Ferrari Testarossa: Un'icona di stile, potenza e innovazione

La Ferrari, un'azienda italiana icona del Made in Italy, è nota e amata in tutto il mondo, simbolo di bellezza, velocità, lusso e potenza. Fondata da Enzo Ferrari nel 1946, dopo aver gestito la Scuderia negli anni prima della guerra divenendo il reparto corse dell’Alfa Romeo, non c’è casa automobilistica che abbia vinto in Formula 1 quanto la Ferrari: 16 titoli mondiali Costruttori e 20 titoli mondiali Piloti. Importanti sono le partecipazioni anche nelle altre categorie e la produzione di granturismo stradali ad elevate prestazioni. Il suo simbolo è un cavallino nero sullo sfondo giallo, in alto i tre colori simbolo della bandiera Italiana.

Logo Ferrari con cavallino rampante

Le origini della leggenda Ferrari

Enzo Ferrari nasce a Modena nel 1898. Profondo appassionato di auto fin dalla giovinezza, deve presto trovarsi un mestiere per la prematura morte del padre e, dopo aver inutilmente tentato di farsi assumere dalla Fiat, inizia a lavorare a Milano presso la CMN. Fonda infatti nel 1929 a Modena la Scuderia Ferrari, società sportiva il cui programma è la partecipazione dei soci al maggior numero possibile di corse. Sei anni dopo l’Alfa scioglie la Scuderia Ferrari (di cui aveva acquisito la maggioranza delle azioni) a vantaggio di una nuova struttura sportiva denominata Alfa Corse da cui però, per dissapori interni, Enzo Ferrari si distacca due anni dopo. Questa esordisce nel 1947 sul circuito di Piacenza. Nel 1948 viene progettata la prima monoposto da gran premio della Casa. Entrambe le carrozzerie sono disegnate da Touring Superleggera, che interpreta così bene l’identità stilistica del marchio da condizionare anche gli altri carrozzieri, come Ghia, Allemano, Vignale, chiamati a vestire i modelli successivi.

Anche in F1 arrivano i primi risultati: al Gran Premio di Silverstone del 1951 la Casa riesce a sconfiggere per la prima volta l’Alfa Romeo. Sul piano dell’evoluzione stilistica inizia una collaborazione tra Ferrari e Scaglietti nel 1951 e tra Ferrari e Pinin Farina nel 1952. Nasce nel 1954 la 250GT, prodotta fino al 1964 e modello senza tempo, icona delle granturismo anni Cinquanta e Sessanta. Il motore da tre litri viene applicato su due linee di prodotto: da un lato le granturismo realizzate da Pinin Farina, dall’altro le auto da competizione, il cui sviluppo è a cura di Scaglietti. Nel frattempo la Ferrari consegue grandi successi alla Mille Miglia e alla 24 Ore di Le Mans, ma anche cocenti delusioni in F1.

La situazione cambia nel 1955 quando la Lancia si ritira dalle corse e affida alla Ferrari la nuovissima D50 a 8 cilindri progettata da Vittorio Jano. Lancia Ferrari al G.P. Nel 1960 un ampliamento della fabbrica, unito alla razionalizzazione della catena di montaggio, permettono una produzione annua di 500 unità. E l’anno dopo arriva un grande cambiamento: l’adozione in Formula 1 del motore posteriore (sui modelli stradali il propulsore continua ad essere anteriore). Con la 156 a motore posteriore Phil Hill ottiene nel 1961 il titolo del Mondiale Piloti. Arriva anche il titolo del Mondiale per vetture sport, e nuovamente il Mondiale di F1 (nel 1964, con John Surtees). E proprio in questi anni viene decisa una separazione produttiva: il reparto corse viene diviso dalla produzione granturismo.

