Le cronache del settore automobilistico sono state animate, e continuano ad esserlo, da un'intensa speculazione su possibili aggregazioni tra giganti, con le trattative tra l'allora Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e il gruppo Renault che hanno rappresentato uno dei capitoli più significativi e complessi di questa tendenza. Le voci di una possibile fusione tra FCA e Renault risalgono alla primavera del 2019, un periodo in cui il panorama automobilistico globale era già in fermento a causa di trasformazioni epocali. Questa operazione, se concretizzata, avrebbe dato vita a un colosso mondiale, ridisegnando gli equilibri del mercato.

Il Contesto del Settore Automobilistico in Trasformazione
Per comprendere appieno il significato delle trattative tra FCA e Renault, è essenziale inquadrarle nel contesto delle profonde mutazioni che stanno attraversando il settore dell'auto. Negli ultimi anni, il centro del mercato e della produzione mondiale si è spostato dall'Occidente all'Oriente, con la Cina che è emersa come il primo mercato e il principale produttore globale, superando di gran lunga gli altri paesi.
Parallelamente, il prodotto auto e le sue modalità di fruizione stanno subendo cambiamenti drastici. L'auto a propulsione elettrica si sta affermando rapidamente, e l'arrivo dell'auto autonoma è imminente, mentre le motorizzazioni diesel, e in seguito anche quelle a benzina, affrontano una crisi. Si osserva anche una tendenza al declino dell'acquisto di vetture in favore del noleggio, anche a breve termine. Queste trasformazioni hanno aperto le porte a nuovi attori, con aziende digitali cinesi e statunitensi che stanno entrando con forza nel settore, portando anche a drastici tagli all'occupazione in tutta la filiera.
In questo scenario di grandi trasformazioni, la fusione tra due gruppi automobilistici come FCA e Renault avrebbe potuto rappresentare una risposta strategica per affrontare le sfide e cogliere le opportunità emergenti.
La Proposta Iniziale di Fusione e le Reazioni dei Mercati
Nel maggio 2019, i vertici di Fiat Chrysler Automobiles hanno ufficializzato la proposta di una fusione alla pari (50/50) con Renault. L'operazione è stata promossa dai mercati con entusiasmo, come testimoniato dal rialzo significativo dei titoli FCA (+10,53% a Piazza Affari) ed Exor (+6,79%), e di Renault (+12,84% alla borsa di Parigi). L'aggregazione avrebbe creato il terzo OEM a livello globale, con vendite di veicoli pari a 8,7 milioni, ricavi per 170 miliardi di euro, 10 miliardi di euro di EBIT adjusted e 8 miliardi di utile netto, basandosi sui risultati del 2018 dei due gruppi. La capitalizzazione di mercato dell'entità combinata sarebbe stata di circa 30 miliardi di euro.
I principali azionisti del nuovo colosso sarebbero stati Exor al 14,5%, il governo francese al 7,5% e Nissan al 7,5%. Per mitigare la disparità dei valori di mercato prima della chiusura della transazione, gli azionisti FCA avrebbero ricevuto un dividendo di 2,5 miliardi di euro (1,60 euro per azione) e delle azioni Comau o, in alternativa, un dividendo aggiuntivo di 250 milioni (0,16 euro) in caso di mancato spin-off di Comau.

Le sinergie stimate ammontavano a oltre 5 miliardi di euro l'anno a regime, dopo costi di implementazione di 3-4 miliardi di euro, e senza chiusure di impianti. Il valore attualizzato delle sinergie era stimato in circa 30 miliardi di euro, equivalente all'attuale capitalizzazione di mercato combinata di FCA più Renault post dividendi. Le sinergie previste riguardavano principalmente la ricerca e sviluppo per l'elettrico e la guida autonoma, oltre a sinergie geografiche e di procurement. Banca Akros stimava che il valore delle potenziali sinergie al netto delle imposte avrebbe raggiunto circa 28 miliardi di euro.
La proposta si concentrava sulla combinazione tra FCA e Renault, ma FCA auspicava anche una collaborazione con le società partner di Renault, Nissan-Mitsubishi, con sinergie stimate in più di 1 miliardo di euro.
I Punti di Forza e di Debolezza di FCA e Renault
La "fusione" tra FCA e Renault avrebbe dovuto rispondere, almeno in parte, ai mutamenti del settore e ad altre preoccupazioni specifiche dei due gruppi.
Punti di Forza e Debolezza di FCA:FCA, all'epoca, era marginalmente presente sul mercato cinese e asiatico e aveva investito poco nelle nuove tecnologie, con risorse limitate per farlo. Le fabbriche italiane soffrivano da diversi anni per la mancanza di vendite adeguate, con una parte rilevante degli occupati in cassa integrazione. Anche il polo del lusso, con Alfa Romeo e Maserati, si era rivelato un fallimento per mancanza di investimenti adeguati. Tuttavia, un'integrazione con Renault avrebbe potuto ridurre il profilo di rischio di FCA in termini di diversificazione geografica e capex. Inoltre, FCA avrebbe potuto aumentare la sua penetrazione in Russia e nei mercati dell'area APAC.
