Il cinema, a volte, non è solo una sequenza di immagini in movimento, ma un vero e proprio specchio della storia, un crocevia di destini e un catalizzatore di leggende. Questo è quanto accadde nel 1955, quando gli spettatori, seduti in sala, ammirarono l'ultimo capolavoro di Alfred Hitchcock, "Caccia al ladro". È impossibile parlare de "La caccia al ladro" senza menzionare una delle scene più eclatanti, che mostrava la futura Principessa monegasca, Grace Kelly, al volante di una roadster, un'immagine destinata a rimanere impressa nell'immaginario collettivo. Questo film, che ha segnato un'epoca, viene celebrato ancora oggi, con proiezioni speciali che ne rievocano il fascino intramontabile.

Un anniversario cinematografico e un'icona automobilistica
Per celebrare i suoi 65 anni, il film è stato proiettato l'11 settembre al cinema Beaux-Arts di Monaco. Ma l'evento non si è limitato alla semplice proiezione. Prima di riscoprire il capolavoro cinematografico, il pubblico ha avuto l'opportunità di ammirare, alle 11, la versione ibrida di una Sunbeam Alpine Mark III. Risalente al 1954, l'auto, simile a quella guidata da Grace Kelly nel film, è stata trasformata dall'Associazione Smart Electric Monaco. Questa combinazione di cinema e tecnologia automobilistica, con la trasmissione del film e la presentazione della Sunbeam Alpine ibrida, si è tenuta nell'ambito della fiera EVER di Monaco, dedicata alla mobilità verde e alle energie rinnovabili. Un perfetto connubio tra passato e futuro, che sottolinea l'importanza di preservare la memoria storica pur guardando all'innovazione.

Il genio di Hitchcock e la leggerezza di "Caccia al ladro"
Alfred Hitchcock è unanimemente considerato uno dei registi più geniali della storia del cinema. Celebrato per capolavori come "Notorious - l’amante perduta" (1946), "Vertigo" (1958) e "Psycho" (1960), il regista inglese ha realizzato, nella sua lunga e proficua carriera, più di cinquanta pellicole. È dunque inevitabile che alcune di esse siano identificate con quelle che i critici chiamerebbero “opere minori”. In un certo senso, "Caccia al ladro" può rientrare nella categoria dei film minori di Hitchcock, ma questo non ne diminuisce il valore artistico o l'impatto culturale.
La trama di "Caccia al ladro" si sviluppa intorno a John Robie (interpretato da Cary Grant), un ex ladro di gioielli noto come "il Gatto", che vive una vita tranquilla sulla Costa Azzurra. A turbare la sua quiete, una serie di furti di gioielli avvenuti sulla Riviera; essendo tutti compiuti con il suo stesso modus operandi, la polizia sospetta subito di lui. Innocente e deciso a incastrare il vero colpevole, Robie entra in contatto con alcune delle persone più facoltose della Costa Azzurra, probabili bersagli del ladro. Tra queste, incontra Jessie (Jessie Royce Landis) e Frances Stevens (Grace Kelly), madre e figlia proprietarie di gioielli. In particolare, l’uomo si invaghisce della bellissima e sofisticata Frances, ma “il gatto” è ostinato ad ostacolarlo.
Basta anche solo leggere le prime righe della trama di "Caccia al ladro" per capire di trovarsi davanti una pellicola molto più lineare rispetto agli standard narrativi di Alfred Hitchcock. Certo, i temi cari al regista non mancano, come l’innocente accusato ingiustamente o il passato che tormenta l’iniziale quiete del protagonista. Temi che, se in alcuni film Hitchcock sceglie di affrontare in maniera drammatica, spesso tragica (si pensi a "Rebecca, la prima moglie" o "Il delitto perfetto"), qui vengono trattati con leggerezza, brio e una gran dose di humor. Un elegante thriller che non vede tanto il suo punto di forza nell’intreccio, ma nel modo in cui esso è portato sullo schermo.
