Il mondo dell'audiofilia è in costante evoluzione, alla ricerca del suono perfetto e dell'esperienza d'ascolto più coinvolgente. In questo scenario, gli amplificatori ibridi rappresentano una soluzione sempre più apprezzata, combinando la musicalità e il calore delle valvole con la potenza e l'efficienza dei transistor a stato solido, in particolare i Mosfet. Questa sinergia tecnologica offre un'esperienza sonora ricca e dettagliata, capace di "addomesticare" diffusori anche impegnativi e di elevare la qualità dell'ascolto di musica liquida.

La Filosofia Ibrida: Armonizzare Valvole e Stato Solido
Un amplificatore ibrido integra componenti valvolari e a stato solido all’interno dello stesso dispositivo. Di norma, la sezione di preamplificazione utilizza valvole, spesso triodi come le 12AU7 o ECC86, per il trattamento iniziale del segnale audio. Questa scelta è dettata dalla capacità delle valvole di introdurre una distorsione armonica più gradevole all'orecchio umano, conferendo al suono una maggiore ricchezza timbrica, profondità e una certa "musicalità" o "calore". La filosofia alla base di questa configurazione è quella di catturare le sfumature e i dettagli che solo le valvole possono offrire, donando un carattere distintivo al segnale prima che venga ulteriormente elaborato.
Lo stadio di potenza, invece, impiega transistor, spesso Mosfet (Metal-Oxide-Semiconductor Field-Effect Transistor), per amplificare il segnale e pilotare i diffusori. I Mosfet sono scelti per la loro capacità di fornire un'elevata potenza in uscita, un'eccellente risposta ai transienti e una bassa impedenza di uscita, caratteristiche fondamentali per pilotare con autorevolezza diffusori di diverse impedenze e sensibilità. Questa configurazione consente di valorizzare la musicalità e il dettaglio delle valvole, mantenendo al contempo la capacità di gestire diffusori ad alta domanda energetica, aspetto che un sistema puramente valvolare di piccola potenza difficilmente potrebbe garantire in contesti come l'Home Theater (HT).
La tecnologia ibrida, quindi, rappresenta un punto d’incontro tra la tradizione delle valvole e l’innovazione dei transistor. Gli audiofili apprezzano questo equilibrio, poiché permette di ottenere un suono raffinato senza rinunciare alla praticità e alla versatilità, che sono spesso attributi associati agli amplificatori a stato solido. L'obiettivo è quello di combinare i punti di forza di entrambe le tecnologie per superare le limitazioni intrinseche di ciascuna, offrendo un'esperienza d'ascolto più completa e appagante.
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L'Ascesa degli Amplificatori Ibridi e la Rivoluzione dei Diffusori ad Alta Efficienza
Negli ultimi anni, si è assistito a una vera e propria "rivoluzione pacifica e silenziosa" nel mondo dell'audio: l'affermarsi di amplificatori valvolari di potenza relativamente contenuta ha spinto i progettisti di diffusori ad aumentare l'efficienza dei loro prodotti. Mentre in passato era raro trovare diffusori con un'efficienza superiore ai 90 dB, oggi il mercato offre diversi modelli che superano questa soglia. Questa evoluzione è stata un fatto molto positivo per gli amanti delle valvole, permettendo loro di godere appieno delle sfumature sonore anche con amplificatori di pochi watt.
Parallelamente, questa tendenza ha aperto nuove possibilità nel campo degli amplificatori a stato solido di piccola potenza. Se venti anni fa l'idea di un amplificatore a stato solido di pochi watt sarebbe apparsa "folle", poiché l'esistenza stessa dei transistor nell'Hi-Fi era legata alla produzione di potenza a basso costo e al pilotaggio di diffusori poco efficienti, oggi la situazione è cambiata. La vecchia regola "Spendi di più e prendi più watt!" non è più l'unica via: se servono solo pochi watt per pilotare diffusori ad alta efficienza, la necessità di amplificatori "mostri" da duecento watt diminuisce drasticamente.
Un altro importante sviluppo è stata la possibilità di costruire amplificatori concentrati in un solo chip. Tutti i circuiti per l'amplificazione sono ora racchiusi in un unico pezzettino di silicio, come nel caso del Sonic Impact T-Amp. Questi piccoli chip, progettati inizialmente per applicazioni che implicano piccole potenze in dispositivi come walkman, televisioni e computer, hanno dimostrato di possedere anche alcune caratteristiche interessanti per l'audiofilia. Ad esempio, un circuito di lunghezza pressoché nulla e l'assenza di punti di saldatura contribuiscono a una maggiore purezza del segnale.

