Il Portogallo nel Mondo dell'Automobile: Tra Glorie Nazionali e Ruolo di Polo Produttivo Globale

Se il concetto di case automobilistiche portoghesi attive non è familiare a molti, ciò non è casuale: al momento, il Portogallo non vanta marchi automobilistici nazionali in piena attività. Tuttavia, la storia del paese è costellata di tentativi e successi che hanno contribuito a plasmare il suo percorso nel settore delle quattro ruote, portandolo a diventare un attore chiave nella produzione automobilistica europea e mondiale. Dalle ambizioni di costruttori di nicchia che hanno cercato di farsi strada, ai giganti internazionali che oggi scelgono il Portogallo come hub strategico, l'industria automobilistica portoghese ha mostrato una notevole capacità di adattamento e innovazione.

Mappa del Portogallo con le principali fabbriche automobilistiche

Le Origini e i Primi Passi (1900-1930)

Gli albori della produzione automobilistica in Portogallo risalgono ai primi anni del XX secolo. In quel periodo, le prime vetture iniziarono a circolare sulle strade portoghesi, sebbene la maggior parte fosse importata. I primi sforzi di produzione erano modesti. Un esempio è la A. A. de Oliveira, fondata nel 1909, che produsse un numero limitato di veicoli. Fu negli anni Venti che l'industria iniziò a mettere radici, con la creazione della fabbrica Margarida & Silva a Lisbona, che produsse automobili sotto il nome "O Luso". La posizione geografica strategica del Portogallo e i suoi importanti porti marittimi lo rendevano un sito interessante per la produzione automobilistica. La fine degli anni Venti vide un aumento del possesso di automobili, spingendo il governo a promuovere la produzione locale per ridurre la dipendenza dalle importazioni estere.

Crescita ed Espansione: L'Era dei Marchi Nazionali (Anni '30-'70)

Gli anni '30 segnarono una svolta significativa. Il panorama automobilistico si evolse notevolmente, spinto da una crescente domanda di autoveicoli. La fondazione di Auto-Júnior nel 1936 rappresentò una tappa fondamentale, iniziando a produrre veicoli più moderni. Durante questo periodo, il governo avviò diverse politiche per stimolare la produzione locale, dando vita a collaborazioni con produttori stranieri per creare marchi locali.

Nel secondo dopoguerra, gli anni '50 e '60 videro un'ulteriore crescita dell'industria automobilistica portoghese. Nacquero diverse aziende, come la Setubalense, che iniziò a produrre camion e altri veicoli utilitari. La crescente popolarità delle autovetture stimolò gli investimenti nelle infrastrutture stradali e aumentò l'accessibilità alle automobili per i portoghesi. In questo periodo, le case automobilistiche straniere cominciarono a interessarsi al Portogallo. Le politiche governative incoraggiarono gli investimenti stranieri, che portarono a joint venture con aziende consolidate. Una delle collaborazioni più importanti fu quella con la Fiat, che portò all'assemblaggio di automobili Fiat in Portogallo con il marchio Fábrica Portuguesa de Automóveis (FPA). Questa collaborazione non solo diede impulso all'economia locale, ma portò anche tecniche e know-how moderni all'industria automobilistica portoghese.

In questo contesto di fermento, alcuni marchi portoghesi cercarono di ritagliarsi uno spazio nel mercato:

Alba: L'Icona dello Sport Motoristico Portoghese

Negli anni '50, Alba si distinse come uno dei marchi più iconici nella nascente cultura automobilistica sportiva del Portogallo. Fondata da Manuel Oliveira, questa casa automobilistica fu una pioniera nelle competizioni motoristiche nazionali, contribuendo alla crescita dell'interesse per le auto da corsa nel paese. Tra i suoi modelli principali, spiccano le Alba Tipo I, Tipo II e Tipo III, vetture pensate per competere nelle gare più prestigiose dell'epoca. L'ispirazione di Alba era chiara: creare auto leggere e potenti, in grado di competere con i marchi europei già affermati, dimostrando la capacità portoghese di innovare nel settore delle auto sportive.

