Alberi Ibridi e Robot: Un Futuro Sostenibile tra Natura e Tecnologia

Il connubio tra intelligenza artificiale, robotica avanzata e biologia sta aprendo nuove frontiere nel campo della sostenibilità ambientale e dell'agricoltura, dando vita a concetti rivoluzionari come gli "alberi ibridi" e i "robot bioibridi". Questa sinergia tra natura e tecnologia promette soluzioni innovative per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, migliorare la gestione delle risorse forestali e ottimizzare le pratiche agricole, con un impatto profondo sul nostro ambiente e sulle nostre vite.

Robotica e intelligenza artificiale per l'ambiente

La Nascita degli Organismi Bioibridi: Un Potenziamento della Natura

In principio era l'albero, simbolo immutabile di natura, radicato nel tempo e nel ciclo della vita. Oggi, è divenuto qualcosa di più di un organismo naturale. Le chiamano piante bioibride: organismi che combinano elementi biologici, quelli della stessa pianta, con componenti tecnologici quali, per esempio, nanoparticelle. In questo modo, funzioni naturali come fotosintesi, crescita e sensibilità agli stimoli ambientali vengono potenziate da elementi ingegnerizzati, senza alcun intervento sul DNA. Il passaggio concettuale è radicale: l'albero si avvia a non essere più soltanto un elemento del paesaggio, ma anche un dispositivo biologico avanzato, un'infrastruttura verde che lavora attivamente per produrre energia, catturare carbonio o monitorare l'ambiente.

Nanoparticelle e Fotosintesi: L'Esperimento Italiano

L'Italia si posiziona all'avanguardia in questa ricerca, come dimostrato da un esperimento significativo. I ricercatori hanno lavorato su piante di Arabidopsis thaliana, una specie modello molto utilizzata nella ricerca vegetale, e hanno scelto come componente tecnologica nanoparticelle, un polimero organico semiconduttore P3HT già studiato per le celle solari. Si sono resi conto che, grazie alle loro dimensioni estremamente ridotte - circa cinquecento volte più piccole del diametro di un capello umano - queste nanoparticelle potevano essere assorbite naturalmente dalle radici. In questo modo sono state trasportate fino alle foglie e si sono integrate nei processi biologici dell'arbusto senza interventi invasivi e senza alterarne il DNA.

Nelle foglie, le nanoparticelle agiscono come minuscole antenne che catturano la luce verde, una frequenza dello spettro che le piante normalmente non assorbono. Ciò significa migliorare la conversione dell'energia solare in energia chimica così da incrementare l'aumento di biomassa e l'assorbimento di CO2. Questa ricerca dimostra che le piante trattate con nanoparticelle crescono molto più del normale e accumulano più biomassa. Un fatto davvero significativo è che si è riusciti a inserire le nanoparticelle attraverso le radici, partendo dal seme. Il risultato è stato buono: sono state studiate diverse concentrazioni di polimeri, da zero fino a un milligrammo per millilitro, osservando sempre una crescita più veloce, fino al 45% in più di accrescimento rispetto alle piante non trattate e circa l'11% in più di biomassa.

Applicazioni delle Piante Bioibride e le Sfide Future

Sono molte le applicazioni possibili delle piante bioibride. Una delle più promettenti riguarda la cattura della CO2 e la produzione di biomassa. Per quanto riguarda l'agroalimentare, si è ancora in fase embrionale: mancano linee guida chiare sulla tossicità, ma il vantaggio di questa tecnologia è che non modifica la genetica della pianta. Le nanoparticelle si integrano spontaneamente e la pianta ne risulta positivamente potenziata.

L'esperimento italiano è solo una parte di un movimento scientifico globale. Diversi laboratori nel mondo studiano piante nanobioniche capaci di aumentare la fotosintesi grazie all'integrazione di nanoparticelle. Un primo filone riguarda le microalghe bioibride, in cui organismi fotosintetici unicellulari vengono integrati con nanoparticelle metalliche o polimeriche per migliorare l'assorbimento della luce e il trasferimento di elettroni nei processi fotosintetici. Ciò consente di aumentare la produzione di pigmenti naturali (come carotenoidi e clorofille modificate) e di metaboliti utili all'industria farmaceutica e alimentare, senza intervenire sul DNA ma sfruttando l'interazione fisica tra materiali inorganici e strutture biologiche.

