Dacia Maraini e la Sensibilità del Mondo: Un'Esplorazione tra Animali, Ricordi e Radici Familiari

La figura di Dacia Maraini, una delle voci più autorevoli e amate della letteratura italiana contemporanea, si svela in tutta la sua profondità e complessità attraverso le sue opere e le sue riflessioni. La scrittrice non è solo una narratrice di storie umane, ma anche un'acuta osservatrice del legame intrinseco tra l'uomo, gli animali e il mondo circostante, un tema che permea profondamente la sua ultima raccolta, "Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani", curata da Eugenio Murrali e pubblicata da Solferino. Questo libro è un compendio di interventi e pensieri che la Maraini ha elaborato nel corso degli anni, offrendo una prospettiva unica e spesso inusuale sul rapporto tra specie.

La Stima di Sé e il Trattamento degli Animali: Un Punto di Vista Inconsueto

Una delle argomentazioni più significative e provocatorie avanzate da Dacia Maraini riguarda il legame tra la stima di sé e il modo in cui si trattano gli animali. La scrittrice afferma con fermezza: “Nel fondo di una persona che abbandona un cane credo ci sia una mancanza di stima per sé”. Questo punto di vista, che invita a una riflessione profonda, non si limita a condannare l'atto dell'abbandono, ma ne indaga le radici psicologiche più profonde. La Maraini prosegue la sua argomentazione spiegando che “La mancanza di carità, la vigliaccheria verso il prossimo derivano quasi sempre da una scarsa valutazione di sé. Chi sa di aver sempre agito secondo i valori in cui crede non compie azioni che lo farebbero vergognare”. Queste parole suggeriscono che il maltrattamento o l'abbandono di un animale non siano solo espressioni di crudeltà esterna, ma sintomi di un disagio interiore, di un'incapacità di confrontarsi con i propri valori e di agire in coerenza con essi. È un'affermazione che sposta il focus dalla mera condanna morale all'analisi delle motivazioni profonde, invitando a una maggiore introspezione.

Dacia Maraini che accarezza un cane, in un momento di tenerezza e riflessione

La Fiducia come Sentimento Sacro e Atto di Giustizia

L'introduzione al libro "Anche i cani a volte volano" contiene un'affermazione di Eugenio Murrali che risuona profondamente con il pensiero della Maraini: “È proprio la fiducia, forse, il sentimento più sacro che un essere vivente possa donare a un altro. Rispettare gli animali non è un atto di pietà, ma di giustizia. E’ restituire equilibrio a un mondo che abbiamo spezzato”. Questa frase cattura l'essenza dell'approccio della scrittrice, che vede il rispetto per gli animali non come un gesto di carità o di superiorità umana, ma come un dovere etico, un atto di giustizia volto a ristabilire un equilibrio perduto. La fiducia, in questo contesto, diventa il fondamento di ogni relazione, sia essa tra esseri umani o tra umani e animali. La sua rottura non solo danneggia l'individuo, ma compromette l'armonia dell'intero ecosistema.

Daniele Buonpane - riflessioni morali: Il rapporto uomini e animali

"Anche i cani a volte volano": Una Struttura Narrativa Toccante e Impegnata

La raccolta è divisa in tre parti, ognuna con una risonanza emotiva e tematica differente, che permette di esplorare varie sfaccettature del rapporto uomo-animale.

Storie di Amicizia: Memorie e Legami Indelebili

La prima sezione, intitolata “Storie di amicizia”, è un tributo commovente agli animali che hanno costellato la vita di Dacia Maraini. Qui si raccontano i cani più amati, dalla sempre rimpianta Bionda, a Regina, Palocco, Mulino, Arancio, Bianchetto, Spina, figure che non sono solo compagni di vita, ma veri e propri membri della famiglia, con le loro personalità e le loro storie. Non mancano anche il gatto Carbone, il gabbiano Teverello e persino i topi, amati da San Francesco, mostrando un'ampia sensibilità verso tutte le creature viventi. Queste narrazioni non sono solo aneddoti, ma diventano il catalizzatore di ricordi più ampi, che includono le persone con cui questi animali venivano condivisi. Attraverso queste pagine, emergono anche le assenze, i lutti, perché, come scrive la Maraini, “il cuore, invecchiando, diventa un piccolo cimitero” dove si riaffacciano “corpi senza corpo” che chiedono attenzione nelle “belle mattine di silenzio” o nelle notti insonni. Questa parte del libro è un viaggio intimo nella memoria, un'esplorazione del dolore e della bellezza dei legami che si creano e si spezzano.

Illustrazione di diversi animali domestici (cani, gatti) in un ambiente familiare, con un'atmosfera nostalgica

Noi e gli Animali: Una Denuncia delle Violenza e dell'Indifferenza

La seconda parte, “Noi e gli animali”, è la sezione più consistente, dura e impegnativa del libro. Qui Dacia Maraini raccoglie interventi e riflessioni contro le innumerevoli violenze che vengono inflitte agli animali in tutto il mondo. La scrittrice non esita a denunciare le atroci sofferenze che questi nostri “compagni di strada e di destino” sono costretti a subire, sofferenze che non sono diverse da quelle umane. È un vero e proprio catalogo di torture ingiustificabili, di ingiustizie perpetrate a volte per puro divertimento, senza punizione, per cecità, crudeltà o semplice menefreghismo.

