L'universo futurista ha trovato in Giacomo Balla uno dei suoi interpreti più analitici e visionari. Tra le opere che meglio incarnano la rottura con la tradizione figurativa ottocentesca, "Automobile in corsa" rappresenta un vertice assoluto, una sintesi complessa di studio scientifico, percezione ottica e manifesto ideologico. Definita nel Manifesto del futurismo “più bella della Nike di Samotracia”, l’automobile diventa in Balla l’emblema della vittoria sulla difficoltà di rappresentare la velocità in pittura. L’artista, che tra il 1912 e il 1913 dedicò oltre cento quadri all’automobile, trasforma il mezzo meccanico in un organismo vivente, capace di dominare lo spazio attraverso il movimento.

Il movimento come essenza: la genesi di un mito meccanico
Il dipinto "Velocità d’automobile" è un olio su tela che appartiene a una serie di quadri iniziata dall’artista tra il 1913 e il 1914. Questi dipinti avevano come tema centrale la scansione della velocità dell’automobile, che Balla studiò e raffigurò in diverse espressioni e formati. Il movimento meccanico dell’automobile fu per Giacomo Balla un elemento essenziale per rappresentare la velocità secondo i concetti teorici del Futurismo.
In quest'opera si nota, in primo piano, il prevalere del moto sinusoidale delle ruote di un’auto. Era questa una caratteristica ricorrente in molti lavori di Balla del 1913, ma qui, di assolutamente unico, risulta il fondo del quadro. Vedete quegli archi appena accennati? Quelle arcate sono presenti solo in questo acquerello. Forse erano elementi del disegno di un ponte precedentemente schizzato o forse volevano rappresentare la volontà dell’artista di raffigurare tracce di rovine di antiche costruzioni romane.
Nelle opere del 1912, Balla affronta il tema del dinamismo sulla base della percezione ottica e, ispirandosi alle ricerche svolte dai fotografi, rappresenta il moto come sequenza di immagini che fissano i diversi momenti del percorso. L'automobile, che nella poetica futurista è con l’aeroplano il simbolo della velocità, della meccanica e della tecnologia, viene scomposta secondo una successione dinamica che inizia e termina in tante linee che s’intersecano.
Pittura del '900 Giacomo Balla ed il Futurismo
L’energia vitale e la scomposizione della forma
L’energia umana, centuplicata dalla velocità, dominerà il Tempo e lo Spazio. Questa tesi, espressa da Marinetti nel 1916 ne "La nuova religione morale della velocità", trova in Balla il suo esecutore materiale. I dipinti come "Automobile in corsa", "Velocità astratta" o "Dinamismo di un’automobile" presentano immagini ripetute e accavallate alle quali si sovrappone una trama di linee e di forme; il risultato è la motilità, come se fossero degli organismi viventi.
Il dinamismo viene reso attraverso linee rette che rappresentano l’espansione e il rumore del motore, mentre le linee curve rimandano all’impressione di velocità e allo spostamento dell’aria. L’opera sintetizza le tematiche futuriste del dinamismo e della simultaneità, le suggestioni ambientali che si compenetrano nella realtà: luci, riflessi, rumori e il senso della continuità spazio-temporale. Come nelle traiettorie astrali di Mercurio che eclissa il Sole, anche qui Balla registra i riflessi del vetro attraverso il quale osserva la realtà, trasformando la superficie pittorica in un campo di forze.
La prospettiva ribaltata: dallo spazio tradizionale alla visione multipla
La sfida intrapresa dall'artista riguarda la ridefinizione dello svolgimento temporale accostato a quello spaziale. L’artista, cercando di dare varie interpretazioni prospettiche, ha provato a scomporre l’oggetto in piani diversi. Il tentativo è di guardare dentro le forme, come se fossero scatole, utilizzando proiezioni ortogonali o assonometriche per superare la visione statica. L'obiettivo ultimo di Balla era di poter osservare i suoi solidi da più punti di vista, cercando di catturare tutti gli angoli di osservazione nello stesso momento.
Questa ricerca si è tradotta in una profonda riflessione sulla diminuzione di peso di tutto ciò che si muove. Se un cavallo in corsa non ha quattro gambe, ma ne ha venti, allora anche l'automobile deve possedere una moltiplicazione di parti atta a rendere la velocità. Balla non rinuncia alla figurazione, ma la conduce verso l'astrazione, compiendo numerose ricerche dove la percezione stessa diviene astratta. Il risultato non è più la rappresentazione di un oggetto isolato, ma la proiezione di una personalità che dialoga con l'energia vitale, allontanandosi dai canoni della cultura tradizionale che non davano più senso alla prospettiva.

La ricezione critica e l'eredità espositiva
Il percorso critico dell'opera di Balla, in particolare di "Automobile in corsa", ha attraversato decenni di mostre internazionali, da Amburgo a Venezia, da Tokyo a Roma. Ogni esposizione ha confermato la rilevanza di questo "profeta dell'avanguardia". L'attenzione degli studiosi si è concentrata non solo sul valore estetico, ma sul metodo: la pittura che diventa architettura del movimento.
Il passaggio dalle prime ricerche figurative all'astrazione dinamica ha segnato profondamente le scelte progettuali degli artisti successivi. Il concetto di "oggetto", inteso non come entità statica ma come entità che si esprime attraverso la velocità, ha trovato spazio in ambiti che vanno ben oltre il quadro, influenzando la grafica e lo spettacolo. La capacità di Balla di integrare lo svolgimento temporale con quello spaziale rimane, ancora oggi, una pietra miliare che spinge l'osservatore a riconsiderare il proprio punto di vista.
La difficoltà, spesso riscontrata nel comprendere le opere di Balla, risiede proprio in questo: pretendere di osservare la realtà con l'occhio fermo di un osservatore dell'Ottocento, mentre Balla ci invita a guardare come farebbe una macchina, ovvero registrando istanti infiniti, sovrapposti, pronti a liberare il "tesoro reale" della dinamica che si cela dietro l'apparenza del mondo. La pittura di Balla si conferma così non solo come un atto artistico, ma come un esperimento scientifico sulla percezione della modernità.
tags: #balla #automobile #in #corsa #1912