Gli arbusti stessi favoriscono la formazione di strutture di conduzione elettrica lungo il sistema radicale trasformandoli in una sorta di condensatore biologico. Un terzo filone riguarda il verde come sensore ambientale vivente: l'integrazione di nanomateriali (come nanotubi di carbonio o particelle conduttive) nei tessuti fogliari o vascolari permette di leggere i segnali elettrici e chimici che l'organismo produce naturalmente quando subisce stress idrico, variazioni di salinità, presenza di metalli pesanti o inquinanti atmosferici. In tutti questi casi, l'elemento chiave non è la modifica genetica, ma la costruzione di sistemi ibridi in cui le funzioni biologiche vengono amplificate o rese leggibili grazie a materiali nanostrutturati, dando origine a nuove forme di "elettronica vegetale" e di biofabbricazione energetica e sensoriale. La frontiera delle bio-nanotecnologie vegetali non promette "superpiante" da fantascienza, capaci di risolvere i nostri problemi energetici, ma organismi capaci di dialogare con i sistemi digitali e con l'ambiente che li circonda, rendendo visibili processi oggi invisibili.

Robotica Ibrida e Bioispirata: Dalla Natura all'Innovazione Tecnica

La biorobotica si ispira alla natura, al mondo animale e vegetale e, attingendo alla robotica, alla bioingegneria e all’intelligenza artificiale, esplora forme di intelligenza diverse da quella umana, ma non per questo meno efficaci. La robotica bio-ispirata studia gli organismi viventi e le loro capacità di movimento, esplorazione e percezione dell'ambiente circostante. L'Italia, in particolare, è leader mondiale nell'ambito della "soft robotics", una branca avanzata della robotica che utilizza materiali soffici per i suoi progetti e le sue realizzazioni.

Esempi di robot bio-ispirati

Robot Bioibridi: Integrazione di Biologia e Sintesi

I robot bioibridi sono dispositivi che integrano cellule biologiche e materiali sintetici per emulare le caratteristiche di un organismo vivente. Un campo in piena espansione, che promette un giorno applicazioni rivoluzionarie. Al metallo, i robot bioibridi alternano cellule viventi, ad esempio quelle degli insetti, che possono mantenere le proprie funzionalità anche in condizioni avverse.

HybriBot: Un Seme Robotico per la Riforestazione

Un esempio concreto di robot bioibrido è HybriBot, nato nei laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con l’Università di Friburgo in Germania. Ancora una volta è la natura ad ispirare l’evoluzione della scienza. Infatti, HybriBot è ispirato all’avena. L’avena in natura è considerata una specie invasiva e, paradossalmente in agricoltura, può rappresentare anche un problema, perché rispetto ad altri semi risponde all’umidità in maniera quasi immediata.

HybriBot è dotato di una capsula, realizzata con tecniche di microfabbricazione 3D, ispirata alla testa dell’avena. La capsula può ospitare al suo interno semi di diverse piante, e diventare così un vettore biodegradabile - grazie al fatto che è realizzata in cellulosa e farina. HybriBot è perfetto in questo ruolo “agricolo” poiché è composto di materiali biodegradabili e di origine vegetale, che lo rendono un dispositivo a basso impatto ambientale. Attualmente, è un robot in grado di svolgere funzioni e muoversi senza alcun componente elettronico o batterie di alimentazione. L’applicazione che il team che lo ha sviluppato vede più vicina è quella della riforestazione in Amazzonia, o su terreni affetti da un incendio, o anche in zone dove il suolo non è abbastanza fertile. Robot di questo tipo potranno servire, in futuro, per attività di bonifica o per assorbire metalli pesanti.

Plantoide: Un Robot Radice per Esplorare il Suolo

Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, si occupa di progettare robot ispirati al movimento delle piante e alle strategie di sopravvivenza che queste adottano per crescere e adattarsi all'ambiente attorno a loro. Le piante hanno un’intelligenza distribuita che permette loro di modificarsi in base a quello che incontrano sul loro percorso o a ricrescere spontaneamente. La caratteristica principale degli organismi vegetali che ispira la realizzazione di questi robot è la loro capacità di crescere per tutta la vita. Quella delle piante è una crescita indeterminata, alla quale è associato il movimento. La pianta cresce principalmente alle sue estremità, cioè nella parte terminale delle radici e in quella apicale, e lo fa aggiungendo cellule a partire anche da uno stimolo sensoriale. La sua, quindi, non è una crescita casuale, bensì guidata dalle informazioni che riceve dall'ambiente.

