La controversa storia automobilistica di Gigi Farioli

L'ex sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli, è stato recentemente al centro di un acceso dibattito mediatico a causa della pubblicazione della targa della sua auto su un noto quotidiano locale. La vicenda, che ha generato non poche discussioni, ruota attorno a un presunto parcheggio in uno spazio riservato ai disabili e alla peculiare estetica del veicolo stesso. L'episodio ha spinto Farioli a reagire con un'iniziativa insolita, lanciando un concorso fotografico per rispondere alle critiche e chiarire la sua posizione.

Gigi Farioli a Busto Arsizio

Il parcheggio contestato e l'auto "inconfondibile"

Nei giorni scorsi, un articolo giornalistico ha mostrato la fotografia della BMW blu elettrico di Gigi Farioli, un'auto resa "inconfondibile" da un particolare rivestimento in tessuto vellutato. La didascalia della foto, e il contenuto dell'articolo, suggerivano che Farioli avesse parcheggiato il veicolo in uno spazio esplicitamente riservato ai disabili. Questa accusa ha naturalmente sollevato un'ondata di polemiche, in quanto il rispetto delle norme sul parcheggio e, in particolare, l'attenzione verso gli spazi dedicati alle persone con disabilità sono temi di forte sensibilità pubblica.

Secondo quanto riportato dal diretto interessato, l'auto non sarebbe stata parcheggiata completamente nello spazio per disabili, ma "forse, solo in parte". Questa precisazione, sebbene possa apparire come un tentativo di minimizzare l'accaduto, evidenzia una percezione differente della situazione rispetto a quella veicolata dalla stampa. La questione del parcheggio, seppur apparentemente marginale, assume un significato più ampio nel contesto della reputazione pubblica e del ruolo di ex amministratore.

La reazione di Farioli: un concorso fotografico contro la stampa

In risposta a quello che Farioli ha percepito come un attacco mediatico e una violazione della sua privacy, ha deciso di lanciare un concorso fotografico. Questa mossa, comunicata attraverso una nota stampa, rappresenta un tentativo di rovesciare la narrazione e coinvolgere la cittadinanza in un'iniziativa che, se da un lato mira a difendere la sua immagine, dall'altro strizza l'occhio all'interazione con il pubblico.

La nota stampa di Farioli esprime un profondo legame con la città e con la politica, affermando: «Qual è il più grande innamoramento mio? Elena. Il secondo? La politica e la città». Questo passaggio mira a sottolineare il suo attaccamento ai valori civici e al suo impegno per Busto Arsizio, elementi che intende ribadire nonostante le polemiche.

Il concorso fotografico proposto da Farioli prevede che le fotografie possano anche partecipare al "Wiki Loves Busto Arsizio 2017", un'iniziativa che suggerisce un intento più ampio di valorizzazione del territorio e della sua storia, al di là della controversia personale. Farioli ha dichiarato che, a partire dal 14 febbraio 2017, la sua auto è "libera da ogni possibilità di essere pubblicata", rispettando le leggi e i regolamenti sulla privacy che, a suo dire, prima non avrebbero permesso tale libertà. Questo riferimento normativo è cruciale, poiché solleva interrogativi sull'equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela della privacy individuale, soprattutto quando un personaggio pubblico è coinvolto.

Risolvere problemi di geometria con più figure - I, II e III Media [Tutorial per genitori]

Nei prossimi giorni, Farioli ha promesso di comunicare la composizione della giuria e i premi del concorso, specificando che il giudizio sarà insindacabile e che lui stesso sarà solo un membro della giuria, e non il presidente. Questa puntualizzazione sembra voler garantire l'imparzialità del concorso e mitigare qualsiasi accusa di auto-promozione o di controllo totale sull'esito dell'iniziativa.

Il contesto: Busto Arsizio e la sua storia calcistica

Per comprendere appieno il contesto in cui si inserisce la vicenda di Gigi Farioli, è utile fare un breve excursus sulla storia di Busto Arsizio e, in particolare, sulla sua società calcistica, la Pro Patria, menzionata nel testo. Sebbene la vicenda automobilistica di Farioli sia un episodio isolato, essa si svolge in un tessuto cittadino ricco di storia e passione.