Alba Tipo I in esposizione

Edfor: L'Eleganza e la Potenza degli Anni '30

Nel decennio del design e delle automobili di lusso, Edfor si fece notare per la produzione di veicoli sportivi di alta classe, come il Edfor Grand Sport. Negli anni '30, questo marchio rappresentava l'apice della produzione artigianale e del lusso in Portogallo, con modelli che erano vere e proprie icone del design automobilistico dell'epoca. Nonostante la produzione limitata, Edfor ha lasciato un segno indelebile nella storia automobilistica portoghese, grazie alla sua capacità di coniugare eleganza, potenza e innovazione.

Edfor Grand Sport d'epoca

Delfim: Un Sogno Incompiuto di Eleganza Accessibile

Il marchio Delfim, nato negli anni '50, aveva l'ambizioso obiettivo di creare un'automobile elegante e accessibile per il mercato portoghese, rispondendo alla crescente domanda di veicoli economici e di qualità. Nonostante le alte aspettative, il progetto non riuscì a superare le fasi iniziali di sviluppo e il sogno di Delfim rimase incompiuto, a testimonianza delle sfide intrinseche alla fondazione di una casa automobilistica in un mercato competitivo.

MG Canelas: L'Ossatura del Trasporto Industriale

Negli anni '50 e '60, il marchio MG Canelas si specializzò nella produzione di camion e veicoli pesanti, diventando una figura chiave nel settore industriale portoghese. Conosciuti per la loro affidabilità nel trasporto di merci pesanti, gli autocarri MG Canelas hanno svolto un ruolo fondamentale nell'economia del paese, supportando l'infrastruttura industriale e il commercio. La loro robustezza li rese indispensabili per le esigenze di trasporto dell'epoca.

Motalli: Un Contributo Indiretto alla Mobilità

Anche se Motalli non era specializzata nella produzione di automobili, il marchio ha avuto un'importante influenza nel settore dei trasporti portoghesi, grazie alla produzione di moto e tricicli. Questi veicoli, pensati per il mercato locale, hanno rappresentato una valida alternativa di mobilità per molti portoghesi, particolarmente nelle aree rurali e urbane, offrendo soluzioni pratiche ed economiche per gli spostamenti quotidiani.

L'Era dei Veicoli Specializzati e di Nicchia

Il panorama automobilistico portoghese ha visto emergere anche aziende specializzate nella produzione di veicoli adatti a esigenze particolari, spesso con un focus sulla robustezza e la versatilità.

UMM: Fuoristrada Robustezza e Versatilità

UMM, acronimo di União Metalo-Mecânica, è stata un'altra importante casa automobilistica portoghese, nota per la produzione di fuoristrada robusti e versatili. Tra i modelli di punta troviamo il UMM Alter e il UMM Cournil, veicoli conosciuti per la loro affidabilità sia in contesti agricoli che militari. Questi mezzi venivano utilizzati anche in ambiti civili e industriali, dimostrando una grande capacità di adattamento a diversi terreni. La fama dei fuoristrada UMM ha superato i confini portoghesi, con una discreta diffusione in Francia e nelle ex colonie portoghesi, consolidando la loro reputazione di veicoli affidabili in condizioni difficili.

UMM Alter in un ambiente fuoristrada

Portaro: Fuoristrada in Collaborazione con Dacia

Un altro marchio che ha lasciato un segno nel panorama automobilistico portoghese è stato Portaro, noto per la produzione di fuoristrada versatili come il Portaro 4WD. Questi veicoli furono creati in collaborazione con Dacia, un marchio rumeno, per offrire fuoristrada robusti adatti a qualsiasi terreno. I fuoristrada Portaro divennero particolarmente popolari in Portogallo grazie alla loro affidabilità in ambito rurale e agricolo, dove si cercavano veicoli resistenti per affrontare percorsi difficili e terreni accidentati, dimostrando l'importanza della collaborazione internazionale per il settore.

