Il jukebox, la celebre "scatola musicale" che ha animato bar e locali fino agli anni '90, rappresenta un'icona intramontabile dell'intrattenimento pubblico. Il suo funzionamento, basato sull'inserimento di una moneta o gettone per abilitare la selezione dei brani tramite tastiera, è rimasto fedele a un principio di semplicità e immediatezza. Una volta selezionata la canzone, solitamente tramite un codice alfanumerico, il meccanismo a margherita contenente i dischi si muove finché il disco desiderato non si posiziona sotto il braccetto meccanico, che lo sposta sul piatto del giradischi, abbassa la puntina e avvia la riproduzione. Le sue radici affondano molto prima di quanto si possa immaginare, risalendo addirittura al diciannovesimo secolo, e la sua storia è un intreccio di innovazione tecnologica, competizione agguerrita e cambiamenti culturali.

Le Origini: Dal Fonografo a Moneta al "Nickel-in-the-Slot Player"
L'idea di un "distributore" a pagamento di musica ha origini strettamente legate all'utilizzo pubblico del fonografo, l'invenzione di Thomas Edison del 1877 per registrare e riprodurre il suono. Louis Glass, manager della Pacific Edison Phonograph Company, e il suo socio William S. Arnold, furono i pionieri di questo intrattenimento lucrativo. Il 23 novembre 1889, installarono al Palais Royal Saloon di San Francisco un'apparecchiatura fonografo alimentata da monetine, la prima appartenente alla Edison Class M Electric Phonograph. Brevettata nel 1890 con il nome di "Coin Actuated Attachment for Phonograph", questa macchina permetteva l'ascolto della musica attraverso uno fra quattro tubi di emissione, simili a stetoscopi, collegati a un fonografo elettrico inserito in un armadio di quercia. Inizialmente, questo congegno venne definito "nickel-in-the-slot player", e il suo enorme successo, con incassi di 1000$ in meno di sei mesi al Palais Royal Saloon, segnò di fatto il tramonto dell'epoca dei pianisti nei bar.
Questi fonografi "pubblici" iniziarono a comparire rapidamente in una varietà di luoghi, come stazioni ferroviarie, parchi di divertimento, centri commerciali, alberghi e ristoranti, grazie all'opera di aziende che in seguito sarebbero diventate colossi del settore: AMI, Seeburg, Wurlitzer e Rock-Ola. Sebbene il jukebox di allora somigliasse molto poco a quello che conosciamo oggi, essendo sostanzialmente un fonografo con quattro cuffie, rappresentava il germoglio di un'idea rivoluzionaria.
L'Evoluzione Tecnologica e la Nascita del Jukebox Moderno
Prima che il jukebox assumesse la sua forma iconica, furono necessari diversi sviluppi tecnologici cruciali. L'amplificatore elettronico a valvole, realizzato nei Bell Labs nel 1916, e i primi sistemi di altoparlanti capaci di sonorizzare ambienti grandi e affollati, furono passi fondamentali. Intorno al 1925/26, i dischi a 78 giri stampati da registrazioni elettriche iniziarono a sostituire i dischi acustici. Parallelamente, il design del fonografo a moneta fu migliorato e il meccanismo sviluppato per offrire un numero sempre maggiore di brani tramite la selezione automatica di dischi, insieme a metodi di pagamento più sofisticati (come la gettoniera meccanica capace di "memorizzare" il numero di brani pagati).
Il primo "vero" fonografo a moneta, in grado di offrire una selezione tra vari dischi, fu presentato nel 1927 dalla Ami, una fabbrica che si era già distinta nella produzione di pianoforti automatici. La Ami, pur anticipando gli altri costruttori divenuti poi famosi, non divenne mai la leader del mercato. Nel 1933, appena superato il periodo della Grande Depressione seguita alla crisi del '29, la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio. Sia Wurlitzer che Rock-Ola, anch'esse produttrici di pianoforti automatici a moneta, si trovarono a fronteggiare la crisi di questo settore, causata dalla grande diffusione della radio. I pianoforti a gettone, un tempo richiestissimi, furono rapidamente accantonati a favore del nuovo "compagno sonoro". L'idea di un apparecchio capace di permettere la selezione tra vari dischi sembrò una scelta vincente per difendere i loro prodotti. In pochi anni, il mercato fu invaso anche dagli altri due colossi del settore, la Seeburg e la Rock-Ola.

