Roma e Lotus, due nomi carichi di storia che oggi incrociano le proprie strade. Quello di Lotus è un fascino destinato a non tramontare mai. Elemento cardine nella storia della Formula 1, sin dai primi anni di vita la Casa britannica ha realizzato anche auto di serie, che hanno attratto ed emozionato i fortunati proprietari e gli appassionati. Fondata nel 1952 da Sir Colin Chapman, Lotus ha saputo distinguere il proprio marchio sia nelle competizioni che sulle strade. Un marchio che ha visto nella sua storia molti grandi trionfi sportivi e successi di vendite, così come crisi finanziarie. Conosciamo dunque più da vicino la lunga storia di questo iconico marchio automobilistico.

La Nascita di un Genio: Colin Chapman e la Fondazione di Lotus
La nascita di Lotus si deve all’invenzione e al genio del suo fondatore, l’ingegnere inglese Anthony Colin Bruce Chapman. Colin Chapman (1928-1982) fu un innovatore britannico nel mondo dell'automobilismo e dell'ingegneria automobilistica. Nel 1948, durante i suoi anni di studi universitari alla University College di Londra, Chapman realizzò nel suo garage la sua prima macchina da corsa: è l’inizio della iconica scuderia Lotus. La filosofia "semplicità e leggerezza" di Chapman rivoluzionò la progettazione delle auto da corsa. Le iniziali stilizzate del suo nome completo, Anthony Colin Bruce Chapman (ACBC), sono infatti visibili nel famoso logo di Lotus, su sfondo giallo e verde, seguite dalla scritta "Lotus". La scelta di questo nome non è mai stata ben chiara, ma si ritiene che fu da lui scelto in onore della moglie, soprannominata per l’appunto con questo nome. Secondo altre fonti, il nome Lotus è un riferimento ai lotofagi, che mangiavano il loto per dimenticare la propria terra d'origine. C'è anche la teoria che il fiore visibile sul logo rappresenti i fiori di loto che Colin Chapman regalò alla moglie quando le chiese di sposarla. In ogni caso, il mistero sull'origine esatta del nome rimane un segreto noto solo a Colin e Hazel Chapman.
Lotus non faticò a crescere e già pochi anni dopo, dall’umile garage del suo fondatore, le vetture Lotus iniziarono a essere realizzate nei primi stabilimenti, di cui il primo aprì le porte all’inizio degli anni ’50 a Hornsey, un quartiere della zona settentrionale di Londra. Nel 1956, la prima auto di serie, la Eleven, entrò in produzione. Già la Mark III fu la prima delle auto di Chapman a essere chiamata una Lotus, ma fu con la Mark 8 che Lotus entrò nel mondo delle corse internazionali. Un'altra pietra miliare fu la Lotus Seven, che ottenne un riconoscimento precoce vincendo la Classe 750cc dell'Index of Performance a Le Mans. Nel 1958, la Lotus debuttò in Formula 1 con il nome Team Lotus.
La Filosofia di Chapman: Leggerezza come Chiave del Successo
Le vetture prodotte da questo marchio seguivano la filosofia del suo fondatore. Chapman è stato uno dei più grandi innovatori in campo automobilistico e i suoi studi applicati alle auto si sono sempre rivelati vincenti, tanto da fare del suo marchio una vera leggenda. Infatti, tutte le sue vetture ruotavano attorno a un concetto di base: la leggerezza. In pochi avevano compreso quanto importante fosse costruire auto leggere, soluzione che non portava altro che vantaggi e permetteva di ottenere prestazioni eccezionali anche con motori piccoli (e quindi più economici e gestibili) e con pochi cavalli rispetto alla concorrenza. A differenza di altre automobili di lusso, le Lotus focalizzano il loro potere sul rapporto tra peso e dimensione, consentendo a macchine leggerissime di raggiungere velocità impressionanti con motori modesti. I modelli di punta Lotus sono quasi totalmente privi di optional aggiuntivi, in modo da garantire la massima guida sportiva.
Innovazione,Velocità ed Eleganza : Colin Chapman e il Team LOTUS.