Portaro 4WD in azione

Bravia: Veicoli per Scopi Militari e Industriali

Negli anni '60 e '70, Bravia si specializzò nella produzione di veicoli militari e industriali, con modelli come il Bravia 4x4, progettato per soddisfare le esigenze delle forze armate. Questi veicoli 4x4 venivano utilizzati sia per scopi militari che industriali, giocando un ruolo fondamentale nei conflitti coloniali, dove la resistenza e l'affidabilità erano essenziali. La produzione di Bravia contribuì significativamente al settore militare portoghese, fornendo veicoli specializzati per le operazioni in territori difficili, sottolineando la capacità del Portogallo di produrre mezzi ad alta specializzazione.

Le Microcar e i Tentativi Urbani

La ricerca di soluzioni di mobilità urbana ed economica ha portato alla nascita di marchi che si sono concentrati sulla produzione di microcar, cercando di intercettare le esigenze di un traffico cittadino sempre più congestionato.

Sado: Il Microcar per la Città

Nel contesto degli anni '80, Sado cercò di innovare il mercato automobilistico portoghese con il Sado 550, un microcar pensato per soddisfare le esigenze del traffico urbano. Prodotto tra il 1982 e il 1985, il Sado si proponeva come una soluzione economica e pratica per chi cercava un veicolo agile e poco ingombrante nelle città. Nonostante l'idea fosse interessante, il Sado non riuscì a conquistare il mercato a causa della forte concorrenza di auto più grandi e prestanti, un problema comune per i veicoli di questa categoria.

Sado 550 parcheggiato in città

Citadine: Un Altro Tentativo nel Segmento delle Microcar

Simile al progetto Sado, il marchio Citadine ha cercato di conquistare il mercato delle microcar urbane, proponendo un veicolo compatto per la vita cittadina. Tuttavia, come per il Sado, la concorrenza di auto più grandi e la difficoltà nel mantenere bassi i costi di produzione hanno portato alla sua rapida scomparsa dal mercato, evidenziando le sfide strutturali affrontate dai piccoli produttori nel segmento delle microcar.

L'Era dell'Assemblaggio e dell'Esportazione (Anni '70-'90)

La crisi petrolifera degli anni '70 ebbe un impatto profondo sull'industria automobilistica mondiale, e il Portogallo non ne fu immune. Le sfide economiche portarono a spostare l'attenzione dalla produzione locale agli stabilimenti di assemblaggio. Divenne economicamente più conveniente assemblare i veicoli in loco piuttosto che produrli da zero. In questo periodo sono nate aziende come la Fábrica de Automóveis de Santo Amaro (FASA), che assemblava principalmente veicoli Renault.

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, il settore automobilistico portoghese si orientò verso le esportazioni. Il governo riconobbe il potenziale dell'industria automobilistica come motore della crescita economica e incoraggiò i produttori a esportare i loro prodotti. Questo cambiamento ha permesso al Portogallo di affermarsi come luogo favorevole per l'assemblaggio di automobili, grazie al costo relativamente basso della manodopera e alla posizione geografica strategica. L'industria automobilistica portoghese è fiorita negli anni '80 e '90, favorita dall'ingresso del Paese nell'Unione Europea nel 1986. L'adesione ha facilitato l'accesso ai mercati europei, il miglioramento delle infrastrutture e l'aumento degli investimenti esteri. Di conseguenza, le multinazionali hanno iniziato a stabilire impianti di produzione in Portogallo.

Le origini dell'automobile

Modernizzazione e Innovazione: Il Portogallo come Polo Produttivo Globale

Gli anni '90 hanno segnato una nuova era per l'industria automobilistica portoghese, che è passata dagli impianti di assemblaggio a capacità produttive più solide. La creazione dello stabilimento Volkswagen Autoeuropa a Palmela, nel 1991, è stata una pietra miliare che ha segnato l'arrivo di un importante attore globale nel settore automobilistico portoghese. Questo impianto è stato significativo per diversi motivi:

  1. Aumento degli investimenti: L'investimento di Volkswagen ha portato tecnologie e metodi di produzione avanzati, stimolando un ulteriore sviluppo.
  2. Creazione di posti di lavoro: Lo stabilimento ha generato migliaia di posti di lavoro, beneficiando l'economia locale e attirando centinaia di fornitori e industrie collegate.
  3. Produzione di modelli: Autoeuropa iniziò a produrre la VW Sharan e, successivamente, modelli come la SEAT Alhambra e la Volkswagen Crafter, dimostrando l'abilità produttiva del Portogallo.