Punti di Forza e Debolezza di Renault:Renault aveva investito maggiormente nelle nuove tecnologie emergenti e avrebbe potuto trarre vantaggio dall'ingresso nel mercato americano, da cui era assente. Possedeva una partecipazione azionaria del 43% in Nissan. I benefici per Renault avrebbero incluso l'accesso alla rete di distribuzione di FCA nell'area NAFTA e l'acquisto di marchi premium come Alfa, Maserati e Jeep, oltre a una potenziale diluizione del peso di Nissan in una futura fusione più ampia. Nel 2018, Renault aveva investito 5,2 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, contro i 3,5 miliardi di FCA. Inoltre, l'1,3% dei volumi di Renault nel 2018 era elettrificato, permettendo a FCA di ridurre i costi di compliance (1,8 miliardi di euro) grazie all'utilizzo delle soluzioni elettriche/ibride di Renault.
Fusione FCA-Renault: vantaggi e rischi dell'operazione - Porta a porta 29/05/2019
Gli Ostacoli alla Fusione: Il Ruolo della Francia e di Nissan
Nonostante i potenziali benefici, l'accordo tra FCA e Renault si è scontrato con una serie di ostacoli significativi.
La Posizione della Francia:Un fattore cruciale era la forte sovrapposizione in termini di capacità produttiva in Europa. Renault aveva 20 stabilimenti in Europa, di cui 14 solo in Francia, mentre FCA ne aveva 40 in Europa e 27 in Italia. Questo avrebbe potuto comportare la chiusura di impianti, una questione socialmente e politicamente sensibile.Il governo francese, detentore del 15% del capitale di Renault, si è rivelato un ostacolo decisivo. Le voci di una possibile fusione, infatti, facevano temere uno spostamento del baricentro del nuovo grande gruppo verso la Francia, con il premier Emmanuel Macron che appariva come uno dei massimi sponsor dell'operazione, dato che lo Stato francese possedeva direttamente parte del capitale di entrambi i gruppi automobilistici (15% di Renault e 6,2% di Stellantis - all'epoca si discuteva anche di una possibile successiva fusione tra Stellantis e Renault).Il governo di Parigi aveva dettato quattro condizioni precise: rispetto dell'Alleanza Renault-Nissan, salvaguardia dei posti di lavoro e dei siti industriali, governance equilibrata con relativa rappresentanza dello Stato nel CdA e partecipazione del futuro gruppo al progetto europeo delle batterie per le auto elettriche. Nonostante un compromesso sembrasse essere stato raggiunto su alcune di queste condizioni, in particolare sulla presenza pubblica francese nel consiglio di amministrazione, la Francia, attraverso il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, aveva chiesto al CdA di Renault di rinviare di cinque giorni il voto sulla proposta per garantire il sostegno di tutte le parti interessate.
La Riluttanza di Nissan:La riluttanza di Nissan è stata individuata come la prima causa del "colpo di scena" che ha portato al fallimento della fusione iniziale. Nissan, alleata di Renault (che deteneva il 43% del suo capitale e a sua volta aveva in mano una partecipazione del 15% in Renault), non era stata informata preventivamente dell'operazione. I due rappresentanti della casa di Yokohama avrebbero ritirato il sostegno alla proposta di fusione, alimentando tra i francesi dubbi sull'impegno nipponico a preservare l'Alleanza in caso di via libera alla fusione tra FCA e Renault. L'amministratore delegato di Nissan, Hiroto Saikawa, aveva chiarito che "se FCA si unisse a Renault, questo cambierebbe significativamente la struttura di capitale dell'azienda francese".

Il Ritiro della Proposta di FCA e le Sue Ragioni
Poco dopo la pubblicazione di un comunicato della Renault sull'esito di un consiglio di amministrazione durato oltre cinque ore, la Fiat Chrysler ha reagito con la decisione del proprio consiglio di amministrazione di "ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault". Il motivo principale addotto da FCA era l'assenza delle "condizioni politiche" per procedere con l'operazione.
Nel comunicato, il gruppo italo-americano ha dichiarato di continuare a essere "fermamente convinto della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti. È tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo".
Questa decisione è stata un fallimento di sistema, con FCA che ha imputato la scelta alla sottovalutazione della natura profondamente statalista e nazionalista della politica francese. L'operazione, inizialmente concordata con il presidente Macron, ha visto montare un'ostilità dalla "pancia del Paese", sia popolare che elitaria, trasformando il vantaggio di agire nel vuoto politico post-elezioni comunitarie nello svantaggio di una generale crescita dell'onda populista e nazionalista in economia. Quando i sindacati hanno espresso dubbi e richieste, il quadro politico è mutato, e la Francia si è rivelata uno Stato interventista, colbertista e protezionista.
