La Renault Espace, in particolare i modelli prodotti tra il 1984 e il 1996, rappresenta un capitolo fondamentale nella storia dell'automobile europea, avendo introdotto e consolidato il concetto di monovolume nel Vecchio Continente. Questo veicolo, frutto della collaborazione tra Matra e Renault, ha saputo combinare la praticità di un furgone con il comfort e le sensazioni di guida di una berlina tradizionale, definendo nuovi standard di abitabilità e modularità.

Le Origini: Dal Matra Rancho alla Nascita del Progetto Espace
Alla fine degli anni settanta, la casa automobilistica francese Matra, all'epoca legata al Gruppo PSA, avviò un progetto ambizioso per sostituire la Matra-Simca Rancho. L'ispirazione per una nuova vettura multispazio di taglia media nacque durante una visita negli Stati Uniti, dove i tecnici Matra ebbero modo di visionare il progetto della Chrysler Voyager, allora parte del Gruppo Simca. Questa visione condusse alla creazione del Prototipo 16, o P16, che successivamente si evolse nei prototipi P17, P18 e P20.
Per migliorare l'abitabilità e la fruibilità dello spazio interno, caratteristiche già apprezzate nella Rancho, Matra realizzò un primo schizzo di una monovolume leggermente più grande. Il design della carrozzeria, con il caratteristico rialzamento del padiglione dietro ai posti anteriori, richiamava la sua progenitrice. Il progetto, sebbene molto apprezzato e sviluppato sulla base meccanica della Peugeot 305, fu inizialmente rifiutato dal Gruppo PSA, che stava affrontando difficoltà finanziarie dovute all'assorbimento della Simca-Talbot e temeva di investire in un prodotto considerato troppo di nicchia.
La dirigenza Peugeot suggerì a Matra di proporre il veicolo alla consorella Citroën. Matra approntò un altro prototipo basato sulla BX, ma il centro di progettazione Citroën non si mostrò interessato, ritenendo di non aver bisogno di aiuti esterni per progettare le proprie automobili. Matra si rivolse quindi a BMW, con cui già intratteneva rapporti di consulenza e collaborazione, avendo approntato per la casa teutonica il processo di verniciatura della serie 7 e collaborando nella ricerca di materiali compositi.
Prima che BMW potesse visionare un prototipo, si inserì nella trattativa Renault, desiderosa di sfruttare l'impasse della sua storica concorrente, Peugeot. Il prototipo della nuova Matra si evolse nella versione P23, utilizzando la meccanica della Renault 18 e una carrozzeria disegnata da Aimé Saugues. In realtà, il telaio derivava ancora da quello Simca (su cui era basata anche la Matra Murena), al quale venne ancorato l'avantreno della R18. La carrozzeria di Saugues rappresentò un aggiornamento dell'idea originale di Volanis, già ritenuta valida dallo stesso Saugues e da Philippe Guedon.
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La Nascita dell'Espace I (1984-1990)
Nel dicembre 1982, quando Philippe Guedon, all'epoca dirigente Matra, sottopose il prototipo P23 a Bernard Hanon, presidente e direttore generale della Renault, quest'ultimo approvò il progetto. Il prototipo P23 montava ora la fanaleria del Renault Trafic. Per ammortizzare adeguatamente i costi di produzione, il nuovo modello avrebbe dovuto essere prodotto in almeno 55.000 esemplari presso lo stabilimento Matra di Romorantin.
La rinuncia al proprio marchio generò qualche incertezza in Matra, spingendola a studiare un pianale piatto e introdurre la modularità interna come alternativa, qualora il progetto non avesse avuto successo. Difficoltà minori furono affrontate per omologare l'ampio parabrezza piatto, le cui dimensioni erano rivoluzionarie per l'epoca. Per contenere il peso, la P23 fu costruita con un telaio leggero ricoperto tramite galvanizzazione in bagno caldo con 33 kg di zinco. Questo processo garantiva una solidità eccezionale e una protezione totale dalla ruggine, permettendo a Matra di offrire una garanzia contro la corrosione di dieci anni. La zincatura in bagno liquido era un procedimento tipicamente Matra, introdotto già con la Matra Murena.
La P23 adottò anche una rivoluzionaria sospensione posteriore totalmente brevettata da Matra, che consentiva di mantenere l'assetto anche al variare del carico, con il solo inconveniente di rimanere leggermente morbida nei rapidi cambi di direzione, senza però inficiare l'ottimo comportamento stradale. Questa sospensione è oggi ritrovabile in quasi tutte le monovolume moderne.
La nuova vettura fu lanciata nella primavera del 1984. Nel gennaio del 1984 cominciò la produzione di pre-serie, e a marzo iniziarono ad essere assemblati i primi esemplari della produzione di serie vera e propria.