In questo periodo, anche diverse altre multinazionali automobilistiche, tra cui Renault, Peugeot e Citroën, aprirono stabilimenti di produzione in Portogallo. Queste fabbriche hanno servito sia il mercato europeo che quello globale, cementando lo status del Portogallo come importante polo produttivo automobilistico. Oggi, il Portogallo ha consolidato il suo ruolo come un importante centro di produzione automobilistica a livello europeo, ospitando stabilimenti di grandi case automobilistiche internazionali come Volkswagen e Peugeot. Il Paese si è affermato come hub strategico per la produzione di veicoli compatti, berline e SUV, e continua a rappresentare un punto di riferimento per il settore automobilistico in Europa grazie alla sua manodopera qualificata e agli incentivi governativi per l'industria automobilistica.

Dal 2018, il Portogallo ha avuto l'onore di essere al centro delle attenzioni della Volkswagen grazie alla produzione del T-Roc nello stabilimento di Palmela. Questo SUV compatto è diventato un simbolo dell'industria automobilistica nazionale e ha anche segnato un momento significativo per il Paese, scelto dalla casa tedesca per il suo lancio mondiale. Con un evento che ha coinvolto giornalisti di tutto il mondo, le regioni di Cascais e Sintra sono state il palcoscenico di una presentazione che ha consolidato il Portogallo come destinazione privilegiata per il settore automobilistico globale.

Nel 2024, lo stabilimento della Stellantis a Mangualde, nel nord del paese, ha chiuso con 86mila veicoli prodotti, il 2 per cento in più rispetto al 2023. È il miglior risultato di sempre per un impianto che dà lavoro a novecento persone e si sta lanciando nella produzione di auto elettriche in un periodo molto difficile per la Stellantis. La fabbrica ha creato una nuova linea per il montaggio delle batterie sui veicoli elettrici, assumendo 63 nuovi dipendenti. Dall’impianto più importante, quello aperto alla metà degli anni novanta dalla Volkswagen a Palmela, nel sud del Portogallo, sono usciti 235mila veicoli, il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente. La casa automobilistica tedesca ha assicurato che la fabbrica non sarà interessata dalle misure d’austerità decise per superare la crisi attuale.

Secondo l’Associação automóvel de Portugal (Acap), nei primi undici mesi del 2024 la produzione in Portogallo è arrivata a 307.209 veicoli, il 2,7 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi tutto, il 97,9 per cento, è destinato all’esportazione, soprattutto in Europa, che assorbe l’86,3 per cento del totale: il 23,1 per cento va in Germania, il 13,6 per cento in Italia, l’11,2 per cento in Francia e il 10 per cento in Spagna. Oltre alle fabbriche di Mangualde e Palmela, in Portogallo si producono veicoli anche a Vila Nova de Gaia (Caetanobus), Ovar (Toyota) e Tramagal (Mitsubishi).

L'Industria dei Componenti e il Ruolo Chiave del Portogallo

C'è poi il settore dei componenti per auto che, secondo l’associazione di categoria, l’Associação de fabricantes para a indústria automóvel (Afia), comprende più di 350 aziende, ha un giro d’affari che nel 2023 è stato di 14,3 miliardi di euro (poco più del 5 per cento del PIL nazionale) e dà lavoro a 64mila persone (il 9 per cento dei dipendenti dell’industria nel paese). Anche in questo caso la produzione è destinata in gran parte all’esportazione nel resto d’Europa. Come ha dichiarato José Couto, il presidente dell’Afia, “il 98 per cento delle automobili prodotte in Europa contiene almeno un componente realizzato in Portogallo”. L'industria dei componenti è un pilastro fondamentale dell'economia portoghese e un elemento cruciale della catena di fornitura automobilistica europea.

