Bambini, Veicolo del Coronavirus: Comprendere l'Infezione e le Misure di Protezione

Il SARS-CoV-2, il virus responsabile della COVID-19, ha avuto un impatto significativo a livello globale, ma ha presentato dinamiche particolari nella popolazione pediatrica. Sebbene l'allarme internazionale sia scattato il 31 dicembre 2019 con la segnalazione di un focolaio di polmonite a Wuhan, e il virus sia stato identificato il 7 gennaio 2020, l'impatto sui bambini ha mostrato caratteristiche distintive rispetto agli adulti.

Microscopio che mostra il virus SARS-CoV-2 e bambini che giocano

Il "Coronavirus": Origini e Caratteristiche

Il nuovo virus, denominato SARS-CoV-2 l'11 febbraio 2020 dall'iniziale 2019-nCoV, appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus, la stessa del comune raffreddore e delle più gravi SARS e MERS. Si ritiene che all'origine del virus vi sia stato un animale infetto, probabilmente un pipistrello, transitato nel grande mercato ittico di Wuhan. Ricostruendo la storia delle mutazioni genetiche del virus, i ricercatori hanno dedotto che il passaggio iniziale dal pipistrello all'uomo è avvenuto intorno a metà novembre 2019, per poi esplodere in forma epidemica circa un mese dopo grazie alla trasmissione inter-umana. Il SARS-CoV-2 ha una stretta affinità genetica con il patogeno vettore della SARS, circostanza che motiva la sua denominazione ufficiale. L'OMS ha attribuito anche un nome scientifico alla specifica forma di polmonite innescata dal coronavirus SARS-CoV-2: una nuova malattia denominata COVID-19. Gli effetti provocati dai virus sono per lo più febbre, tosse e difficoltà respiratorie, con complicanze che possono però compromettere anche in modo letale la salute dei soggetti più vulnerabili. Il 2 febbraio 2020, un team di ricercatori dell'ospedale "Lazzaro Spallanzani" di Roma ha isolato il virus, tra i primi laboratori al mondo a riuscirci, mettendone le sequenze genetiche a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Modalità di Trasmissione e Precauzioni

Originariamente confinato in una o più specie di animali selvatici, il SARS-CoV-2 ha subito una serie di variazioni genetiche fino a compiere il "salto di specie" che lo ha reso trasmissibile all'essere umano. Il contagio da persona a persona avviene per contatto a breve distanza e non per via aerea: ciò significa che si può contrarre il virus attraverso uno starnuto o un colpo di tosse emesso da un soggetto malato entro un raggio di circa un metro. Le misure di estrema cautela attivate dalle autorità sanitarie sono motivate anche dalla ormai accertata possibilità di trasmissione asintomatica del virus da parte di soggetti che non presentano ancora i tipici sintomi dell'infezione (febbre, tosse secca, dolori muscolari e difficoltà respiratorie). Tra gli esperti è acceso il dibattito sulla possibilità che nel periodo di incubazione del virus (stimato convenzionalmente in 14 giorni) la carica virale sia sufficiente a innescare il contagio da parte di un soggetto in fase asintomatica. Si ritiene tuttavia che tale probabilità sussista, e che essa aumenti negli ultimi giorni prima dell'insorgenza dei sintomi: questa è una delle ragioni per cui è così importante mantenere un "distanziamento sociale" generalizzato, anche rispetto a chi non manifesta alcun sintomo visibile. Non risulta che il SARS-CoV-2 sia trasmesso dalla mamma al feto durante la gravidanza né dalla mamma al bambino durante l'allattamento. Sebbene siano noti casi eccezionali di animali da compagnia che hanno contratto il virus, non vi sono studi che dimostrino la potenzialità di contagio da parte di questi ultimi verso l'uomo. Il coronavirus non viene neppure trasmesso da zanzare, zecche o altri artropodi che ingeriscono sangue umano. Il virus si trasmette in ambienti chiusi, attraverso contatti stretti tra persona e persona, con le goccioline emesse con la tosse o gli starnuti.

