La provincia di Modena è stata teatro di significative difficoltà per diverse concessionarie automobilistiche, in particolare quelle legate al circuito Fiat. Questa situazione non è un fenomeno isolato, ma riflette una più ampia crisi nel settore, caratterizzata da una ridotta competitività delle auto italiane rispetto ai modelli stranieri e da cambiamenti strutturali nel mercato della vendita di veicoli. Analizzeremo in dettaglio i casi della storica concessionaria Bellentani Auto e di Auto-In di Mirandola, oltre a considerare il contesto generale che ha portato a questi sviluppi.

La Crisi di Bellentani Auto: Da Azienda Storica a Caso di Concordato Preventivo
La Bellentani Auto di via Emilia Ovest a Modena, un'attività storica nata negli anni Trenta grazie ad Aldo Bellentani, padre dell'attuale presidente Mauro Bellentani, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento nella vendita di automobili. L'azienda si era espansa significativamente, raggiungendo l'importante traguardo del mandato Iveco nel 1975, che le consentiva anche la rivendita di automezzi industriali. Tuttavia, anni di successo si sono scontrati con una grave crisi di vendite e, di conseguenza, una significativa crisi di liquidità.

Le Prime Avvisaglie della Crisi Occupazionale
Le difficoltà finanziarie della Bellentani Auto si sono riversate inevitabilmente sul comparto occupazionale. I circa 70 lavoratori della concessionaria sono stati interessati dagli ammortizzatori sociali per diverso tempo. Inizialmente è stata attivata la cassa integrazione, seguita a gennaio del 2014 dall'avvio di una procedura di contratti di solidarietà per un anno. All'approssimarsi della scadenza di questa procedura, nel gennaio successivo, l'azienda ha comunicato l'intenzione di aprire una procedura di mobilità per quasi un terzo dei dipendenti, ovvero 25 su 70 complessivi.
Questa decisione ha generato forte opposizione da parte sindacale, con confronti serrati e assemblee con i lavoratori. Sebbene la comunicazione ufficiale per l'apertura della mobilità non sia arrivata immediatamente, l'unica novità ufficiale da gennaio ad allora è stato il trasferimento della rivendita di autovetture in via Sant'Anna, mantenendo in via Emilia Ovest quella degli automezzi industriali Iveco. Alcuni dipendenti, "annusando" l'aria di crisi, hanno scelto volontariamente di licenziarsi. Ndiankou Drame, sindacalista della Filcams/Cgil di Modena, ha evidenziato come il problema di Bellentani fosse più ampio, legato alla Fiat, ritenuta sempre meno competitiva rispetto ai produttori di autovetture straniere, più "appetibili" nel rapporto qualità/prezzo. Questo ha portato molti concessionari Fiat, a Modena come altrove, a "crollare".
L'Aggravarsi della Situazione e il Concordato Preventivo
La storia della Bellentani Auto si è ulteriormente complicata con l'attivazione della cassa integrazione straordinaria per tutti gli 81 dipendenti e, successivamente, la presentazione in Tribunale della domanda di concordato preventivo. Questo accordo sindacale, siglato circa dieci giorni prima, ha rappresentato una scelta inevitabile di fronte a una crisi che attanagliava da tempo l'azienda.
L'annuncio di Fiat di revocare la concessione dei marchi Fiat, Lancia e Alfa Romeo a Bellentani Auto, arrivato nel luglio, è stata solo la punta dell'iceberg. Dietro questa decisione si celavano mesi, forse anni, di difficoltà della storica concessionaria, un rapporto arrivato ai ferri corti con le banche e decine di denunce per reati che andavano dalla frode in commercio alla truffa. Il 5 agosto, la concessionaria ha presentato richiesta per concordato preventivo.
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Le Irregolarità nelle Immatricolazioni e le Truffe ai Clienti
I primi segnali concreti della crisi e delle irregolarità sono emersi l'anno precedente, coinvolgendo l'agenzia di pratiche auto Studio 21 e il comando della polizia stradale. La polizia ha ricevuto almeno una quindicina di denunce da parte di cittadini che sostenevano di aver acquistato un'auto da Bellentani che non sarebbe mai stata immatricolata. I veicoli sarebbero stati consegnati ai clienti con targa provvisoria mai "convertita" in definitiva. Tutte le denunce hanno indicato il nome di Lucia Bellentani, accusata di aver venduto auto che sono poi risultate senza immatricolazione. Contro di lei, la polizia stradale ha depositato denunce in Procura per ipotesi di reato che vanno dalla frode in commercio alla truffa.
Nonostante le difficoltà, Bellentani ha continuato a vendere auto fino a pochi giorni prima della revoca della concessione. Molti clienti che hanno acquistato un'auto negli ultimi mesi prima del concordato hanno ricevuto una lettera da Bellentani in cui si affermava che le banche stavano trattenendo "illegittimamente" il certificato di conformità. In realtà, per le auto già targate si trattava del libretto di circolazione, mentre per le auto nuove era il certificato che consente l'immatricolazione.
Le banche avevano chiuso i "rubinetti" del cosiddetto conto anticipo certificato di conformità, ovvero anticipavano i soldi per l'acquisto delle auto per conto della concessionaria, trattenendo i documenti fino a quando il conto non veniva saldato con la vendita al cliente. L'ipotesi è che i soldi della vendita delle ultime auto non siano mai arrivati in banca. Senza libretto e certificato di conformità, non era possibile ottenere dal PRA il certificato di proprietà e l'assicurazione non sarebbe più stata valida, rendendo le auto non idonee alla circolazione.
Decine di clienti infuriati si sono rivolti all'agenzia pratiche auto Studio 21, che lavorava per Bellentani. L'agenzia, assieme al PRA e alla Motorizzazione, ha trovato il modo per trascrivere almeno il certificato di proprietà. Tuttavia, i clienti hanno dovuto ripagare il passaggio di proprietà, circa 400 euro, risolvendo solo a metà il problema poiché mancava il libretto di circolazione, con il rischio di incorrere in multe.
Federconsumatori ha ricevuto numerose richieste di aiuto. Già a luglio, quindici persone si erano rivolte all'associazione per problemi sulla consegna dell'auto o dei documenti di immatricolazione e circolazione. La presidente provinciale Renza Barani ha spiegato che, contattando Fiat, sono riusciti a dirottare la consegna di alcune auto nuove presso la concessionaria Autorama a Sassuolo. Per le vetture a chilometro zero, intestate a Bellentani e già targate, il problema riguardava i documenti trattenuti dalle banche. Federconsumatori ha inviato diffide ad adempiere a Bellentani e ha invitato i clienti a non ripagare il passaggio di proprietà, poiché avevano già pagato e possedevano i documenti che lo provavano.