Design e Caratteristiche Tecniche dell'Espace I
La prima generazione della Espace si distingueva per un corpo vettura progettato per unire una station wagon confortevole a un furgone per il trasporto persone. Riprendeva dalle station wagon le finiture di buon livello e l'equipaggiamento di serie votato al comfort di marcia, mentre dal furgone manteneva la posizione di guida rialzata. Il frontale spigoloso era caratterizzato da grossi fari quadrangolari e una calandra a listelli orizzontali. Dato il sedile proteso in avanti e rialzato, il cofano motore era corto e il parabrezza molto ampio, entrambi allineati a formare un unico piano inclinato di 58°, conferendo al frontale un andamento spiovente a vantaggio della penetrazione aerodinamica (il Cx era di 0.32, un valore notevole per l'epoca). Alcune fonti della stampa specializzata paragonarono l'andamento spiovente della parte anteriore della vettura a quello del TGV. Nella zona inferiore del frontale era presente un paraurti in plastica grezza, che poteva essere anche in tinta a seconda dell'allestimento.

La fiancata era caratterizzata da un'estesa superficie vetrata a quattro luci per lato, una linea di cintura relativamente bassa e una fascia inferiore in plastica che riprendeva l'andamento del paraurti anteriore. Anche il lunotto posteriore e il grande portellone per l'accesso al vano bagagli erano ampi. La caratteristica principale dell'abitacolo era la sua modularità, ottenuta grazie a tre file di sedili individuali (due anteriori, tre centrali e due posteriori) che potevano essere spostati, abbattuti o ruotati. Negli allestimenti più ricchi, i sedili anteriori potevano essere ruotati all'indietro (a vettura ferma) per favorire l'interazione tra i passeggeri. L'abitacolo era reso luminoso dalle ampie superfici vetrate, aumentando il benessere a bordo.
La struttura portante dell'Espace I (e delle due generazioni successive) era costituita da una gabbia in lamiera con pannelli carrozzeria in fibra di vetro, per ridurre il peso ed eliminare i rischi di ruggine. La base meccanica derivava dalla Renault 18 e dalla Fuego, garantendo affidabilità. Il motore era disposto longitudinalmente a sbalzo dell'avantreno, mitigando la potenziale sottrazione di spazio interno. La soluzione del motore trasversale sarebbe arrivata solo con la terza generazione dell'Espace.

Al suo debutto, l'Espace I era disponibile con un solo motore, un 2 litri a benzina da 1995 cm³ e 110 CV, derivato dalla Renault 25. Gli allestimenti iniziali erano GTS e TSE. Inizialmente, il concetto innovativo dell'Espace incontrò scarso successo, con solo nove esemplari venduti nel primo mese. Tuttavia, le vendite crebbero rapidamente, raggiungendo i 5.745 esemplari alla fine del 1984, di cui oltre 2.600 solo in Francia. Per far fronte all'aumento delle richieste, furono approntate ulteriori linee di assemblaggio anche a Dieppe.

Negli anni successivi, l'Espace I ricevette aggiornamenti negli allestimenti, come il 2000-1 nel giugno 1985. Nel gennaio 1988, in piena fase di crescita delle vendite, si ebbe il restyling: la monovolume ricevette un nuovo frontale con calandra aggiornata, più convessa e meno spigolosa, e nuovi gruppi ottici con indicatori di direzione bianchi. Il 2 litri a benzina fu depotenziato a 103 CV, ma fu aggiunta una nuova motorizzazione 2 litri a iniezione elettronica da 120 CV, abbinata all'allestimento TXE e alla versione a trazione integrale Quadra.
Dal 1989, il 2 litri a iniezione fu sostituito da un'unità da 2.2 litri da 110 CV, con migliori doti di coppia motrice e maggiore spunto dai bassi regimi. Fu l'unica motorizzazione catalizzata della Espace I, disponibile sia a trazione anteriore che integrale Quadra. Nel 1990, l'ultimo anno di produzione dell'Espace I, fu offerto come optional il retrotreno a sospensioni pneumatiche. La produzione cessò alla fine dello stesso anno, anche se rimase in listino per smaltire le giacenze.
La Seconda Generazione: Renault Espace II (J63) (1991-1996)
Il progetto per l'erede della prima generazione dell'Espace fu avviato nel 1986, poco dopo il lancio del modello originale, in seguito al successo riscontrato e alla previsione di una crescita continua nel mercato delle monovolume. Questo progetto, denominato J63 presso Renault e P36 presso Matra, coinvolse nuovamente la casa di Romorantin.