L'Era d'Oro: Design, Competizione e Popolarità
Fu solo nel 1937 che i fonografi a gettone iniziarono a essere chiamati "jukebox", un nome che probabilmente ebbe origine dall'espressione "juke joint", ovvero luoghi in cui gli schiavi africani si recavano per divertirsi e ballare dopo il duro lavoro nei campi, o da "juke-house", un riferimento in gergo alle case chiuse in cui la musica era proibita. Nonostante battute d'arresto negli anni '20 a seguito dell'arrivo dell'intrattenimento "gratuito" offerto dalla radio e dei danni economici della Grande Depressione, e dal 1942 al 1946 a causa della Seconda Guerra Mondiale che costrinse a riversare risorse e manodopera nello sforzo bellico, il jukebox ebbe una crescita costante in termini di diffusione e popolarità.
Gli apparecchi prodotti in questi anni avevano mobili in legno e permettevano di selezionare un massimo di 12 dischi, tutti rigorosamente a 78 giri, disposti in una pila verticale da cui venivano estratti e suonati di volta in volta. La Seeburg fu la prima, nel 1938, a produrre un jukebox decorato con le ormai famose materie plastiche illuminate, segnando un punto di svolta nel design.
La concorrenza tra le case produttrici in questo periodo fu agguerritissima. Ogni anno veniva prodotto un nuovo modello che doveva essere venduto principalmente ai noleggiatori, i quali a loro volta si occupavano di affittarlo ai gestori dei locali pubblici. Apparecchi ancora perfettamente funzionanti venivano rimpiazzati da modelli più nuovi, in una corsa al consumismo dettata dalla moda. I vecchi apparecchi ritirati dalle città venivano "passati" ai locali di campagna e in seguito spesso ritirati e demoliti, anche se erano tutt'altro che da buttare.
I designer proponevano apparecchi dalle forme sempre più accattivanti. Nel 1940 fu realizzato per la prima volta un jukebox la cui sommità, invece di essere squadrata, era ad arco. L'idea si rivelò brillante, tanto da determinare la linea di tutti gli esemplari dei successivi dieci anni. La Wurlitzer ebbe l'intuizione geniale di produrre un mobile che si potesse adattare universalmente a tutti i meccanismi interni, recuperando i vecchi apparecchi considerati antiquati prima della guerra per ricavarne pezzi di ricambio.
La musica nel dopoguerra, industria discografica e Jukebox
Il Dopoguerra e l'Icona Wurlitzer 1015
Nell'immediato dopoguerra fu condotta la più grande campagna pubblicitaria mai ideata per una macchina a moneta. Per la prima volta, un jukebox venne pubblicizzato non solo agli operatori del settore, ma al grande pubblico. Il Wurlitzer 1015, alias "Bubbler", prodotto e distribuito nel 1946 dalla Rudolph Wurlitzer Company, divenne in poco tempo il simbolo della voglia di divertirsi che contagiava come una febbre gli americani alla fine della guerra. Riviste e giornali pubblicavano intere pagine con fotografie di giovani che si scatenavano ballando attorno a questa macchina. Furono prodotti decine di gadget raffiguranti il mitico giocattolo musicale, e gli americani attribuirono a questo apparecchio un trionfo che vede ancora oggi nel 1015 un modello molto ricercato da collezionisti e amatori. Il Wurlitzer 1015, con le sue parti fuse in metallo, le parti in plastica, i tubi luminosi, le scritte e i loghi colorati e ben visibili, divenne presto fonte di ispirazione per il design di tutti gli altri brand di jukebox, divenendo forse il modello più iconico di tutti i tempi.

L'Innovazione Seeburg e la Rivoluzione dei 45 Giri
Nel 1948 la Seeburg, sempre all'avanguardia per la tecnologia, presentò il modello M100A, che consentiva la scelta tra 100 dischi, contro i 24 dei jukebox convenzionali. Fu un duro colpo per la Wurlitzer e per le altre marche concorrenti, che faticarono non poco per realizzare un prodotto competitivo. Come se non bastasse, in pochi mesi la Seeburg produsse l'M100B, che utilizzava 50 dischi da 45 giri incisi su entrambi i lati. Questa innovazione fu rivoluzionaria, poiché i dischi a 45 giri, più piccoli e maneggevoli, permisero di aumentare notevolmente il numero di brani disponibili in un singolo jukebox.
I Jukebox degli Anni '50 e '60: Design, Musica e Culto
Negli anni '50, il jukebox divenne il vero simbolo di un'epoca, punto di riferimento e modo di ritrovarsi di tanti giovani che, intorno a quel cassone, trascorrevano le domeniche ad ascoltare musica. In Italia, il gettone costava cento lire e permetteva di ascoltare tre canzoni. L'intrattenimento musicale a gettone assunse tante forme diverse; un esempio curioso è il box musicale che ospita una coppia di marionette musiciste che si esibiscono suonando mambo e cha cha cha non appena ricevono un soldo.
Tra i modelli più significativi di questo periodo, oltre al Wurlitzer 1015 e ai Seeburg M100A e M100B, troviamo:
Wurlitzer 500 (1938): Dotato di gettoniera originale americana, amplificato a valvole e capace di suonare 24 dischi a 78 giri. Un esemplare perfettamente conservato e funzionante è custodito nel Museo del Disco.
Seeburg M100C "Gold Star" (1950): Con un design futuristico e una capacità di 100 selezioni da 45 giri. Presentava un look "Golden Age" con il frontale in vetro e un pannello d'oro dietro, che creava un effetto tridimensionale.