Il Plantoide, il primo robot ispirato alle capacità sensoriali delle piante, è un robot autonomo ispirato alle piante e alle loro radici, che esplora il suolo monitorandone la profondità, la temperatura, l’umidità e la propagazione, al suo interno, di agenti patogeni. Le radici delle piante sono il modello a cui ci si ispira, perché sono in grado di crescere muovendosi nel suolo, che è un ambiente estremo dove le pressioni e gli attriti sono già elevati dopo pochi centimetri di profondità. La loro è una strategia vincente perché consiste nello spingere solo la punta nel suolo, mentre tutto il resto non si muove. In questo modo c'è meno attrito e la pressione viene generata localmente.

Il robot è fatto proprio come se fosse una radice, ma le sue dimensioni sono più grandi. La radice cresce aggiungendo cellule e il robot imita questo meccanismo, aggiungendo alla sua struttura del materiale artificiale. Per fare questo, è stata miniaturizzata una stampante 3D. C'è un motore che tira un rocchetto di filo di materiale termoplastico, che cambia la sua viscosità quando viene scaldato e che entra nella “testa” del robot. Ci sono poi delle ruote dentate che fanno sì che il filo sia sempre a contatto con la punta. Ogni nuovo strato di filo viene quindi scaldato, diventa appiccicoso e si attacca allo strato precedente.

La direzione di crescita della radice viene determinata grazie ai sensori di crescita che si trovano nella punta del robot. Al momento ci sono, per esempio, un sensore di gravità che permette al robot di capire in che direzione sta crescendo, e poi sensori di temperatura e umidità. Quest'ultimo è un parametro molto importante perché permette al robot di sapere se c'è dell'acqua nel terreno e capire dove si trovi. Ci sono poi anche sensori di tatto, che permettono alla radice di toccare l'ambiente in cui si trova e decidere come muoversi anche in base alla durezza del terreno o all'esistenza di eventuali aperture. Questi sensori, a ognuno dei quali è associato un comportamento, servono proprio a implementare il comportamento del robot imitando le strategie della pianta. Il robot fa qualcosa di analogo a ciò che in biologia viene chiamato tropismo, ovvero la crescita anche in conseguenza a uno stimolo ambientale.

Il lavoro necessario per progettare e costruire queste macchine è molto complesso e richiede diverse conoscenze in varie materie di studio, come l'ingegneria informatica e dei materiali, la robotica, la biologia, la chimica e la fisica. L'interdisciplinarità è un aspetto fondamentale. Forse è il più importante di tutto il lavoro. Si parte dalla biologia. Una delle cose più difficili da fare, infatti, è selezionare le caratteristiche della pianta che si vogliono imitare. Sono molte le caratteristiche della pianta che si stanno cercando di implementare nelle macchine. Questa fase del lavoro richiede delle competenze in biologia o quantomeno un'affinità alla materia, perché occorre leggere dei testi specialistici e fare esperimenti sulla radice. È poi molto importante che ci siano anche delle competenze in chimica, per realizzare dei motori che siano improntati sul principio osmotico, ed esperti dei materiali.

L'interesse è sempre stato quello di realizzare macchine e robot che aiutino a studiare meglio l'ambiente in cui viviamo e l'impatto che abbiamo su di esso, andando ad esempio alla ricerca di sostanze inquinanti. In futuro, il robot potrebbe anche essere utilizzato per le attività di bonifica. I plantoidi, quindi, sono stati pensati principalmente per supportare il lavoro di monitoraggio ambientale, ma le applicazioni della robotica bio-ispirata non finiscono qui. Simili macchine possono rivelarsi utili anche per indagare meglio le strategie di crescita delle piante vere e in futuro potrebbero essere usate per l'esplorazione in generale, persino quella spaziale, in archeologia e in medicina dal momento che questi robot che crescono dalla punta non danneggiano i tessuti mentre si muovono.