Maraini, con la sua voce sempre dolce e misurata, alza il tono per opporsi fermamente a pratiche come l'uso delle pellicce, la caccia, gli spettacoli nei circhi e negli zoo, gli incendi accesi dall'uomo che distruggono alberi e innumerevoli creature, anche minuscole, di cui nessuno si preoccupa. La sua indignazione si estende naturalmente anche alle guerre, le troppe guerre che devastano il pianeta, ispirando sdegno e paura, ma raramente la considerazione che, accanto a tante vite umane, vengono perse e abbandonate a sofferenze indicibili anche animali totalmente incolpevoli.

Dacia affronta queste dolorosissime realtà con una “convincente secchezza” e una “indignazione controllata ma non meno efficace”. Un episodio particolarmente illuminante in questa sezione riguarda una lettrice inferocita che le scrive: “Lei ha parlato più volte delle torture inflitte agli animali, paragonandole addirittura a quelle subite dagli ebrei durante il nazismo”. A questa critica, Maraini - che da piccola ha avuto l'esperienza traumatica di un campo di concentramento in Giappone dove si moriva di freddo e di fame - risponde con una domanda retorica che smonta la polemica: “È una cosa che francamente non capisco: perché il provare pietà per delle povere bestie torturate significa automaticamente disprezzare gli ebrei? Perché dire che la tortura, su uomini e bestie, è un orrore deve essere letto come una sottovalutazione delle pene della Shoah?”. Questa risposta non solo difende la sua posizione, ma allarga la riflessione sulla natura stessa della sofferenza, suggerendo che la compassione non dovrebbe avere confini e che il dolore, in qualsiasi forma si manifesti, merita riconoscimento e condanna.

La scrittrice estende la sua analisi alla necessità di salvare le api, fondamentali per la sopravvivenza umana, e di sottrarre galline e altri esseri viventi agli allevamenti intensivi, denunciando i modi tremendi in cui vengono sterminati gli animali destinati alle nostre tavole, quasi fossero insensibili al dolore fisico e psichico. Queste riflessioni sono un potente appello a riconsiderare il nostro rapporto con il regno animale, non solo per motivi etici, ma anche per la nostra stessa sopravvivenza e benessere.

Infografica che mostra le diverse forme di violenza sugli animali (pellicce, caccia, circhi, allevamenti intensivi) e il loro impatto

Favole dal Mondo Animale: La Leggerezza della Fiaba per Verità Profonde

La terza e ultima parte del libro, “Favole dal mondo animale”, è caratterizzata da una maggiore leggerezza, essendo espressa sotto forma di fiaba e poesia. Tuttavia, come sottolinea la stessa Maraini, anche con la leggerezza si possono dire cose importanti, sognare un mondo migliore e riconoscere un'anima agli animali. Questa sezione dimostra la versatilità della scrittrice, capace di affrontare temi complessi e dolorosi con toni diversi, senza mai perdere la profondità del messaggio. Le favole e le poesie diventano strumenti per veicolare valori di rispetto, empatia e connessione con il mondo naturale, in un linguaggio che può raggiungere un pubblico più ampio, dai bambini agli adulti, invitandoli a una riflessione giocosa ma significativa.

Fosco Maraini: Un Padre, un Intellettuale, un Esploratore e una Radice Culturale

Per comprendere appieno la profondità del pensiero di Dacia Maraini, è essenziale esplorare le sue radici familiari, in particolare l'influenza del padre, Fosco Maraini. Fosco Maraini, nato a Firenze nel 1912 e scomparso nel giugno 2004, è stato una figura poliedrica e affascinante del Novecento italiano, la cui vita è stata profondamente segnata dall'Oriente.

Il Fascino dell'Oriente e la Nascita di un Iamatologo

Fosco Maraini, figlio dello scultore Antonio e della scrittrice inglese Yoi Crosse, laureato in scienze naturali e amante della montagna, aveva solo 25 anni quando nell'aprile del 1937 si imbarcò per un lungo viaggio nel Tibet, al seguito del celebre orientalista e accademico d'Italia Giuseppe Tucci. Questa esperienza segnò una svolta decisiva nella sua vita, trasformando la sua curiosità per l'Oriente in una vocazione che lo avrebbe reso uno dei più grandi iamatologi e antropologi a livello mondiale. La sua conoscenza approfondita del Tibet e del Giappone, dove visse a lungo e fu anche internato con la famiglia tra il 1943 e il 1945 per aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò, lo rese un ponte tra culture diverse.

Fosco Maraini in una delle sue spedizioni in Tibet, con abiti tradizionali o da esploratore

"Il Gioco dell’Universo": Un Dialogo tra Padre e Figlia Oltre la Morte

Al momento della sua morte, Fosco Maraini lasciò un lavoro interrotto: il riordino del suo grande archivio e di taccuini relativi soprattutto alle sue prime esperienze in Tibet e Giappone. Padre e figlia si erano messi all'opera per ricavarne un libro, che uscì postumo nel 2008, completato dalla scrittrice, a firma di entrambi. "Il gioco dell’Universo. Un padre e una figlia alla prova della scrittura" è stato riproposto dalla Nave di Teseo, che sta ristampando le sue opere, e offre un'immersione nel pensiero di questo grande intellettuale.

