A partire dal 1991, l'Unione Europea ha introdotto una serie di direttive volte a ridurre l'inquinamento ambientale causato dai veicoli. Queste normative hanno portato all'individuazione di diverse categorie di appartenenza per i veicoli prodotti dalle case automobilistiche, le cosiddette classi Euro. Tali regolamentazioni ambientali sono stabilite dall'Unione Europea per limitare le emissioni nocive nei gas di scarico per i nuovi veicoli con motore a combustione interna e valgono per tutti i tipi di motori, diventando sempre più restrittive nel tempo per ridurre l'impatto ambientale.

La Nascita delle Normative Euro: Veicoli Pre-Euro e Euro 0
Convenzionalmente, l'insieme dei veicoli registrati precedentemente all'implementazione delle norme Euro 1 è designato come "Euro 0" o "Pre-Euro". Tale delineazione si riferisce principalmente alle automobili conformi alle specifiche fino al 31 dicembre 1992, che coincide con l'inaugurazione delle regolamentazioni dell'Unione Europea inerenti alle emissioni dei veicoli. I veicoli Euro 0 rientrano in questa categoria tutti i veicoli a benzina senza catalizzatore e quelli "non ecodiesel". Si tratta per lo più di mezzi immatricolati prima del 31/12/1992, data dopo la quale è diventata obbligatoria l’omologazione alla classe Euro 1. Questi modelli Euro 0 non dispongono di sistemi di post-trattamento dei gas di scarico e utilizzano carburi metallici nei combustibili, risultando tra i più inquinanti per la mobilità urbana.
Poiché causa di inquinamento, in molte città non possono circolare anche a prescindere dai blocchi del traffico, tranne che per alcune eccezioni come ad esempio le auto d’epoca. Sono spesso soggetti a restrizioni di circolazione sempre più stringenti e vietati in molte Zone a Traffico Limitato (ZTL) italiane. Per i veicoli immatricolati prima del 1992, quando non è annotata sulla carta la dicitura "rispetta la direttiva CEE n.91/441", che comporta l'appartenenza del veicolo alla fascia EURO 1, occorre ugualmente prendere contatto con la Motorizzazione Civile (oggi Dipartimento dei Trasporti Terrestri).
L'Introduzione di Euro 1 e i Primi Standard Antinquinamento
Dal 1° gennaio 1993, ogni auto è immatricolata almeno Euro 1. Le vetture classificate come Euro 1 sono tutte quelle immatricolate a partire dal primo gennaio 1993 e realizzate secondo la direttiva europea 91/441/CEE e 93/59. Questa normativa, in vigore dal 1993, ha obbligato a montare sui nuovi veicoli, anche commerciali leggeri, la marmitta catalitica e a usare l’alimentazione a iniezione nei motori a benzina. La norma Euro 1 ha introdotto limiti per il monossido di carbonio (CO), gli idrocarburi (HC) e gli ossidi di azoto (NOx), stabilendo che i veicoli devono rispettare tali limiti per poter essere immessi sul mercato, riducendo sensibilmente gli ossidi di azoto.
In alcuni casi, per le auto immatricolate come nuove tra il 1993 e il 1996, la carta di circolazione non riporta l’indicazione della direttiva europea di riferimento. Queste auto rientrano sicuramente nella classe Euro 1, obbligatoria per le immatricolazioni di auto nuove fatte dopo il 1 gennaio 1993.
La normativa "EURO" sulle EMISSIONI
Euro 2: Regolamenti Più Severi e Particolato
Nel 1997, più precisamente dal 1° gennaio, è entrata in vigore la norma Euro 2. Questa normativa ha proseguito il percorso tracciato dalla norma Euro 1, introducendo regolamenti più severi in materia di emissioni di gas di scarico, con un focus particolare sui veicoli a gasolio. Per la prima volta, la Euro 2 ha stabilito requisiti specifici per le emissioni di particelle (PM), imponendo modifiche per la riduzione delle emissioni inquinanti differenziate tra i motori a benzina e i diesel. La classe ambientale Euro 2 designa le auto immatricolate dopo il 1° gennaio 1997, quando l'entrata in vigore della direttiva 94/12 impose un'ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 ai veicoli prodotti.
Euro 3: Il Controllo del Sistema Antinquinamento con EOBD
La normativa Euro 3 è in vigore dal 2001, più precisamente dal 1° gennaio. È stato il primo regolamento a stabilire un limite di emissioni differenziato in base al tipo di carburante per i motori a benzina e diesel. Questa normativa ha imposto l’adozione di un sistema chiamato EOBD (European On-Board Diagnostic), per tenere sotto controllo il sistema antinquinamento. L’EOBD è un sistema di diagnostica di bordo che monitora e segnala, tramite apposite spie sul cruscotto, l'efficacia dei dispositivi di filtraggio, segnalando eventuali malfunzionamenti. Questo ha permesso una manutenzione puntuale e un mantenimento delle emissioni ai livelli iniziali di omologazione. Tutte le auto immatricolate dopo il primo gennaio 2001 sono omologate Euro 3.