Chapman, genio creativo dal carattere irruente, fu uno dei primi costruttori a utilizzare materiali compositi e a portare in pista un’automobile a quattro ruote motrici con propulsore a turbina. Introdusse concetti rivoluzionari come il telaio monoscocca, l'uso intensivo di materiali compositi e aerodinamica sofisticata. Il desiderio di Chapman fu di creare auto da corsa competitive che lo portassero a produrre auto stradali per finanziare le sue ambizioni nel motorsport. Il legame tra le auto sportive stradali e quelle da competizione targate Lotus Cars è un fattore critico e potente. L’eredità del motorsport rimane oggi il cuore di Lotus Cars e il collegamento strategico allo sviluppo di auto che offrono maneggevolezza e prestazioni eccellenti per la guida in pista o su strada.
Lotus in Formula 1: Rivoluzione e Trionfi
Parallelamente ai successi commerciali, la Lotus si distingueva in mezzo alle piste con le grandi imprese sportive in Formula 1. In soli due decenni, tra il 1960 e il finire dei ’70, il Team Lotus riuscì a conquistare la bellezza di sette campionati del mondo. Sotto la sua guida, Lotus vinse 7 Campionati Costruttori e 6 Piloti in F1. Nel corso degli anni, il Team Lotus divenne uno dei team più vittoriosi di sempre, riuscendo ad aggiudicarsi 79 Gran Premi e sette titoli mondiali.
Il prestigio del Team Lotus è legato sia ai grandi successi ottenuti, sia all'aver legato il proprio nome ad alcuni tra i piloti più vincenti e talentuosi, sia soprattutto per il carisma e l'unicità del fondatore della squadra, Colin Chapman. La sua prima vittoria avvenne nel GP degli Stati Uniti d'America del 1961, con Innes Ireland (l'auto costruita da Colin Chapman aveva già vinto 4 Gran Premi con la scuderia di Rob Walker, di cui la prima nel GP di Monaco del 1960), mentre il suo ultimo GP vinto è stato quello degli Stati Uniti del 1987, con Ayrton Senna.
Al team vanno attribuiti i meriti delle più grandi rivoluzioni tecniche della Formula 1:
- Telaio monoscocca (Lotus 25): La radicale auto da corsa Lotus Tipo 25 fu la prima con un telaio monoscocca in alluminio in Formula 1. Chapman raccontava di aver fatto sedere Jim Clark su un tavolone su cui erano disposti gli organi meccanici principali e imbastì le forme di conseguenza.
- Motore con funzione portante (Lotus 49): La Lotus 49, spinta dal motore Ford Cosworth DFV, rappresentò la motorizzazione più diffusa degli anni '70 e della prima parte degli anni '80.
- Radiatori laterali (Lotus 72): Una delle vetture più famose e vincenti della storia della Formula 1, utilizzata e continuamente sviluppata fino al 1976.
- Sfruttamento dell'effetto suolo (Lotus 78 e 79): Il Team Lotus dominò la Formula 1 con la Lotus Tipo 79 "ground effect".
- Sospensioni attive (Lotus 91): La Lotus Tipo 99T fu la prima Lotus a utilizzare con successo le sospensioni attive.
Chapman fu il primo a inserire le sponsorizzazioni di aziende esterne sotto forma di scritte colorate sulle vetture. A partire dal 1968, la Lotus, in seguito all'accordo con il produttore di tabacchi Gold Leaf, introdusse per la prima volta in Formula 1 una sponsorizzazione non strettamente legata al materiale tecnico impiegato, cambiando addirittura i colori nazionali con il rosso-oro dello sponsor e modificando la denominazione, presentandosi come Gold Leaf Team Lotus.