In F1 la Ferrari corre con le due monoposto 246F1 e 312F1, quest’ultima base di una serie che negli anni successivi porterà alla conquista di tre titoli, con Niki Lauda nel 1975 e 1977 e con Jody Schekter nel 1979. Nel settore “Sport e Sperimentazione” le ricerche sono orientate su due importanti linee di prodotto, la Dino 206S (la linea Dino rappresenta un marchio a sé stante che contraddistingue vetture con propulsori a 6 cilindri e poi a 8) e la 330P3, dove P sta per Prototipo. L’organizzazione aziendale nel frattempo muta: nel 1967 viene nominato Direttore Generale in prestito da Fiat l’ing. Pier Ugo Gobbato. È il primo passo verso una partecipazione paritetica con Fiat, siglata a giugno del 1969: da una parte Fiat si impegna a sviluppare la produttività della Casa di Maranello, dall’altra Enzo Ferrari, ormai tranquillo sulla sorte della sua azienda, mantiene dominio assoluto della gestione sportiva. Nel 1970 la superficie della fabbrica è raddoppiata, portando la produzione a quasi 1000 vetture l’anno; mentre nel 1971 accanto allo stabilimento viene completata la pista di Fiorano per le prove e i collaudi delle vetture F1 e GT.

Enzo Ferrari: da meccanico rifiutato dalla Fiat a proprietario di una multinazionale

L’anno successivo scompare Enzo Ferrari, poco dopo aver compiuto novant’anni. Alla sua morte la società passa per il 90% nelle mani di Fiat. Prende perciò avvio una nuova epoca con Luca Cordero di Montezemolo come Presidente. Montezemolo rinnova totalmente i prodotti, l’organizzazione commerciale e l’attività produttiva nel settore granturismo e in quello corse. Il lungo digiuno di vittorie nelle competizioni termina con l’arrivo del pilota tedesco Michael Schumacher, vincitore del Campionato Mondiale Piloti di F1 per cinque anni consecutivi, dal 2000 al 2004, e con Kimi Raikkonen, campione mondiale nel 2007. Nel 1996, per il cinquantennale dell’azienda, debutta la F50, definita “una formula 1 vestita in abito da sera”. Nel 1997 Fiat cede a Ferrari il 50% delle azioni Maserati, che diventeranno il 100% nel 1999: le due case, una volta rivali, si ritrovano riunite. La Ferrari, marca internazionale da sempre, da gennaio 2016 non fa più parte della holding FCA. Vende direttamente in 46 mercati mondiali ed esporta quasi il 90 per cento della sua produzione. I 45 edifici dello stabilimento di Maranello occupano una superficie di 250.000 metri quadrati con più di 3000 lavoratori (900 dei quali per il settore della F1). La Ferrari ha filiali dirette negli Stati Uniti, Germania, Svizzera e in Francia, mentre negli altri paesi si avvale di oltre 200 tra importatori e dealer. I suoi principali mercati sono gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna, l’Italia, la Svizzera, il Giappone, gli Emirati Arabi.

La Ferrari Testarossa: Un'icona degli anni '80

Era il 1984 quando la Testarossa viene presentata al Salone di Parigi, quale erede della Ferrari 512 BB (tanto che ne conservava la meccanica). Per questa vettura, Pininfarina disegnò una linea innovativa e di notevole impatto visivo, caratterizzata da prese d’aria laterali molto pronunciate e da dimensioni più grandi del modello precedente. Il nome "Testarossa" deriva direttamente dalla storia dell’azienda, poiché la sua denominazione richiamava la serie vincente di vetture sport 500 e 250 Testa Rossa, macchine da competizione che dominarono sui circuiti verso la fine degli anni '50.

Ferrari Testarossa originale del 1984

La linea della Ferrari Testarossa, opera di Pininfarina, fu voluta con una coda alquanto allargata, sulla quale spiccava una fanaleria di forma rettangolare mimetizzata in una serie di barre orizzontali verniciate di nero, dotandola di corpose griglie laterali. La vettura, con la sua linea, caratterizzata dalla coda notevolmente allargata (dominata dalla grossa fanaleria di foggia rettangolare dissimulata dalla presenza di una fitta serie di barre orizzontali dipinte di nero) e dalle grandi griglie laterali, suscitò subito ampi consensi (e qualche critica: qualcuno la considerò persino eccessiva, più vicina all'ostentazione Lamborghini che all'eleganza Ferrari).