Euro 4: Limiti Ancora Più Rigorosi e Diffusione del Filtro Antiparticolato
La norma Euro 4 è entrata in vigore dal 1° gennaio 2006. Questa normativa ha imposto limiti ancora più severi e ha introdotto requisiti ancora più rigorosi per le emissioni di monossido di carbonio rispetto alle norme precedenti. Rientrano nella classe ambientale Euro 4 tutte le vetture immatricolate a partire dal 1° gennaio del 2006 e fino al 2009. Queste sono state realizzate seguendo la stessa direttiva adottata per le Euro 3, la 98/69B, ma con l’aggiunta di un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2, per contrastare l’inquinamento atmosferico all’interno delle città. Anche se in qualche caso era già presente sulle diesel Euro 3, il filtro antiparticolato comincia a diffondersi sulle Euro 4.
Euro 5: Riduzione Drastica del Particolato e degli Ossidi di Azoto
La norma Euro 5 è stata introdotta nel 2009 per i nuovi modelli e nel 2011 per tutte le auto di nuova immatricolazione. Questa normativa, in vigore da ottobre 2008, ha introdotto limiti di emissione più severi rispetto alla precedente Euro 4, in particolare per quanto riguarda il particolato (PM) e gli ossidi di azoto (NOx). Per essere rispettata, la Euro 5 ha imposto l’adozione generalizzata del filtro antiparticolato sulle diesel e ha ridotto anche il livello di emissione delle auto a benzina. Per i motori diesel, le emissioni di particelle consentite sono state ridotte di cinque volte.
Rientrano in questa categoria tutte le vetture omologate dopo il 1° settembre 2009, ma con un’eccezione per quelle che erano già a listino all’entrata in vigore della norma, che hanno potuto essere immatricolate fino al primo gennaio 2011 nonostante non rispettassero gli standard Euro 5. Chi è proprietario di queste auto può godere di una certa tranquillità, in quanto, in generale, può circolare senza restrizioni. Solo le auto diesel Euro 5 fanno eccezione, visto che anche questa categoria viene spesso colpita dai blocchi del traffico per ridurre l’inquinamento cittadino.
Considerata ormai superata dalle esigenze attuali, la sua produzione si è infatti conclusa nel 2014, pertanto è possibile acquistare motori Euro 5 solo sul mercato dell’usato. Dal 2015 le vetture Euro 5 sono state escluse dai listini commerciali.

Euro 6: L'Attuale Standard e le Sue Evoluzioni
L'ultima direttiva è quella relativa agli Euro 6, la normativa è in vigore dall’1 settembre 2014 per le omologazioni di nuovi modelli, mentre è obbligatoria dall’1 settembre 2015 per tutte le vetture di nuova immatricolazione. Le auto Euro 6 sono tutte quelle immatricolate a partire dal 1° settembre 2015. Questo standard obbliga tutti i nuovi modelli immatricolati dopo il 1° settembre 2015 a rispettare limiti delle emissioni ancora più severi. Rientrano in questa normativa anche i motori ibridi a energia elettrica oppure con motore completamente elettrico. All’interno di questa categoria si sono poi aggiunte le sottocategorie Euro 6A, 6B, 6C e 6D-Temp che si differenziano tra di loro per il quantitativo di emissioni accertato in fase di omologazione. La norma Euro 6 è stata successivamente modificata nel 2018 (Euro 6c), nel 2019 (Euro 6d Temp) e nel 2021 (Euro 6d).
La norma Euro 6d Temp (provvisoria) ha riguardato principalmente un cambiamento nel modo in cui vengono effettuati i test, prevedendo la preparazione delle auto da parte dei costruttori per le nuove misurazioni delle emissioni di gas di scarico. Le migliorie tecniche apportate ai motori a benzina e, soprattutto, a gasolio rendono tuttavia sempre più difficile introdurre sensibili limitazioni alle emissioni. I dispositivi per diminuire queste ultime, infatti, renderebbero eccessivamente oneroso l’investimento per la progettazione di un motore a gasolio.
Il passaggio a classi Euro più recenti comporta significative riduzioni di CO₂, NOₓ e particolato, soprattutto merito dell’adozione di tecnologie come SCR (Selective Catalytic Reduction) e DPF (Diesel Particulate Filter) che garantiscono emissioni conformi ai limiti WLTP in condizioni reali di guida. Inoltre, l’evoluzione verso powertrain ibridi, plug-in e completamente elettrici favorisce l’azzeramento delle emissioni allo scarico, supportando gli obiettivi UE per la neutralità climatica. Questo percorso tecnologico si integra con la rete di ricarica e i sistemi di gestione energetica dei veicoli, ottimizzando consumi e riducendo l’impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita.