L'Aurora Pro Patria 1919 S.r.l., meglio nota come Pro Patria, è una società calcistica italiana con sede a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Costituita il 3 giugno 2009 da Antonio e Savino Tesoro, in continuità con la fallita Pro Patria Gallaratese G.B. S.r.l., è subentrata ufficialmente il 26 giugno successivo con l'affiliazione alla FIGC. La Pro Patria vanta il maggior numero di presenze nella massima divisione nazionale tra i club calcistici della provincia di Varese, con 14 totali, incluse le due annate immediatamente antecedenti la riforma che ha dato il via alla Serie A a girone unico nel 1929-1930. Ha militato per l'ultima volta in Serie A nella stagione 1955-1956. Ha inoltre al suo attivo 19 stagioni complessive in seconda serie, l'ultima delle quali nel 1965-1966.

Gli albori della pratica calcistica a Busto Arsizio risalgono al 1881, con la fondazione della Società Ginnastica Pro Patria et Libertate, un prestigioso sodalizio polisportivo. In questo contesto, lo sport iniziò a essere praticato, seppur in via non ufficiale. Nei primi anni del Novecento nacque l'Aurora, il primo club specificamente dedicato alla pratica pedatoria, che nel 1907 disputò le prime partite ufficiali.

A metà della stagione 1912-1913, l'Aurora tentò con decisione di salire in Promozione. Tuttavia, a fine gennaio, la sconfitta fuori casa per 3-0 contro la Pro Lissone segnò una battuta d'arresto. Il dirigente bustocco Luigi Ferrario osservò che il terreno di gioco lissonese appariva assai più piccolo di quello di Busto Arsizio, ubicato presso via Cesare Battisti, dove l'Aurora giocava le gare interne. La società inoltrò pertanto un reclamo al Comitato Regionale Lombardo, chiedendo che la partita fosse invalidata in virtù di tale irregolarità. Sebbene altre due squadre, il C.S. Saronnese e la Gallaratese, avessero imitato l'esempio dei bustocchi presentando a loro volta un reclamo, il comitato lo rigettò.

L'Aurora si rivolse così alla presidenza federale di Torino, che il 20 febbraio 1913 inviò un delegato a verificare la situazione. Questi, constatando che effettivamente il terreno di gioco non fosse regolamentare, diede mandato alla presidenza di annullare tutte le gare disputate sul campo Lissone, per farle ridisputare sul campo regolamentare più vicino, ubicato a Monza. La partita Pro Lissone-Aurora venne dunque riprogrammata per il 9 marzo 1913. I lissonesi, però, la disertarono, e i bustocchi ottennero a tavolino la vittoria per 0-2. La gara di spareggio venne disputata il 6 aprile 1913 sul campo sportivo "Pro Gorla" di Gorla Primo, e terminò con il risultato di 2-1 in favore dell'Aurora, permettendo alla squadra bustocca di salire nel campionato di Promozione, equivalente all'attuale massimo livello regionale.

Stadio Speroni di Busto Arsizio

Le prime epoche della Pro Patria e l'esordio in Serie A

La Pro Patria ha una storia ricca di momenti significativi, che hanno contribuito a plasmare la sua identità e il suo legame con la città. La formazione della Pro Patria nella stagione 1928-1929 è un punto di riferimento importante. L'esordio in Divisione Nazionale, la massima serie dell'epoca, avvenne il 23 settembre 1927. Nella stagione 1928-1929, la Pro Patria fu una delle squadre qualificate al primo campionato di Serie A della storia. In quel campionato, vi fu la contestata gara del 20 gennaio 1929 a Novara, con una sconfitta per 3-2. Durante quella partita, il centrocampista Nicolò Giacchetti, fino ad allora presente in 34 gare di massima categoria, colpì l'arbitro Gama, protagonista di un arbitraggio fortemente contestato, venendo per questo motivo squalificato per un anno.

Alla stagione 1930-1931 risale l'appellativo "Tigrotti", che da allora ha caratterizzato e tuttora sostanzia squadra e tifoseria. Fu una felice intuizione del famoso giornalista della Gazzetta dello Sport Bruno Roghi, che in seguito fu anche a lungo storico direttore della rosea stessa. Questo soprannome è diventato un simbolo distintivo per la squadra e i suoi sostenitori, incarnando lo spirito combattivo e la determinazione della Pro Patria.

Retrocessioni, crisi societarie e risalite

La Pro Patria ha attraversato periodi di grande successo, ma anche di difficoltà e crisi. La squadra retrocesse in Serie B al termine del campionato di Serie A 1932-1933. Il campionato di Serie B 1933-1934 era allora articolato su due gironi di tredici squadre. La Pro Patria fu inserita nel girone A, tra nord e centro Italia, oltre a Catanzarese, Messina e Cagliari.