Le Reazioni Post-Ritiro e le Conseguenze Finanziarie
Il ritiro dell'offerta è stato accolto con rammarico da parte della Renault, che ha espresso "la sua delusione per non avere l'opportunità di continuare a perseguire la proposta della Fiat Chrysler Automobiles". La casa francese ha riconosciuto l'opportunità "tempestiva e con una logica industriale avvincente e un grande merito finanziario, che avrebbe portato alla creazione di un forte operatore globale con sede in Europa".
Le reazioni dei mercati non si sono fatte attendere. Il titolo FCA, dopo un'iniziale perdita, ha recuperato chiudendo con un +0,09%. Al contrario, il mercato ha colpito pesantemente la Renault, che a Parigi ha perso il 6,82%, mentre a Tokyo la Nissan ha chiuso in ribasso dell'1,7%. Gli andamenti divergenti sono stati legati a considerazioni prettamente politiche. Alcuni analisti ritengono infatti che la Fiat Chrysler avesse maggiori spazi di manovra sul fronte del consolidamento rispetto alla Renault, a cui la Francia ha precluso una possibile alternativa strategica a un'Alleanza con la Nissan che all'epoca versava in una fase di stallo.
Per Exor, la holding della famiglia Agnelli, l'operazione avrebbe significato incassare, pre-fusione, dividendi aggiuntivi per circa 0,82 miliardi di euro da FCA e diventare il primo azionista del gruppo post-fusione con una quota di oltre il 14%.
Il Dibattito sulla Natura "Apolide" di FCA e lo Statalismo Francese
Il fallimento della fusione ha riacceso il dibattito sulla natura di FCA come gruppo "apolide". Mentre Renault è percepita come "cento per cento francese", FCA e l'intero gruppo Agnelli-Elkann avevano da almeno dieci anni costruito un'architettura societaria e fiscale tutta fuori dall'Italia. Questo ha sollevato interrogativi sulla capacità dello Stato italiano di fungere da controparte politica in un'operazione del genere, dato che la controparte non era più "italiana".
La Francia, nonostante la modernizzazione di Macron, ha dimostrato di mantenere una linea politica ed economica che affonda le radici nel colbertismo, con lo Stato che sovrasta costantemente l'economia e si rivela un azionista interventista. Il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard, espressione di un CdA in cui lo Stato francese era il primo azionista con il 15% del capitale, si era detto favorevole all'operazione. Tuttavia, l'ostilità montata dalla "pancia" del Paese, unita alle richieste sindacali, ha modificato il quadro politico.
Si è parlato anche di una richiesta di nuovi concambi azionari, che avrebbero riequilibrato un'offerta che, secondo alcune analisi, attribuiva alla Renault in sé e per sé, al netto delle sue partecipazioni, in particolare Nissan, un valore negativo. In un'epoca di populismi incipienti, le mutate condizioni si sono espresse anche nel fastidio per lo "spremi" di 3 miliardi di euro di extradividendo da parte degli azionisti di FCA.
Il Futuro Dopo il Fallimento: Stellantis e Nuove Voci
Dopo il fallimento delle trattative con Renault, Fiat-Chrysler ha spostato l'attenzione sul gruppo PSA (Peugeot Citroën Opel): dall'unione è nata Stellantis. Questa fusione ha creato un nuovo gigante automobilistico con una forte presenza globale.
Fusione FCA-Renault: vantaggi e rischi dell'operazione - Porta a porta 29/05/2019
Tuttavia, le voci non si sono placate. Ora si fa insistente la possibilità che tra la stessa Stellantis e il gruppo Renault si stia discutendo di una nuova eventuale grande fusione. Un'eventuale fusione tra Stellantis e Renault sposterebbe ulteriormente il baricentro del nuovo grande gruppo verso la Francia. In questo contesto, Emmanuel Macron viene nuovamente indicato come uno dei massimi sponsor dell'operazione, anche perché lo stato francese possiede direttamente parte del capitale di entrambi i gruppi automobilistici, con il 15% di Renault e il 6,2% di Stellantis.
Nonostante le smentite di John Elkann, presidente di Stellantis, che ha dichiarato che "non c'è alcun piano in fase di studio per quanto riguarda le operazioni di fusione con altri produttori" e che Stellantis è concentrata sull'esecuzione di un piano commerciale a lungo termine, le speculazioni persistono. Si parla già di un Luca de Meo, attuale CEO del gruppo Renault, pronto a sostituire l'uscente Tavares alla guida di un nuovo grande gruppo. A dispetto delle smentite ufficiali, è probabile che i negoziati tra i vertici dei due gruppi siano effettivamente in corso, dimostrando come la ricerca di consolidamento e sinergie rimanga una priorità strategica in un settore in continua evoluzione.