Auto-In di Mirandola: Un'Acquisizione per il Salvataggio
Anche la storica azienda di Mirandola Auto-In, un'altra concessionaria del gruppo Stellantis, è finita in fallimento. Questa situazione ha rappresentato un'opportunità per D&G Autogroup, un gruppo del settore automotive già presente nella provincia modenese con un fatturato di oltre 50 milioni di euro, 7 sedi in due regioni e la rappresentanza di marchi come Toyota, Skoda, Volkswagen, Yamaha. Sotto la guida dell'imprenditore mirandolese Moreno Golinelli, D&G Autogroup ha acquisito Auto-In, aggiungendo al proprio portafoglio i marchi Fiat, Fiat Professional, Lancia, Abarth e Alfa Romeo.
Moreno Golinelli ha dichiarato che da tempo avevano interesse a entrare nei marchi del gruppo Stellantis e che il "triste epilogo" di Auto-In ha offerto l'occasione per farlo, riuscendo a continuare l'attività di una storica azienda di Mirandola e salvando buona parte dei posti di lavoro. Questo "investimento importante" mira a dare fiducia al mercato della Bassa modenese, mettendo a disposizione una struttura più moderna e una molteplicità di servizi con standard elevati, pur mantenendo i costi contenuti. L'inaugurazione a Mirandola ha ospitato una mostra di pittura e ha permesso ai visitatori di vedere e provare la gamma Fiat, Alfa, Lancia, Abarth, accompagnata da un aperitivo e musica dal vivo.
Il Contesto Generale della Crisi delle Concessionarie Fiat
La situazione delle concessionarie Fiat a Modena e in altre parti d'Italia non è un caso isolato. La stampa economica ha riportato che Fiat starebbe per prolungare a tutto l'anno prossimo la cassa integrazione per i 5.300 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori a Torino. Questo per il perdurare della difficile situazione del mercato europeo e per l'incertezza nei rapporti tra azienda e lavoratori. Sebbene Fiat non abbia confermato l'indiscrezione, l'agenzia Bloomberg ha sostenuto di aver ricevuto tre conferme da persone all'interno dell'azienda.

