnellate di propellente bruciato al secondo), richiese molto tempo a causa di problemi di instabilità nella camera di combustione, che furono corretti mediante la combinazione di studi empirici e la pura ricerca.

Motore F-1 del Saturn V

Le sfide più significative, tuttavia, coinvolsero i due moduli principali del programma: il modulo di comando/servizio e il modulo lunare. Lo sviluppo del modulo lunare avvenne con un anno di ritardo sui tempi previsti a causa di modifiche nello scenario di atterraggio. Il suo motore fu concettualmente nuovo e richiese grandi sforzi progettuali. I test costituirono una parte importante nel programma, rappresentando quasi il 50% del carico di lavoro totale. Il progresso della tecnologia dell'informatica permise, per la prima volta in un programma astronautico, di inserire automaticamente una sequenza di test e di salvare le misure di centinaia di parametri (fino a 1.000 per ogni prova del Saturn V). Ciò consentì agli ingegneri di concentrarsi sulla interpretazione dei risultati, riducendo la durata delle fasi di verifica.

Ingegneria dello spazio: 01 Saturn V

Gli astronauti, reclutati attraverso criteri di selezione rigorosi (inizialmente piloti collaudatori di età inferiore ai 40 anni, con lauree e migliaia di ore di volo), passarono molto tempo nei simulatori del modulo di comando e del modulo lunare, ma si sottoposero anche a delle lezioni di astronomia per la navigazione celeste, di geologia per prepararli alla identificazione delle rocce lunari e di fotografia. Gli astronauti furono coinvolti anche nelle primissime fasi della progettazione e sviluppo dei veicoli spaziali.

La navicella Apollo fu originariamente progettata per dare una piena autonomia di azione all'equipaggio in caso che si fosse verificata una perdita delle comunicazioni con il centro di controllo. Questa autonomia, prevista dai software del sistema di navigazione e controllo, sarebbe tuttavia stata significativamente ridotta, nel caso si fosse resa necessaria una modifica sostanziale delle procedure di una missione. Infatti era il centro di controllo di Houston che forniva i parametri essenziali, quali la posizione della navetta nello spazio e i valori corretti della spinta necessaria per ogni accensione del motore principale. Nel momento in cui si realizzarono i primi voli sulla Luna, solamente il centro di controllo a terra possedeva la potenza di calcolo necessaria per poter elaborare i dati telemetrici e stabilire la posizione della navetta. Tuttavia, durante il volo, era il computer di bordo ad applicare le dovute correzioni in base ai suoi sensori. Inoltre, il computer fu essenziale nel controllo del motore (grazie alla funzione di pilota automatico) e nel gestire numerosi sottosistemi.

Fin dall'avvio del programma, la NASA dovette dimostrare molta attenzione al problema relativo dell'affidabilità dei complessi sistemi che si apprestava a progettare. Inviare degli astronauti sul suolo lunare è infatti un'operazione assai più rischiosa di un volo in orbita terrestre dove, in caso di problemi, il rientro verso la Terra può essere attuato in tempi brevi grazie all'accensione dei retrorazzi. Diversamente, una volta che la navetta spaziale ha lasciato l'orbita, la possibilità di far ritorno a Terra è strettamente vincolata al corretto funzionamento di tutti i principali sottosistemi.

Il Culmine dell'Apollo e i Dodici Uomini sulla Luna

L'esplorazione della superficie da parte di esseri umani ebbe inizio con la missione Apollo 8, che nel 1968 orbitò attorno alla Luna con tre astronauti a bordo. Il 20 luglio 1969, questo obiettivo fu raggiunto durante la missione Apollo 11 quando gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin sbarcarono sulla Luna, mentre Michael Collins rimase in orbita lunare. I primi esseri umani atterrarono sulla Luna il 20 luglio 1969. Era l'apice della corsa allo spazio, la gara tra URSS e Stati Uniti d'America ispirata dalla guerra fredda. Il primo astronauta a camminare sulla superficie lunare fu lo statunitense Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11. L'equipaggio dell'Apollo 11 lasciò una targa di acciaio inossidabile, per commemorare lo sbarco e lasciare informazioni sulla visita ad ogni altro essere, umano o meno, che la trovi: «Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D. We came in peace for all mankind.»