Questo ha portato alcuni a tentare di costruire amplificatori hi-end partendo da questi chip. Un esempio famoso, sebbene non il primo, è il Lab47 Gaincard. Il Gaincard, pur essendo un prodotto di nicchia con un seguito fedele, aveva un prezzo che lo poneva in competizione con amplificatori valvolari di un certo prestigio. Tuttavia, l'idea di un suono meraviglioso, relativamente economico e facile da copiare, ha dato vita a un'ampia rete di autocostruzione, producendo i cosiddetti "Gainclone" per un costo molto inferiore.
In questo contesto si inserisce la JLTi, che ha basato la sua filosofia sull'esperienza dei "Gainclone", fornendo diagrammi, misure e componenti per la loro costruzione, oltre a link a forum dedicati. La JLTi è andata oltre la semplice "copia" del 47Lab, sviluppando un proprio approccio che, pur utilizzando i circuiti integrati in amplificatori a bassa potenza, si distingue per alcune innovazioni significative. La combinazione di un preamplificatore valvolare con uno stadio di amplificazione a stato solido basato su circuito integrato definisce il JLTi come un amplificatore ibrido, un esempio concreto di come questa tecnologia stia ridefinendo il concetto di amplificazione di qualità.
Vantaggi e Sfide degli Amplificatori Ibridi
Gli amplificatori ibridi offrono una serie di vantaggi significativi che li rendono una scelta interessante per molti audiofili. Il principale è la capacità di fondere il meglio di due mondi: la musicalità e il calore tipici delle valvole con la potenza e l'efficienza degli amplificatori a stato solido. Le valvole nella sezione preamplificatrice conferiscono al suono una tessitura ricca, una profondità maggiore e una resa più naturale delle voci e degli strumenti acustici, attenuando quella che a volte viene percepita come la "freddezza" o l'eccessiva analiticità di alcuni amplificatori a transistor.
D'altro canto, lo stadio finale a stato solido, spesso basato su Mosfet, garantisce una notevole riserva di potenza, essenziale per pilotare diffusori impegnativi o per l'utilizzo in sistemi Home Theater (HT) dove è richiesta una maggiore "grinta" e dinamica. Questa combinazione permette di ottenere un suono raffinato e coinvolgente, senza sacrificare il controllo e la capacità di gestire picchi dinamici. Ad esempio, l'idea di collegare a torri Klipsch un buon integrato ibrido nasce proprio dalla volontà di avere una qualità valvolare che possa "addomesticare" le torri, ma anche una buona riserva di potenza quando devono operare nel sistema HT.
Un altro aspetto positivo è la flessibilità. Molti amplificatori ibridi, come il JLTi, offrono la possibilità di effettuare il "valve swapping" (cambio delle valvole), consentendo all'utente di personalizzare leggermente il suono provando diverse tipologie di valvole NOS (New Old Stock) o di produzione attuale, per adattarsi ai propri gusti o all'acustica della stanza. Questo aggiunge un elemento di sperimentazione e divertimento per l'audiofilo.
Tuttavia, gli amplificatori ibridi presentano anche delle sfide. La complessità del progetto e la necessità di integrare due tecnologie diverse possono influire sul costo finale. Un buon ibrido nuovo con una sezione finale potente (almeno 130W RMS) può risultare piuttosto costoso, e l'acquisto può essere considerato "a scatola chiusa" se non si ha la possibilità di provarlo. Anche nel mercato dell'usato, trovare un ibrido con potenza adeguata a un prezzo contenuto può essere difficile.
Un'altra considerazione riguarda la potenza effettiva. Alcuni amplificatori ibridi, pur essendo ben suonanti, potrebbero non avere la potenza necessaria per pilotare diffusori a bassa efficienza o per ambienti molto grandi. Ad esempio, l'Audio Analogue Verdi, con 100W RMS, potrebbe non essere sufficiente per chi cerca una potenza superiore, suggerendo la necessità di valutare alternative come il cinese Xindak XA6950, un ibrido da 130W.
