L'Automobile, la Nostalgia e l'Infinito: Il Dialogo di Antonio Tabucchi con Fernando Pessoa

Fernando Pessoa, il poeta portoghese dalle mille voci interiori, ha saputo creare un universo letterario complesso e affascinante, popolato da "altri da sé" a cui aveva attribuito biografie e opere distinte. "Ricordo quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso," raccontava Pessoa, introducendo il concetto di eteronomia, una delle chiavi di lettura fondamentali per comprendere la sua vasta produzione. È proprio attraverso questo prisma, quello del profondo e lungo dialogo con l'opera di Pessoa, che Antonio Tabucchi ha tessuto le sue riflessioni, culminate nelle lezioni tenute a Parigi nel 1994 e poi raccolte nel volume "L’automobile, la nostalgia e l’infinito".

Queste lezioni, pubblicate per la prima volta in italiano a tre anni dalla scomparsa di Tabucchi, conservano il "tono orale" e il "linguaggio spontaneo" che ne caratterizzavano la genesi. Tale scelta editoriale accompagna felicemente la grande familiarità di Tabucchi con l'opera di Pessoa, una familiarità che nasce da una frequentazione lunga una vita, da quel "rapporto attivo proprio dei traduttori e dei critici". Tabucchi, scrittore italiano di fama internazionale, autore di romanzi, racconti, saggi e testi teatrali, considerato una delle voci più rappresentative della letteratura europea, ha dedicato gran parte della sua carriera intellettuale a esplorare e far conoscere l'universo pessoano. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo, e la sua opera è testimonianza di una profonda capacità di cogliere le sfumature del tempo e dell'animo umano.

Fernando Pessoa con i suoi eteronimi

Il percorso di Tabucchi nel mondo di Pessoa è iniziato in modo quasi casuale nell'autunno del 1964, quando, ancora studente a Parigi, si imbatté nella traduzione francese del poema "Tabacaria", firmato con il nome di Álvaro de Campos, uno degli eteronimi più celebri. Quel ritrovamento segnò l'inizio di un'immersione che lo portò a imparare la lingua portoghese e a considerare Lisbona, la patria di Pessoa, come una seconda patria dopo l'Italia e Parigi. Saper entrare in un paese straniero dall'interno, suggerisce Tabucchi, è un po' come nascerci.

La Genesi dell'Eteronimia: Voci Dentro il Poeta

La prima parte del volume "L’automobile, la nostalgia e l’infinito" si presenta in modo piuttosto sistematico. Nel prologo, Tabucchi annuncia i due temi principali su cui intende soffermarsi: l'adesione ironica di Pessoa alle avanguardie del primo Novecento e il nucleo tematico composto da tempo, nostalgia e scrittura. Successivamente, nella prima lezione, Tabucchi inquadra il concetto di "eteronimia", dedicando ampio spazio alla celebre lettera che Pessoa scrisse ad Adolfo Casais Monteiro il 13 gennaio 1935, documento fondamentale che ne narra la genesi.

Pessoa stesso descriveva la nascita dei suoi eteronimi come un processo quasi naturale, una sorta di scherzo che si trasforma in creazione. "Un giorno mi venne in mente di fare uno scherzo a Sa-Carneiro: di inventare un poeta bucolico e di presentarglielo come se fosse reale. Passai qualche giorno a elaborare il poeta ma non ne venne niente. Alla fine, un giorno in cui avevo desistito mi avvicinai a un alto comò e cominciai a scrivere, in piedi. E scrissi oltre trenta poesie, in una specie di estasi. […] E quanto seguì fu la comparsa in me di qualcuno a cui subito diedi il nome di Alberto Caeiro. Era apparso in me il mio Maestro." Questa confessione rivela la profondità e la complessità del rapporto tra Pessoa e le sue creazioni. Tra Pessoa e i suoi eteronimi, si legge, intercorre la stessa distanza che separa Shakespeare dai suoi personaggi, con una differenza sostanziale: gli eteronimi pessoani sono a loro volta poeti, "creature creatrici" con una loro autonomia e una loro specifica visione del mondo.

L'eteronimia non è, dunque, una semplice moltiplicazione di pseudonimi o alter ego. Sono personalità indipendenti che vivono autonomamente. Che si tratti di Ricardo Reis, del futurista Álvaro de Campos, del maestro bucolico Alberto Caeiro o dell'umile contabile Bernardo Soares, Pessoa ha costruito meticolosamente le loro vite, le loro passioni, le loro professioni. Questi personaggi, pur essendo di finzione, veicolano sentimenti "veri", appartenenti a una verità simbolica e universale.

Ritratto di Fernando Pessoa

Tempo, Nostalgia e la "Scrittura Altra"

Dalla seconda lezione in poi, il discorso di Tabucchi si fa più libero e divagante, invitando il lettore a una "flânerie erudita" nell'universo del poeta portoghese, piuttosto che a un'introduzione esauriente o a un approfondimento accademico rigoroso. L'obiettivo è piuttosto quello di stimolare la curiosità e il piacere della scoperta.

Uno dei temi centrali affrontati da Tabucchi è la "Nostalgia". Pessoa stesso ne fa un elemento cardine del suo sentire e della sua poetica, una nostalgia definita da Tabucchi come "Nostalgia al quadrato", ovvero nostalgia per interposta persona, nostalgia sul piano ipotetico. La parola "nostalgia", di origine greca (nostos, "ritorno", e algos, "dolore"), descrive il dolore del ritorno o, più in generale, un malinconico desiderio per un passato irrecuperabile o un luogo lontano. La sua etimologia, riconducibile secondo alcune fonti al XVII secolo e alla descrizione della sofferenza dei soldati svizzeri lontani dalla patria, si carica in Pessoa di significati esistenziali più profondi, legati alla memoria, alla perdita e al senso di estraneità nel presente.

