La vicenda politica e giudiziaria che ha travolto Franco Alfieri, figura di spicco nel panorama del Partito Democratico salernitano, rappresenta un caso di studio emblematico sul rapporto tra potere locale, gestione degli appalti pubblici e responsabilità istituzionale. La recente serie di eventi che ha portato alle dimissioni di Alfieri dalla carica di sindaco di Capaccio Paestum e Presidente della Provincia di Salerno segna, per molti osservatori, la fine di un'era e l'inizio di una necessaria riflessione sull'etica amministrativa nei territori.

Le radici dell'inchiesta: il sistema degli appalti sotto la lente della magistratura
L'indagine che ha colpito Franco Alfieri trae origine da presunte irregolarità nella gestione di appalti pubblici, in particolare quelli relativi al servizio di pubblica illuminazione presso il comune di Capaccio Paestum. Le accuse formulate dagli inquirenti tracciano un quadro complesso, spaziando dal reato di turbata libertà degli incanti alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Al centro del fascicolo giudiziario, oltre al sindaco-presidente, figurano diversi soggetti legati tanto all'ambito politico quanto a quello imprenditoriale. Tra gli indagati figurano Elvira Alfieri, amministratrice della "Alfieri Impianti" e sorella dell’esponente politico, Andrea Campanile, ex capo dello staff del primo cittadino, Carmine Greco, funzionario in servizio presso il comune di Capaccio Paestum, e gli imprenditori Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, rappresentanti della società “Dervit”. L'ipotesi accusatoria suggerisce l'esistenza di un meccanismo opaco volto a condizionare le procedure di gara in favore di determinati soggetti economici.
APPALTI in 10 slides a cura di Simone Chiarelli (6/10/2024)
La rottura interna: la delibera del 28 gennaio e la svolta politica
Per circa 110 giorni, nonostante l'arresto e la conferma della misura cautelare agli arresti domiciliari decisa dal Riesame, il quadro politico locale era rimasto sostanzialmente fermo. La palla di neve che avrebbe potuto trasformarsi in una valanga contro il cosiddetto "deluchismo" nel Cilento ha iniziato a muoversi in modo deciso solo con l'atto deliberato dalla giunta comunale di Capaccio Paestum il 28 gennaio.
In quella sede, un gruppo di assessori guidati dal sindaco facente funzioni Maria Antonietta di Filippo - tutti nominati in precedenza dallo stesso Alfieri - ha deliberato all’unanimità una presa di posizione netta. L’atto ricorda esplicitamente che “il Comune è legittimato, quale parte offesa, a costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, compresi quelli derivanti dalla lesione dell’immagine”. Questo passaggio ha rappresentato una crepa significativa nel muro di sostegno che aveva accompagnato la carriera di colui che il segretario del Pd salernitano, Enzo Luciano, aveva definito “il migliore amministratore del salernitano”.
La Cassazione e l'ufficializzazione delle dimissioni
La decisione di rassegnare le dimissioni da parte di Franco Alfieri è stata influenzata in modo determinante dal rigetto, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso presentato dai legali per l’annullamento della misura cautelare. Venerdì, la Suprema Corte ha confermato la validità degli arresti domiciliari, respingendo inoltre l'istanza che mirava a spostare la sede processuale a Vallo della Lucania.
L'ufficializzazione delle dimissioni è arrivata come un atto preventivo: il primo cittadino ha anticipato la minaccia, divenuta ormai concreta, dei componenti della maggioranza del consiglio comunale di Capaccio, pronti a rassegnare a loro volta le dimissioni collettive dopo la decisione dell'ente di costituirsi parte civile nel processo. Alfieri, che era già stato sospeso dalla carica dal Prefetto Francesco Esposito, ha così cercato di gestire l'uscita di scena in un momento di totale isolamento politico.
Verso il futuro: le implicazioni amministrative e il giudizio politico
Ora si apre un periodo di transizione delicato. Sono previsti 21 giorni per l'ufficializzazione definitiva delle dimissioni, iter che porterà allo scioglimento del consiglio comunale e alla prospettiva di nuove elezioni in primavera. L'aula “Falcone-Borsellino” rimane il teatro principale del dibattito giudiziario: con una programmazione serrata che prevede quasi due udienze mensili, il processo intende fare luce sulle responsabilità personali degli imputati. La prima udienza dopo il rinvio è fissata per il 20 marzo.
Le reazioni alla fine della parabola amministrativa di Alfieri non si sono fatte attendere. Il dibattito si sposta ora sul piano politico, con esponenti come il candidato sindaco sconfitto, Carmine Caramante, che ha sottolineato come la "logica politica" imponesse le dimissioni sin dai primi giorni. La critica si estende al metodo di governo del Partito Democratico nel territorio, accusato di aver promosso un modello basato sul clientelismo e su spese che, secondo i detrattori, hanno ipotecato l’avvenire delle comunità locali.
Il caso Alfieri, pur nella specificità delle accuse che spetterà ai giudici accertare, solleva dubbi strutturali sulla gestione della cosa pubblica. Si interrogano gli osservatori sul costo reale di un sistema che, per oltre un centinaio di giorni, ha lasciato due enti fondamentali, il Comune di Capaccio-Paestum e la Provincia di Salerno, in una condizione di paralisi operativa. Mentre il sipario cala su questa specifica vicenda, rimane aperta la questione di quale sarà la direzione politica che il PD campano intenderà intraprendere per distanziarsi dalle pratiche del "deluchismo" e ricostruire un rapporto di fiducia trasparente con i cittadini elettori.

Il processo che attende gli imputati non determinerà soltanto il destino giudiziario dei coinvolti, ma sancirà il definitivo spartiacque tra una gestione basata sulle consuetudini del passato e la necessità, invocata da più parti, di un rinnovamento radicale della classe dirigente. L'attenzione resta alta sulla provincia di Salerno, area che ha vissuto in prima persona le tensioni tra il sostegno di parte e la necessità di legalità. La risoluzione della vicenda non chiude le ferite aperte, ma certamente elimina l'incertezza che pesava sulle istituzioni locali, permettendo al territorio di guardare, seppur con fatica, a una fase di ripartenza democratica che dovrà necessariamente passare per il ritorno alle urne.
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