L'Impatto dell'Epidemia a Livello Globale e in Italia

Il 30 gennaio, a seguito del verificarsi di alcuni contagi in diverse regioni del pianeta, l'OMS aveva dichiarato l'epidemia da coronavirus una "emergenza sanitaria globale" (Public Health Emergency of International Concern - PHEIC), qualificata il 28 febbraio di grado "molto elevato". La dichiarazione di "emergenza globale" non è un evento straordinario: dal 2009 a oggi sono state ben 6 le dichiarazioni di questo tipo decretate dall'OMS. L'11 marzo 2020 l'OMS ha dichiarato infine che l'epidemia di Covid-19 è ufficialmente una pandemia: la seconda della storia recente, dopo quella dell'influenzavirus H1N1 ("febbre suina") del giugno 2009. Per l'intero mese di gennaio e buona parte di febbraio il COVID-19 è rimasto quasi esclusivamente confinato alla Cina, in particolare nella provincia di Hubei. Il 26 febbraio il numero quotidiano di nuovi contagi negli altri paesi del mondo ha superato per la prima volta quello dei contagi quotidiani avvenuti in Cina. Il 16 marzo anche il numero di vittime all'estero ha superato quelli dell'epidemia cinese. Questi dati hanno segnato il passaggio dalla fase "cinese" dell'epidemia a quella pandemica vera e propria.

In Italia, il 31 gennaio, a seguito del ricovero a Roma di una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan, il paese è entrato a far parte della lista - allora ancora molto ristretta - dei paesi raggiunti dall'epidemia di COVID-19. L'inizio vero e proprio dell'epidemia in Italia viene però considerato il 21 febbraio, allorché sono stati identificati 16 casi di infezione a Codogno (Lodi) e Vo' Euganeo (Padova). Si tratta dei primi casi di circolazione in Italia del virus (nei casi precedenti il virus era stato contratto in Cina). A partire dal 22 febbraio l'Italia è salita improvvisamente al primo posto tra le nazioni non asiatiche per numero di casi di infezione da coronavirus, mentre il 19 marzo il paese ha raggiunto il triste primato di decessi per COVID-19 al mondo, superando il numero di vittime della Cina.

Mappa dell'Italia con aree colorate in base all'incidenza dei casi di COVID-19

Secondo le stime epidemiologiche del China Center for Disease Control and Prevention, l'infezione da Covid-19 avrebbe un tasso indicativo di letalità del 2,3%, ben inferiore a quello della SARS (10%) o dell'Ebola (50%). Tuttavia, le stime più recenti dell'OMS (3 marzo) aumentano questa stima al 3,4%. In Italia il tasso di letalità appare sorprendentemente elevato: 13,9% secondo le ultime stime dell'Istituto Superiore di Sanità (10,7% tra le donne, 17,7% fra gli uomini). Questo dato anomalo si spiega con l'insufficiente rilevazione dei casi di positività al virus, soprattutto dei soggetti asintomatici, che sono ragionevolmente molte centinaia di migliaia, e secondo alcune stime persino 5-6 milioni. Al netto di queste distorsioni statistiche, il coronavirus sembra comunque essere meno letale, ma più contagioso rispetto alla SARS, la patologia geneticamente più vicina. È importante sottolineare che il tasso di letalità di una malattia infettiva a carattere epidemico può essere stabilito con precisione solamente al termine di un'epidemia. Il rapporto tra decessi e contagi in tempo reale è un valore approssimativo ed è usato a puro scopo indicativo.

