Le targhe automobilistiche, in quanto documenti di identificazione dei veicoli, hanno una storia complessa e sfaccettata, che si intreccia con eventi geopolitici, cambiamenti amministrativi e l'evoluzione della mobilità. Tra le diverse tipologie di targhe esistenti, quelle contrassegnate dalla sigla AFI (Allied Forces in Italy) rappresentano un capitolo particolare, legato alla presenza delle Forze Alleate in Italia e alle specificità amministrative ad essa connesse. Questo articolo esplora le origini, le caratteristiche e le implicazioni delle targhe AFI, fornendo un quadro dettagliato della loro evoluzione e del loro impiego.

Il Contesto Storico delle Targhe AFI
Il concetto di targa AFI emerge in un periodo storico ben definito, successivo alla Seconda Guerra Mondiale, quando l'Italia si trovò a ospitare basi militari di diverse nazioni alleate. In particolare, le Forze Americane, nell'ambito del più ampio schieramento NATO, stabilirono la loro presenza in diverse località italiane. Le targhe AFI nacquero, quindi, per identificare i veicoli appartenenti a queste forze, distinguendoli da quelli civili italiani.
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Inizialmente, le targhe AFI furono utilizzate esclusivamente dai veicoli della base navale americana di Livorno, a partire dal 1945 e fino al 1968. Questo periodo iniziale pose le basi per un sistema di identificazione che sarebbe stato successivamente ampliato e standardizzato. La loro funzione primaria era quella di consentire l'identificazione dei veicoli militari alleati, facilitando la gestione del traffico e delle responsabilità legali in un contesto internazionale.
La Struttura e l'Evoluzione delle Targhe AFI
Nel corso del tempo, la struttura delle targhe AFI ha subito alcune modifiche, pur mantenendo un nucleo identificativo comune. Le targhe AFI originali degli anni '50 presentavano una serie di caratteristiche distintive. Tutte le targhe hanno un numero a cinque cifre, con la prima lettera che indica la base di provenienza del veicolo. Questo sistema di codifica permetteva di risalire all'origine del veicolo e, di conseguenza, alla giurisdizione competente.
Per quanto riguarda le targhe specifiche per le Forze Armate Americane, queste sono riconoscibili per la striscia azzurra presente sulla parte superiore e per la sigla AFI (Forze Alleate in Europa Meridionale). Sopra la sigla, compare uno scudo rosso con il leone di San Marco all'interno, un elemento grafico che richiama simbologie locali e storiche. Tutte le targhe emesse dalla base di Napoli, ad esempio, hanno la lettera "N" e un numero progressivo.
Esistono diverse varianti di queste targhe, alcune delle quali si distinguono per un "2" in prima posizione (come mostrato in alcune fotografie). Un'ulteriore particolarità è rappresentata da una seconda targa, che non permette di avere alcun buono per la benzina, suggerendo una differenziazione nell'uso o nelle agevolazioni concesse ai veicoli.
È interessante notare che le targhe AFI, pur essendo associate a veicoli stranieri, erano di fatto considerate targhe USA. Questo implicava una giurisdizione e un regime assicurativo specifici, che si discostavano da quelli applicabili ai veicoli civili italiani.
Le Targhe AFI e la Questione Assicurativa
Un aspetto di particolare rilevanza, e talvolta di complessità, riguarda il regime assicurativo dei veicoli con targhe AFI. Come emerso da casi specifici, come quello del danneggiamento di un'auto da parte di un veicolo con targa AFI, l'Unione Italiana Assicurazioni (UCI) ha chiarito che queste targhe non sono relative ad auto straniere, bensì ad auto appartenenti a organizzazioni internazionali (NATO). Per tale motivo, l'UCI non si riteneva competente per il risarcimento dei danni in tali situazioni.
Questo scenario evidenzia la necessità di comprendere le specifiche procedure per la gestione di sinistri che coinvolgono veicoli con targhe AFI. In caso di incidente, per risalire al proprietario o all'assicuratore del veicolo, è consigliabile rivolgersi ai Carabinieri (italiani) all'interno della Base NATO interessata. Tuttavia, la mancanza di testimoni può rendere la situazione complessa, suggerendo il ricorso a un avvocato per la gestione della pratica.
Inoltre, la richiesta di informazioni ufficiali può essere indirizzata a un ufficio interno specifico della base, preferibilmente per raccomandata a/r. La lingua da utilizzare per la comunicazione, italiano o inglese, può dipendere dalle specifiche direttive della base, ma l'inglese è spesso la lingua preferenziale in contesti internazionali.
Il Ruolo delle Targhe AFI in Contesti di Sicurezza
Negli anni '80, in un periodo di accresciuta tensione e attacchi terroristici in Italia, le forze americane divennero un bersaglio privilegiato. Questo contesto portò a un'escalation di crimini, tra cui il furto di auto o, più frequentemente, delle sole targhe AFI. L'obiettivo era quello di utilizzare queste targhe per fini terroristici, sfruttando la loro specificità e le potenziali difficoltà nell'identificazione.
Per contrastare questo fenomeno, furono introdotte misure di sicurezza supplementari, come l'obbligo per le auto di stanza a Napoli di avere un'assicurazione obbligatoria con il permesso di gallone e una targa AFI, oltre ai giusti buoni per la benzina. Questa misura mirava a limitare l'uso improprio delle targhe e a garantire un maggiore controllo sui veicoli.
La Diffusione delle Targhe nel Contesto Coloniale Italiano
Per comprendere appieno il panorama delle targhe automobilistiche italiane e le loro ramificazioni, è utile esaminare brevemente la situazione nelle ex colonie italiane, dove le normative e le pratiche di registrazione dei veicoli riflettevano le politiche metropolitane, adattate alle condizioni locali.
Abissinia (Etiopia)
In Abissinia, la motorizzazione era estremamente limitata. Non più di un migliaio di autoveicoli circolavano, appartenenti principalmente a notabili, diplomatici e stranieri residenti, oltre a un numero molto ristretto di autocarri, autobus e taxi. La registrazione dei veicoli era su base locale, con targhe che utilizzavano caratteri amarici per indicare i nomi delle città o l'impiego cui era destinato il mezzo. Questa prassi rifletteva una gestione decentralizzata e una specificità culturale che si discostava dal sistema omogeneo della madrepatria.
Dopo il 1941, anche sotto la tutela inglese, gli uffici italiani continuarono a rilasciare targhe senza interruzioni nella numerazione. Tuttavia, le nuove targhe non riportavano più la striscia tricolore italiana, e quelle esistenti subirono modifiche: la striscia veniva tagliata, ricoperta da vernice o i tre colori venivano sostituiti con quelli etiopici. I nuovi assetti politici, l'informatizzazione e l'imitazione dei sistemi esteri hanno profondamente modificato le targhe attuali etiopiche, rendendole irriconoscibili rispetto alle precedenti.

