Le Telefonate di Garlasco: Indizi, Interpretazioni e Controversie nel Caso Stasi

Il caso di Garlasco, che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, rimane una vicenda intricata e costellata di interrogativi. Un elemento centrale nell'analisi del delitto e nella costruzione del percorso giudiziario è rappresentato dalle numerose intercettazioni telefoniche e dalle chiamate effettuate da Alberto Stasi, in particolare quella al 118, che hanno suscitato dibattiti accesi tra inquirenti, esperti e opinione pubblica. Queste registrazioni non solo offrono uno spaccato delle reazioni di Stasi immediatamente dopo la scoperta del corpo, ma rivelano anche dettagli significativi sulle sue conversazioni con i familiari e il suo avvocato nei mesi successivi all'omicidio.

Microfono per intercettazioni telefoniche

La Chiamata al 118: Cinquantasette Secondi di Dibattito

La telefonata fatta da Alberto Stasi al 118 di Pavia alle 13:49 del 13 agosto 2007, poco dopo il ritrovamento del corpo di Chiara Poggi nella villetta di Garlasco, è durata cinquantasette secondi ed è diventata uno degli elementi più discussi e controversi del caso. In questa chiamata, Alberto esordisce chiedendo un'ambulanza «in via Giovanni Pascoli a Garlasco». Solo dopo circa venti secondi, incalzato dall'operatrice, spiega il motivo della chiamata: «Credo che abbiano ucciso una persona…». Ma poi si corregge: «Forse è viva… non ne sono sicuro…».

Quando l’operatrice chiede ad Alberto se la vittima sia «una sua parente», il ragazzo risponde: «No, è la mia fidanzata». Questa risposta arriva trentaquattro secondi dall’inizio della registrazione. La telefonata si conclude quando Alberto ha già raggiunto con la sua Golf nera la caserma dei carabinieri di Garlasco, che dista pochi metri dalla villa.

Delitto di Garlasco: La telefonata al 118 di Alberto Stasi

Secondo la Procura di Vigevano, da sempre convinta della colpevolezza di Stasi, il «tenore della chiamata» sarebbe quantomai «insolito». Si è evidenziato come nella voce di Alberto non si avvertisse panico, né alcuna emozione per un ragazzo a cui avevano appena massacrato la donna che amava. Questa mancanza di una "reazione standard" è stata spesso interpretata come un indizio di colpevolezza.

Le Anomalie Percepito e la Reazione al Trauma

Molti si sono interrogati sulle apparenti "anomalie" della telefonata: perché Stasi era così calmo? Perché ha chiamato Chiara "una persona"? Perché non ricordava il numero civico della via? Secondo la letteratura scientifica internazionale, queste reazioni non sono necessariamente prove di colpevolezza, ma possono essere sintomi dissociativi. Di fronte a un trauma schiacciante, la mente può entrare in uno stato di shock dove la realtà appare distorta o irreale, si sperimenta una "nebbia" cognitiva che causa vuoti di memoria e si attivano strategie di coping come la negazione. Quindi, chiamare la vittima, anche se è un soggetto a cui si è molto legati, "persona", può verosimilmente essere un meccanismo mentale di difesa per distanziarsi da un dolore insopportabile.

Un dettaglio spesso ignorato è quando Stasi dice: "Forse è viva". Da un punto di vista logico-investigativo, questo è un controsenso per un assassino, poiché se la vittima è viva, potrebbe incastrarlo. Esprimere questa flebile speranza poco si concilia con il profilo di chi ha appena commesso un omicidio.

Diagramma flusso cognitivo in stato di shock

Esiste il pregiudizio che tutti debbano reagire allo stesso modo, urlando o soccorrendo la vittima. Tuttavia, non è così. L’effetto "Freeze" porta molte persone, anche innocenti, a congelarsi emotivamente di fronte alla vista di un fatto con un impatto emotivo molto forte. Inoltre, personalità e immaturità giocano un ruolo; c'è chi non sopporta la vista del sangue o chi, per carattere, si blocca completamente. Le reazioni individuali sono diverse e imprevedibili di fronte a un impatto emotivo così violento.