Viene definito guarito un paziente che, dopo avere risolto i sintomi che presentava in precedenza (guarigione clinica), è risultato negativo al SARS-CoV-2 a seguito di due test successivi, effettuati con intervallo di almeno 24 ore l'uno dall'altro. Non meno importante per l'interpretazione dell'andamento della pandemia è il dato relativo ai "casi attivi", ossia il numero di persone che, in un dato momento, è ammalata di COVID-19. Questo indicatore, che si ottiene sottraendo al totale delle infezioni avvenute dall'inizio della crisi il numero delle guarigioni e dei decessi, aveva toccato il suo primo picco (58.747) il 17 febbraio 2020, all'apice della crisi cinese, per poi calare progressivamente man mano che la Cina otteneva successi nell'azione di contenimento. Dall'inizio di marzo, tuttavia, il numero dei casi attivi a livello globale ha ripreso ad aumentare a causa dell'espansione dell'epidemia dapprima in Europa e poi nel resto del pianeta, ed è tuttora in costante incremento.

Misure di Contenimento in Italia

Nel nostro paese erano stati attivati sin dall'inizio della crisi scanner termici negli aeroporti per controllare la temperatura dei viaggiatori in arrivo dalle zone a rischio, e da inizio febbraio sono stati sospesi i collegamenti aerei con Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. Il 31 gennaio il Consiglio dei Ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, affidando al Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, il coordinamento degli interventi necessari a fronteggiare l'emergenza sul territorio nazionale. Successivamente, con l'aggravarsi dell'epidemia, il Consiglio dei Ministri del 22 febbraio ha decretato una prima serie di misure di urgenza (in gran parte focalizzate sui Comuni coinvolti ma anche di portata nazionale, come la sospensione delle gite scolastiche) finalizzate a limitare l'estensione del contagio. Un secondo decreto in data 4 marzo ha esteso a tutto il territorio nazionale una serie di misure per il contenimento della diffusione del virus, che comprendono la chiusura in via cautelativa di tutte le scuole e università, lo stop a manifestazioni sportive, eventi culturali e in generale a qualsiasi situazione che comporti "affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale". Un terzo decreto del Consiglio dei Ministri emanato l'8 marzo ha esteso le misure più severe di contenimento del virus all'intera Lombardia e a 14 province ad elevata incidenza di Covid-19. Il giorno successivo, 9 marzo, un quarto decreto (DPCM) ha esteso le medesime norme all'intero territorio nazionale. L'11 marzo un nuovo decreto ha stabilito la chiusura di tutte le attività commerciali non essenziali. Lo stesso giorno, il Presidente del Consiglio Conte ha nominato Commissario straordinario per l'emergenza COVID-19 Domenico Arcuri. L'Italia possiede un sistema di sorveglianza e gestione delle epidemie riconosciuto anche dall'OMS come tra i più scrupolosi al mondo.

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Vulnerabilità Infantile e Risposta al SARS-CoV-2

In generale, i virus appartenenti alla famiglia dei coronavirus sono responsabili di circa 1/5 delle polmoniti virali, e la polmonite è tuttora la prima causa diretta di mortalità infantile a livello globale, con circa 800.000 decessi annui tra i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni (153.000 tra neonati di età inferiore a un mese), pari a un decesso ogni 39 secondi. La polmonite è una malattia killer dell'infanzia perché i bambini, insieme agli anziani e ai malati cronici, sono i soggetti più vulnerabili alle infezioni respiratorie acute. A essere a rischio sono soprattutto i neonati e i bambini sotto i 2 anni di età, a causa della fisiologica immaturità del sistema immunitario. I bambini immunodepressi sono esposti a un rischio particolarmente elevato.

Tuttavia, nell'epidemia di COVID-19 in corso si rileva un numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici. L'età media dei contagi nel nostro paese è di 62 anni, mentre l'età media dei decessi è 79 anni. Dall'inizio dell'epidemia in Italia si sono contate 2.099 infezioni da coronavirus SARS-CoV-2 tra i bambini 0-9 anni (in massima parte con effetti lievi o senza sintomi) pari allo 0,9% del totale, mentre nella fascia di età 10-19 anni sono 3.744, pari a 1,6% del totale. Solamente il 2,8% dei casi tra bambini e ragazzi ha richiesto terapie in ambito ospedaliero. Fino a oggi risultano 4 decessi e nessun ricovero in terapia intensiva di pazienti nella fascia di età compresa tra 0 e 20 anni. Questo dato straordinariamente positivo sulla non criticità dei pazienti in età infantile e adolescenziale che caratterizza l'epidemia in Italia, ha rilevato il presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani, è il frutto dell'eccellente gestione delle misure di contenimento, dalla "specificità pediatrica" e dalla qualità del percorso nascita nel nostro paese. Fanno tragica eccezione i decessi di bambini avvenuti in altri paesi (Belgio, Regno Unito, Francia, Stati Uniti).