Radici artificiali e semi intelligenti. Le piante-robot di Barbara Mazzolai

Progetto I-Seed: Semine Robotizzate a Basso Impatto

Barbara Mazzolai è inoltre coordinatrice di un nuovo progetto internazionale chiamato I-Seed, che coinvolge anche la Scuola Superiore Sant’Anna e il CNR-IIA e ha ottenuto un finanziamento di 4 milioni di euro dall’Unione Europea. Anche questo progetto parte dallo studio dei movimenti delle piante. In questo caso, però, ci si è concentrati su alcuni tipi di movimenti meno veloci, chiamati passivi o senza metabolismo, propri di quelle strutture che in realtà sono “morte”, ma continuano a muoversi, come ad esempio una pigna che si apre e si chiude o un seme che penetra nel suolo. Alcuni di questi materiali assorbono e rilasciano acqua, altri, come le miofibrille, guidano il movimento.

L'obiettivo è tradurre queste organizzazioni dei materiali in dei robot che avranno più o meno la stessa forma delle strutture che si stanno studiando e saranno fatti di materiali biodegradabili. Avranno anche dei sensori che quando entrano in contatto con il parametro da misurare, per esempio il livello di mercurio nel suolo o nell'aria, diventano fluorescenti. Queste non sono tecnologie sofisticate quanto quelle di laboratorio, e non saranno quindi sostitutive delle tecniche più tradizionali come il prelievo e l'analisi di campioni di suolo e di aria in laboratorio. Il progetto I-Seed è ancora all'inizio delle sue fasi di sviluppo. Per il momento, la ricerca è focalizzata sulla scelta dei materiali. Dovranno essere biodegradabili e avere una struttura che permetta loro di essere trasportati e diffusi con dei droni. Si tratta di un progetto molto ambizioso che mira a realizzare una tecnologia che permetta di rispettare e studiare meglio l'ambiente in cui viviamo.

Robot e Droni per la Gestione Forestale e Agricola

Le foreste sono fondamentali per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ma hanno bisogno di cura e attenzione. Oggi offerte dalla tecnologia alimentata in elettrico: droni e robot zoomorfi. Li hanno realizzati e sono già in azione grazie ai progetti dell’Università di Bolzano in collaborazione con quelle di Trento, Oxford, il Politecnico di Monaco e l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo.

Robotica agricola: Trektor al lavoro

Monitoraggio Sostenibile delle Foreste con Robot Zoomorfi e Droni

Robot zoomorfi, droni, intelligenza artificiale e mappe 3D sono gli strumenti già operativi e utilizzati per il monitoraggio sostenibile delle foreste, come quelle del Corno del Renon e nella foresta di Latemar in Alto Adige. Lo scopo è raccogliere dati tridimensionali dettagliati sulle foreste e su singoli alberi per l'utilizzo di harvester (veicolo forestale pesante impiegato nelle operazioni di taglio a misura per l’abbattimento, la sramatura e lo strappo degli alberi) autonomi. Il monitoraggio di ciascun albero permette di prevenire le malattie e combattere le conseguenze della siccità e quindi del cambiamento climatico. Un esempio concreto: scegliere quali alberi tagliare.

La scelta zoomorfa è dettata dalla possibilità di muoversi in un luogo particolare e ostile come la foresta dove le “zampe” robotiche e i sensori permettono di superare gli ostacoli. Le mappe 3D, come abbiamo visto con i robot utilizzati in agricoltura come Farmdroid e Dino, permettono di seguire i percorsi programmati dai ricercatori. Merito della tecnologia LiDAR, un sistema che utilizza impulsi laser per misurare distanze e creare mappe dettagliate dell’ambiente.

Progetti Europei per la Salute Forestale

Il programma di eco-robotica coinvolge le facoltà di Ingegneria e di Agraria della Libera Università di Bolzano con tre progetti attualmente in corso: Digiforest, INEST e Forma. Sono tutti orientati all’uso di strumenti innovativi per raccogliere e analizzare dati sul funzionamento delle risorse forestali.