Il presidente cavaliere cedette all'Ambrosiana Paolo Agosteo e Natale Masera, e al Livorno Alfredo Monza, realizzando un buon incasso. Al loro posto, vennero ingaggiati il portiere Bonifacio Smerzi dall'Ambrosiana, Giuseppe Fiammenghi dal Milan e Antonio Severi dal Legnano. I biancoblù giocarono ad alto livello, guadagnando la terza posizione con 30 punti, 49 reti all'attivo e 25 al passivo, ottenendo l'ammissione al girone finale, ma non la promozione in Serie A, che andò alla Sampierdarenese. Il portiere Smerzi fece il suo esordio alla 7ª giornata, non subendo reti fino alla 12ª.

Nella stagione successiva, la Pro Patria si trovò alle prese con una gravissima crisi societaria, dovuta al peggioramento repentino delle fiorenti industrie tessili della zona a causa delle sanzioni imposte all'Italia per la guerra d'Etiopia. La società vide a forte rischio il prosieguo della propria attività calcistica. Chiuse il campionato 1934-35 sul fondo della classifica, scontando il declassamento nella nuova Serie C di nuova istituzione, in surrogazione della Prima Divisione.

Il presidente Cozzi rassegnò le dimissioni e nessuno volle subentrare. Dopo alcune insistenze, accettò la carica di commissario straordinario il ragionier Francesco Castiglioni, già presidente della Pro Patria Ginnastica-Atletica. Questo periodo di instabilità economica e societaria evidenzia come le vicende sportive fossero strettamente intrecciate con il contesto socio-economico dell'epoca.

I successi degli anni Quaranta e l'era post-bellica

Il campionato di Serie C 1940-1941 era articolato su otto gironi. Le squadre che si classificavano al primo posto erano ammesse a due gironi finali con diritto di accesso alla serie B per le prime due di ogni girone. La Pro Patria, inserita nel girone C (composto da 16 squadre), vinse il proprio raggruppamento in maniera eccezionale, con 52 punti conquistati davanti a Biellese (44 punti) e Varese (40 punti). Venne stabilito un record tuttora difficile da eguagliare, contraddistinto da 24 partite vinte, 4 pareggi, 2 perse, 67 gol fatti e solo 20 subiti.

La rosa dei titolari era formata dal portiere Antonio Turconi, detto Turconi I, non spettacolare ma sobrio ed efficace, e da una linea difensiva schierata con i quattro "mastini" Borsani, Antonio Bernacchi, Giovanni Ivaldi e Felice Renoldi. A centrocampo, lo storico capitano Egidio Crippa, nel ruolo di centromediano metodista, dirigeva le operazioni, con a supporto le mezze ali Borra ed Erba, che all'occorrenza davano una mano in difesa e passavano di prima palle invitanti alle punte Fasoli, Gallazzi e Pierino Dondi. Fasoli scattava, saltava l'avversario e andava a rete sovente. Gallazzi era un vero panzer, segnava da ogni posizione grazie al suo tiro potente e implacabile, un vero incubo per l'avversario di turno. Dondi, ala sinistra, scaltro, sornione e navigato, aspettava l'attimo fuggente per condannare l'avversario. Alla settima giornata di campionato, la Pro Patria aveva già conseguito 5 vittorie e due pareggi.

Il presidente Peppino Cerana, dopo la salvezza sofferta della stagione 1948-1949, era intenzionato a costruire una squadra che potesse giocarsela con le migliori, pronto a stendere un programma ambizioso ma concreto, cercando di mantenere i migliori elementi della rosa biancoblù e cercando rinforzi validi.

Formazione storica della Pro Patria

Gli anni Cinquanta e Sessanta: tra alti e bassi

La grave situazione in cui venne a trovarsi la società negli anni successivi trovò un'ancora di salvataggio in Mario Bettini, che venne eletto commissario straordinario. Riuscì in breve tempo a rimettere insieme i pezzi della vecchia dirigenza, portando anche nuovi soci. Dopo una tumultuosa assemblea tenutasi nella palestra di via Concordia, si giunse a un nuovo consiglio che elesse come presidenti Angelo Garavaglia e Pietro Labadini. La squadra venne affidata a Giacinto Ellena, mediano degli anni Quaranta tra le file di Torino e Fiorentina.