Inoltre, sebbene la combinazione delle due tecnologie sia il punto di forza, potrebbe esserci la tentazione di separare i due amplificatori (uno valvolare per l'Hi-Fi e uno a stato solido per l'HT). Tuttavia, utilizzare le stesse torri richiederebbe l'inserimento di uno switch sugli amplificatori, una soluzione che molti audiofili considerano un compromesso sulla qualità del segnale audio. La scelta di un amplificatore ibrido mira proprio a evitare questo tipo di compromessi, offrendo una soluzione unica e integrata.
La scelta dei componenti elettronici è sempre un punto delicato e influisce notevolmente sul costo finale. Progettisti come Joe Rasmussen (JLTi) si sforzano di ottimizzare il costo dei componenti, combinando elementi poco costosi in modo efficiente per fornire elevate performance senza compromettere la qualità del suono.
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Considerazioni sulla Potenza e l'Efficienza dei Diffusori
Quando si valuta l'acquisto di un amplificatore ibrido, la relazione tra la potenza erogata dall'amplificatore e l'efficienza dei diffusori è di fondamentale importanza. Spesso, si tende a pensare che "più watt sono meglio", ma questa non è sempre la verità, soprattutto nel contesto degli amplificatori ibridi che mirano a un'esperienza sonora raffinata.
Un amplificatore ibrido di qualità, come il JLTi con i suoi 35 W continui, è progettato per pilotare efficacemente diffusori con un'efficienza superiore agli 88 dB. Questo significa che anche con una potenza "nominale" non altissima, un amplificatore ibrido può offrire un'ottima esperienza d'ascolto se abbinato ai diffusori giusti. L'efficienza di un diffusore indica quanto volume produce con una data quantità di potenza; un diffusore più efficiente richiederà meno potenza dall'amplificatore per raggiungere un certo livello di pressione sonora.

La "grinta" e la dinamica necessarie, ad esempio, per un sistema Home Theater, non dipendono esclusivamente dalla potenza bruta. Sebbene un amplificatore con una maggiore riserva di potenza (come un 130W RMS) sia preferibile per evitare distorsioni a volumi elevati con diffusori a bassa efficienza, la qualità del suono a livelli di ascolto "normali" è spesso più influenzata dalla purezza del segnale e dalla capacità dell'amplificatore di controllare i diffusori.
Un esempio concreto di questa dinamica è il confronto tra il JLTi e un Marantz 500e. Nonostante il Marantz potesse avere una separazione stereo più ampia, il JLTi riusciva a ricreare un soundstage più credibile e una riproduzione più naturale degli strumenti acustici e della voce umana. Questo suggerisce che la qualità timbrica e la capacità di imaging di un amplificatore ibrido possono superare la pura potenza in determinati contesti d'ascolto.
Tuttavia, la dinamica e l'attacco possono essere punti deboli per alcuni amplificatori ibridi, specialmente se abbinati a diffusori particolarmente "difficili" o con curve di impedenza complesse. Ad esempio, il JLTi ha mostrato qualche limite nella dinamica quando è stato confrontato con un Marantz, ma ha rivelato le sue capacità in modo più chiaro con diffusori di impedenza "benigna" e con un'efficienza ragionevole.
La vera sfida si presenta quando si hanno diffusori a bassa efficienza o con un'impedenza "diabolica". In questi casi, anche un amplificatore ibrido ben progettato potrebbe faticare a pilotarli adeguatamente. Per questo motivo, è fondamentale considerare l'accoppiamento tra amplificatore e diffusori come un'entità unica. Non è sempre l'amplificatore più potente a suonare meglio, ma quello che si integra meglio con le caratteristiche dei diffusori e con l'acustica dell'ambiente.
Pertanto, quando si cerca un amplificatore ibrido, è consigliabile non focalizzarsi solo sui watt, ma valutare l'efficienza dei propri diffusori, il tipo di suono desiderato e il contesto di utilizzo (Hi-Fi, HT o entrambi). Un amplificatore ibrido ben bilanciato può offrire un'esperienza sonora di alta qualità anche con potenze "modeste", a patto che l'abbinamento con i diffusori sia oculato.