La Risposta Immunologica nei Bambini

Perché la maggior parte dei bambini colpiti da SARS-CoV-2 ha un decorso rapido e con sintomi lievi? E perché alcuni riescono a neutralizzare il virus prima di altri? La risposta arriva da uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che identifica per la prima volta le caratteristiche immunologiche dei bambini che meglio reagiscono all’infezione da nuovo coronavirus, riuscendo a debellarla già dopo la prima settimana. Uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, realizzato in collaborazione con ricercatori dell’IZSVe, ha identificato le caratteristiche immunologiche dei pazienti che meglio reagiscono all’infezione da SARS-CoV-2. L’indagine del Bambino Gesù ha coinvolto 66 pazienti di età compresa tra 1 e 15 anni ricoverati nel Centro Covid del Bambino Gesù di Palidoro nell’estate del 2020. La maggior parte dei bambini inseriti nello studio era paucisintomatica a inizio infezione, mentre a una settimana di distanza risultava già asintomatica e clinicamente guarita. La presenza di linfociti T e B specifici contro il Coronavirus, inoltre, appare correlata all’esposizione dei bambini ad altri virus stagionali. Il risultato è stato raggiunto grazie al contributo del Laboratorio ricerca in modelli animali e metodi alternativi IZSVe, che ha sviluppato una metodica rapida per la misurazione della capacità neutralizzante degli anticorpi contro SARS-CoV-2. “Durante la prima ondata, siamo stati contattati da diversi enti di ricerca ed ospedali per analizzare centinaia di sieri in tempi estremamente rapidi. Per farlo abbiamo modificato il saggio tradizionale di neutralizzazione virale, accorciandone la durata (da 4-5 giorni a 36 ore) ed aumentandone la capacità (da 20 a oltre 100 sieri a settimana)”, commenta il dott. Bonfante, dirigente veterinario presso il Dipartimento di scienze biomediche comparate dell’IZSVe. Il profilo immunologico identificato dallo studio potrà essere utilizzato anche per misurare l’efficacia dei futuri studi sulla vaccinazione in ambito pediatrico.

Per spiegare il fenomeno della resistenza di bambini e giovani all'attacco del coronavirus sono state avanzate diverse possibili ipotesi, fra le quali "l'allenamento" del sistema immunitario dei più piccoli grazie anche alle vaccinazioni. L’espressione del gene ACE2 (cioè il recettore che il Sars-Cov2 utilizza per entrare nelle cellule) dipende dall’età: è più bassa nei bambini sotto i dieci anni e aumenta con l’età. Questo potrebbe spiegare il fatto che non solo i bambini si ammalano di meno, ma anche che sono meno contagiosi. Secondo una recente revisione sistematica della letteratura, appare molto probabile che i bambini abbiano "livelli più bassi [di carica virale] rispetto agli adulti e questo dovrebbe ridurre, anche se non annullare il rischio di trasmissione". Inoltre, "gli studi sulla trasmissione nelle famiglie mostrano che raramente i bambini sono il caso indice e i casi studio suggeriscono che i bambini con Covid-19 raramente causano focolai". Il sistema immunitario dei bambini è ‘programmato’ per reagire a possibili pericoli già dalla nascita.