Eritrea
L'Eritrea, invece, aveva raggiunto un buon livello di motorizzazione, con circa un autoveicolo ogni dieci abitanti italiani, una densità molto superiore a quella della madrepatria, che sarebbe stata raggiunta solo negli anni '60. L'automobile aveva cominciato a diffondersi anche tra gli indigeni più abbienti e i commercianti, che si erano dimostrati autisti provetti. Le targhe in Eritrea erano identiche a quelle nazionali italiane, ma anziché la sigla provinciale, riportavano per esteso la dicitura "Eritrea". Questo dettaglio sottolineava l'identità coloniale e la distinzione amministrativa rispetto alle province italiane.
Somalia
In Somalia, a causa della carenza di strade, il numero di autoveicoli era limitato, ad eccezione di Mogadiscio e del complesso industriale del Villaggio Duca degli Abruzzi. Dopo un primo periodo di "anarchia" nella registrazione, il 2 febbraio 1937 fu promulgato un Decreto del Viceré che stabilì nuove norme per le targhe.
Le targhe somale erano caratterizzate da una striscia tricolore (verde, bianco e rosso) applicata in modo diverso a seconda che si trattasse di targa posteriore o anteriore. Sulle targhe posteriori, la striscia era applicata sul lato sinistro per tutta la sua lunghezza, mentre su quelle anteriori i caratteri erano posti superiormente su un talloncino di dimensioni ridotte.
Anche in Somalia, dopo il 1941 e sotto amministrazione fiduciaria italiana, le targhe continuarono a essere rilasciate, seppur con alcune modifiche. La striscia tricolore fu rimossa o modificata. Le targhe somale, pur con qualche modifica, continuarono a essere rilasciate sia durante l'amministrazione fiduciaria italiana che per circa trent'anni dopo l'indipendenza, scomparendo in pratica negli anni '90 con la disgregazione del paese. Analogamente all'Etiopia, i nuovi assetti politici, l'informatizzazione e l'imitazione dei sistemi esteri hanno profondamente modificato le targhe attuali somale ed etiopiche.

Il Patrimonio Documentale: Fonti e Riferimenti
La ricostruzione della storia delle targhe AFI e delle loro controparti coloniali si basa su diverse fonti e testimonianze. Alcune delle fotografie e delle informazioni relative alle targhe AFI sono state tratte dal sito web di FrancoPlaque, una risorsa preziosa per gli appassionati e i ricercatori nel campo delle targhe automobilistiche.
Le discussioni e le richieste di aiuto in forum online, come quelle citate nel testo ("maxunread, Sep 24, 2001" e "Antoniounread, Oct 2, 2001"), offrono uno spaccato delle problematiche reali incontrate dai cittadini e delle incertezze normative legate a queste specifiche targhe. Questi scambi evidenziano la necessità di una chiara comprensione delle procedure e delle responsabilità, soprattutto in contesti che coinvolgono giurisdizioni internazionali.

Il mantenimento di un archivio storico e la documentazione di queste specificità sono fondamentali per preservare la memoria di un sistema complesso che ha influenzato la mobilità e la legislazione in Italia e nelle sue ex colonie. La varietà delle targhe, le loro evoluzioni e le sfide che hanno presentato nel corso del tempo, testimoniano un patrimonio culturale e amministrativo di notevole interesse.
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