Attraverso questo libro, e al di là dei temi affrontati da Fosco come studioso e saggista (il Tibet, il Giappone e persino le nuvole), emerge il ritratto di una grande personalità novecentesca: intellettuale, studioso, scrittore (con l'autobiografia appena mascherata "Case, amori, universi", uscita nel 1999, fu a un passo dal vincere lo Strega) e persino poeta, con i deliziosi versi sperimentali in un gramelot toscaneggiante, di puro gioco linguistico, pubblicati col titolo "La gnosi della fànfole". Fosco Maraini rimane una di quelle figure «inimitabili» del ’900, personaggi colti e avventurosi, dotati di coraggio e resistenza fisica straordinari, esploratori, sportivi, seducenti, irriducibili a un solo interesse, a una sola storia.

Daniele Buonpane - riflessioni morali: Il rapporto uomini e animali

Taccuini Privati e la Leggerezza Sapiente

Dacia Maraini ricorda con amore la vita anarchica e liberissima del padre: «Mi ha dato quei quadernetti quando già era malato; erano, per così dire, cose “piccole”, particolari che erano stati sacrificati nella stesura delle opere». Questi taccuini, che Dacia descrive come «privati, non segreti. Non aveva nulla da nascondere», rivelano molto del suo privato, il suo passare attraverso la vita con una leggerezza sapiente. Contengono piccoli racconti molto belli, benché magari consistenti solo in qualche appunto. Un esempio toccante è quando in Tibet gli sherpa lo videro scendere sugli sci, che non conoscevano, e pensarono fosse un dio. Notazioni minime, ma da scrittore, che offrono uno spaccato intimo della sua personalità.

Al Tibet, Fosco Maraini ha dedicato libri importanti come "Segreto Tibet" (uscito nel 1998 per Corbaccio) e "Tibet perduto" (nel 2002 per Skira, con le sue fotografie), ma questi quaderni sono rimasti una cosa a sé, rivelando aspetti poco conosciuti della sua vita, inclusi i suoi amori.

Amori Liberi e una Visione Multiculturale

Fosco Maraini, secondo il racconto della figlia, era un uomo per cui “le donne impazzivano, lo assediavano”. La sua non era una fedeltà tradizionale alla madre di Dacia, Topazia Alliata, ma, come spiega la scrittrice, “non lo nascondeva. C’era un patto tra loro, di totale sincerità e libertà reciproca”. Questo patto, sebbene avesse funzionato bene nei primi anni avventurosi, naufragò quando i problemi del lavoro, dei figli e gli impegni economici presero il sopravvento. Per quel tipo di accordo, argomenta Dacia, “ci vogliono entusiasmo, amore, libertà” e forse un clima particolare, un senso dell’utopia, quasi un sogno. La Maraini nota come nel ’68 si sia tentato di ricominciare da capo con tali ideali, ma poi le grandi ambizioni sono finite di nuovo male, e oggi sembra di vivere un ripiegamento assoluto, con una marcata “mancanza di entusiasmo”.

Fotografia di Fosco Maraini e Topazia Alliata, magari in un contesto familiare o di viaggio

La figura di Fosco Maraini offre insegnamenti preziosi anche nel contesto contemporaneo. Dacia Maraini sottolinea la sua forte convinzione che “sesso e amore devono essere liberi e reciproci”, e che i suoi amori di un tempo erano basati sul consenso. Ma soprattutto, Fosco rimane un grande esempio di multiculturalità. Si è confrontato con culture lontane, ha fatto del Giappone la sua seconda patria, ha studiato le religioni orientali, cercando di capirle nel profondo; aveva una visione direi globale. Questa apertura mentale, questa capacità di comprendere e rispettare il "diverso", è un'eredità preziosa in un mondo sempre più interconnesso ma anche sempre più polarizzato.

Il Coraggio delle Donne: Una Riflessione sulla Violenza e la Cultura

La riflessione di Dacia Maraini si estende anche a temi sociali urgenti, come la violenza sulle donne. In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, la scrittrice ha pubblicato con il Mulino un libro-intervista in dialogo con Chiara Valentini, intitolato "Il coraggio delle donne". Alla domanda su quanto coraggio ci voglia, Maraini risponde: «Molto». Tuttavia, la scrittrice non crede che questa violenza sia in rapporto stretto con il periodo storico attuale, ma piuttosto che sia un problema di quei maschi che identificano famiglia - o sesso - con possesso. «È un fatto culturale», afferma Maraini, evidenziando come la radice del problema sia profondamente ancorata in dinamiche sociali e culturali che vanno decostruite e rieducate. Questa prospettiva colloca la violenza non come un fenomeno contingente, ma come una manifestazione di problematiche strutturali e radicate nella società.

Copertina del libro

tags: #a #chi #appartiene #alfie #di #dacia