I Piloti Leggendari di Lotus
Il Team Lotus ha avuto l'onore di ospitare alcuni dei più grandi nomi della storia della Formula 1:
Jim Clark: Soprannominato anche lo scozzese volante, con una Lotus 25 disegnata da Chapman, si assicurò i primi due titoli mondiali per la storia della sua scuderia, nel 1963 e nel 1965. Jim Clark assunse il ruolo di secondo pilota nel 1961, e l'anno successivo Chapman sviluppò la nuova monoposto 25 attorno a lui. Dotata di un motore Coventry Climax V8, la vettura aveva una bassa sezione frontale, grazie ai serbatoi portanti e la scocca, quasi "nuda". Clark ottenne le sue prime tre vittorie in carriera e sei pole position, lottando per il titolo fino all'ultima gara. Nel 1963, Chapman risolse i problemi di affidabilità della Lotus 25 e Clark dominò il campionato con ben sette vittorie e altrettante pole position su dieci Gran Premi, diventando campione del mondo per la prima volta. Riconquistò il titolo nel 1965 con una "33" più affidabile, vincendo sei delle prime sette gare, con sei partecipazioni vincenti consecutive. Morì tragicamente in un incidente in Formula 2 ad Hockenheim il 7 aprile 1968. Jim Clark fu il primo pilota a realizzare il "doppio" nel mondo delle corse, vincendo il campionato di Formula 1 e la 500 Miglia di Indianapolis nello stesso anno (1965).
Graham Hill: Campione del mondo nel 1962 (con BRM), tornò nel team Lotus nel 1967. Dopo la morte di Clark, Hill vinse il titolo piloti e costruttori nel 1968, a bordo di una versione aggiornata della 49, rinominata 49B.
Jochen Rindt: L'austriaco si unì alla Lotus nel 1969. Dopo un inizio difficile, vinse il Gran Premio degli Stati Uniti. Nel 1970, alla guida della nuova Lotus 72, dominò il campionato vincendo quattro gare consecutive. Morì tragicamente durante le prove del Gran Premio d'Italia, diventando l'unico campione del mondo postumo della Formula 1.
Emerson Fittipaldi: Promosso a prima guida nel 1971, vinse il suo primo mondiale nel 1972, collezionando ben cinque vittorie e 8 podi nelle dodici gare previste, riportando il team Lotus al successo anche nel titolo costruttori.
Mario Andretti: Il pilota italo-statunitense si aggiudicò l’ultimo campionato del mondo del Team Lotus nel 1978 con la Lotus Tipo 79 "ground effect".
Ayrton Senna: Degno di nota rimane l’ultimo Gran Premio vinto dalla scuderia: ad aggiudicarselo fu il grande pilota Ayrton Senna nel 1987 negli Stati Uniti. Senna si unì al Team Lotus nel 1985 e vinse il Gran Premio del Portogallo sotto la pioggia a Estoril. Nel 1987, con la Lotus Tipo 99T, fu il primo a usare con successo le sospensioni attive, vincendo altri due Gran Premi.

L'esordio e le prime stagioni in Formula 1
Lotus fece il suo esordio in Formula 1 nel 1958 al GP di Monaco, con i piloti Graham Hill e Cliff Allison. Quest'ultimo disputò una discreta stagione, con costanti piazzamenti in top 10 e un 4º posto in Belgio, che permise al team di guadagnare i suoi primi punti. Al contrario, le prestazioni di Hill furono deludenti, in quanto riuscì a terminare la gara in appena due occasioni, senza conquistare alcun punto. Nel '59 Allison passò alla Ferrari. Al suo posto venne chiamato l'esordiente Pete Lovely, che alla gara inaugurale a Montecarlo non riuscì a qualificarsi, e Chapman decise così di sostituirlo già al Gran Premio successivo con il britannico Innes Ireland, anch'egli all'esordio. La scelta si rivelò subito azzeccata, in quanto quest'ultimo terminò la sua prima gara al 4º posto, ottenendo 3 punti. Ireland conquistò altri due punti all'ultima gara stagionale, terminata al 5º posto.
Per il 1960 Chapman decise di schierare in numerosi Gran Premi ben tre vetture. Alan Stacey diventò il secondo pilota del team, mentre per il ruolo di terza guida vennero chiamati diversi piloti, tra cui i debuttanti John Surtees (sette volte campione del mondo nel Motomondiale, che aveva deciso di passare alle quattro ruote) e James Clark, detto ‘’Jim’’. Entrambi i piloti sarebbero diventati in futuro campioni del mondo, scrivendo alcune delle più importanti pagine della storia della Formula 1. Il team disputò una grande stagione grazie alla nuova Lotus 18, ottenendo il 2º posto in classifica costruttori e conquistando diversi podi con Clark, Surtees e Ireland, ma senza ottenere vittorie. La Lotus 18 sarebbe diventata comunque la prima vettura di Chapman a trionfare in un Gran Premio di Formula 1 grazie alle due vittorie del leggendario Stirling Moss, quell'anno alla guida della monoposto con il Rob Walker Racing Team. La stagione è tuttavia ricordata anche per il primo, tragico incidente mortale per un pilota della Lotus: Stacey, durante l'appuntamento in Belgio (ricordato come uno dei Gran Premi più tragici della storia della Formula 1), uscì di strada a causa di un cedimento meccanico della sua macchina, che si ribaltò diverse volte e prese fuoco.