L'Importanza del Trattamento Acustico della Stanza
Il trattamento acustico della stanza d'ascolto è un fattore cruciale che influenza in modo significativo la percezione della qualità sonora, indipendentemente dalla tipologia di amplificatore utilizzato, inclusi gli ibridi. Contrariamente a un'opinione diffusa, trattare la stanza con pannelli fonoassorbenti (non isolanti) non è un "trattamento negativo", tutt'altro. Significa piuttosto ridurre o eliminare riverberi, risonanze e altre anomalie acustiche che potrebbero "inquinare" l'ascolto, rendendolo meno preciso e meno piacevole.

Anche nei sistemi audiofili di alta fascia, è comune aggiungere nella stanza elementi come tende, tappeti, arazzi e librerie disposte strategicamente, proprio con lo scopo di migliorare l'acustica. Questi elementi contribuiscono a disperdere e assorbire le onde sonore, impedendo che rimbalzino eccessivamente sulle superfici dure e lisce, fenomeno che causa riverberi e code indesiderate. La riduzione del riverbero permette al suono di giungere all'ascoltatore in modo più diretto e pulito, preservando i dettagli e la dinamica del segnale.
Nel contesto di un sistema che include amplificatori ibridi, e in particolare quando si mira a sfruttare appieno la qualità valvolare per la musica liquida in bicanale, un ambiente acusticamente controllato è ancora più importante. Le valvole, con la loro capacità di riprodurre sfumature e armoniche complesse, beneficiano enormemente di un ambiente che non introduca distorsioni o maschere acustiche. Un riverbero eccessivo potrebbe infatti nascondere i pregi intrinseci del suono valvolare, rendendo difficile apprezzare la sua musicalità e la sua capacità di "addomesticare" diffusori come le torri Klipsch.
In un ambiente Home Theater, dove la chiarezza dei dialoghi e l'impatto degli effetti sonori sono prioritari, il controllo del riverbero è altrettanto fondamentale. Risonanze e riverberi possono compromettere l'intelligibilità del parlato e rendere il suono complessivo confuso e meno coinvolgente. Pertanto, un buon trattamento acustico contribuisce a creare un'esperienza immersiva, dove ogni dettaglio sonoro è percepito con precisione.
Il trattamento acustico non deve essere necessariamente costoso o invasivo. Si possono ottenere miglioramenti significativi anche con soluzioni semplici e ben posizionate. L'obiettivo è creare un equilibrio, evitando sia una stanza troppo "sorda" (con eccessivo assorbimento) sia una troppo "viva" (con eccessivo riverbero). La percezione di un suono "piccolo, circolare e poco preciso" in una stanza con acustica sfavorevole, come è stato notato durante la prova del JLTi in una "serra" acusticamente pessima, è una testimonianza diretta di quanto l'ambiente possa influenzare negativamente le prestazioni anche di un ottimo amplificatore.
In sintesi, considerare il trattamento acustico della stanza come parte integrante del sistema audio, al pari della scelta dell'amplificatore e dei diffusori, è un passo essenziale per massimizzare il potenziale di un amplificatore ibrido e per godere appieno di un'esperienza d'ascolto di alta qualità.
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Esempi di Amplificatori Ibridi Noti e Progetti DIY
Il mercato degli amplificatori ibridi offre diverse opzioni, sia a livello commerciale che in ambito DIY (Do It Yourself), per soddisfare le esigenze di un'ampia gamma di audiofili. La ricerca di amplificatori ibridi, specialmente in fasce di prezzo più accessibili, è un tema ricorrente tra gli appassionati.
Tra gli amplificatori ibridi più noti nel segmento di fascia bassa e media, spesso menzionati in discussioni tra appassionati, figurano:
- Little Dot 1+: Un amplificatore per cuffie ibrido molto popolare, apprezzato per la sua capacità di abbinarsi bene con diverse cuffie, come le Grado SR80e e le AKG K701. È un'opzione interessante per chi cerca un suono valvolare a un costo contenuto.
- Schiit Lyr: Un altro amplificatore per cuffie ibrido che ha riscosso successo, spesso accoppiato con l'AKG K701.
Altri modelli e marchi che emergono in discussioni includono:
- Red Wine Audio Corvina: Sebbene in una fascia di prezzo più elevata, è un esempio di amplificatore ibrido che dimostra l'impegno di alcuni produttori nel combinare le due tecnologie.
- Luxman LV105 / LV-107u: Vintage con valvole sulla sezione pre e Mosfet nella sezione finale. Un modello come il Luxman LV-107u, in particolare con la modifica Dyssanayake, è stato descritto come capace di una trasformazione sorprendente, competendo con colleghi anglosassoni più trendy e mostrando le potenzialità di questi design ibridi.