Il motore e le prestazioni della Testarossa originale

La meccanica era mutuata dal modello precedente, ma venne affinata: il 12 cilindri “piatto” di 4 942 cm³ beneficiò di una nuova testata a 4 valvole per cilindro ed erogava ora una potenza di 390 CV. L'evoluto 12 cilindri boxer era diventato a quattro valvole per cilindro ed era, in quel periodo, il motore più potente installato su di un’auto sportiva di serie. Il motore fu il primo dodici cilindri boxer in configurazione a quattro valvole per cilindro inserito sotto il cofano di una Ferrari stradale, e mantenne la stessa cilindrata di 4943cc della 512BBi. Sul retrotreno vennero montati doppi ammortizzatori. La velocità massima raggiungeva i 290 km/h.

Design e dettagli distintivi

Un altro stilema che generò reazioni contraddittorie fu il singolo specchietto retrovisore esterno inserito sul montante del parabrezza, lato guidatore. Qualcuno pensò che il lungo doppio supporto aereodinamico generasse un effetto di sbilanciamento sulla vettura, e un certo numero di proprietari “sistemò” il problema aggiungendo un’unità gemella sul montante lato passeggero. Dal Salone di Ginevra edizione 1997, il singolo specchietto sito sul montante fu rimpiazzato da una coppia che ne richiamava la linea, montata però sugli angoli inferiori dei finestrini. Le ruote di serie erano in lega leggera con la tradizionale forma di stella a cinque punte.

Il modello era disponibile con guida a destra e a sinistra, e per la prima volta una vettura Ferrari a dodici cilindri fu prodotta anche per il mercato statunitense. Infatti, la Testarossa fu progettata fin dall’inizio come un’automobile che doveva esser in grado di affrontare tutti i mercati del mondo.

La Testarossa nella cultura popolare

La Testarossa ha fatto molte apparizioni in film e media. Uno dei più famosi è probabilmente quello di Miami Vice, dove è guidato dal detective James “Sonny” Crockett (Don Johnson). Nella serie Miami Vice (1984-1989), i due detective protagonisti, interpretati da Don Johnson e Philip Michael Thomas, guidano una Ferrari Testarossa di colore bianco. La vettura venne adottata all'inizio della terza stagione della serie (episodio "La guerra di Stone"), in sostituzione della precedente replica, su base Corvette, della Ferrari 365 GTS/4 e fu fornita alla produzione in due esemplari. Le due Testarossa, donate dalla Ferrari per far cessare ogni questione circa l'utilizzo in una serie televisiva di grande successo di un falso esemplare di Daytona, erano originariamente di colore nero, come suggeriscono anche gli interni chiari, non disponibili con verniciatura esterna bianca.

Evoluzione della Testarossa: 512 TR e F512 M

La Testarossa originaria rimase in produzione praticamente invariata (salvo modifiche di dettaglio a cerchi e dotazioni) fino al 1992. Il motore, modificato anche nei pistoni, nell'albero motore e nei condotti d'aspirazione e scarico, ottenne un nuovo impianto di iniezione Bosch. La potenza salì a 428 CV e la velocità massima a 314 km/h. Le novità estetiche riguardavano soprattutto il frontale (con mascherina ridisegnata e fari a vista carenati da una copertura in plexiglas, anziché a scomparsa come sulle serie precedenti), i paraurti (nuovi), i gruppi ottici posteriori (doppi, circolari e privi di grigliatura) e i cerchi (componibili con disegno a 5 razze ad elica). La potenza del motore crebbe a 440 CV e le prestazioni, grazie anche al peso ridotto di 60 kg, parlavano di una velocità di 315 km/h e di un'accelerazione in 4,68 secondi. Lo scatto da 0 a 1000 m veniva coperto in 22'7 secondi. Il modello rimase in produzione per 7 anni, fino al termine del 1991. Furono prodotti 7177 esemplari, tra cui un esemplare unico in configurazione spider con tetto pieghevole realizzato per l’uso personale di Gianni Agnelli.