La Controversia sugli Studi Americani e la "Scienza Spazzatura"

Alcuni esperti, per supportare la teoria che la telefonata di Stasi sia un grave indizio di colpevolezza, hanno citato studi americani sulle chiamate al 911, come “Nine-One-One Homicide Calls and Statement Analysis: Is the Caller the Killer?”. Tuttavia, è importante notare che, dopo vent'anni, questi studi sono ancora pesantemente contestati.

Alcuni definiscono i risultati di questo studio "scienza spazzatura", poiché cercano di applicare una logica lineare (A=colpevole, B=innocente) a un evento caotico come il trauma, che riguarda fenomeni mentali caotici che danno origine a comportamenti imprevedibili. Diversi ricercatori hanno provato a verificare l’attendibilità dello studio sulle chiamate al 911, ma hanno avuto risultati assai diversi. Negli Stati Uniti, molte corti penali non accettano più queste analisi come prove, in quanto prive di un tasso di errore noto e non condivise dalla comunità scientifica. In conclusione, la chiamata al 118 di Alberto Stasi, da sola, non prova assolutamente nulla.

Altre Telefonate Rilevanti: Il Dialogo con la Madre di Chiara

Poco più di un mese dopo il delitto di Garlasco, il 28 settembre 2007, Alberto Stasi ha chiamato la madre di Chiara Poggi, Rita Preda. La telefonata si apre con un «Ciao Rita sono Alberto», mostrando le due persone sicuramente provate da quanto accaduto una quarantina di giorni prima. Nell’audio si sente l’ex fidanzato di Chiara chiedere informazioni sui giorni di apertura del cimitero, con l’intenzione di andare a trovare Chiara. Rita Preda risponde «vai che Chiara è contenta», ma il ragazzo si mostra dubbioso a causa della possibile presenza dei giornalisti.

Il problema della presenza dei giornalisti induce i due a rimandare un incontro di persona. A questa richiesta, però, la madre di Chiara Poggi mette in guardia Alberto Stasi: «Alberto te l’ho sempre detto che io e te siamo… purtroppo adesso siamo due parti contrapposte, passerà». Come spiega Rita Preda, «dobbiamo aspettare ancora un po’ a vederci, questa situazione deve chiarirsi un po’». Questa conversazione rivela la tensione e la frattura emotiva e legale che si era creata tra Alberto e la famiglia di Chiara, con la madre che riconosce esplicitamente la loro nuova condizione di "parti contrapposte".

Mappa delle vie menzionate nel caso Garlasco

Le Chiamate con il Padre: Il Timore di Non Avere un Alibi Solido

Tra gli audio già pubblicati figurano le telefonate del 23 agosto 2007 tra Stasi e il padre, Nicola. In queste conversazioni emerge il principale timore di Alberto: quello di non disporre di un alibi solido e di apparire agli inquirenti come l’unico possibile responsabile.

Nicola Stasi, in un momento, dice: «La nostra speranza è che trovino subito qualcosa… a questa indagine per tutti questi reperti che hanno lì a Parma, sennò è la nostra rovina… in tutto e per tutto». Questa frase rivela la forte preoccupazione del padre per la posizione del figlio e la speranza che le analisi forensi potessero scagionarlo.

In un'altra intercettazione, Alberto Stasi dice: «Non è facile». Sono passati solo dieci giorni dall’omicidio, e si ipotizza che cosa non fosse facile per lui: "Non è facile" vivere senza Chiara? "Non è facile" accettare che Chiara sia stata uccisa? "Non è facile" essere sospettato? O "Non è facile" affrontare il post-omicidio da colpevole de facto? Alberto Stasi non ha infatti negato in modo credibile di aver ucciso Chiara, non ha detto «io non ho ucciso Chiara, ma sono sospettato del suo omicidio e non è facile». Parliamo per essere compresi e non fraintesi.

Nicola Stasi: «Possibile che è tutto contro di noi?» Questa dichiarazione conduce a ritenere che con «Non è facile» Alberto Stasi non si riferisse al dolore per la perdita di Chiara bensì alla sua condizione di sospettato. Quando Alberto Stasi dice «peggio di così non poteva andare, la persona sbagliata, il momento sbagliato, nel luogo sbagliato» è sempre a se stesso che sta pensando e non a Chiara; nell’elenco del «peggio di così non poteva andare» manca l’omicidio della fidanzata.