Vaccinazione Pediatrica e Misure di Sicurezza

Anche se in misura minore rispetto all’adulto, anche nell’età infantile l’infezione da Sars-CoV-2 può comportare dei rischi per la salute, tanto è vero che circa 6 bambini su 1.000 vengono ricoverati in ospedale e circa 1 su 7.000 in terapia intensiva. Il vaccino pediatrico approvato dall’Ema, quello di Pfizer-Biontech, ha lo stesso principio attivo di quello per gli adulti (vaccino a mRna). Nel caso dei più piccoli però la dose è di circa un terzo rispetto agli altri. Dopo la vaccinazione verrà chiesto di attendere 15-30 minuti sotto osservazione prima di lasciare il centro vaccinale per monitorare l’eventuale comparsa di reazioni allergiche e, nel caso, poter intervenire tempestivamente. Potrebbero inoltre manifestarsi sintomi quali stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, febbre e nausea. I bambini non si ammalano di Covid e se si ammalano non muoiono, manifestano sintomi lievi e hanno bassa capacità di trasmettere il virus. Dall’inizio dell’epidemia nella fascia 6-11 anni ci sono stati oltre 263mila casi, 1453 ricoveri in reparti ordinari, 36 ricoveri in Terapia Intensiva e 9 decessi (dati all’1/12/2021). Il vaccino si è mostrato efficace nel ridurre di circa il 91% il rischio di infezione. Come per tutti i farmaci e i vaccini anche quelli messi a punto contro il Covid presentano un rischio di effetti collaterali. La sicurezza dei vaccini anti Covid è monitorata continuamente dalle agenzie regolatorie di tutto il mondo, e anche per le fasce più giovani il rischio di eventi avversi gravi è risultato molto raro. Il rischio di eventi avversi deve essere confrontato con quello di incorrere nelle conseguenze dell’infezione, ed è su questa base che viene calcolato il rapporto rischi-benefici da parte delle agenzie regolatorie. Nei soggetti giovani (adolescenti e giovani adulti) è stato riportato un rischio aumentato di miocardite e pericardite, che rimane però estremamente basso, intorno ai 50 casi per milione dopo due dosi. Nella maggior parte dei casi, inoltre, tali manifestazioni hanno avuto un decorso assolutamente benigno. In generale nei bambini più piccoli si osserva un minore rischio di sviluppare queste patologie, e non sono stati segnalati casi durante i test clinici. Le informazioni di sicurezza oggi disponibili riguardano non solo i 3000 bambini che hanno ricevuto il vaccino nell’ambito della sperimentazione clinica, ma comprendono anche i primi dati raccolti negli oltre 3 milioni di bambini di 5-11 anni già vaccinati negli Stati Uniti.

Consigli per una Socialità Sicura e Attività all'Aperto

La socialità, la spinta a stare insieme agli altri, è un bisogno primario per bambini e ragazzi: dai 3 anni in poi attraverso il gioco e il confronto imparano a collaborare con i compagni, a gestire i conflitti, a scoprire se stessi e a conoscere le basi della convivenza. I mesi di lockdown sono stati difficili e frustranti: i bambini, soprattutto i figli unici, e gli adolescenti hanno sofferto molto la mancanza di relazioni sociali. Terminato l'obbligo di isolamento in casa - spiegano gli psicologi del Bambino Gesù - è importante che i genitori consentano a bambini e ragazzi di incontrare nuovamente i loro amici, soprattutto all'aperto. Nello stesso tempo, è fondamentale seguirli e aiutarli in questa nuova fase, condividendo dubbi e timori, confrontandosi sui comportamenti da adottare e dando il buon esempio.

Bambini che giocano all'aperto mantenendo la distanza

Le precauzioni per prevenire il contagio in estate non cambiano. Il comportamento del nuovo coronavirus ad alte temperature è in fase di studio, ma sulla base delle conoscenze attuali - spiegano gli esperti - nei mesi estivi potrebbe avere meno possibilità di trasmettersi. Tuttavia l'emergenza non è finita e il rischio di contagiarsi aumenta se si sta a stretto contatto (meno di un metro per 15 minuti) con altre persone. È importante mantenere una distanza minima di un metro - meglio due - quando si è in contatto con altre persone, abituando i bambini, nei limiti del possibile, a tenere comportamenti rispettosi degli spazi altrui, specie durante il gioco.

