Pomigliano D'Arco: Dalle Ali degli Aeroplani alle Ruote delle Automobili, Una Storia Industriale in Evoluzione

La storia industriale di Pomigliano D’Arco è profondamente intrecciata con l'evoluzione del settore automobilistico e aeronautico italiano, un percorso che ha visto trasformazioni radicali e un impatto socio-economico duraturo sul territorio del napoletano. Situato nell'area nord-est della città metropolitana di Napoli, questo polo manifatturiero ha radici che affondano nel primo Novecento, ma è con la seconda metà del secolo che acquisisce la sua identità più distintiva, legata alla produzione di automobili e componenti di alta ingegneria. Il sito produttivo, oggi parte integrante del gruppo Stellantis, ha ospitato la nascita e lo sviluppo di marchi iconici e ha attraversato fasi di crisi, ristrutturazione e rilancio, divenendo un esempio di resilienza e innovazione tecnologica.

Le Origini Aeronautiche e il Disegno Urbano Visionario

La genesi dell'insediamento industriale a Pomigliano D'Arco è strettamente legata all'industria aeronautica. Nel 1938, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) incaricò l'Alfa Romeo di fondare nel Sud Italia un Centro Industriale Aeronautico, completo di un piccolo aeroporto. La scelta ricadde su Pomigliano D'Arco, e grazie all'opera dell'ingegnere Ugo Gobbato, venne creato un centro tecnologicamente all'avanguardia, capace di produrre motori per l'epoca molto evoluti. Per migliorare le condizioni di vita dei dipendenti e dei residenti, fu realizzato un intero quartiere di circa cinquecento abitazioni, ognuna dotata di un piccolo giardino, e un albergo per i forestieri con circa settecento posti letto.

Un aspetto straordinario di questa fase iniziale fu la visione urbanistica: nel 1939, l'architetto Alessandro Cairoli disegnò l'intera pianta della città industriale a forma di aeroplano. Cairoli presentò il progetto a Mussolini nel 1936, in presenza del Direttore Generale dell’Alfa Romeo. La realizzazione dell'impianto richiese un solo anno di lavori, e nel 1940 era già operativo a pieno regime con 6.000 operai. Nel 1942, l'Alfa Romeo Avio commissionò a Cairoli l'ampliamento del polo industriale. Tuttavia, l'avventura dell'industria aeronautica militare fu segnata dalla Seconda Guerra Mondiale, che lasciò pesanti segni sugli stabilimenti, considerati strategici per l'approvvigionamento bellico. Molti degli impianti furono rasi al suolo dai bombardamenti.

La produzione di motori aerei riprese solo nel 1952, dopo la ricostruzione della città e dello stabilimento. Nel frattempo, Finmeccanica aveva fondato, in una parte del Centro Aeronautico, le "Officine di Costruzioni Aeronautiche e Ferroviarie Aerfer". Inizialmente, queste officine realizzarono prodotti ferroviari e autofilotranviari, per poi operare anche nella produzione su commessa di parti di aviogetti da combattimento per l'aeronautica statunitense e della NATO. Negli anni sessanta, l'aeroporto di Pomigliano cessò definitivamente la sua funzione, lasciando il posto a una fabbrica più orientata verso la produzione in serie, basata su una forte meccanizzazione del lavoro e su manodopera non sempre altamente specializzata.

Vista aerea storica dello stabilimento industriale di Pomigliano D'Arco

La Nascita dell'Alfasud e l'Investimento nel Sud

La svolta verso la produzione automobilistica su larga scala avvenne alla fine degli anni sessanta. Il Presidente di Alfa Romeo, Giuseppe Luraghi, decise il rifacimento dello stabilimento di Pomigliano, con l'obiettivo di trasformarlo in un impianto automobilistico a tutti gli effetti. Questo progetto ambizioso mirava a un investimento nel Sud Italia, un tentativo di limitare l'emigrazione meridionale verso le fabbriche del Nord e, di conseguenza, ridurre i problemi sociali e di integrazione legati a tale fenomeno. L'idea di assemblare un modello di medie dimensioni Alfa Romeo in Italia meridionale risaliva agli anni cinquanta, ma fu solo in questo periodo che, superate varie vicissitudini, il progetto divenne operativo.

L'Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo - Alfasud S.p.A. nacque ufficialmente il 17 gennaio 1968, con azionisti Alfa Romeo (88%), Finmeccanica (10%) e IRI (2%). Nonostante numerosi ritardi, in parte dovuti anche a scioperi indetti dagli operai, l'impianto fu completato e diede inizio alla produzione nell'aprile 1972. La prima vettura ad uscire dalle linee di montaggio di Pomigliano D'Arco fu l'Alfasud. Questo modello, un'auto di segmento medio-piccolo, segnò l'esordio della casa del Biscione in questa categoria e fu la prima Alfa Romeo a trazione anteriore. La sua commercializzazione iniziale diede ottimi risultati, con circa settantamila veicoli venduti nei primi anni, nonostante alcune problematiche legate alla corrosione dei lamierati.