Da una parte certamente colpisce la sceneggiatura di John Michael Hayes, già autore dello script di "La finestra sul cortile" (1954), condita di dialoghi brillanti. La pellicola, in parte girata nel sud della Francia, sfrutta infatti l’immagine per creare un’atmosfera spensierata, come ci si trovasse in un locus amoenus di una favola moderna. Una favola in cui ogni avversità, anche la più drammatica, è compensata dal magnifico ambiente in cui si trovano i suoi protagonisti.
NUOVISSIMO MILLEFILM: "CACCIA AL LADRO" (1955) Con Cary Grant - Recensione
Il sodalizio artistico tra Grace Kelly e Alfred Hitchcock
È cosa risaputa che Alfred Hitchcock fosse solito scegliere come interpreti principali i più celebri e amati volti di Hollywood. Come egli stesso dichiarò durante la celeberrima intervista con François Truffaut, il regista riteneva che, se fosse stata una star a impersonare un personaggio in pericolo, il pubblico si sarebbe sentito ancora più coinvolto dalla storia. Nel ruolo di John Robie, troviamo infatti Cary Grant, uno degli attori più acclamati dell’epoca. La sofisticata Frances Stevens è invece interpretata da Grace Kelly. L’attrice, resa celebre da Hitchcock stesso grazie a "Il delitto perfetto" (1954) e "La finestra sul cortile" (1954), era considerata dal regista la protagonista femminile perfetta per i suoi film. Il motivo? Alfred Hitchcock dichiarò: "Quando affronto le questioni di sesso sullo schermo non dimentico che, anche qui, la SUSpence comanda tutto. Se il sesso è troppo evidente, non c’è più suspense." In effetti, non potremmo immaginare nessun’altra attrice nei panni della sofisticata ma imprevedibile Frances. In un’occasione, Hitchcock definì Grace Kelly “ghiaccio bollente”, proprio per questa sua bellezza algida e misteriosa, che impediva allo spettatore di decifrarne i sentimenti.
Il sodalizio artistico tra Grace Kelly e Alfred Hitchcock vide il suo epilogo proprio con "Caccia al ladro". Fu infatti sul set del film che l’attrice fece la conoscenza del principe Ranieri di Monaco. "Caccia al ladro" non possederà forse il pathos di "Vertigo" e "Psycho", eppure è un film che merita senz’altro una menzione tra i titoli del regista. Unendo abilmente thriller e commedia, Alfred Hitchcock riuscì nel non facile intento di portare leggerezza al suo cinema, senza per questo cadere nella superficialità. Per questo, non possiamo fare altro che ricordare e celebrare questa bellissima opera dell’epoca d’oro di Hollywood. Come molti sapranno, la carriera di Grace Kelly si interruppe per il matrimonio con Ranieri III di Monaco e la “favola” annessa (gossip e non solo a parte), e galeotto fu proprio "Caccia al ladro" girato in Costa Azzurra e nel Principato. L'attrazione suggellata dalla scena durante i fuochi d'artificio tra Frances Stevens e John Robie, seppur lasciata all’immaginazione, fa capire che sia scattata la scintilla soprattutto attraverso i vivaci dialoghi, a volte nemmeno troppo allusivi. I poliziotti finiranno fuori strada per un gallo che attraversa la strada, John e Frances arriveranno al loro picnic.

La Collezione di automobili di SAS Le Prince de Monaco: un viaggio attraverso la storia e la passione
Aperta al pubblico dal 1993, la Collezione di automobili di SAS Le Prince de Monaco da quest'estate ha una nuova sede presso il porto Hercule, di fronte all'Automobile Club di Monaco e vicino al circuito del rinomato Gran Premio. Avviata dal Principe Ranieri III negli anni '50, comprende un centinaio di vetture che vanno dalle carrozze trainate da cavalli con lo stemma dei principi Carlo III e Alberto I all'auto volante prodotta a Monaco. Lungo un percorso dinamico (creato con l'aiuto del servizio del patrimonio di SBM), i visitatori scoprono la passione del Principe Ranieri III per le automobili, con temi come la Riviera o le Élégantes, illustrati da video e immagini talvolta intime dei Grimaldi.