Astronauta Neil Armstrong sulla Luna

Apollo 11 fu seguita da ulteriori sei missioni, l'ultima nel dicembre 1972, che portarono un totale di dodici uomini a camminare sul nostro satellite naturale. Le missioni successive proseguirono questa fase di esplorazione. Apollo 12 allunò vicino alla nave Surveyor 3 dimostrando la fattibilità di allunaggi di precisione. Dopo il quasi disastro dell'Apollo 13, la missione Apollo 14 fu l'ultima in cui gli astronauti rimasero in quarantena al loro rientro. L'interesse per l'esplorazione della Luna iniziava a calare presso il pubblico statunitense. Apollo 17 fu l'ultima missione, le successive vennero annullate dal presidente Nixon. L'attenzione si volse sullo Space Shuttle e sulle missioni con equipaggio nelle orbite basse.

1981: L'Era dello Space Shuttle e il Concetto di Riutilizzo

Il 12 aprile è una data simbolica per la storia dell’esplorazione spaziale. Vent’anni dopo il volo di Jurij Gagarin, un altro evento segnò una svolta epocale: il 12 aprile 1981 gli Stati Uniti d’America lanciarono il primo Space Shuttle, il Columbia, inaugurando il programma di navette riutilizzabili della NASA. Alle 7:00 del mattino ora locale, dal Kennedy Space Center, il Columbia si sollevò tra fiamme e vapore, dando vita a uno degli spettacoli più iconici della storia moderna. A bordo c’erano 2 astronauti: John Young e Robert Crippen.

Space Shuttle Columbia al lancio

A differenza delle capsule utilizzate fino a quel momento, lo Space Shuttle era concepito come un vero e proprio “aereo spaziale”. Poteva decollare come un razzo, orbitare attorno alla Terra e rientrare planando su una pista. Questa innovazione prometteva di ridurre i costi dei voli spaziali e rendere più frequenti le missioni. La missione STS-1 durò circa 54 ore e si concluse con successo il 14 aprile 1981. Nonostante alcune preoccupazioni - tra cui danni alle piastrelle termiche durante il lancio - il rientro avvenne senza incidenti gravi. Il programma Space Shuttle avrebbe segnato profondamente la storia dell’esplorazione spaziale per oltre 30 anni. Tuttavia, non fu privo di tragedie, come i disastri del Challenger nel 1986 e dello stesso Columbia nel 2003. Eppure, il volo del 12 aprile 1981 resta un simbolo di innovazione e coraggio.

In risposta a questo cambio di direzione anche l'Unione Sovietica iniziò a lavorare ad un progetto di shuttle, benché negli anni settanta avesse portato a termine il Programma Luna con due rover automatici Lunochod che portarono sulla Luna varie strumentazioni e tre sonde spaziali che riportarono a Terra campioni di suolo lunare.

La Pausa nell'Esplorazione Lunare e la Rinascita degli Anni '90

A seguito della conclusione del programma statunitense Apollo nel 1972, l'esplorazione lunare subì una notevole battuta d'arresto per circa due decenni. L'attenzione si spostò verso altre priorità, come le missioni in orbita terrestre bassa con lo Space Shuttle e lo sviluppo di nuove tecnologie. Tuttavia, questo periodo di stasi non significò la fine dell'interesse per la Luna, ma piuttosto un'incubazione di nuove idee e l'attesa di progressi tecnologici che avrebbero reso possibili nuove esplorazioni.

La ripresa dello slancio nell'esplorazione lunare avvenne a partire dagli anni novanta: prima nel 1990 con la missione giapponese Hiten, la prima appositamente dedicata all'esplorazione dalla conclusione del Programma Apollo, seguita nel 1994 dalla statunitense Clementine. Proprio l'individuazione di possibili tracce di ghiaccio d'acqua in prossimità dei poli lunari da parte di quest'ultima ha generato un rinnovato interesse che, negli anni duemila, ha condotto a nuove missioni robotiche internazionali promosse da Stati Uniti, Europa, Giappone, Cina e India.

Il XXI Secolo: Un Nuovo Vigore nell'Esplorazione Lunare

Il nuovo millennio ha visto un'esplosione di attività nell'esplorazione lunare, con un numero crescente di nazioni che hanno lanciato sonde e orbiter per studiare il nostro satellite.