Renault intendeva orientarsi verso un modello realizzato non più in fibra di vetro ma in lamiera d'acciaio per aumentare la cadenza produttiva, sebbene con costi di produzione più elevati. Per affrontare questa incertezza, Renault divise i compiti tra il suo centro stile, la filiale statunitense della AMC e Matra. Entro la fine del 1986, due modellini in scala furono pronti dal centro stile Renault, mentre a marzo dell'anno seguente arrivarono altri due modellini, uno dalla AMC e uno dalla Matra. Quest'ultimo, denominato Espace Prime, fu tra i due progetti accettati e divenne il modello definitivo dopo un secondo vaglio nel febbraio del 1988. Durante le due fasi, il progetto subì modifiche stilistiche firmate da Aimé Saugues, già autore delle linee della prima Espace.
Poiché Matra fu incaricata dell'assemblaggio della nuova Espace, l'impianto di Romorantin fu ingrandito con la costruzione di una nuova ala, denominata Romo 3, per non interrompere bruscamente la produzione della prima generazione. Durante i lavori, l'Espace II fu testata su strada, con le prime immagini "camuffate" riportate dalla stampa specializzata verso la seconda metà del 1989. Circa 25 prototipi e muletti furono testati su strada e pista, per un totale di circa 800.000 chilometri.
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Design e Innovazioni dell'Espace II
Le linee dell'Espace II, come quelle della prima Espace, furono disegnate da Aimé Saugues. Rispetto all'Espace I, il nuovo modello presentava forme più arrotondate e levigate, eliminando gli spigoli del modello precedente. Ciò era evidente nel frontale, dove una delle caratteristiche principali era il raccordo tra gli specchietti retrovisori esterni, i loro montanti e una fascia alla base del parabrezza, che lo attraversava per tutta la sua larghezza. Anche la zona posteriore e i gruppi ottici evidenziavano questa evoluzione stilistica. Le superfici vetrate furono ridisegnate per una maggiore visibilità, considerando anche l'aumento di 18 cm in lunghezza rispetto alla prima generazione.

L'orientamento verso forme più curvilinee si estese anche all'abitacolo, in particolare nel gruppo plancia-cruscotto, dove i motivi rettangolari furono sostituiti da gruppi con angoli arrotondati e manopole di comando tonde. La capacità del bagagliaio non variò molto, ma furono mosse critiche alla scarsità di spazio con la terza fila di sedili opzionale.
Dal punto di vista strutturale, l'Espace II mantenne le stesse soluzioni del modello precedente, con una gabbia in lamiera e una carrozzeria in materiali leggeri. Questa volta, però, fu utilizzato un materiale composito denominato Sheet Moulding Compound (SMC), un impasto di polimeri e fibra di vetro, più adatto a una produzione in grande serie e più facile da modellare, mantenendo i requisiti di leggerezza.
L'Espace II mantenne lo schema "tutto avanti" (motore e trazione anteriore), ma a richiesta, con il motore 2.2 a benzina, era disponibile la versione Quadra a trazione integrale. Per il mercato italiano, la versione 2.2i era disponibile esclusivamente con trazione integrale. L'avantreno era a ruote indipendenti con quadrilateri deformabili, molle elicoidali e ammortizzatori idraulici telescopici, ripreso dalla precedente Espace. Il retrotreno, invece, adottò un nuovo schema a ruote semi-indipendenti con assale torcente. La produzione dell'Espace II avvenne a Romorantin, negli stabilimenti Matra.