Il Ministero della Salute ha stabilito che la mascherina deve essere indossata dai bambini dai 6 anni in su. Ma è possibile indossarla già dai due anni di età. Per essere efficace, deve coprire ampiamente il naso e la bocca e va tenuta in tutti i luoghi, specie se chiusi, in cui si ha difficoltà a rispettare la distanza di sicurezza.

Il lavaggio delle mani è un'azione in grado di ridurre significativamente le possibilità di contagio, per questo motivo va compiuta il più frequentemente possibile usando acqua e sapone o un disinfettante a base di alcol. È importante che i bambini si lavino subito le mani se toccano superfici su cui altre persone hanno appoggiato le mani (giochi o attrezzi per il gioco, altalene, scivoli). Sebbene il virus non riesca a sopravvivere a lungo sulle superfici, specialmente all'aperto dove si degrada più rapidamente, queste possono essere veicolo di infezione.

In caso di febbre, mal di gola, raffreddore, tosse, difficoltà a respirare, perdita di gusto e olfatto l'indicazione è di restare in casa evitando il contatto con altre persone e di chiamare il proprio medico, sempre e rapidamente.

Dopo il lockdown via libera a tutte le attività all'aperto: corsa, camminata, bicicletta, esercizi aerobici che garantiscano una distanza adeguata dagli altri. Il nuoto, spesso consigliato ai più piccoli poiché "completo", è un'attività che porta molti benefici (migliora la resistenza del cuore, la respirazione, la coordinazione dei movimenti, stimola in maniera equilibrata tutte le masse muscolari) ed è adatta anche per bambini con problemi di salute (asmatici, con problemi al cuore, muscolari o alle articolazioni). Il contatto con l'acqua può essere favorito fin dai primi mesi di vita; le vere e proprie lezioni di nuoto sono invece consigliate a partire dai 4 anni. Passeggiare in montagna è una delle attività più divertenti per i bambini, oltre ad essere un'occasione per scoprire cose diverse e interessanti. Richiede però un'organizzazione precisa: pianificazione del tragitto, del tempo, dell'equipaggiamento adatto a fronteggiare i possibili rischi di un'escursione (disidratazione, scottature, colpi di calore, ipotermia). I medici dello sport del Bambino Gesù suggeriscono comportamenti prudenti, in particolare quando si affrontano alte quote, che vanno raggiunte gradualmente per evitare i disturbi del cosiddetto "mal d'altitudine" (stanchezza, inappetenza, nausea, vomito) e per evitare che i bambini si smarriscano durante una passeggiata.

L'esposizione alla luce solare nelle ore meno calde della giornata è la prima regola della corretta "abbronzatura". La cute deve essere comunque protetta utilizzando creme con filtri solari. Un'attenzione particolare deve essere prestata ai bambini più piccoli o con la pelle molto chiara che, più facilmente degli altri, possono andare incontro a eritemi cutanei. Prese le precauzioni per un'esposizione senza rischi, il sole è un buon alleato dei bambini: è attraverso i raggi solari (in particolare le radiazioni ultraviolette), infatti, che la pelle produce la vitamina D, indispensabile per il deposito del calcio nelle ossa e per conferire loro solidità e resistenza. La comunità scientifica si sta interrogando sul ruolo di questa vitamina anche per la prevenzione o addirittura per il trattamento del COVID-19, ma al momento non ci sono riscontri certi. In fase di studio anche l'opportunità di assumere integratori di vitamina D per prevenire un'eventuale carenza legata al lockdown (come raccomandato, ad esempio, dall'Agenzia di Sanità Pubblica inglese).