Nel 1961 Clark venne promosso a secondo pilota. La Lotus confermò la sua crescita con un altro campionato terminato al 2º posto, inoltre arrivò la prima vittoria del team, grazie al trionfo di Ireland a Watkins Glen, al volante della nuova monoposto 21. Durante la stagione anche Stirling Moss portò la Lotus sul gradino più alto del podio, trionfando due volte con una monoposto 18.
La Produzione di Auto Stradali Iconiche
Dopo le piccole produzioni, spesso su commissione, del primo decennio di vita, la Lotus uscì alla ribalta nel mercato con il grande successo della Lotus Elan, autovettura realizzata a partire dal 1962. La Elan (Tipo 26) riusciva ad incarnare tutte le caratteristiche del marchio Lotus: leggerezza, stile ed innovazione per una spider-coupé rimasta impressa nella storia delle auto sportive. Gli anni ’70 videro la Lotus presentare ai mercati altri grandi classici come le prime generazioni di Lotus Esprit e Lotus Eclat.
Tra le vetture in produzione ancora oggi, la più “vecchia” è la Elise, spider a trazione posteriore realizzata a partire dal 1996, erede della mitica Elan. La Lotus Esprit, con un design sofisticato, elegante e lussuoso, la Lotus Esprit, modello Tipo 75, fece la sua comparsa. Una Lotus Esprit bianco Monaco con interni in tessuto tartan fu la protagonista di ‘La spia che mi amava’. La Tipo 82 Turbo Esprit fu presentata con grande stile alla Royal Albert Hall di Londra, con 210 CV, 241 km/h e 0-96 km/h in 5,5 secondi, portando l'Esprit nel territorio delle supercar. Due Turbo Esprit furono le protagoniste dell'ultimo film di Bond, ‘Solo per i tuoi occhi’.

Le Crisi e i Cambi di Proprietà
Tuttavia, gli anni ’70 si possono definire come l’ultimo decennio di grandi successi per la Lotus: la crisi petrolifera e il conseguente collasso del mercato statunitense - specialmente riguardante le macchine sportive - portarono il marchio di Chapman sull’orlo del fallimento. Chapman non rimase spiazzato dalla profonda crisi che raggiunse la sua azienda sul finire degli anni ’70. Dopo il lancio di nuovi modelli, tra cui la Lotus Excel, il fondatore inglese cercò di stipulare nuovi accordi con le fiorenti multinazionali del settore automobilistico, prima fra tutte la Toyota. Dal legame commerciale con il marchio giapponese nacque la Toyota Supra, una delle più importanti auto sportive realizzate dalla Toyota. Questi tentativi, tuttavia, non riuscirono a sistemare totalmente i conti in casa Lotus.
La situazione crollò definitivamente a causa della prematura morte del suo fondatore a soli 54 anni per un infarto nel 1982 (il 16 dicembre). Dopo la morte del suo fondatore nel 1982 e in seguito anche alle esposizioni finanziarie dovute all'accordo stipulato con la De Lorean Motor Company per la costruzione della DMC-12, nel 1986 l'azienda venne acquisita dalla General Motors per una cifra che si aggirava intorno ai 22 milioni di sterline. Dopo aver inutilmente provato a sistemare e ri-organizzare l’azienda dall’interno, gli azionisti e il governo britannico decisero che era giunto il momento di cedere lo storico marchio.
Sette anni più tardi, nel 1993, a sua volta il colosso statunitense la vendette per 30 milioni di sterline alla lussemburghese A.C.B.N. Holdings S.A., controllata dall'uomo d'affari italiano Romano Artioli, a quei tempi proprietario anche del marchio Bugatti.