Rock-Ola 1428 "Music Maker" (1950): Un imponente jukebox a 78 giri, con 20 selezioni.
Wurlitzer 1100 (1948): Con un design aerodinamico e una tastiera con 24 selezioni.
AMI F (1954): Caratterizzato da una vetrina tramite un apposito meccanismo e in grado di suonare 40 selezioni.
Seeburg V200 (1955): Capace di selezionare fino a 200 dischi da 45 giri, con un pannello frontale in plastica semitrasparente.
Rock-Ola 1455 "Tempo" (1957): Un modello di grande successo, con 120 selezioni da 45 giri.
Wurlitzer 2100 "Carillon" (1957): Con 200 selezioni da 45 giri, caratterizzato da un design con le ali di aereo.
Seeburg J (1957): Un jukebox che combinava un design accattivante con la capacità di suonare 100 dischi da 45 giri.
Rock-Ola 1465 "Regent" (1958): Successore del modello Tempo, presentava un design elegante e 120 selezioni.
Seeburg 222 (1959): Il primo jukebox stereofonico, con un design "fantascentifico" e la capacità di riprodurre 160 selezioni da 45 giri.
Wurlitzer 2400 (1960): Con 200 selezioni da 45 giri e un design moderno.
Rock-Ola 1494 "Mystic" (1962): Caratterizzato da un design imponente con luci e cromature.
Seeburg LPC1 "Low Profile Console" (1964): Con un design più compatto e la possibilità di selezionare fino a 160 dischi da 45 giri.

Anche il "molleggiato" Adriano Celentano dedicò al jukebox una canzone che in una strofa diceva "La felicità costa un gettone per i ragazzi del juke box…". Il jukebox ha poi fatto la sua comparsa in tantissimi film e telefilm, da ricordare ad esempio il meccanico e latin lover Fonzie che, in Happy Days, lo azionava con un pugno ben assestato. Questi apparecchi hanno ancora oggi la capacità di ammaliarci e trasportarci in un'altra dimensione. Per gli amanti di questi apparecchi, i jukebox sono dei veri oggetti di design e possedere un vecchio apparecchio funzionante è un'autentica fortuna. Si possono trovare nei negozi di antiquariato, contattando privati o scegliendo modelli online.
I Jukebox degli Anni '70 e Oltre: Adattamento e Specializzazione
Negli anni '70, l'industria del jukebox continuò a evolversi, cercando di adattarsi ai cambiamenti nel gusto musicale e nelle tecnologie. I modelli di questo decennio, pur mantenendo la loro funzionalità principale, iniziarono a mostrare un'estetica più sobria e meno appariscente rispetto ai fastosi design degli anni '50 e '60. L'attenzione si spostò sulla capacità di contenere un numero maggiore di dischi e sulla qualità del suono, con l'introduzione di sistemi di amplificazione sempre più sofisticati.
Seeburg USC1 "Apollo" (1970): Un modello con un design moderno e la capacità di selezionare fino a 160 dischi da 45 giri.
Rock-Ola 450 "Tempo 2" (1972): Rappresentava l'evoluzione del popolare "Tempo", con miglioramenti nella meccanica e nell'affidabilità.
Wurlitzer 1050 "Star Wars" (1973): Un modello che cercò di attrarre un pubblico più giovane con un design futuristico, ma con scarso successo.
Seeburg STD2 "Stereo Disc" (1976): Un jukebox progettato per offrire un'ottima qualità del suono stereofonico, con una capacità di 160 selezioni.
Parallelamente, si assistette all'emergere di jukebox specializzati, come i modelli che potevano riprodurre dischi sia a 45 che a 33 giri, per adattarsi alla crescente popolarità degli album. Alcuni jukebox venivano persino dotati di funzioni aggiuntive, come la possibilità di visualizzare il titolo della canzone in riproduzione su un display digitale.
Il termine "JUKE-BOX", composto dalle parole inglesi "Juke" (danzare) e "Box" (scatola), continua a indicare la popolare "scatola musicale" che abbiamo trovato praticamente fino agli anni '90 in ogni bar, rappresentando un'epoca d'oro dell'intrattenimento musicale pubblico. Il jukebox, insieme al flipper, ha segnato un'era, rappresentando l'icona dell'intrattenimento pubblico nei bar, un simbolo di spensieratezza e condivisione.