Filtro Antiparticolato (FAP/DPF): Una Tecnologia Chiave
Il Filtro Anti Particolato (FAP), noto anche come DPF (Diesel Particulate Filter), è un dispositivo capace di abbattere le emissioni di polveri sottili (particolato) prodotte dai motori diesel. Il funzionamento del Filtro Anti Particolato si basa sull’aggregazione delle polveri sottili (particolato fine o PM10), prodotte dai gas di scarico, in agglomerati di particelle più grosse, che vengono intercettate da un filtro inserito nel condotto della marmitta.
Per evitare l’intasamento che danneggerebbe il motore, il filtro Anti Particolato provvede periodicamente a rimuovere questi agglomerati bruciandoli (ossidandoli), attuando così quella che viene chiamata rigenerazione del filtro. I modelli Citroën e Peugeot sono dotati del Filtro Attivo Antiparticolato, che grazie a un additivo miscelato automaticamente al combustibile completa la rigenerazione a temperature inferiori.
In molti comuni le auto diesel possono circolare in deroga alle targhe alterne o al blocco del traffico solo se dotate di Filtro Anti Particolato (anche se rispettano la normativa Euro 4). Attualmente il Filtro Anti Particolato è montato di serie su numerosi modelli diesel di nuova costruzione e garantisce un’elevata efficienza nella riduzione delle polveri sottili. È però possibile far installare un modello semplificato di Filtro Anti Particolato anche successivamente (il cosiddetto montaggio in retrofit o after-market) su molti veicoli diesel, ma il rendimento è inferiore rispetto a quelli di serie.
Nonostante molti mostrino dubbi sull'effettiva emissione di PM durante la rigenerazione del filtro antiparticolato, gli studi mostrano che vi è sì un incremento di emissione di particelle, ma anche sommando il periodo di rigenerazione restano ampiamente ridotte rispetto a un veicolo sprovvisto di filtro di oltre il 95%. Gli autori specificano tra l'altro che si tratta di un aumento di particolato di dimensioni nanometriche che si disperde nell'aria essendo molto volatile.
Prospettive Future: Euro 7 e Mobilità Sostenibile
Lo standard Euro 7, la cui introduzione è attualmente prevista per il 2025, rappresenta un ulteriore salto in avanti nel controllo delle emissioni inquinanti. Tuttavia, la sua entrata in vigore potrebbe subire modifiche in base ai progressi dei lavori della Commissione Europea. A partire da luglio 2025, Euro 7 imporrà tagli fino al 50% delle emissioni di NOₓ rispetto a Euro 6, con soglie particellari equiparate a quelle del particolato fine. I nuovi limiti copriranno anche particolato derivante da freni e pneumatici, oltre a regolamentare le emissioni sonore. Verranno inoltre introdotte misurazioni più stringenti e prescrizioni sulla durata minima delle batterie nei veicoli elettrici. Saranno regolamentate anche le emissioni di particolato da usura di freni e gomme, finora non normate, misurate tramite protocolli RDE (Real Driving Emissions). Le case dovranno garantire affidabilità dei sistemi antiparticolato e soluzioni di recupero energetico, nonché un riciclo efficiente delle batterie. Innovazioni che puntano a favorire una mobilità realmente sostenibile, spingendo i costruttori a sviluppare soluzioni integrate con l’obiettivo di allinearsi agli impegni europei di riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.

Impatto delle Normative Euro sulla Circolazione e sul Valore dei Veicoli
L’aggiornamento a una nuova classe Euro incide su circolazione, costi e sostenibilità. Legislatori e amministrazioni locali revisionano periodicamente i limiti di accesso alle aree urbane in base alle emissioni, determinando permessi e divieti. In molte città italiane ed europee, infatti, si stanno introducendo restrizioni sempre più rigide alla circolazione dei veicoli più inquinanti, favorendo la scelta di auto elettriche, vetture ibride e macchine endotermiche a basso impatto ambientale. Le Zone a Traffico Limitato (ZTL) e le Low Emission Zones (LEZ) privilegiano i veicoli Euro più recenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria cittadina. Ogni comune stabilisce regolamenti specifici: molte aree escludono progressivamente auto fino a Euro 4, permettendo l’ingresso solo a modelli Euro 5, 6 o superiori. Tale distinzione è consultabile sulle pagine istituzionali dei rispettivi Comuni. Questo approccio incentiva l’aggiornamento del parco auto verso soluzioni elettrificate o ibride, riducendo congestione e polveri sottili, pur richiedendo una pianificazione di viaggi e spese in base alle normative locali.