Pensate che di questo modello sono stati realizzati solo 7177 esemplari. Non solo, ma della Testarossa la Casa di Maranello produsse un unico esemplare in versione spider per l’Avv.

La nuova ammiraglia: Ferrari 849 Testarossa

La Ferrari presenta la sua nuova ammiraglia, l’erede diretta della SF90 Stradale. Il suo nome è evocativo e carico di storia: 849 Testarossa. Il significato della sua sigla? 8 come i cilindri del suo motore, 49 come la cilindrata unitaria e il nome della P499 del WEC con cui la Casa continua a vincere a Le Mans. La nuova Testarossa è un’ibrida plug-in, unendo tradizione e futuro, capace di sviluppare la straordinaria potenza di 1050 CV.

Ferrari 849 Testarossa in anteprima

Design e Aerodinamica della 849 Testarossa

Firmata dal Centro Stile Ferrari sotto la guida di Flavio Manzoni, la Ferrari 849 Testarossa esibisce un design che cita l’eleganza sinuosa dei prototipi degli anni ’70 e, in alcuni dettagli, ricorda le Ferrari degli anni ’80. All’anteriore la fascia orizzontale che si collega ai fari richiama, seppure con notevoli differenze, lo stile delle Ferrari F80 e 12Cilindri. Ogni elemento estetico ha anche una funzione precisa, come le prese d’aria scolpite che contribuiscono attivamente a ottimizzare i flussi aerodinamici e lo spoiler mobile che genera fino a 415 kg di deportanza a 250 km/h (se si opta per l’Assetto Fiorano). La carrozzeria della Ferrari Testarossa è stata progettata dallo studio di design italiano e dall’azienda di carrozzerie Pininfarina. L’aria scorre oltre le porte posteriori per raffreddare il motore attraverso le aperture davanti ai pneumatici posteriori. Non solo ha un bell’aspetto, ma garantisce anche che il motore rimanga a una buona temperatura.

Interni e tecnologia avanzata

L’abitacolo della 849 Testarossa ha una connotazione fortemente sportiva e avvolgente. La plancia orizzontale ha un design “fluttuante" e al centro spicca una fascia a contrasto che ospita i comandi e lo schermo per il passeggero. Come sulle ultime Ferrari più sportive, non c’è uno schermo centrale dedicato al sistema multimediale. Il tunnel centrale è estremamente essenziale, con un tocco di nostalgia grazie al selettore del cambio automatico che ricorda la grande griglia del cambio manuale presente sulle Ferrari del passato.

I sedili sono disponibili in tre varianti: i (più comodi) sedili standard, ventilati e riscaldati; i sedili racing in fibra di carbonio, e i Best Weight in fibra di carbonio e Alcantara che, come suggerisce il nome, sono i più leggeri e sono dotati di cinture a 4 punti.

Propulsore ibrido e prestazioni

Il propulsore della 849 Testarossa è un V8 biturbo centrale-posteriore da 830 CV affiancato da tre motori elettrici: due sull’asse anteriore (che ne fanno una Ferrari a trazione integrale) e uno posizionato tra il motore e il cambio. I tre motori elettrici erogano 220 CV, portando la potenza complessiva a 1050 CV. Si tratta, dunque, dello stesso propulsore della SF90 Stradale affinato e più potente. La batteria da 7,9 kWh (circa 7,5 effettivi) consente di percorrere fino a 25 km in modalità elettrica. L’ideale per gli spostamenti in città o per spostarsi senza attirare troppo l’attenzione, per quanto sia possibile con una Ferrari 849 Testarossa. Il suono e l’accelerazione del motore a 12 cilindri (4909 cc) regalano la pelle d’oca e un’esperienza di guida unica.