Tutto cominciò con il De Dion Bouton del 1903. "Fu la prima auto che il Principe Ranieri acquistò nel 1953 e con la quale partecipò al London-Brighton Rally del 1968, uno dei più importanti eventi di auto d'epoca del mondo." La coppia del Principato era accompagnata dai tre figli. All'arrivo a Brighton, il Principe Ranieri dichiarò alla televisione britannica di aver fatto la gara "solo per divertimento"! Ranieri III aveva già partecipato a una gara automobilistica nel 1953 con il nome di Louis Carladès su una DB Frua. Non era rimasto in incognito a lungo. "Venne riconosciuto quasi subito."
La Régie Renault offrì un esemplare della Florida in "verde Borneo" alla Principessa Grace nel 1959. Il Sunbeam Alpine MK1 del 1954 fu acquistato dal Principe Alberto II. Strizza l’occhio alla carriera di attrice della madre. Questa coupé decappottabile a due posti blu zaffiro è infatti una replica esatta della decappottabile del film di Alfred Hitchcock "Caccia al ladro", in cui recitavano Grace Kelly e Cary Grant. "Quando si guarda da vicino, ci si rende conto che c'erano due modelli, uno in studio e uno sulla strada."

Auto leggendarie: un tuffo nel passato motoristico
Tra le auto d'epoca, la Lincoln Type L torpédo del 1928 è un modello che ricorda l'epoca di Al Capone. Questo modello bicolore è incredibile per i suoi dettagli unici: le cinghie in cuoio e lo specchietto attaccato alla ruota di scorta, i fianchi delle ruote bianchi. Nel 1930, la Cord vinse il gran premio nella categoria K del Concours d'Elégance di Monaco.
Modello leggendario, la Chrysler Imperial è associata al "matrimonio del secolo" del 1956. "Il principe Ranieri fece arrivare quest'auto dagli Stati Uniti. Fu a bordo della stessa che andò a prendere Grace Kelly quando lo raggiunse in nave il 12 aprile 1956, prima di portarla a Palazzo". Questa limousine era presente nel corteo del matrimonio reale e durante le visite ufficiali, in particolare del generale de Gaulle nel 1960.
Il black cab di Londra, riconoscibile per il suo bel vestito nero, la sua silhouette elegante e il suo look retrò, è senza dubbio uno dei simboli del Regno Unito. L'Austin FX3 piacque anche alla Principessa Grace che se ne fece portare una dall'Inghilterra. "È un'auto che sterza molto bene, ideale per le strade della città di Monaco", afferma Valérie Closier. Gli interni del veicolo sono stati completamente ridisegnati dalla stessa Principessa.

Non può mancare la citazione sull'Hélica. Quest'auto a elica, inventata dall’ingegnere Marcel Leyat, fu descritta all’epoca come un aereo senza ali o un elicottero su ruote, tanto sembrava incongrua. La sua elica bipala (dal diametro medio di 1,40 m) aveva dimensioni comparabili a quelle di un piccolo aereo. Non passava inosservata.
La Sunbeam Alpine: un'eredità di stile e innovazione
La Sunbeam Alpine MkI azzurra guidata dalla futura Grace di Monaco (per curiosità la successiva non sarà la MkII ma la MkIII) è prodotta dall’inglese Roates (comprata da Peugeot nel 1978) ma sotto il marchio Sunbeam, un’azienda fondata nel 1888 e poi acquisita nel gruppo.
La prima serie di Sunbeam Alpine fu lanciata nel 1953, e fu il primo veicolo a portare il solo nome Sunbeam dopo decenni. Nel 1935 ci fu infatti l'acquisto della Casa automobilistica britannica e del marchio Talbot da parte del gruppo Rootes. La prima serie fu lanciata nel 1953, e fu il primo veicolo della Sunbeam-Talbot a portare il solo nome Sunbeam dopo decenni. Era una roadster due posti inizialmente sviluppata da George Hartwell, titolare di un concessionario Sunbeam-Talbot di Bournemouth, come auto da rally in esemplare unico. Lo sviluppo vero e proprio della vettura iniziò però solo nel 1952 a opera della Sunbeam-Talbot. Il modello possedeva un motore a quattro cilindri da 2267 cm³ derivante da altre berline antecedenti, ma aveva un più alto rapporto di compressione. Dato che fu sviluppata dalla piattaforma delle berline, soffrì di una non elevata rigidità nonostante la presenza di longheroni aggiuntivi nel telaio. I rapporti del cambio furono modificati, e dal 1954 l’overdrive divenne di serie.