Locandina pubblicitaria storica dell'Alfa Romeo Alfasud

Ristrutturazioni, Nuovi Modelli e il Passaggio a Fiat

Il contesto economico e industriale portò a significative modifiche nella gestione dello stabilimento. Nel 1982, in virtù di un piano di ristrutturazione aziendale volto a rilanciare l'occupazione nell'impianto, in risposta alla rapida contrazione della domanda di autovetture sportive dovuta soprattutto al rialzo del prezzo della benzina, l'Alfasud S.p.A. cambiò nome in "I.N.C.A.". La produzione dell'Alfasud terminò nel 1983, e il suo erede fu l'Alfa Romeo 33, una berlinetta a 5 porte disegnata da Ermanno Cressoni. La 33 ereditava alcuni organi meccanici dalla vecchia Alfasud, come i motori boxer, ma presentava un'impostazione del tutto inedita e richiese investimenti consistenti per aggiornare le linee produttive. Proprio con la 33 furono automatizzati i processi produttivi con l'introduzione di nuovi robot. Nel 1984 si aggiunse la versione station wagon, denominata 33 Giardinetta, seguita dalla 33 Sportwagon.

Un momento cruciale nella storia dello stabilimento fu il 1986, quando l'IRI cedette la proprietà dell'Alfa Romeo alla Fiat. Con la nuova gestione, lo stabilimento fu rinominato "Stabilimento Alfa-Lancia di Pomigliano d’Arco". Fu avviato un piano straordinario per la salvaguardia dell'occupazione, che incluse l'inizio dell'assemblaggio, nel 1987, di alcuni esemplari della Autobianchi Y10. Nel 1989, terminato il ciclo produttivo dell'Alfasud Sprint, la Fiat decise di allestire a Pomigliano la produzione di parte dei componenti e dei lamierati della Fiat Tipo, un modello già prodotto nello stabilimento Fiat di Cassino. Questa produzione, tuttavia, cessò nel 1990 dopo nemmeno un anno.

Con un nuovo piano di investimenti, si procedette all'allestimento delle linee di produzione per modelli basati sulla piattaforma "Tipo". A Pomigliano iniziarono così a essere prodotte l'Alfa Romeo 155 e nuove compatte destinate a sostituire la 33. Accanto alla Lancia Delta, vennero allestite le linee per le nuove compatte Alfa Romeo: la 145 e la 146. La 145, una due volumi sportiva, doveva raccogliere l'eredità dell'Alfasud Sprint, mentre la 146, a 5 porte, si rivolgeva a un pubblico più ampio, succedendo alla 33 berlina. Entrambe iniziarono la produzione tra il 1994 e il 1995. L'entrata a pieno regime di questi nuovi modelli portò a un rilancio della fabbrica di Pomigliano, che iniziò a studiare il modello destinato a prendere il posto della 155.

Vista dello stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano D'Arco durante la produzione delle Alfa Romeo 145/146

L'Era Fiat e le Sfide della Modernizzazione

Con l'uscita di produzione della 155 nel 1998, dopo aver prodotto 192.618 esemplari, la fabbrica si preparò a produrre l'Alfa Romeo 156, lanciata a partire dalla fine del 1997. La 156 si dimostrò estremamente innovativa, tanto da vincere il prestigioso premio "Auto dell’Anno 1998". Nonostante la riproposizione del concetto di trazione anteriore per economizzare sui costi, il modello riscosse un notevole successo.

Nel 2007, Fiat Auto si trasformò in Fiat Group Automobiles, e di conseguenza, l'Alfa-Lancia divenne Alfa Romeo Automobiles. Nel 2008, lo stabilimento fu rinominato "Giambattista Vico", in omaggio al filosofo napoletano. Un anno dopo, nel 2010, Fiat cedette la proprietà dello stabilimento alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano. L'ultima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano fu la 159, il cui assemblaggio terminò nel 2011.