Mappa delle missioni lunari

  • Europa: Nel 2003 l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha lanciato la sonda SMART-1, la prima sonda europea per l'esplorazione della Luna. L'ESA ha annunciato nel 2022 l'iniziativa denominata programma Moonlight, un progetto che mira a realizzare un'infrastruttura dedicata alla navigazione e alle telecomunicazioni per le future missioni sulla superficie lunare, consentendo la comunicazione con sonde e navicelle spaziali che non sono in linea di vista con la Luna, come ad esempio quando queste si trovano sul lato nascosto. Un microsatellite, Lunar Pathfinder, il cui lancio è previsto per il 2026, fungerà da prototipo e consentirà di definire con precisione l'architettura tecnica, che potrebbe basarsi su tre o quattro satelliti in orbita attorno alla Luna. L'altro grande programma ESA, quello che vedrà protagonista il lander europeo Argonaut, è mirato a offrire servizi di trasporto indipendente sulla Luna, di rifornimenti per gli astronauti, rover per l'esplorazione, attrezzature per missioni scientifiche e finanche stazioni energetiche. Thales Alenia Space si è aggiudicata la commessa dell’ESA per la progettazione e realizzazione del Lunar Descent Element (LDE) e del lander Argonaut, che dovrà essere consegnato entro il 2030.
  • Cina: La Cina, con la sua agenzia spaziale, ha espresso il proprio interesse all'esplorazione del satellite e l'intenzione di voler costruire una base sulla Luna. La Cina nel suo programma di esplorazione lunare ha pianificato lo studio del satellite per investigare le potenzialità di estrazione dell'elio-3, una possibile sorgente energetica per la Terra. L'orbiter Chang'e 1 è stato lanciato il 24 ottobre 2007. Il 1 ottobre 2010 è stato lanciato l'orbiter Chang'e 2, e tre anni più tardi la missione Chang'e 3 ha fatto atterrare nei pressi della regione Sinus Iridum il rover Yutu, il primo oggetto a compiere un atterraggio morbido lunare dalla sonda Luna 24 nel 1976. Il lander Chang'e 4, inizialmente progettato come sonda di riserva in caso di fallimento del predecessore, è stato destinato all'esplorazione della faccia nascosta della Luna, dove è atterrato con successo il 3 gennaio 2019, nei pressi del cratere Von Kármán. Il lander ha rilasciato sulla superficie il rover Yutu-2.
  • India: L'agenzia spaziale indiana (ISRO) ha lanciato il 22 ottobre 2008 l'orbiter lunare Chandrayaan-1. La missione, della durata prevista di due anni, consisteva nel creare una mappa lunare tridimensionale e condurre una mappatura chimica e mineralogica della superficie e rilasciare la sonda Moon Impact Probe che è impattata sulla superficie il 14 novembre. La missione successiva Chandrayaan-2 è stata lanciata il 22 luglio 2019 ed era costituita da un orbiter, un lander e il rover Pragyan. L'atterraggio del lander e del rover è fallito a causa di un malfunzionamento.
  • Stati Uniti (NASA): Nel 2009 la NASA ha lanciato la missione Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), che ha creato una mappa tridimensionale ad alta risoluzione della superficie e ha trasportato la sonda da impatto LCROSS, i cui dati hanno indicato la presenza di acqua sulla Luna. Nel 2011, la missione GRAIL ha portato in orbita lunare due sonde per misurare le anomalie del campo gravitazionale lunare e desumere informazioni sulla composizione della crosta e del mantello.

Il Ritorno Umano sulla Luna: Il Programma Artemis

Oggi l'obiettivo principale delle agenzie spaziali, tra cui quelle di Cina, Russia e Stati Uniti, è quello di riportare un equipaggio umano sulla superficie lunare e valutare l'opportunità di stabilirvi una base di ricerca permanente. In questo contesto si inserisce il programma Artemis della NASA che, a oltre mezzo secolo di distanza dall'era Apollo, si prepara a far viaggiare di nuovo l'essere umano oltre l'orbita terrestre.

Artemis 2, seconda missione del programma Artemis della NASA e la prima con equipaggio, è stata lanciata nell'aprile 2026 con 4 astronauti a bordo; ha effettuato un sorvolo la Luna, non era previsto l'allunaggio, pianificato invece per il 2028 con la missione Artemis IV. Attraverso il programma Artemis, la NASA tornerà sulla Luna con il Lunar Terrain Vehicle (LTV), dotato di tecnologie all’avanguardia per l’esplorazione.

Il Ruolo dell'Italia nell'Esplorazione Lunare Futura

In questa sfida spaziale, anche l’Italia gioca un ruolo chiave attraverso i programmi Moonlight e Argonaut, grazie al contributo di Leonardo e Thales Alenia Space. Con il prossimo Lunar Terrain Vehicle (LTV) che solcherà il suolo della Luna trasportando astronauti e strumenti, la NASA intende segnare una svolta nella mobilità lunare. Ma per arrivarci, sulla Luna, serviranno altri strumenti come lander e sistemi di navigazione satellitare. Ed è qui che Leonardo e l’Italia, daranno il loro contributo alla futura esplorazione lunare.