Le Alpine Mark I e Mark III (la Mark II non fu mai realizzata) furono costruite a mano - come la Sunbeam-Talbot 90 - dai carrozzieri Thrupp & Maberly dal 1953 al 1955, rimanendo in produzione solo per due anni con 3.000 esemplari fabbricati. La maggior parte fu esportata, soprattutto negli Stati Uniti d'America, con guida a sinistra. Al Rally Alpino del 1953, quattro Alpine vinsero la Coppa delle Alpi, e una di queste, finita sesta, era guidata da Stirling Moss. Pochissimi di questi modelli comparvero al cinema. Comunque, una Alpine blu zaffiro apparve nel celebre film di Alfred Hitchcock "Caccia al ladro", con Cary Grant e Grace Kelly. Più recentemente, il programma History Detectives della PBS cercò di verificare se una Alpine appartenente a un privato fosse quella realmente usata nel film sopraccitato.
Kenneth Howes e Jeff Crompton furono incaricati nel 1956 di ridisegnare completamente la Alpine, con l'obiettivo di produrre un modello sportivo destinato soprattutto al mercato statunitense. Questa Alpine, anch'essa una roadster a due porte, fu prodotta in cinque serie. La cilindrata dei motori fu 1494 cm³ per la serie I, 1592 cm³ per le serie II, III e IV, e 1725 cm³ per la serie V. Fu costruita fino al 1968, e la produzione fu circa di 70.000 esemplari.

Le diverse serie della Sunbeam Alpine: un'evoluzione continua
La prima serie di Alpine fu prodotta dal 1959 al 1960. Il modello fece un uso intensivo di componenti già usati da altre auto del gruppo Rootes, e fu costruito sulla base del pavimento della Hillman Husky versione familiare, che fu opportunamente modificato. La meccanica del telaio derivava invece dalla Sunbeam Rapier, ma con i freni anteriori a disco che rimpiazzavano quelli a tamburo della berlina. Furono utilizzati dei freni Girling, con i dischi di quelli anteriori da 241 mm di diametro e i tamburi di quelli posteriori da 229 mm. L’overdrive e le ruote a raggi erano optional. Un modello roadster con overdrive fu provato dalla rivista The Motor nel 1959. Raggiunse la velocità di 160,1 km/h e accelerò da ferma a 97 km/h in 13,6 secondi. Fu registrato un consumo di carburante di 9 Litri/100 km.
La seconda serie fu prodotta dal 1960 al 1963. Montava un motore più grande, più precisamente di 1592 cm³ di cilindrata che erogava una potenza di 80 bhp. Una versione hardtop fu provata dalla rivista The Motor nel 1960. Raggiunse la velocità di 158,7 km/h e accelerò da ferma a 97 km/h in 13,6 secondi. Fu registrato un consumo di carburante di 9,11 Litri/100 km.
La terza serie fu prodotta dal 1963 al 1964, e ne furono realizzate due versioni, roadster e hardtop. Nella seconda il tettuccio poteva essere rimosso, ma non era fornito nessun tetto in tessuto, poiché la zona in cui avrebbe dovuto alloggiare, una volta ripiegato, era in realtà già occupata da un piccolo sedile posteriore. Inoltre, il motore da 1592 cm³ di cilindrata, sviluppava meno potenza. Per avere più spazio nel bagagliaio furono installati nel retrotreno, in prossimità delle ali della coda, due piccoli serbatoi per il carburante.