L'obiettivo ambientale è cruciale perché le foreste rivestono un ruolo fondamentale nella mitigazione dei cambiamenti climatici, ma il loro monitoraggio su larga scala rimane una sfida complessa. Con Digiforest (Digital Analytics and Robotics for Sustainable Forestry), finanziato con le risorse UE di Horizon Innovation Actions, si punta sulla rappresentazione tridimensionale delle foreste, utile per supportare operatori, gestori del territorio e decisori politici nella gestione delle risorse.

Infine, con il progetto FORMA si punta all’utilizzo di droni e robot zoomorfi per raccogliere dati sulle foreste e aggiornare in maniera più accurata gli inventari forestali. Grazie a questi strumenti, le foreste potranno essere mappate con un livello di dettaglio mai raggiunto prima, fornendo informazioni essenziali per la gestione sostenibile e adattata ad un clima in cambiamento. La complessità dei cambiamenti a cui sta andando incontro l'ambiente richiede una ricerca multidisciplinare e transnazionale che consideri le peculiarità del territorio.

Robotica in Agricoltura: Efficienza e Precisione

Nel settore agricolo, i robot e l'intelligenza artificiale stanno rivoluzionando le pratiche tradizionali. Trektor, della casa costruttrice francese Sitia, è un veicolo autonomo ibrido (motore diesel ed elettrico) in grado di svolgere diverse lavorazioni. Gli agricoltori possono agganciare molti degli attrezzi di cui già dispongono all’attacco a tre punti di Cat.

RobotOne, inizialmente destinato alla semina e al diserbo meccanico di barbabietole e cipolle, vanta oggi un più vasto raggio d’azione che include spinaci, cavoli, erbe aromatiche e insalata. Per il riconoscimento delle malerbe, le cui telecamere funzionano come occhi, si affida all’intelligenza artificiale.

Robot per la raccolta della frutta

Raccolta della Frutta e Potatura Intelligente

Si tratta, per l’esattezza, di un sistema di droni per la raccolta della frutta che sfrutta l’intelligenza artificiale per identificare quella matura. Nei frutteti del futuro, la potatura e il diradamento delle ciliegie potrebbero essere affidati a bracci robotici e algoritmi intelligenti. Un team di ricercatori americani, infatti, sta sviluppando sistemi avanzati basati su intelligenza artificiale e robotica per rendere queste operazioni più precise, sostenibili e meno faticose per i lavoratori. Il progetto, guidato dalle università dell’Oregon e di Washington, nasce con un focus su colture delicate come i frutti di bosco, ma punta a estendere l’applicazione anche ad altre specie arboree di pregio, come appunto le ciliegie.

I primi test nei campi sono stati condotti a Prosser, nello Stato di Washington, dove un veicolo dotato di un manipolatore robotico ha effettuato prove sul campo utilizzando una fotocamera integrata nella “mano” del braccio meccanico. Questa configurazione ha permesso di identificare in autonomia i punti esatti per la potatura, eseguendo i tagli tramite cesoie elettriche a bypass. Il risultato è un primo passo concreto verso la robotizzazione intelligente delle operazioni colturali.

Al centro della ricerca ci sono sistemi collaborativi uomo-macchina, pensati per potenziare la produttività del lavoro nei frutteti, migliorare la qualità dei frutti e ottimizzare le rese. Le tecnologie sviluppate si basano su modelli di intelligenza artificiale addestrati con immagini RGB ad alta definizione, capaci di guidare con precisione gli strumenti di potatura. Per affrontare le criticità legate a condizioni meteo variabili o luce non uniforme, i ricercatori stanno combinando la visione artificiale con sensori di forza, in modo da dotare i robot di un vero e proprio “senso del tatto”. Questo approccio consente tagli più precisi e delicati, senza danneggiare i rami adiacenti.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda l’uso di modelli digitali di alberi. Queste simulazioni, basate su modelli realistici di crescita, distribuzione della luce e trasporto del carbonio, permettono di addestrare gli algoritmi in ambienti virtuali. Si tratta di un metodo che accelera i tempi di sviluppo e riduce gli errori nella fase di etichettatura delle immagini. Con gli alberi digitali si possono eseguire sessioni di apprendimento per rinforzo.