Il rapporto con il Tempo è un altro pilastro della poetica pessoana che Tabucchi analizza con cura. Il tempo non è percepito come una linea retta e inesorabile, ma come un labirinto, un mistero insito nella vita stessa. I suoi scritti sono disseminati di riflessioni sulla caducità dell'esistenza, sul senso di mistero che avvolge la condizione umana e sull'enigma del tempo che scorre inesorabilmente, ma che può essere anche vissuto in dimensioni diverse, interiori e immateriali.

L'Automobile e le Avanguardie: Ironia e Distanza

Tabucchi tenta anche un'interessante "etnologia" dei testi di Álvaro de Campos, uno degli eteronimi più noti, associato a una modernità inquieta e a un'adesione alle avanguardie storiche. Per mostrare la distanza ironica di Pessoa dal "tipo" dell'artista d'avanguardia, Tabucchi individua una serie di oggetti simbolici che popolano i versi di Campos, tra cui spicca un'automobile. L'automobile, simbolo per eccellenza della modernità, della velocità, del progresso tecnologico e dell'espansione dei confini, diventa in questo contesto uno strumento attraverso cui Pessoa gioca con le aspettative e le convenzioni dell'epoca, manifestando un atteggiamento critico e disincantato. L'uso di un oggetto così potentemente moderno e "mondano" da parte di un poeta, e la sua integrazione nel vocabolario di un personaggio avanguardista, rivela la capacità pessoana di innestare l'ironia e la riflessione sulla realtà circostante, anche quella più effimera e tecnologicamente avanzata.

Una vecchia automobile d'epoca

L'atteggiamento di Pessoa nei confronti delle avanguardie è, infatti, caratterizzato da una sottile ironia. Non si tratta di un rifiuto totale, ma di una rivisitazione che ne smonta le pretese, ne evidenzia le contraddizioni e le trasforma in materia per una riflessione più profonda sull'arte e sull'esistenza. L'adesione ironica alle avanguardie del primo Novecento, come quelle che animavano riviste come il "Mercure de France", mostra come Pessoa sapesse navigare le correnti culturali del suo tempo con uno sguardo lucido e distaccato, capace di cogliere sia l'energia propulsiva sia la potenziale vacuità di certi movimenti artistici.

Dialoghi Ideali: Pessoa e Leopardi

Una delle lezioni più sorprendenti del volume è dedicata al confronto tra Fernando Pessoa e Giacomo Leopardi, un poeta che Pessoa conosceva bene e che rivisitava appropriandosene. Tabucchi scopre affinità inaspettate tra i due autori, in particolare tra la "finestra metafisica su Lisbona" di Bernardo Soares e la "siepe" leopardiana. Entrambe rappresentano punti di osservazione privilegiati sull'esistenza, soglie attraverso cui contemplare il mondo, la sua vastità e il suo mistero, ma anche la propria limitatezza e inquietudine.

Pessoa dedica a Leopardi un canto pieno di interrogativi, una sorta di risposta ideale alla celebre poesia "A se stesso" del poeta di Recanati. In questo canto, "come in una corrispondenza ideale," Pessoa esprime la sua idea di letteratura, una letteratura che segue delle leggi "altre" e "stregate", fatta di voci che si incrociano e si rincorrono nell'universo. La sua "poesia-Morse" si carica di domande, quasi in attesa di una risposta che forse non arriverà mai, ma che è il motore stesso della ricerca poetica. Tabucchi immagina che, se fosse stato a conoscenza di questo dialogo ideale, forse Borges avrebbe potuto continuare questa conversazione letteraria, ampliando ulteriormente il dialogo tra i grandi spiriti della letteratura mondiale.

Fernando Pessoa, l’io profondo e gli altri io

L'Infinito nell'Umano: Una Prospettiva Tabucchiana

L'opera di Tabucchi, nel suo disvelare il pensiero di Pessoa, ci invita a considerare l'infinito non come una dimensione trascendente e inaccessibile, ma come una potenzialità insita nell'esperienza umana, nella capacità di immaginazione, di riflessione e di creazione. La "Nostalgia al quadrato", l'eteronimia, il confronto con il tempo e le avanguardie, e persino l'uso ironico di simboli moderni come l'automobile, sono tutti modi per esplorare le infinite sfaccettature dell'io e del mondo.

L'importanza e l'universalità di Pessoa, sostiene Tabucchi, non risiedono soltanto nei contenuti universali disseminati nei suoi scritti - temi fondamentali quali la caducità dell’esistenza, la nostalgia, il senso di mistero insito nella vita stessa, l’enigma del tempo - ma nella forma stessa, in quella che Pessoa definì «eteronimia». È in questa capacità di moltiplicarsi, di essere "altri da sé" pur rimanendo profondamente se stessi, che si manifesta la dimensione dell'infinito. La scrittura diventa così il luogo privilegiato dove esplorare queste molteplicità, dove il tempo si dilata e la nostalgia si fa eco di un desiderio inesprimibile.

La figura di Antonio Tabucchi, scomparso nel 2012, emerge da queste pagine non solo come critico e studioso, ma come un vero e proprio interlocutore di Pessoa, un interprete appassionato capace di trasmettere con lucidità e sensibilità la complessità e la bellezza di un'opera che continua a interrogarci sul senso dell'essere e sull'infinità delle possibili identità umane. Il suo lavoro ci ricorda che, come diceva Tabucchi, il mondo accelera o decelera, si stanca, ma la letteratura, e in particolare quella di Pessoa filtrata dalla sua sensibilità, offre un rifugio e uno spazio di indagine inesauribile.

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