Dal punto di vista economico, le tecnologie richieste per rispettare soglie più severe implicano investimenti iniziali in filtri, catalizzatori e sistemi avanzati di post-trattamento. Tuttavia, questi sforzi si traducono in consumi ridotti e manutenzione più efficiente nel medio termine. Il livello della sigla Euro di un veicolo influisce anche sul prezzo di mercato al momento della vendita: più avanzata è la classe, maggiore è il valore residuo. È per questo che i veicoli Euro 6 mantengono quotazioni più alte: grazie alla compatibilità con regolamenti vigenti e alle prestazioni ecologiche. In Italia, gli incentivi statali e regionali spingono l’acquisto di modelli a basse emissioni, offrendo bonus fino a 5.000€ per chi rottama auto ante Euro 4. Le esenzioni dal bollo per due o tre anni favoriscono ulteriormente i proprietari di auto Euro 6 e superiori. Tali agevolazioni riducono l’onere finanziario e premiano la scelta di veicoli più puliti.
Il parco circolante in Italia continua la sua crescita costante: dai 34,3 milioni del 2009 ai 40,57 milioni di fine 2024, con un aumento del 1,3%. A questo aumento si accompagna anche un innalzamento dell’età media delle vetture, che a fine 2023 ha raggiunto i 12,8 anni. Tra le vetture, più di 8,8 milioni (il 21,8%) sono ante Euro 4, quindi con un’età superiore a 19 anni. Il parco è composto per quasi l’83% da auto a benzina e diesel (in lieve riduzione rispetto all’84,8% di fine 2023), mentre crescono le ibride al 6,8% e le GPL al 6,7%. Riguardo al mercato delle auto usate, il 2024 - con 5,4 milioni di passaggi di proprietà - registra un incremento del 7,4%, in controfase rispetto al mercato del nuovo.
Come Verificare la Classe Euro del Proprio Veicolo
È fondamentale verificare la classificazione Euro di un’auto, per essere certi di scegliere un modello adeguato alle ultime norme ambientali ed evitare limitazioni alla circolazione stradale. Per sapere a quale categoria Euro appartiene il tuo veicolo controlla la normativa di riferimento riportata sulla carta di circolazione, indicata nella sezione V9 del certificato di immatricolazione. Le date di obbligatorietà per le nuove immatricolazioni sono solo indicative. Alcune case automobilistiche anticipano infatti la produzione di veicoli prima della data di obbligatorietà di una categoria e, viceversa, alcune continuano a produrre veicoli di categorie precedenti anche quando sono entrate in vigore le nuove classi.
Per conoscere la classe ambientale della propria vettura è possibile consultare in tutta semplicità il Portale dell’Automobilista, messo a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Basterà cliccare sul link dedicato ai servizi online, selezionare successivamente il titolo “verifica classe ambientale veicolo”, ed inserire il tipo di veicolo ed il numero di targa: in questo modo è possibile conoscere la classe di omologazione della vostra vettura.
Nel caso di blocco della circolazione, almeno in Italia, talvolta il fermo riguarda tutte le autovetture alimentate a gasolio e benzina (indipendentemente dallo standard Euro-), con eccezione solo per i mezzi di servizio e le auto a combustibile alternativo (come metano, GPL e auto elettriche).
Sanzioni per le Emissioni e Monitoraggio delle Flotte
Attualmente, il limite di emissioni di gas di scarico è fissato a 95 g di CO2/km. Se un veicolo non rispetta questa norma, i produttori sono soggetti a sanzioni estremamente severe. Al momento, il costruttore di un determinato modello deve pagare una multa di 95 euro per ogni grammo di CO2 oltre il limite stabilito, per ogni auto venduta. I regolamenti dell’UE sulle norme di emissione EURO riguardano principalmente i costruttori di automobili.

Per i proprietari di flotte di veicoli, con la soluzione telematica Webfleet, è possibile monitorare le emissioni di ogni veicolo (auto, veicolo commerciale leggero, camion) della propria flotta e ridurre i consumi di carburante. Grazie ai report OptiDrive, i gestori possono ottenere informazioni sullo stile di guida di ciascun conducente e supportarli nell’adottare uno stile di guida più economico. A questo proposito, è importante ricordare che in Italia sono previsti degli incentivi finanziari per elettrificare le flotte di veicoli. Una facile soluzione per adeguarsi alle mutevoli norme anti-inquinamento è il noleggio a lungo termine, una formula che consente di cambiare l’auto ogni 3-4 anni e scegliere sempre un veicolo compatibile con le ultime normative europee e italiane.
tags: #autoveicolo #immatricolato #entro #1992 #normativa #antinquinamento