Grafico delle emozioni comuni durante un trauma

In sintesi, soprattutto dieci giorni dopo l’efferato delitto, ci si sarebbe aspettati che, se innocente de facto, dicesse «peggio di così non poteva andare, un pezzo di m***a mi ha ucciso la fidanzata e ora sospettano di me, ma io non l’ho uccisa e dalle risultanze investigative emergerà la verità» e invece no. Peraltro è lui a dirci di essere stato nel momento sbagliato nel luogo sbagliato e proprio l’ultimo a vedere Chiara. L’ultimo a vedere Chiara non può che essere stato l’assassino.

Alberto Stasi si autocensura, è monotono, l’impressione che dà è che non ce la faccia a simulare una rabbia che non ha. Inoltre, nelle parole di Alberto Stasi non c’è traccia di compassione per Chiara, manca ogni segnale di dolore per le sue sorti.

Perché, dopo soli dieci giorni, Alberto Stasi è così pessimista? Vuole forse aprirsi con il padre? Nicola Stasi risponde: «L’ho capito benissimo. Ci sono tutti i reperti che stanno analizzando, hanno lavorato una settimana in quella casa lì. Fino adesso è tutto contro di noi ma dopo però non hanno scoperto tutto. Non hanno eee finito le indagini. Gli ci vuole il suo tempo». E ancora: «Aspettiamo, aspettiamo, per piacere, aspettiamo, ma non bisogna solo aspettare il peggio, bisogna anche avere un po’ di fiducia, bisogna essere un po’ ottimisti, e che cazzo!». E aggiunge, in un altro momento: «Ma faremo fatica, faremo fatica, fatica, porca puttana, a dimostrarlo, ma non hai fatto niente. Spenderemo un sacco di soldi ma non abbiamo fatto niente».

La Telefonata con l'Avvocato Giarda: La Questione dei Tempi

Un’ulteriore intercettazione del 15 novembre 2007, resa pubblica in un programma televisivo, introduce un tassello decisivo sul tema dei tempi. Nella conversazione inedita tra Alberto Stasi e il suo legale, Angelo Giarda, il difensore chiede conto a Stasi di quanto riportato in un programma televisivo dove si parlava della chiamata ai soccorsi partita la mattina del delitto, il 13 agosto 2007. «Da quando tu fai l'ultimo squillo a quando chiami la Croce Rossa passano solo sei minuti?», domanda Giarda. «Dicevano che sicuramente ero rimasto di più in casa ma saranno stati venti, trenta secondi», risponde il giovane.

Delitto di Garlasco: La telefonata al 118 di Alberto Stasi

“Sono sei minuti”, precisa “il giovane dagli occhi di ghiaccio”, respingendo l’ipotesi di una prolungata permanenza nella villetta di via Pascoli. “Io sarò rimasto lì davvero pochi secondi, venti o trenta. In quell’audio, infatti, Stasi non cita mai per nome Chiara, non piange e non appare disperato. Lui si giustifica parlando di panico, confusione e dettagli dimenticati: “non mi ricordavo neanche il numero civico della casa”.

Nello stralcio intercettato, Alberto Stasi parla dei suoi movimenti nella villetta che giustificherebbero i tempi stretti tra le due telefonate. «Sì, sei minuti, ma io son stato in ca… cioè io… infatti loro dicevano “ma sicuramente sei rimasto di più in casa, sembra”, ma io sarò rimasto lì davvero pochi sec… saranno stati venti secondi, trenta, cioè ho… facevo i movimenti, li ho fatti tutti veloci. Appena… appena ho vista son scappato via… e ho chiamato… quando ero… ero in macchina». Si noti il debole «sarò» invece di «sono». «Lì» dove? Ancora una volta non ha detto di essere entrato. Si noti «facevo i movimenti». Sono parole sue, non frutto di una contaminazione. Perché parla di generici «movimenti»?

Noi tutti parliamo in economia di parole, Stasi, nel finale, invece di emettere poche convincenti parole, invece di dire «(io) ho detto la verità» o «questa è la verità» mostra di avere bisogno di convincere con il triplo delle parole e facendo riferimento ad un’abitudine «come al solito, dico sempre la verità». «Non ho niente di inventato» che significa? Stasi non ha detto a Giarda di essere entrato in casa Poggi né di aver visto Chiara poco prima della telefonata al 118. Affermare il contrario è frutto di un’interpretazione e non della giusta lettura delle parole di Stasi.