Il sistema FIVE: il cervello elettronico della vettura

Il sistema FIVE ha debuttato per la prima volta sulla Ferrari F80 ed è l’evoluzione del cervello elettronico della vettura. Funziona creando un gemello digitale dell’auto, che capisce in tempo reale cosa sta succedendo durante la guida. Riesce anche a calcolare con precisione cose che i sensori non possono misurare direttamente, come l’angolo esatto in cui l’auto si inclina e l’aderenza delle gomme. Grazie a queste informazioni ultra precise rende più efficienti tutti i controlli della vettura, come la trazione (calcolare lo slittamento ideale di ogni singola ruota), il differenziale elettronico e la frenata.

Infografica sul funzionamento del sistema FIVE

Assetto Fiorano: Massime prestazioni

Il risultato? Grazie all’uso di materiali come fibra di carbonio e titanio, l’Assetto Fiorano riduce il peso totale di circa 30 kg. I sedili leggeri in Alcantara da soli ne fanno risparmiare 18, e a questi si aggiungono i cerchi in carbonio da 20 pollici e altre componenti. L’aerodinamica è stata completamente rivista: un nuovo splitter frontale e due alettoni posteriori al posto delle code gemelle triplicano la deportanza, mentre le sospensioni sono più rigide. Per la prima volta l’Assetto Fiorano può essere equipaggiato anche con il sollevatore anteriore, una buona notizia per chi deve affrontare dossi e rampe del garage.

Pneumatici: performance su misura

Sulla 849 Testarossa sono stati creati, in collaborazione con i migliori produttori di pneumatici, ben quattro tipi di pneumatici di primo equipaggiamento. A seconda dell’allestimento e delle preferenze, si può scegliere tra diverse opzioni: gli ultra performanti Michelin Pilot Sport Cup2R, disponibili su richiesta per chi cerca la performance pura; i Michelin Pilot Sport Cup2, ideali per l’uso in pista e previste di serie se si opta per l’Assetto Fiorano; infine i Pirelli PZero R e i Bridgestone Potenza Sport, entrambe previste come equipaggiamento standard. Ma solo le Bridgestone sono disponibili anche in versione runflat.

La Testarossa del passato: un restauro emozionante

Un'auto da 26000 km, un esemplare davvero particolare. Il proprietario di questa fantastica auto l’aveva acquistata negli anni ’90, appena uscì il primo Ferrari Testarossa. Per ragioni familiari il suo Ferrari è stato fermo per 15 anni in garage. Dopo un primo contatto telefonico, siamo andati a prendere la Ferrari nel suo garage. L'abbiamo trovata ricoperta di polvere, segno che era passato davvero troppo tempo dalla sua ultima corsa in strada. L'abbiamo tirata fuori e caricata sul carrello, perché naturalmente la macchina non partiva. È stata inoltre effettuata un’igienizzazione completa sia del veicolo interno che del vano motore e cofano anteriore. In più una lucidatura ad altissimo livello, opera della Carrozzeria Zaccara.

Il proprietario ha assistito alla scena e non poteva credere ai suoi occhi e soprattutto alle sue orecchie, che dopo anni tornavano a sentire il fantastico rombo del motore 12 cilindri Ferrari degli anni ’90. È stata per lui una gioia immensa e per noi una soddisfazione enorme! Abbiamo effettuato il test su strada con il cuore a mille, un’esperienza che non può essere descritta. Dobbiamo essere sinceri, per noi è stata un’emozione enorme aver avuto la possibilità di riaccendere un motore di questo calibro, nella nostra officina.

Enzo Ferrari: da meccanico rifiutato dalla Fiat a proprietario di una multinazionale

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