A partire dal novembre 2011, lo stabilimento iniziò un nuovo capitolo con l'assemblaggio della nuova Fiat Panda. Questa utilitaria, che avrebbe continuato a essere prodotta per oltre 1,4 milioni di esemplari sui quasi 8 milioni della sua storia complessiva, segnò una nuova fase per Pomigliano. Il processo di ammodernamento tecnologico dei reparti, secondo gli standard di Industria 4.0, attraverso l'adozione di nuovi sistemi di automazione, portò allo stabilimento la certificazione Silver nell'ambito della classificazione del World Class Manufacturing (WCM) nel 2012 e la medaglia d'oro nel 2013. Nel 2012, l'impianto si aggiudicò l'Automotive Lean Production awards come miglior stabilimento d'Europa, un riconoscimento confermato anche dal WCM nel 2013. La fabbrica divenne così un punto di riferimento per l'efficienza produttiva, tanto da essere visitata da tecnici di Volkswagen per studiare le sue tecnologie.

Il Centro Ricerche Fiat e l'Innovazione Tecnologica

Parallelamente alla produzione automobilistica, Pomigliano D'Arco è diventata sede di importanti attività di ricerca e sviluppo. Nel 1988 nacque il Centro Ricerche Fiat del Mezzogiorno sui terreni dell'ex aeroporto. In pochi anni, è diventato una delle realtà tecnico-scientifiche di riferimento per la ricerca e sviluppo nel settore Automotive e una delle più importanti società europee di ingegneria avanzata. Il sito produttivo di Pomigliano D’Arco ospita oltre 2.000 lavoratori e svolge diverse lavorazioni, tra cui l'assemblaggio di aerostrutture primarie e di fusoliere complete per l'aviazione commerciale e militare, come quelle per l'ATR e per i motori GEnx, EJ200 e LEAP. Lo stabilimento Avio Aero di Pomigliano d’Arco, con una superficie di 84.000 metri quadri coperti, dispone di tre centri di prodotto e della sala prova motori più grande d'Europa. Qui si producono pale statoriche e rotoriche di turbine e camere di combustione, oltre a svolgere attività di CRO (Component Repair and Overhaul).

Diagramma che illustra la trasformazione storica dello stabilimento di Pomigliano D'Arco

Stellantis e il Futuro della Produzione Automobilistica

Il 1º marzo 2013, a seguito del fallimento del progetto "Fabbrica Italia", la proprietà dello stabilimento tornò a Fiat Group Automobiles. Il 1º agosto 2014, nacque Fiat Chrysler Automobiles (FCA), unendo Fiat Group e Chrysler Group. Nel 2021, FCA siglò un'alleanza con il Groupe PSA, dando origine a Stellantis. Con l'avvento di Stellantis, lo stabilimento di Pomigliano è tornato a produrre vetture Alfa Romeo, grazie a un nuovo piano industriale che prevede la costruzione del SUV Tonale.

L'Alfa Romeo a Pomigliano sin dal 1939

Il Tonale, lanciato nel 2022, è stato progettato, disegnato e sviluppato in Italia e viene prodotto nello stabilimento "Giambattista Vico" su una linea di assemblaggio dedicata e altamente automatizzata. Questo modello, che segna l'ingresso del brand Alfa Romeo nella nuova era dell'elettrificazione con motorizzazioni ibride e ibride plug-in, ha ricevuto riconoscimenti internazionali come "Auto Europa 2023" e "Novità dell’Anno 2023". La produzione del Tonale nello stabilimento campano rappresenta un importante passo avanti per il futuro del sito, che punta a consolidare la sua posizione di eccellenza produttiva e tecnologica.

Il protocollo d'intesa siglato nel maggio 2023 tra Mise, Regioni, FCA (Stellantis) e Centro Ricerche Fiat, con un investimento di oltre 150 milioni di euro, incentrato sul Veicolo per la mobilità del futuro e la Fabbrica Intelligente, conferma la centralità di Pomigliano. In particolare, una delle quattro linee di progetto indipendenti che verranno sviluppate negli stabilimenti FCA (Stellantis) è dedicata alle tecnologie di comunicazione per il veicolo connesso geo-localizzato, e sarà sviluppata proprio a Pomigliano. Questo sottolinea l'impegno continuo verso l'innovazione e la digitalizzazione del manifatturiero, in linea con i principi di Industria 4.0.

La fabbrica di Pomigliano D’Arco, oggi parte di Stellantis, continua a essere un pilastro dell'industria automobilistica italiana, evolvendosi costantemente per rispondere alle sfide del mercato e alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, mantenendo un forte legame con il territorio e la sua forza lavoro. La produzione della Panda, la cui fabbricazione proseguirà fino al 2028, e l'introduzione di altri due modelli del segmento B, confermano la strategia di Stellantis di puntare su questo stabilimento come centro di eccellenza per la produzione di veicoli compatti e tecnologicamente avanzati. La transizione verso l'elettrificazione e la connettività rappresenta la prossima frontiera per il sito, che si prepara a un futuro che coniuga tradizione industriale e innovazione dirompente.

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