La quarta serie fu costruita dal 1964 al 1965. L'opzione con una più bassa potenza del motore era ora di serie sulle versioni roadster e hardtop, che condividevano il propulsore da 82 bhp con un solo carburatore tipo Solex. Fu introdotto un profondo restyling della parte posteriore, con le pinne largamente ridimensionate. Il cambio automatico con il comando montato sul pavimento del veicolo fu proposto come optional, ma non fu molto popolare.
La quinta serie fu commercializzata dal 1965 al 1968. La versione finale aveva un motore con cinque supporti di banco da 1725 cm³ di cilindrata, possedeva due carburatori verticali inclinati, ed erogava 93 bhp di potenza. Il modello conseguì un successo relativo nelle competizioni, sia in Europa che in Nord America, ma l'opinione generale era che la Alpine non era particolarmente potente. Successivi incrementi della cilindrata e modifiche al motore cambiarono radicalmente la situazione, ma i dirigenti del gruppo Rootes erano in cerca di qualcosa per cambiare radicalmente la vettura, piuttosto che perseguire un limitato sviluppo del propulsore.

L'eredità della Alpine e il cambio di rotta
Il gruppo Rootes introdusse la gamma Arrow nel 1967, ed entro il 1968 le berline e le familiari (come la Hillman Hunter) si unirono alla Rapier Fastback coupé. Nel 1969, una versione più economica, leggermente più lenta della Rapier (venduta quest'ultima come modello sportivo) fu rinominata come la nuova Sunbeam Alpine. Sebbene la maggior parte dei pezzi del modello derivava dalla “banca componenti” del gruppo Rootes, incluse le luci posteriori che erano in comune con le Arrow familiari, le fastback avevano comunque delle caratteristiche distintive.
Il nome Alpine fu riutilizzato nel 1976 dalla Chrysler (proprietaria del gruppo Rootes) su dei veicoli che nulla avevano in comune con le omonime automobili antecedenti. Erano infatti derivate dalla versione della Simca 1307 per il mercato britannico, cioè una hatchback per famiglie di costruzione francese. Il modello fu inizialmente denominato Chrysler Alpine, ma alla fine fu chiamato Talbot Alpine, a seguito dell'acquisizione della Chrysler Europa da parte della Peugeot nel 1978.
NUOVISSIMO MILLEFILM: "CACCIA AL LADRO" (1955) Con Cary Grant - Recensione
Le luci di una scena indimenticabile: il tocco di Robert Burks
Ho rivisto l’altra sera in tv, per l’ennesima volta, "Caccia al ladro" (To catch a thief, 1955), uno dei miei Hitchcock preferiti. Quando Cary Grant va a trovare Grace Kelly di sera nella stanza d’albergo, poco prima che avvenga il furto, non ho potuto trattenermi: ho preso l’iPhone e ho fotografato a raffica la scena. Avevo sempre ritenuto superfluo farlo: nella mia videoteca ci sono sia il dvd, sia il vhs. Per quale motivo fotografare lo schermo? L’ho fatto sentendomi uno stupido feticista. Però l’ho fatto. E ora, riguardando le immagini, capisco perché: per il semplice motivo che le luci di quella scena sono ineguagliabili.
Una parte dell’inquadratura è illuminata di verde, un’altra di indaco, mentre il bianco è sull’abito decolleté di Grace Kelly, bella in quegli istanti come mai prima né dopo. Le schermature volute dal maestro a un certo punto fanno scomparire la testa della futura principessa, lasciando in luce solo l’abito e i diamanti che le adornano il collo perfetto. Cary Grant ha invece, per sé, il colore bianco alternato all’indaco e al nero. La sua eleganza in tuxedo è quasi inarrivabile. Dietro la magia di quella sequenza c’è la scelta geniale di Hitchcock, non c’è dubbio. Ma c’è anche la sintonia completa tra il maestro e un talento mostruoso della fotografia che si chiamava Robert Burks, un americano che s’era formato alla scuola di King Vidor e che con Alfred Hitchcock aveva fatto l’anno prima due bazzecole come "La finestra sul cortile" e "Il delitto perfetto". Il binomio darà poi luce, negli anni a seguire, a capolavori come "La donna che visse due volte" e "Intrigo internazionale". Per la direzione della fotografia in "Caccia al ladro" Burks vinse l’Oscar.