Diagramma della catena di fornitura automobilistica

Veicoli Elettrici e Sostenibilità: Verso il Futuro

Mentre l'industria automobilistica sta affrontando un cambiamento globale verso la sostenibilità, il Portogallo non è rimasto indietro. Il governo sta promuovendo attivamente la mobilità elettrica attraverso varie politiche e incentivi, incoraggiando la transizione verso i veicoli elettrici (EV). Questo rappresenta un'opportunità per i produttori di innovare e investire in tecnologie verdi.

Anche le aziende portoghesi stanno esplorando la produzione di veicoli elettrici, sostenute dai finanziamenti dell'UE volti a ridurre l'impronta di carbonio del settore dei trasporti. Ad esempio, i lavori di Efacec e CaetanoBus per lo sviluppo di autobus elettrici e infrastrutture di ricarica evidenziano l'impegno del Paese nei confronti del trasporto sostenibile. Inoltre, l'ascesa del settore dell'elettronica automobilistica, incentrato su software, batterie e componenti per veicoli elettrici, è diventata una strada essenziale per la crescita, posizionando il Portogallo come attore competitivo nel panorama automobilistico in evoluzione.

Veeco e Vinci GT: Tentativi di Innovazione Elettrica

Nel corso degli anni 2010, Veeco cercò di fare un significativo passo verso il futuro con la creazione del Veeco RT, un’auto elettrica sportiva progettata per essere innovativa e all’avanguardia. Il progetto, purtroppo, non riuscì a entrare in produzione su larga scala, ma rappresentò un importante tentativo di abbracciare una mobilità più sostenibile in Portogallo. Più recentemente, la Vinci GT è una supercar di lusso elettrica prodotta in Portogallo, rappresentando un passo significativo verso un futuro sostenibile nel mondo delle auto di alta gamma. Con il suo design elegante e la tecnologia all’avanguardia, la Vinci GT è una delle prime auto a coniugare lusso e mobilità elettrica in modo così deciso nel panorama automobilistico portoghese, dimostrando le ambizioni del paese nel segmento dei veicoli elettrici premium.

Veeco RT concept car

Il Mercato Automobilistico Portoghese Oggi

In Portogallo, il mercato automobilistico riflette una forte predilezione per i marchi europei. Tra le dieci marche più popolari spiccano Renault, Volkswagen e Peugeot, che occupano stabilmente i primi posti nelle vendite. Secondo ACAP, Stellantis domina nelle vendite di auto in Portogallo nel mese di ottobre su tutti i fronti del mercato, con i suoi marchi Abarth, Alfa Romeo, Citroën, DS Automobiles, Fiat, Jeep, Maserati, Opel e Peugeot. Questo mese, il Gruppo automobilistico è leader nel mercato totale VP+VCL (Passenger Vehicles + Light Commercial) con 4.218 unità e una quota del 25,9 per cento, è leader nel mercato VP con 3.068 unità e una quota del 22,1 per cento e anche nel mercato LCV con 1.150 unità e una quota di 47,6 per cento.

Stellantis è leader del mercato auto portoghese sia nel mese di ottobre che in tutto il 2023. Dopo i primi dieci mesi del 2023, Stellantis detiene la leadership indiscussa del mercato automobilistico portoghese, sia in termini assoluti che nel settore delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri. Quest’anno il Gruppo ha venduto 51.972 veicoli, per una quota di mercato del 27,4 per cento. Un vantaggio di circa 16.000 veicoli e 8,4 punti di quota per il secondo gruppo automobilistico più venduto in Portogallo. In particolare, Stellantis ha venduto 40.980 Autovetture, generando una quota del 24,5 per cento, e 10.992 Veicoli Commerciali Leggeri, un volume che garantisce una quota significativa del 48,6 per cento.