La Pro Patria et Libertate, lasciata la Serie A nel giugno 1956, nel campionato successivo andò incontro a una nuova retrocessione, scivolando addirittura in Serie C. Il comitato di reggenza formato da Garavaglia, Montani e Labadini, che aveva tenuto in piedi la società nell'ultimo anno e mezzo, diede le dimissioni. La gestione societaria fu assunta da alcuni imprenditori con commissario straordinario il dottor Ercolino Caimi; in seguito venne poi eletto presidente Daniele Pini.

La rosa dei giocatori era formata da tutti elementi provenienti dalla zona e comprendeva i portieri Danelutti e Filè, i terzini Azimonti, Taglioretti e Danilo Colombo, i mediani Rimoldi, Rondanini, Zagano, Pin e Vittorino Calloni, gli attaccanti Benvenuto Quaglia, Moroni, Turconi, Bernasconi, Mungai e Pagani.

Nel 1961, la Pro Patria venne scelta dalla FIGC per rappresentare l'Italia nella Coppa delle Alpi 1961, contribuendo alla vittoria finale vincendo le due partite giocate contro lo FC Sciaffusa. Dopo un sesto posto nel campionato di Serie B 1961-1962, la Pro Patria et Libertate lasciò la seconda serie al termine del campionato 1965-1966.

Risolvere problemi di geometria con più figure - I, II e III Media [Tutorial per genitori]

La risalita dagli anni Ottanta ai Duemila

La Pro Patria ha conosciuto un periodo di alternanza tra categorie inferiori e il ritorno nel calcio professionistico. Peppino Mancini e sotto la guida tecnica di Adelio Crespi, che poteva contare su una rosa composta da giovani promesse come Mela, Bosani, Bartezzaghi e Brunini, e gente esperta come Piaceri, Frigerio, Crugnola, Berra, Croci, Carminati, Brusadelli, Arturo Bosani, Fornara e Bosco, la società riconquistò la Serie C1 al termine del campionato 1981-1982, classificandosi seconda alle spalle della Carrarese di Corrado Orrico.

In C1, però, rimase per una sola stagione, segnata anche da una serie di episodi dubbi legati al calcio-scommesse che sarebbe poi esploso nelle stagioni successive. Alla fine della stagione 1987-1988, arrivò ultima nel girone B e retrocedette in Interregionale.

La risalita iniziò durante la stagione 1993-94, al termine della quale vinse il campionato di Eccellenza. La squadra ritornò a calcare i campi del mondo professionistico nella stagione 1995-96: la "Pro Patria et Libertate" non si iscrisse al Campionato di Serie D di quell'anno (pur rimanendo attiva la partita IVA e il numero di matricola FIGC) e l'allora Gallaratese, che aveva appena acquisito sul campo il titolo per partecipare al campionato di Serie C2, cambiò sede legale, colori sociali e nome. Questa operazione fu permessa dalle N.O.I.F. (Norme Organizzative Interne della Federazione), in quanto Busto e Gallarate sono paesi confinanti. Pertanto, la Pro Patria fece ritorno nei campionati professionistici, dando vita alla "Pro Patria Gallaratese G.B. Srl" (in breve "Pro Patria Srl") e mantenendo la matricola FIGC della Gallaratese.

Nella stagione 1997-1998, arrivò al 4º posto e in semifinale play-off incontrò la Triestina di Gambaro, Coti e Zampagna, perdendo la gara di andata 2-0. Al ritorno si portò sul 2-0 con reti di Polvani al 51' e Bandirali all'85'. Nel mezzo, ci furono diverse invasioni del terreno di gioco dei tifosi alabardati: in una di queste colpirono con uno schiaffo il proprio giocatore Bambini. Con il doppio vantaggio sarebbe stata qualificazione, ma gli alabardati segnarono al 97' con Gubellini, in un'azione convulsa. La gara venne sospesa al 98' per invasione di campo di alcuni sostenitori bustocchi che cercarono di colpire l'arbitro.