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Guida in Auto e Car Sharing

L'ISS (Istituto Superiore Sanità) ha fornito dei consigli sull'utilizzo corretto dell'automobile durante il Covid-19. Dopo aver guidato e essere stati dentro un autoveicolo, lavarsi sempre correttamente le mani e non toccarsi mai gli occhi, il naso e la bocca. L’utilizzo delle mascherine non è necessario se si viaggia da soli, ma lo è se si è insieme a persone che non convivono nella stessa abitazione o che hanno sintomi respiratori. All’interno dell’auto si può viaggiare al massimo in due persone, mantenendo la distanza di sicurezza (il passeggero deve sedersi sul sedile posteriore destro) e, se possibile, tenendo aperto il finestrino.

Se si utilizza un’auto in car sharing, è consigliabile pulire tutte le superfici che possono essere state toccate da altre persone: volante, leva del cambio, freno a mano, bocchette dell’aria, cinture di sicurezza, indicatori di direzione, interruttori per tergicristalli e luci, specchietto retrovisore interno, leva per regolare lo specchietto retrovisore esterno, chiavi, maniglie. Si possono utilizzare i guanti, avendo però cura di non toccarsi gli occhi, il naso e la bocca, di sfilarli al rovescio e di smaltirli nell’indifferenziata. L’uso dei guanti non sostituisce mai la corretta igiene delle mani.

Per la pulizia e sanificazione delle auto, si consiglia di pulire le superfici interne dell’auto con un panno in microfibra e preparati a base di alcol. L’uso di candeggina e amuchina non è consigliato perché l’ipoclorito di sodio presente potrebbe avere un’azione aggressiva su pelle e plastica. È inoltre opportuno controllare i filtri dell’aria condizionata. Per una pulizia in profondità, è utile togliere anche il filtro dell'aria, e sanificare le bocchette e i tubi che mettono in circolo l'aria stessa.

Domande Frequenti e Risorse Utili

I dati finora disponibili indicano che in genere i sintomi di COVID-19 nei bambini sono modesti. Non c’è alcuna evidenza scientifica che consigli l’uso di prodotti specifici come "prodotti miracolosi". Non c’è alcun motivo per rimandare le sedute vaccinali previste per altre malattie. Se le condizioni cliniche della mamma lo consentono, l’allattamento deve essere avviato e/o mantenuto direttamente al seno o con latte materno spremuto. La mamma dovrà quindi attenersi scrupolosamente alle misure di contenimento prescritte per i soggetti positivi al virus. È possibile approfondire l’argomento sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Non è consigliabile tacere di fronte a una situazione così palesemente anomala, poiché potrebbe suscitare grande angoscia nei bambini. Le strutture ospedaliere sono attrezzate con percorsi protetti; in caso di necessità urgenti e indifferibili, è possibile recarsi negli ospedali. Se hai bisogno di ulteriori informazioni rivolgiti al tuo medico oppure consulta il sito del Ministero della Salute.

Sul portale Internet del Ministero della Salute del NRW (MAGS) è possibile trovare informazioni affidabili e aggiornate sulle scoperte scientifiche, l'assistenza medica, il trattamento e l'auto-aiuto per la Covid lunga. Vi si trova anche un riassunto di link e siti web utili sui temi del Covid lungo e del post Covid, nonché della sindrome post-vac e dell'encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS). Il Ministero Federale della Salute fornisce una gamma completa di supporto sul sito web www.bmg-longcovid.de. Su questo portale si trovano anche fatti che vale la pena conoscere sul Long Covid nei bambini e negli adolescenti e una ricerca di cliniche regionali. È possibile chiamare il numero telefonico 030 340606604 per ottenere informazioni gratuite sui servizi di consulenza e aiuto, ma non viene fornita consulenza medica. Il telefono è disponibile dal lunedì al giovedì dalle 8.00 alle 18.00 e il venerdì dalle 8.00 alle 12.00. È possibile cercare gli ambulatori specializzati direttamente tramite il Portale Lungo Covid Germania. Le risposte alle domande più frequenti si trovano nella pagina FAQ. Esistono speciali programmi di riabilitazione per bambini e adolescenti. È possibile cercare una clinica di riabilitazione adatta online sul sito Bündnis Kinder- und Jugendreha e.V. Gruppi di auto-aiuto si possono trovare in molti luoghi o online.

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