Con 1.000 auto 100 per cento elettriche e ibride plug-in, Stellantis è stata la numero 1 nelle vendite di veicoli a basse emissioni (LEV) nel mese di ottobre, raggiungendo una quota del 18,9 per cento. Stellantis si è distinta anche per essere stata leader, lo scorso mese, nelle vendite di auto 100% elettriche con 586 unità e una quota del 19,8 per cento (VP+VCL). Lo stesso è accaduto nel mercato commerciale elettrico con 171 furgoni elettrici che rappresentano il 71,9 per cento di questo mercato.

Stellantis sta accelerando i suoi sforzi per fornire una mobilità pulita, sicura e accessibile a tutti. Offre un catalogo sempre più completo di modelli con motorizzazioni 100 per cento elettriche e ibride plug-in dei suoi marchi Abarth, Alfa Romeo, Citroën, DS Automobiles, Fiat, Jeep, Maserati, Opel e Peugeot, coprendo quasi tutti i segmenti di mercato, dalle compatte urbane ai veicoli SUV, berline, 4×4 e auto supersportive. Questa offensiva elettrizzata di Stellantis copre tutti i fronti del mercato. Stellantis è anche leader individualmente nei mercati elettrificati VP e VCL. Ad oggi ha venduto 8.966 LEV Passenger Cars, per una quota del 17,9 per cento. Spicca la leadership indiscussa di Stellantis nel mercato dei Veicoli Commerciali 100% elettrici, con 1.299 e-van venduti ad oggi e una quota del 64,5 per cento. Questo successo è dovuto all’affidabilità e all’adattabilità dei diversi modelli alle esigenze di aziende e professionisti.

Sfide e Prospettive Future del Settore Automobilistico Portoghese

Nonostante i suoi progressi, l'industria automobilistica portoghese deve affrontare diverse sfide. La persistente carenza di semiconduttori a livello mondiale, iniziata durante il periodo COVID, ha portato a ritardi nella produzione, con ripercussioni sui produttori di tutto il mondo. Inoltre, la forza lavoro deve adattarsi a tecnologie e standard di sostenibilità in rapida evoluzione.

Tuttavia, gli investimenti strategici del Portogallo in ricerca e sviluppo, istruzione e infrastrutture migliorano la sua capacità di rimanere competitivo. Le collaborazioni tra università e industria automobilistica favoriscono l'innovazione e i progressi tecnologici, preparando la forza lavoro a un futuro dominato dall'automazione e dall'elettrificazione. Con una forte enfasi sull'esportazione di veicoli e sulla promozione di partnership all'interno dell'Unione Europea, il futuro della produzione automobilistica in Portogallo appare ottimistico.

La crescita del settore dell’auto portoghese non è semplicemente merito del prezzo dell’energia e del costo del lavoro più bassi rispetto a paesi come la Francia o l’Italia. Dietro c’è anche una programmazione politica in grado di attirare gli investimenti. Lo dimostra il caso dell’Autoeuropa, il complesso della Volkswagen a Palmela. Alla fine degli ottanta il Portogallo era in lizza con la Spagna, l’Irlanda e altri paesi interessati al gruppo tedesco, che voleva aprire una nuova grande fabbrica fuori dalla Germania, in società con la Ford. La scelta ricadde sul Portogallo e in particolare sulla zona di Palmela, vicina al grande porto di Setúbal, ideale per la spedizione dei veicoli. Contarono ovviamente gli incentivi fiscali, finanziari e di altro tipo offerti dal governo di Lisbona, che seppe sfruttare il fondo europeo di sviluppo regionale e il fondo sociale europeo per mettere a disposizione infrastrutture moderne e promuovere l’aggiornamento della manodopera. Una condizione imposta agli investitori fu quella che almeno il 40 per cento della produzione dell’impianto fosse fatta con componenti locali, una clausola voluta per lanciare il settore nazionale dei componenti per veicoli e formare un vero distretto dell’auto. Il modello è stato seguito anche in altri settori. Nel 2024, scrive la Reuters, l’Agência para o investimento e comércio externo de Portugal (Aicep), l’agenzia statale che promuove investimenti per attività produttive orientate all’esportazione, ha firmato un numero di accordi dieci volte superiore a quello del 2023. Attraverso incentivi di vario tipo nel 2024 sono arrivati investimenti per 420 milioni di euro, contro i 41 dell’anno precedente.