- Xindak XA6950: Un ibrido cinese da 130W, spesso considerato come un'alternativa interessante per chi cerca potenza adeguata senza spendere cifre eccessive.
- Vincent SV-237MKII: Un esempio significativo di amplificatore integrato ibrido che utilizza un preamplificatore valvolare abbinato a uno stadio di potenza a transistor. Vincent si distingue per il suo impegno nel combinare qualità sonora e innovazione tecnica.
- PrimaLuna EVO 300 Hybrid Integrated: Un amplificatore ibrido moderno con preamplificazione a valvole (6x12AU7) e finale MOSFET by Floyd Design. Offre 100 W per canale su 8 Ω e 150 W su 4 Ω, con diverse opzioni di ingresso e uscita, ed è progettato per soddisfare l'audiofilo moderno che desidera un suono coinvolgente e raffinato, ma anche grande controllo sui diffusori e facilità di utilizzo.

Progetti DIY di Amplificatori Ibridi
Per gli appassionati con competenze elettroniche, l'autocostruzione di un amplificatore ibrido offre la possibilità di personalizzare il progetto e di contenere i costi. Un esempio è il progetto di un amplificatore cuffie ibrido che utilizza valvole 12AU7 o 12AT7 (o ECC86 per il pre) e Mosfet IRF610 per lo stadio finale.
Un progetto di Paolo, presente su Audiocostruzioni.com, propone un ibrido per l'ascolto di MP3 senza cuffie, con un pre basato su due valvole ECC86 e un finale della serie TDA. Questo progetto è apprezzato per la sua semplicità e il costo quasi nullo. L'utente ha modificato il finale utilizzando TDA2005 in configurazione Bridge, ottenendo 20W (forse) alimentati a 12V.
La lista della spesa per un progetto simile può essere sorprendentemente contenuta:
- 2 valvole ECC86 con zoccoli
- 2 finali con TDA2005 e dissipatore
- 1 contenitore metallico
- Minuterie, componenti, boccole, potenziometro e interruttore
Il preamplificatore, basato sulle ECC86, viene alimentato direttamente a 12V, con i filamenti delle valvole (piedini 4 e 5) messi in serie e alimentati a 12V (6V+6V). Il finale può utilizzare lo schema presente nel datasheet del TDA2005, prestando attenzione a un'adeguata dissipazione e alimentando il tutto con un alimentatore da 12V, almeno 2-3 ampere.
La progettazione di questi amplificatori DIY solleva anche questioni tecniche specifiche:
- Alimentazione di uscita: Si discute sulla tensione ideale, con proposte che vanno da +-12V realizzabili con stabilizzatori come il 7812, a tensioni più alte per le valvole. L'alimentazione dei filamenti è rigorosamente in DC, con un buon filtraggio.
- Driver: Utilizzo di un triodo con un generatore di corrente (ad esempio un JFET 2SK170). Si esplora la relazione tra tensione e prestazioni del triodo, con l'idea che tensioni più alte migliorino il funzionamento.
- Resistenza di catodo: Si valuta l'uso di un classico RC o di una polarizzazione a LED, con considerazioni sulla "freddezza" o "morbidezza" del suono e sull'eliminazione del condensatore di bypass.
- Accoppiamento: Diretto o con condensatore, con la possibilità di avere tensioni separate per il tubo e il finale.
- Generatore di corrente costante (CCS): Si discutono diverse implementazioni, come sistemi a JFET, LM317 o BJT con polarizzazione Zener/LED, e l'utilizzo dello schema C4S.
- Ritardo dell'anodica e dell'uscita: Circuiti per ritardare l'alimentazione della valvola e l'attivazione dell'uscita per prevenire "botte" iniziali e prolungare la vita delle valvole.
- Rumore di fondo ("soffio"): Un problema comune nei progetti DIY, spesso legato all'alimentazione o al posizionamento del potenziometro. La sua eliminazione richiede attenta progettazione e test.
Questi progetti DIY dimostrano come l'interesse per gli amplificatori ibridi non sia limitato al mercato commerciale, ma si estenda anche alla comunità degli autocostruttori, che cercano di replicare e migliorare le prestazioni di questi affascinanti dispositivi audio.