Mancanza di Piani Industriali e Sottoutilizzo degli Impianti
Il nuovo lungo periodo di "cassa" verrebbe dopo quello terminato il 30 settembre. Il tempo dovrebbe essere utilizzato per preparare gli impianti per nuove produzioni, che però non sono state ancora comunicate. Fiat ha annunciato una strategia di massima basata su una linea di modelli alto di gamma (Alfa Romeo e Maserati). Dopo le Maserati prodotte a Grugliasco nello stabilimento ex Bertone, dovrebbe arrivare la SUV Maserati Levante per Mirafiori. Tuttavia, per ora, queste sono state solo "parole".
I sindacati hanno criticato Fiat per la mancanza di un piano industriale concreto per Mirafiori, annunciato da tempo ma non ancora presentato né varato, con i relativi investimenti. Ferdinando Uliano, segretario della FIM-Cisl, ha affermato che se Fiat intende prolungare la cassa integrazione, deve presentare un piano concreto. Bloomberg ha ipotizzato un incontro tra Fiat e i sindacati per discutere delle prospettive di Mirafiori.
Secondo indiscrezioni basate su informazioni raccolte presso la FIM-Cisl, nella prima metà dell'anno Fiat ha prodotto a Mirafiori circa 11.000 veicoli, contro una capacità di circa 300 mila all'anno. All'epoca, appena 2.000 operai lavoravano per tre giorni al mese per produrre l'Alfa Romeo MiTo. Le stesse fonti anonime che hanno riferito della lunga cassa integrazione per il 2014 avrebbero anche confermato l'annuncio di Sergio Marchionne sulla produzione della SUV Maserati Levante a Mirafiori dal 2015. In tal caso, la cassa integrazione per tutto il 2014 sarebbe giustificata dalla necessità di allestire le linee secondo le nuove necessità produttive.
Tuttavia, l'incertezza è stata alimentata dalla mancanza di una decisione ufficiale e chiara sui programmi futuri per la fabbrica torinese e i relativi investimenti necessari. A fine luglio era stato detto che entro fine settembre tutto sarebbe stato chiaro, ma i sindacati hanno lamentato il passaggio di agosto senza alcuna novità concreta.
Fattori Strutturali della Crisi del Settore Automotive
La crisi delle concessionarie non è un fenomeno limitato alle specifiche difficoltà di singole aziende, ma è inserita in un contesto più ampio di cambiamenti strutturali nel settore automotive. Un esempio significativo è la chiusura della storica concessionaria Auto Rugolo a Montebelluna dopo oltre un secolo di attività. Tra le ragioni della chiusura ci sarebbero stati gli spazi troppo grandi da gestire e l'aumento delle vendite di auto online. Molte case automobilistiche, come Hyundai che ha siglato un accordo con Amazon, stanno investendo sempre più nell'e-commerce, permettendo al cliente di scegliere e ricevere l'auto direttamente a casa, evitando il passaggio in concessionaria.
Negli anni '80, i concessionari Fiat erano più di 800; oggi sono meno di 300. Per molte case automobilistiche, la rete di vendita è diventata troppo onerosa, portando alla chiusura di numerosi punti vendita. Auto Rugolo ne ha pagato inevitabilmente le conseguenze, con i suoi spazi ora occupati dal Consorzio Agrario di Belluno Treviso.

Casi di Bancarotta Fraudolenta e Truffe nel Settore
Oltre alle difficoltà economiche generali, il settore ha visto anche episodi di frode e bancarotta fraudolenta. Un'indagine della Guardia di Finanza di Sassuolo ha portato all'esecuzione di un provvedimento del G.I.P. nei confronti dell'amministratore di una nota concessionaria d'auto sassolese fallita. Sembrerebbe che prima del fallimento, l'imprenditore avesse trasferito ingenti somme di denaro, centinaia di migliaia di euro provenienti dall'attività commerciale, sul proprio conto corrente. Questi capitali sarebbero stati utilizzati per stipulare e alimentare una polizza assicurativa del valore nominale di oltre 350mila euro intestata allo stesso. L'accusa è di bancarotta fraudolenta di tipo patrimoniale e di utilizzo di rapporti finanziari per scopi personali, anziché aziendali, violando l'art. 55, comma 3, D.Lgs n. 231/2007.
Un altro caso di truffa è emerso nel dicembre 2018 a Modena, dove un 28enne pavese (legale rappresentante e amministratore unico di una società) e un 34enne bergamasco (amministratore di fatto), con l'aiuto di un terzo, hanno affittato tre vetrine in via Tavoni, adibendole a concessionaria con l'insegna "Auto Zentrum". Hanno utilizzato il locale come set fotografico per annunci su piattaforme come Autoscout24 e Subito.it, attirando 37 ignari acquirenti, la maggior parte dei quali invitata a provare i veicoli su strada. Agli automobilisti sono stati fatti firmare contratti e consegnate le carte di circolazione, ma si è trattato di una truffa.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Modena e condotte dai Carabinieri di Savignano e Sassuolo, hanno portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare. I reati contestati sono truffa aggravata e continuata e bancarotta fraudolenta, quest'ultima imputabile grazie alla richiesta di fallimento della società. La Procura ha stimato che i truffatori si siano appropriati indebitamente di 445 mila euro, trasferiti sul conto corrente della società (dove al momento delle indagini rimanevano solo 60mila euro, sottoposti a sequestro) tramite bonifici degli acquirenti. Il 34enne bergamasco si è costituito, mentre il 28enne padovano è stato rintracciato e posto ai domiciliari. Questi episodi evidenziano come la crisi economica possa anche favorire l'emergere di pratiche illecite nel settore.
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