Sotto la direzione Artioli, la Lotus venne da costui rilanciata con un modello nel 1996, la Lotus Elise (Tipo 111), che ebbe molto successo in quanto ben fatta e perfettamente in linea con la filosofia di Chapman. Chiamata Elise in onore della nipote del presidente Romano Artioli, rappresentava il ritorno di Lotus ai suoi principi fondanti: semplicità, purezza, innovazione e ultraleggera. Da qui vennero in seguito sviluppate la Lotus Exige e le loro successive serie.
Innovazione,Velocità ed Eleganza : Colin Chapman e il Team LOTUS.
Un altro passaggio di proprietà avvenne gradualmente a partire proprio dal 1996 alla malese Proton, in quanto, a seguito dei problemi con la Bugatti, Artioli fu costretto a vendere pian piano la proprietà della Lotus per pagare le pesanti perdite con la Bugatti. Da allora la produzione di Elise ed Exige è continuata nelle varie serie (con il cambio, nel 2001, del fornitore dei propulsori, da Rover a Toyota) con l’aggiunta della Lotus Evora e della Evija. Lotus intensificò la produzione della Elise per far fronte alla domanda. Lotus presentò la nuova Exige, ispirata alla Sport Elise da corsa.
Nel maggio del 2017, Lotus venne acquistata dalla cinese Geely ed entrò a far parte del suo gruppo assieme al già presente marchio Volvo. Quattro anni più tardi, nel 2021, Geely si alleò con il grande gruppo Renault-Nissan. Questo periodo post-Chapman si dimostrò un’epoca non facile per lo storico marchio di origine britannica.
La Produzione Moderna e le Nuove Direzioni
Lotus Engineering presentò la APX (Aluminium Performance Crossover) al Salone di Ginevra. La Sport Exige GT3 si assicurò la vittoria nel Campionato Costruttori British GT del 2006. Lotus entrò nel Guinness dei primati per il più grande raduno di qualsiasi marca.
Lotus lanciò la nuovissima Evora, la prima Lotus completamente nuova dal debutto della Elise nel 1995. La Evora è l'unica 2+2 a motore centrale sul mercato, alimentata da un motore V6 da 3,5 litri messo a punto da Lotus. La pista di prova Lotus riaprì il 21 giugno dopo un'ampia modernizzazione. Lotus fu la protagonista del Goodwood Festival of Speed. Oltre 45 auto da corsa Lotus storiche e moderne registrarono tempi sul famoso percorso in salita, passando davanti a un'enorme scultura commissionata per celebrare i successi passati e presenti di Lotus nelle corse.

Nel novembre 2017, Lotus presentò la Exige Cup 430, la Exige più potente fino ad oggi. Nel 2018 la casa automobilistica Lotus ha festeggiato i 70 anni di età. In questi decenni il marchio si è reso protagonista di esperienze diverse: dalla solida proprietà dei primi decenni al controllo delle grandi multinazionali dell’ultimo periodo. Tutto ciò non ha ostacolato la produzione di veicoli iconici che sono rimasti nel cuore degli appassionati delle quattro ruote. Lotus è divenuto nel corso del tempo sinonimo di innovazione tecnologica grazie al genio del suo inventore Colin Chapman, che è riuscito a mettere la firma su 30 anni di veicoli del marchio britannico.
Nel luglio 2019, Lotus presentò la Evija, la prima hypercar britannica completamente elettrica. Con una potenza target di 2.000 CV, è l'auto stradale di serie più potente del mondo. Il pacco batterie montato centralmente riprende il celebre layout delle auto sportive Lotus a motore centrale. Lotus Technology è una nuova divisione dell'azienda con sede a Wuhan, Cina. Nel 2021, Lotus confermò che la produzione delle auto sportive Elise, Exige ed Evora sarebbe terminata. Nello stesso anno, Lotus presentò la Emira, l'ultima auto sportiva a benzina e il "best of breed". Più recentemente, il 12 dicembre, Lotus ha segnato l'arrivo della Emira Limited. Nel 2022 è stata presentata anche la Lotus Eletre, segnando l'ingresso del marchio nel segmento dei SUV elettrici.