L'Innovazione e l'Evoluzione del Concetto di Amplificatore Integrato
Il concetto di amplificatore integrato ha subito una notevole evoluzione nel corso degli anni, riflettendo i cambiamenti nelle tecnologie audio e nelle esigenze degli ascoltatori. Dalla semplicità dei primi design, si è passati a soluzioni sempre più sofisticate, che spesso sfidano i confini tra integrato, preamplificatore e finale di potenza. Gli amplificatori ibridi, in questo contesto, rappresentano una delle manifestazioni più affascinanti di questa innovazione.

Vent'anni fa, l'idea che un amplificatore integrato potesse competere con le più prestigiose coppie pre-finale separate sarebbe sembrata audace. Oggi, invece, stiamo assistendo a un "ritorno dell'ampli integrato" che, pur richiamando il vecchio concetto degli anni '70, si distingue per una musicalità e prestazioni drasticamente competitive. Questo è particolarmente evidente in modelli che, come l'Ensemble Evocco, sono stati progettati con anni di lavoro per sintetizzare alla perfezione il "nuovo concetto di hi-fi", arrivando persino a mandare in pensione le coppie pre e finali separate della stessa casa produttrice. L'Evocco, ad esempio, è stato elogiato per la sua gamma acuta e per un'immagine sonora ampia e credibile, superando molte amplificazioni a stato solido.
Un altro esempio di questa ridefinizione è il McIntosh MA 6800, un integrato di nuova generazione che suona "bene quanto un finale 7300", offrendo versatilità e affidabilità eccezionali. La sua capacità di pilotare "tutto, dalle Apogeé alle Zingali", lo rende un punto di riferimento per chi cerca potenza e qualità.
Anche i produttori giapponesi hanno dimostrato una straordinaria capacità di innovazione. Il Pioneer A09, in grado di pilotare diffusori "vecchie, meravigliose, difficili, scorbutiche" come le Dalquist DQ 10, con una delicatezza, una finesse e una musicalità che pochi pre e finali separati di altissimo livello possono eguagliare. Questo integrato, che in realtà racchiude un pre di eccezionale livello e due strepitosi finali mono in classe A, ha ridefinito il concetto stesso di integrato, suggerendo che "il futuro fosse cominciato".
L'Electrocompaniet ECI 1, con prestazioni musicali direttamente paragonabili a quelle dei compagni di scuderia separati, e il Sansui AUX 111, un degno erede che ha superato i problemi di affidabilità e ripristinato la giusta gamma dinamica del suo predecessore, sono ulteriori esempi di come gli integrati moderni stiano raggiungendo livelli di eccellenza.
Modelli come il Galactron MK 2161, un "integratino da soli 30 watt" con la stessa sezione finale dell'amplificatore MK 2060, stupiscono per la timbrica raffinata, la coerenza e la dinamica, dimostrando che la qualità non è sempre legata a potenze esorbitanti. Il Sansui AU-D907, premiato in Giappone, si distingue per la sua dolcezza e un notevole nerbo nel trattare i segnali dinamici.
Anche in fasce di prezzo più accessibili, l'innovazione è evidente. L'AudioNote Oto e il Copland CTA 401 sono apprezzati per la loro musicalità e raffinatezza. L'AudioLink Sterling Revised, dopo sostanziosi aggiornamenti, è entrato in classifica grazie alla sua efficienza.
Gli amplificatori ibridi, in particolare, si inseriscono perfettamente in questa ondata di innovazione. La combinazione di valvole e Mosfet non è solo un compromesso, ma una ricerca attiva della sinergia tra le due tecnologie per ottenere un suono che, in molti casi, può offrire il meglio di entrambi i mondi. La flessibilità offerta dalla possibilità di "valve swapping", la potenza dei Mosfet e la musicalità delle valvole, rendono questi integrati particolarmente adatti a un pubblico esigente che cerca un equilibrio tra tradizione e modernità.
Questa "pacifica rivoluzione" nel mondo dell'Hi-Fi sta portando a una riconsiderazione del modo in cui si pensa alla costruzione e all'accoppiamento dei sistemi audio. Se amplificatori come il JLTi possono offrire prestazioni di alto livello con diffusori costosi, è chiaro che l'ordine di importanza sorgente/amplificatore/diffusori, e in particolare l'accoppiamento diffusori-stanza, devono essere attentamente valutati per esaltare il potenziale di questi innovativi design integrati.