Diserbo di Precisione con Laser

Un metodo che, come fa presente Janis Jasko (CEO di WeedBot) deve affrontare diverse sfide tecnologiche. Innanzitutto, un preciso riconoscimento della pianta infestante tramite telecamera, dal momento che la quantità di energia da applicare con il laser per la sua eliminazione varia in funzione della specie e delle dimensioni. Si rende necessaria, quindi, un’azione laser rapida e precisa per non danneggiare il raccolto. Questo approccio è promettente per un diserbo più mirato e sostenibile, riducendo l'uso di erbicidi chimici.

Radici artificiali e semi intelligenti. Le piante-robot di Barbara Mazzolai

L'Eccellenza Italiana nella Soft Robotics e Biorobotica

L’Italia si conferma leader mondiale nell’ambito della “soft robotics”, quella punta avanzata della robotica che utilizza materiali soffici per i suoi progetti e per le sue realizzazioni. La robotica soffice italiana è fonte di ispirazione per gli scienziati di tutto il mondo. Il termine “soffice” riferito alla robotica (dall’inglese “soft robotics”) indica l’utilizzo di materiali morbidi o strutture deformabili, diversi da quelli convenzionalmente usati in questo campo (metallo e plastica rigida), ma che porta anche a un approccio “soft” nell’interazioni con l’ambiente circostante e l’uomo e alla morbidezza dei movimenti.

I robot soft aprono scenari interessanti di ricerca per molte tecnologie innovative. La “robotica soffice” è pronta per lanciarsi in nuove sfide e per delineare le caratteristiche dei prossimi robot che saranno progettati, destinati a interagire sempre più spesso con gli esseri umani. Saranno in grado di mutare forma e aspetto, si muoveranno più agilmente negli ambienti naturali, interverranno in ambienti critici, come spazi angusti, e impareranno come compiere queste azioni. In questo contesto lo studio della natura e lo sviluppo di tecnologie che imitano le strategie adottate dagli organismi viventi - la bio-ispirazione - risulta fondamentale. I robot del futuro saranno ispirati sia dal mondo animale sia da quello vegetale, proprio come “Octopus” e “Plantoid”.

Esiste una convergenza ideologica e tecnologica tra la soft robotics e la robotica bioispirata. La robotica può servire anche a comprendere i meccanismi della natura, la quale, a sua volta, può ispirare lo sviluppo di tecnologie innovative. La robotica bioispirata rientra quindi nello scenario della biomimetica, dove la natura viene presa come fonte di ispirazione per risolvere dei problemi pratici e trovare risposte a delle esigenze concrete.

Altre Innovazioni Italiane

Nei laboratori dell’Istituto di Biorobotica della Sant’Anna è stato costruito anche il robot-granchio, Silver 2, un robot di 20 chili che può arrivare fino a 200 metri di profondità e che servirà a esplorare i fondali, raccogliendo sabbia o altre sostanze utili per studiarli, e soprattutto per ripulire i mari dalla plastica. Silver 2 può trasportare al suo interno sensori e campionatori per fornire dati di diversa natura. Nella scelta del polpo, ritorna l’idea dell’embodied intelligence, ovvero la capacità di adattamento e di reazione agli stimoli esterni. Il polpo, così come il suo corrispettivo robot, riesce ad afferrare oggetti, camminare su qualunque tipo di superficie e andare in esplorazione. Lanciato contro un albero, il robot si avvolge automaticamente intorno ad esso con una presa sicura.

Robotica marina e bio-ispirata

Oltre i Confini Italiani: Innovazioni Globali

Rimanendo negli USA, al Wyss Institute dell’Università di Harvard, si lavora al robot RoboBee che, ispirandosi alle api, può servire nell’impollinazione delle colture, nella sorveglianza e nel monitoraggio del clima e delle condizioni meteorologiche. Spostandosi nuovamente in Europa, spicca il BioRob, ovvero il laboratorio di Biorobotica della Scuola di Ingegneria della EPFL, l’Università Politecnica di Losanna in Svizzera, dove si confronta la coordinazione nel movimento degli animali con quella dei robot. Questi robot di tipo potranno servire, in futuro, per attività di bonifica o per assorbire metalli pesanti e la visione si può allargare a tanti altri campi applicativi, dalla medicina al monitoraggio ambientale. Si parla di un intervallo di tempo di almeno dieci anni per la piena realizzazione di queste applicazioni.

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