L'Analisi del Comportamento e delle Dichiarazioni

Secondo la dottoressa Ursula Franco, medico, criminologa ed esperta di Statement Analysis, la telefonata di Alberto Stasi al 118 è ricca di informazioni. Il linguaggio è un riflesso della nostra percezione della realtà, e la telefonata di soccorso fatta da Stasi ha fornito indicazioni sullo stato del rapporto tra lui e Chiara Poggi al momento dei fatti. Nella telefonata Stasi ha definito Chiara Poggi «una persona», un dato che ha trovato conferma nelle intercettazioni. Il contenuto della telefonata al 118 non è un dato da leggere a sé; un caso indiziario va processato nella sua interezza.

Stasi non attese l’arrivo dei soccorsi, ma si diresse subito in caserma. Non solo non si accertò del numero civico di casa Poggi e non attese l’ambulanza, invitò invece i soccorritori ad una caccia al tesoro e si recò dai carabinieri per un colloquio di nessuna utilità. L’analisi comportamentale ci dice che Stasi aveva un copione da seguire in seguito alla «scoperta» del corpo: chiamare il 118 e andare dai carabinieri. Infine, Stasi non disse all’operatore di essere entrato in casa Poggi poco prima di quella telefonata e di aver trovato il corpo di Chiara.

Immagine che illustra una persona in uno stato di stress prolungato

Nella telefonata con l’avvocato Giarda, Stasi fornì una risposta non convincente perché ricca di pause ed autocensure. Non è riuscito a pronunciare la parola «casa» per intero se non per bocca di altri, ovvero quando ha citato gli inquirenti. L'analisi della dottoressa Franco esclude che Stasi abbia mai affermato in modo credibile di essere entrato in casa Poggi prima della chiamata di soccorso e dunque non poteva conoscere la scena criminis se non perché autore del reato. E, se così fosse stato, non sarebbe stato necessario analizzare le sue suole delle scarpe, quelle dei soccorritori e tantomeno fare esperimenti in merito alla camminata nell’ambito della scena criminis.

Il fatto che i carabinieri abbiano preso la pressione arteriosa a Stasi non è un dato che lo scagiona perché non può leggersi univocamente. Nell’ottica della sua colpevolezza de facto, quella sancita dalla Suprema Corte, Stasi non stava bene non per lo shock del ritrovamento, egli infatti non disse di essere entrato in casa, ma perché, da circa 5 ore, essendo l’autore dell’omicidio, era in preda allo stress dovuto al timore di venir smascherato. Quando lo stress è prolungato, l’organismo non è in grado di riprendersi e continua a rilasciare corticoidi, adrenalina e noradrenalina. Disturbi allo stomaco e all’intestino come nausea, vomito, diarrea e gonfiore sono sintomi di questo stato di allerta prolungato. Un assassino si trova in uno stato di allerta prolungato a causa della paura di essere catturato.

La pletora di telefonate che Stasi fece a Chiara dopo l’omicidio, peraltro in modalità diverse, e il fatto che abbia scavalcato il muro di cinta della villetta sono una riprova dello stato di stress nel quale versava. Stasi ha dichiarato a sommarie informazioni: «Ricordo che la sera prima, quando ci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Groppello Cairoli in una casa di riposo», e dunque perché tempestò Chiara di telefonate?

È inaspettato che Alberto Stasi sia approssimativo sulla data di morte della fidanzata e che pronunci per ben due volte le parole «ero già bello che a posto». Quando Alberto Stasi dice «l’ho messo quando sono tornato a casa» è vago e dunque lascia spazio alla possibilità che abbia attivato l’allarme al ritorno dall’omicidio. E poi è ancora una volta inaspettata l’ironia che segue, è, infatti, oltremodo fuori luogo la frase «a meno che mi calo dal camino». L’ironia, presente in altre sue intercettazioni, non solo è fuori luogo perché inaspettata visto il contesto, ma è anche un segnale del fatto che Alberto Stasi è stato da subito sfidante nei confronti degli inquirenti.

La Cronologia degli Eventi e il Comportamento di Stasi

Chiara Poggi è stata uccisa poco dopo le 9:12 del 13 agosto 2007. Stasi ha acceso il pc alle 9:36 ed è rimasto al pc per soli 3 minuti, fino alle 9:39, poi l’ha spento, ha chiamato Chiara alle 9:45, ha ricevuto una telefonata da sua madre, ha riacceso il pc dalle 10:15 alle 12:20.