All’opera di Burks si ispirò certamente trentadue anni dopo un direttore francese della fotografia, Sasha Vierny, un bel tipo che aveva firmato tra l’altro, con Alain Resnais, "Hiroshima mon amour" e "L’anno scorso a Marienbad". Vierny rese un omaggio (volontario o involontario?) a Burks lavorando con Peter Greenaway ne "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante". Nel film (1987) il direttore francese diede sette colori dominanti a varie scene - dal rosso della sala da pranzo al bianco dei luoghi dove avvengono gli amplessi - ottenendo nel complesso un effetto da teatrino off.

Auto iconiche nel cinema: oltre la Sunbeam Alpine
Se la Sunbeam Alpine è indissolubilmente legata a "Caccia al ladro", il cinema ha regalato molte altre vetture divenute icone sul grande schermo, ognuna con la sua storia e il suo fascino.
L'Alfa Romeo Spider "Duetto" ne "Il laureato"
In un contesto completamente diverso, ma non meno iconico, troviamo l'Alfa Romeo Spider "Duetto" rossa, protagonista della folle corsa di Ben (Dustin Hoffman) per fermare il matrimonio della sua amata Elaine ne "Il laureato" (1967). La pellicola racconta la storia del ventunenne "Ben", che torna al termine del College con tanto di festa e non sa cosa fare della propria vita; oggi sarebbe oggetto di critiche sulla nullafacenza della gioventù odierna. Trascorre le vacanze a letto con la Sig.ra Robinson, i più spiritosi potrebbero avanzare la battuta sulla Milf; nella realtà Hoffman ha 31 anni mentre Bancroft, invecchiata appositamente, ne ha solo 36. Impegnato con la Sig.ra Robinson, il buon Ben si innamora però della figlia, Elaine, già impegnata e promessa sposa. Sono note alcune sequenze, seppur di pochi frame, di nudo della Bancroft con quel realismo che si profilava anche nella cinematografia “tradizionale”. In proposito leggenda narra il no di Doris Day (come avrebbe potuto accettare la “fidanzata d’America”?) e di Ava Gardner, contraria pure lei a spogliarsi. Non può mancare la citazione sulla colonna sonora su cui spiccano le due canzoni di Paul Simon & Art Garfunkel: "The Sound of Silence" (canzone del 1964 tratta dall’album omonimo) e "Mrs. Robinson". L'Alfa Romeo Spider "Duetto", prodotta con diversi modelli dal 1966 al 1994 in poco più di 124 mila esemplari, divenne un simbolo di libertà e ribellione.
La Mercedes-Benz 450 SL in "American Gigolo"
Nel 1980, "American Gigolo" consacra Richard Gere. Qualche malizioso, con la scena del suo nudo frontale, ha avanzato la battuta che esprimerebbe le qualità migliori dal punto di vista della recitazione. Non esageriamo, la cosa, anzi il “coso” non passò inosservato, come il tema: la prostituzione maschile nella quale le donne e qualche coppia ricercano le emozioni e l’appagamento perdute con gli anni. Elegante, raffinato, abile con le donne che gli offrono compenso, Julian Kay veste Armani e si imbatte, per caso, nella moglie di un Senatore aspirante Governatore: Michelle Stratton, interpretata da Lauren Hutton. Scatta la scintilla dell’adulterio non a pagamento e soprattutto l’amore tra i due, a rischio scandalo visto che c’è di mezzo un personaggio politico, a cui si aggiunge un “piccolo” problema: l’accusa di omicidio che si vede arrivare il buon Julian. E come facciamo con l’alibi? Chi lo salverà? L'auto che accompagna Julian Kay nelle sue scorribande è una Mercedes-Benz 450 SL. La serie R107 viene prodotta dal 1971 al 1989, mentre la 450 SL dal 1975 al 1980. Vettura di grande successo e diventata icona di quegli anni, con il cambio automatico ha una potenza di 225cv con una cilindrata di 4520cc (quindi non certo economica dal punto di vista dei consumi), con una velocità dichiarata di 215km orari è stata prodotta in oltre 66mila esemplari.