Motorizzazioni e Aggiornamenti dell'Espace II
La Renault Espace II (J63), prodotta dal 1991 al 1996, era disponibile in diverse configurazioni di potenza e motorizzazione, offrendo un ventaglio di scelte per adattarsi a diverse esigenze di guida e consumo. Le potenze variavano dalle 88 CV alle 150 CV.
Le dimensioni generali del veicolo erano: lunghezza di 4429 mm, larghezza di 1795 mm, altezza di 1703 mm e un passo di 2580 mm. Queste dimensioni la classificavano come un monovolume o MPV.
Le motorizzazioni disponibili includevano:
- 2.8 V6 (150 CV) Automatic (1991 - 1996):
- Velocità massima: 190 km/h (118.06 mph)
- Accelerazione 0-100 km/h: 11.1 s
- Accelerazione 0-60 mph: 10.5 s
- Consumi: 11.6 l/100 km (20 US mpg | 24 UK mpg | 9 km/l)
- 2.8 V6 (150 CV) (1991 - 1996):
- Velocità massima: 195 km/h (121.17 mph)
- Accelerazione 0-100 km/h: 10.3 s
- Accelerazione 0-60 mph: 9.8 s
- Consumi: 10.8 l/100 km (22 US mpg | 26 UK mpg | 9 km/l)
- 2.2i (107 CV) Quadra (1991 - 1996):
- Velocità massima: 170 km/h (105.63 mph)
- Accelerazione 0-100 km/h: 13.9 s
- Accelerazione 0-60 mph: 13.2 s
- Consumi: 10.3 l/100 km (23 US mpg | 27 UK mpg | 10 km/l)
- 2.2i (107 CV) (1991 - 1996):
- Velocità massima: 175 km/h (108.74 mph)
- Accelerazione 0-100 km/h: 12.9 s
- Accelerazione 0-60 mph: 12.3 s
- Consumi: 9.7 l/100 km (24 US mpg | 29 UK mpg | 10 km/l)
- 2.1 TD (88 CV) (1991 - 1996):
- Velocità massima: 160 km/h (99.42 mph)
- Accelerazione 0-100 km/h: 15 s
- Accelerazione 0-60 mph: 14.3 s
- Cilindrata: 2.1 l (2068 cm³ | 126.2 cu. in.)
Alla fine del 1992, la versione a gasolio, inizialmente sprovvista di marmitta catalitica, fu dotata di tale dispositivo per soddisfare la normativa Euro 1, in vigore dal 1º gennaio dell'anno seguente. Nel 1995, il propulsore diesel ricevette un nuovo turbocompressore a geometria variabile, che aumentò la potenza massima da 88 a 92 CV e la velocità massima da 162 a 167 km/h. Questa versione, denominata Espace 2.1 dTv, affiancò quella diesel con turbocompressore a geometria fissa. Il resto della gamma non subì variazioni significative dal debutto quattro anni prima.
Un'eccezionale derivazione dall'Espace II fu la concept Espace F1, un veicolo atipico con una carrozzeria abbassata, allargata e un motore V10 derivato dalla Formula 1 di quell'anno. Nonostante non abbia avuto un seguito produttivo, l'Espace F1 divenne celebre tra gli appassionati di automobili. Il suo V10 erogava una potenza massima di 810 CV e spingeva la vettura a una velocità massima di 312 km/h, penalizzata dall'aerodinamica dei passaruota allargati. L'accelerazione da 0 a 100 km/h avveniva in soli 2,8 secondi. Data la posizione centrale del motore nell'abitacolo, il pilota doveva sopportare temperature elevate (circa 60 °C) e un frastuono intorno ai 100 decibel. L'Espace F1, come altre vetture con motori derivati dalla Formula 1, poteva essere accesa solo esternamente.

La Praticità dell'Espace I e II
La Renault Espace, in entrambe le sue prime generazioni, è stata pioniera nel campo della praticità e della modularità. Se si è interessati alle prestazioni, la versione con le migliori performance della Espace I è la Renault Espace GTS, TSE, con una potenza totale di 110 CV e un rapporto potenza/peso di 10,96 kg/CV, una velocità massima di 170 Km/h e un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 11,9 secondi.
Tuttavia, se la praticità è la priorità, la Renault Espace Turbo D, DX, 2000-1 Turbo DX si distingue come un eccellente veicolo multiuso. Questa versione vanta un'autonomia di 925 chilometri e una capacità di carico di 910 litri, rendendola ideale per viaggi lunghi e per il trasporto di oggetti voluminosi. Il concetto di modularità, con sedili che potevano essere spostati, abbattuti o ruotati, garantiva una configurazione interna estremamente flessibile, capace di adattarsi a diverse esigenze, dal trasporto passeggeri al carico di merci.
La Renault Espace II ha mantenuto e perfezionato queste caratteristiche, offrendo un abitacolo ancora più rifinito e funzionale, con un design più moderno e accattivante. L'evoluzione del progetto, dalla fibra di vetro all'SMC, ha dimostrato l'impegno di Renault e Matra nel bilanciare innovazione, funzionalità e praticità d'uso, consolidando la posizione dell'Espace come punto di riferimento nel segmento delle monovolume.