Alberto Stasi ha dichiarato: «Avevo messo la sveglia alle 9 come d’abitudine e la seconda sveglia alle 9:30». Sono parole sue. Alberto Stasi non era al pc durante l’omicidio. Ci ha forse detto di aver dormito la notte precedente all’omicidio? Ci ha forse detto a che ora si è svegliato e alzato la mattina in cui Chiara Poggi è stata uccisa? No, ci ha detto a che ora aveva messo la sveglia. Ha tenuto a dirci anche che era sua abitudine mettere la sveglia a quell’ora, perché?

La sera del 12 agosto 2007 Chiara Poggi attivò l’allarme perimetrale della villetta alle 23:27 mentre Alberto Stasi era con lei. Chiara non avrebbe attivato l’allarme a quell’ora se non fosse stata convinta che sarebbe rimasto a dormire con lei. In seguito lo disattivò e riattivò per far uscire o rientrare i gatti, una riprova che Alberto era intenzionato a restare con lei. Infine in un’occasione lo disattivò per far uscire Stasi.

La mattina dell’omicidio, Stasi non si recò a casa di Chiara Poggi con una bici nera da donna, usò invece la sua Umberto Dei Milano. La signora Franca Bermani ha dichiarato di aver visto una bicicletta nei pressi del cancello di casa Poggi verso le 9:10 del 13 agosto 2007. La testimone associò la presenza della bicicletta ad un risveglio precoce di Chiara ad opera dell’ospite con la bicicletta. Chiara aveva disattivato l’allarme perimetrale della propria casa alle 9:12, molto probabilmente in concomitanza con l’arrivo di questo soggetto. La Bermani non si è limitata però a dichiarare di aver visto una bicicletta, che tra l’altro vide da dietro e da circa 15 metri di distanza, ma l’ha descritta.

La telefonata di soccorso di Stasi è ricca di informazioni; dall’analisi di quella telefonata si inferisce lo stato del rapporto tra lui e Chiara al momento dei fatti. Non solo Stasi non ha soccorso Chiara e non ha favorito i soccorsi, ma l’ha definita «una persona». Il linguaggio è un riflesso della nostra percezione della realtà, per Alberto Stasi, al momento dei fatti, Chiara Poggi era semplicemente «una persona», non la sua fidanzata. Ed è anche interessante il fatto che Stasi abbia mostrato di aver avuto un copione da seguire: chiamare il 118 ed andare dai carabinieri. Stasi ha dichiarato a sommarie informazioni: «Ricordo che la sera prima, quando ci siamo lasciati, mi aveva detto che forse sarebbe andata a trovare la nonna a Groppello Cairoli in una casa di riposo». E dunque perché tempestò Chiara di telefonate quella mattina? Perché non ipotizzò che Chiara fosse uscita per recarsi dalla nonna e che non avesse portato con sé il telefono mobile? Ipotizziamo che una giovane donna non vi risponda ad una chiamata sul cellulare, che fate?

Stasi ha riferito di non aver visto l’auto di Chiara dall’esterno quando, poco prima delle 14:00, raggiunse via Pascoli. Dopo l’omicidio un assassino vive nel terrore, ha paura che la vittima si riprenda e lo denunci e poi teme di essere scoperto.

Delitto di Garlasco: La telefonata al 118 di Alberto Stasi

Il Meccanismo degli Errori Giudiziari e la Parcellizzazione delle Indagini

L'omicida di Chiara Poggi è già stato assicurato alla giustizia e non si è trattato di un omicidio in concorso, dunque dalla nuova indagine non ci si aspetta niente di nuovo. Il meccanismo che fa sì che venga riaperto un caso in cui il colpevole de facto è stato già condannato è lo stesso che fa sì che venga commesso un errore giudiziario (per errore giudiziario si intende la condanna di un innocente de facto ma anche l’assoluzione di un colpevole de facto).

Questo meccanismo è la parcellizzazione delle risultanze investigative; la parcellizzazione infatti impedisce di riconoscere la concordanza degli indizi in caso di colpevolezza o il contrario in caso di innocenza. La soluzione di un caso giudiziario si ottiene analizzando nel complesso le risultanze investigative.

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