Durante la stagione 2001-2002, nel mese di febbraio, Gianfranco Motta venne sostituito da Carlo Muraro, ex attaccante dell'Inter degli anni Ottanta. Arrivò ai play-off con il quarto posto, in semifinale incontrò il Novara e lo eliminò pareggiando in casa la gara di andata per 1-1 con reti al 32' pt Salvalaggio (Pro) e 34' pt Palombo (N). Al ritorno, i tigrotti approdarono in finale con la vittoria per 2-1 grazie a una spettacolare doppietta di Stefano Dall'Acqua che segnò prima di astuzia al 18' del primo tempo e poi raddoppiò con una punizione-missile da trenta metri al 55' che si insaccò nel sette.

In finale play-off, affrontò la Sangiovannese di Leo Acori e la superò con un doppio 1-0, siglato da Simone Erba in Toscana e Marco Zaffaroni in casa, venendo promossa in Serie C1, dopo vent'anni di assenza. La squadra titolare era la seguente: Capelletti (Massimiliano Caniato), Toniolo, Dato (Pennacchioni), Asara, Salvalaggio, Zaffaroni, Erba (Ferraresso), Arioli, Dall'Acqua, Manicone, Romairone (Porfido); a disposizione Sgroni, Mariani, Trezzi, R.

Tifosi della Pro Patria esultano

Le stagioni più recenti e le difficoltà societarie

Il 2006-2007 fu una stagione travagliata e la salvezza sofferta. Inizialmente, Marco Rossi sedeva in panchina, ma fu poi sostituito da Loris Dominissini alla 15ª giornata. Quindi tornò Rossi, con cui furono evitati i play-out di un soffio, grazie a tre vittorie consecutive nelle ultime tre giornate. In particolare, l'impresa riuscì anche grazie a una partita che è passata alla storia: quella contro il Pisa allo "Speroni".

Nel campionato 2007-2008, in panchina venne riconfermato Marco Rossi. A un buon girone d'andata, chiuso nelle prime posizioni, seguì un girone di ritorno in involuzione: la Pro finì per giocarsi la salvezza ai play-out contro l'Hellas Verona.

Nei mesi precedenti, la famiglia Vender, titolare dal 1999 della maggioranza azionaria del club, aveva annunciato l'intenzione di farsi da parte. Il 26 giugno 2008 a Milano venne quindi formalizzato il passaggio di proprietà della Pro Patria, che venne rilevata da una cordata guidata da Giuseppe Zoppo (che subentrò ad Alberto Armiraglio alla presidenza), Fiorenzo Scaburri (nominato consigliere) e Roberto Cerboni (che, complici alcuni problemi di salute, rinunciò a un ruolo attivo nell'organigramma).

Il 31 luglio 2008, a seguito dell'esclusione di diverse società dalla Serie B in giù (tra le quali la Lucchese), la Pro Patria venne ripescata in Prima Divisione 2008-2009 (nuovo nome della Serie C1). La squadra debuttò in campionato con sei vittorie consecutive nelle prime sei giornate, issandosi in testa alla classifica del proprio girone e proponendosi quale pretendente alla promozione in Serie B.

Nei mesi invernali, a dispetto del clima sereno legato alla posizione in classifica e al fruttuoso calciomercato (che rinforzò la rosa con l'innesto dei centrocampisti Guilherme Raymundo do Prado e Andrea Migliorini), emerse una spaccatura in seno alla società: Zoppo iniziò infatti ad accusare Cerboni di non aver ottemperato alle proprie spettanze nella gestione amministrativa.

La realtà della situazione societaria si rivelò ai primi del 2009, allorché i calciatori denunciarono il mancato pagamento delle mensilità di stipendio e contributi da ottobre 2008 in poi. Nella circostanza, la Guardia di Finanza eseguì alcune perquisizioni nella sede sociale di via Ca' Bianca, interrogando anche alcuni tesserati. Nel mese di febbraio, il direttore generale Francesco Lamazza venne sollevato dal suo incarico, "reo" di aver presenziato a un flash mob di protesta dei giocatori presso il municipio, nella cui circostanza aveva criticato pubblicamente il presidente Zoppo. I giocatori, lamentando la gravità della situazione (giacché la carenza di fondi metteva a repentaglio la prosecuzione della stessa attività…).

Questo lungo percorso della Pro Patria riflette non solo le vicissitudini sportive, ma anche le trasformazioni economiche e sociali che hanno interessato Busto Arsizio e il calcio italiano nel corso di oltre un secolo. Le difficoltà societarie e le crisi finanziarie hanno spesso segnato la storia di molti club, evidenziando la complessità della gestione di una squadra di calcio, soprattutto in periodi di incertezza economica.

tags: #automobile #gigi #farioli