Lunar Terrain Vehicle (LTV)

Il Lunar Rover, già utilizzato nelle missioni Apollo 15, 16 e 17 agli inizi degli anni ’70, divenne uno dei simboli dell’esplorazione lunare. Progettato e realizzato dalla NASA in collaborazione con Boeing e General Motors, il Lunar Rover giunse sulla Luna ripiegato sotto il modulo di allunaggio. Era lungo 3 metri e pesava 210 kg ma, grazie alla bassa gravità lunare, fu assemblato manualmente dagli astronauti sul posto. Una nuova generazione di rover lunare, il Lunar Terrain Vehicle (LTV), è prevista con il programma Artemis. Progettato per trasportare fino a due astronauti, sarà ancora più versatile del suo predecessore perché potrà funzionare anche autonomamente, senza un equipaggio e questa volta avrà un ruolo ancor più da protagonista.

La NASA, infatti, ha deciso che dei tre strumenti più avanzati sviluppati per svolgere indagini fondamentali sul suolo e sottosuolo lunare, due saranno installati proprio sul LTV. Uno di questi è l’Artemis Infrared Reflectance and Emission Spectrometer (AIRES), che rileverà, misurerà e mapperà minerali e composti volatili presenti sulla Luna, cioè sostanze (come acqua, ammoniaca e anidride carbonica) che passano facilmente allo stato gassoso. In pratica, AIRES aiuterà gli scienziati a capire di cosa è composta la Luna e cosa c’è in certe zone specifiche o in regioni più vaste come, ad esempio, l’area polare meridionale considerata particolarmente interessante.

L’altro strumento è il Lunar Microwave Active-Passive Spectrometer (L-MAPS), uno spettrometro a microonde che avrà il compito di capire cosa c’è sotto la superficie lunare e di cercare eventuale presenza di ghiaccio. Un’informazione molto importante perché indicherebbe la presenza di acqua. Grazie a un radar che penetra nel terreno, questo strumento riuscirà a ‘guardare’ sotto la superficie e gli strati di regolite lunare. Ma, non si limiterà solo a questo perché, con la sua suite di sensori, misurerà anche la temperatura, la densità e le strutture del sottosuolo, fino a oltre 40 metri di profondità. Combinando i dati di questi due strumenti, gli scienziati potranno, dunque, farsi un quadro molto più completo su suolo e sottosuolo lunare e ottenere conoscenze indispensabili a supportare l’esplorazione umana. Questi strumenti, inoltre, forniranno indizi sulla storia geologica della Luna e dei mondi rocciosi ad essa simili, del nostro sistema solare.

L'Europa, intanto, non se ne sta ferma a guardare, ma intende giocare un ruolo da protagonista nella sfida spaziale che non è solo scientifica, ma anche economica. Chi riuscirà a riportare l’uomo sulla Luna, infatti, potrà sedere a pieno titolo al tavolo della Space Economy. Con oltre 400 missioni lunari previste nei prossimi 20 anni, l’ESA ha lanciato Moonlight, il programma per realizzare una costellazione satellitare intorno alla Luna che offra servizi avanzati di comunicazione e navigazione, fondamentali per un’esplorazione stabile e sostenibile. L’obiettivo è supportare le missioni, permettendo atterraggi autonomi e precisi, mobilità sulla superficie e trasferimento dati ad alta velocità e bassa latenza tra Terra e Luna. Il 15 ottobre 2024 Telespazio (storica società italiana di telecomunicazioni partecipata al 67% da Leonardo) ha firmato un contratto con l’ESA nel quale ha il ruolo di ‘prime contractor’ e responsabile del sistema complessivo, che coinvolge un consorzio europeo formato da aziende dell’aerospazio e centri di ricerca. Il sistema si compone di tre segmenti: il Lunar Space Segment (una costellazione di satelliti per navigazione e comunicazioni), il Lunar Earth Ground Segment (tre centri di controllo terrestri tra cui il Centro Spaziale del Fucino, in Italia) e il Lunar User Segment (terminali a bordo dei futuri lander e rover lunari). Il 12 marzo 2025, inoltre, Thales Alenia Space (partecipata da Leonardo al 33%) ha firmato un contratto con Telespazio per la progettazione e sviluppo del segmento spaziale del Sistema di Navigazione e dell’infrastruttura di navigazione satellitare del programma Moonlight, il cui avvio delle operazioni è previsto entro il 2028, mentre la piena operatività di tutto il sistema dovrebbe essere raggiunta nel 2030.

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