La Chevrolet Nova di Axel Foley in "Beverly Hills Cop"
In "Beverly Hills Cop" (1984), la Chevrolet Nova del 1970 è l'inseparabile compagna di avventure di Axel Foley (Eddie Murphy). Il film è un successo straordinario, piazzandosi al secondo posto al botteghino mondiale (316 milioni di dollari in totale nel mondo), dietro solo a "Ghostbusters - Acchiappafantasmi". Murphy, che ha 23 anni, porta nel personaggio di Foley tutta la sua comicità, evidenziando anche dimestichezza con i ruoli di azione: la saga vivrà di altri due capitoli, firmati da Tony Scott e John Landis, ma non saranno allo stesso livello seppur, soprattutto il secondo, rimangano ancora godibili. Colonna sonora conosciutissima, in particolare il tema "Axel", una candidatura all’Oscar® per gli sceneggiatori Daniel Petrie Jr. La Chevrolet Nova, soprannominata Chevy II, è stata prodotta dal 1962 al 1979, mentre quella di Axel Foley è del 1970. Un omaggio che è anche un ricordo sul doppiatore storico di Eddie Murphy: Tonino Accolla.
La Ford Thunderbird "Jet Bird" di "Thelma & Louise"
Nel 1991, Ridley Scott firma il settimo film dopo l’esordio con "I duellanti" del 1977, "Alien", "Blade Runner", "Legend", "Chi protegge il testimone" e "Black Rain - Pioggia sporca" e fa di nuovo centro con "Thelma & Louise", uno tra i road movie più iconici della storia del cinema. In Italia il film si piazzerà all’undicesimo posto in una stagione dove a farla da padrone è Johnny Stecchino di Roberto Benigni. La pellicola, come è risaputo, pone al centro l’insoddisfazione e i maltrattamenti ai danni delle donne nel contesto familiare, a cui si aggiunge anche l’evidenza del tentativo di stupro ai danni di Thelma da parte di Harlan, che l’intervento di Louise interrompe con il colpo di pistola fatale. L’auto protagonista è una Ford Thunderbird “Jet Bird” convertibile del 1966, la quarta serie di una produzione iniziata nel 1955 e chiusa, dopo undici versioni, nel 2005. Tony Scott spesso è passato per il fratello di Ridley, mentre in realtà, oltre a essere un ottimo regista di film di azione, ha firmato titoli di grande successo come "Miriam si sveglia a mezzanotte" (quello di esordio), "Top Gun", "L’ultimo Boy Scout", "The Fan - Il mito" e altri annoverati tra i cult movie.
La Trabant di "The Italian Job" (2003)
Trentatré anni dopo il titolo originale, l’azione si sposta dall’Italia (tranne la parentesi veneziana e la fuga attraverso le Alpi) a Filadelfia e poi a Los Angeles con un cast di tutto rispetto: Donald Sutherland, Mark Wahlberg, Edward Norton, Seth Green, Jason Statham e, dulcis in fundo, Charlize Theron nel ruolo di Stella Bridger, la figlia del ladro geniale interpretato da Sutherland. Se il padre ha costruito il suo gruppo per svaligiare i lingotti d’oro, la figlia si occupa di collaudare casseforti (senza mai guardare quello che c’è dentro). In questo film, una vettura inaspettata a rivestire un ruolo chiave è la Trabant. Nel 1958 viene fondata, sostituendo la Horch, la VEB Sachsenring Automobilwerk Zwickau, rimasta attiva fino al 1990, e nel 1962 inizia a produrre la prima serie di Trabant, la P60 tra il 1962 e il 1965. Con 4 marce, 595cm cubici di cilindrata e 23 cv, la Trabant P601 non si poteva certo definire una macchina di lusso, in perfetta linea con il rigore del regime della D.D.R.