Le origini dell'automobile

L'industria automobilistica della penisola iberica, tuttavia, non può certo dirsi al riparo dalla crisi, innanzitutto perché dipende dalla sorte dei grandi mercati europei e poi perché i costruttori guardano ad altri paesi che offrono condizioni molto favorevoli, come il Marocco. In Portogallo comincia a perdere terreno la produzione di componenti: secondo l’Afia, nei primi undici mesi del 2024 il settore ha registrato un calo delle esportazioni pari al 5,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023. In Portogallo gli esperti del settore automobilistico prevedono una stagnazione di almeno due anni. Intanto arrivano notizie di licenziamenti e chiusure. Per esempio il fallimento della Cablerías, un’azienda di componenti per automobili che dava lavoro a 250 persone. Nello stesso settore ha annunciato settecento licenziamenti la spagnola Ficosa, mentre potrebbero tagliare posti di lavoro anche la giapponese Uchiyama e la spagnola Gestamp.

In un’intervista al quotidiano economico Negocios, Roberto Gaspar, segretario generale dell’Associação nacional das empresas do comércio e da reparação automóvel (Anecra), delinea un quadro poco incoraggiante per il futuro del settore automobilistico portoghese ed europeo, assediato dalla concorrenza cinese e alle prese con l’avvento del motore elettrico e con le regole di Bruxelles sulla decarbonizzazione. La Commissione europea ha deciso che nel 2035 non si potranno più vendere veicoli con motore a combustione, ma i problemi cominciano già nel 2025: da quest’anno i costruttori dovranno affrontare nuovi limiti per le emissioni, fatto che li costringerà ad aumentare in modo significativo il peso delle elettriche per evitare il pagamento delle relative sanzioni (95 euro per ogni grammo di anidride carbonica in eccesso). Secondo alcune stime, il costo per le aziende potrebbe essere di quindici miliardi di euro. C’è il rischio, inoltre, di dover pagare milioni di euro ai concorrenti cinesi per comprare crediti di carbonio. A quel punto, sostiene Gaspar, le case automobilistiche potrebbero decidere di ridurre la produzione pur di rispettare i limiti, perché nella situazione attuale pensare di aumentare l’elettrico è “poco probabile, è un obiettivo impossibile in tempi brevi”. La nuova tecnologia non ha prezzi in grado di attirare i consumatori con redditi medi e bassi, la sua diffusione richiede ancora l’uso degli incentivi e inoltre in molti paesi mancano le infrastrutture adatte. Le auto elettriche hanno peraltro bisogno di linee di montaggio completamente diverse e di un personale con la formazione adeguata. A questo va aggiunto un particolare poco incoraggiante per le aziende che producono componenti: “Un’auto con motore a combustione”, osserva Gaspar, “contiene più o meno duemila pezzi, mentre quella elettrica ne ha una ventina”. Su tutto pesa la concorrenza cinese: le auto prodotte nel paese asiatico si diffondono nel mondo e, soprattutto, hanno ormai scacciato gli occidentali dall’enorme mercato interno della Cina. Tutto questo, conclude Gaspar, non può certo essere fermato con i dazi di Bruxelles, anche perché i costruttori cinesi “hanno margini tali che possono permettersi di vendere a prezzi ancora più bassi”. La soluzione sarebbe puntare sulla tecnologia e sull’automazione, in modo da ottenere i livelli di produttività e di innovazione necessari per reggere il confronto con la Cina. Ma su questo terreno il ritardo accumulato dall’Europa non sembra colmabile in tempi brevi. Quanto meno senza una politica industriale di respiro europeo.

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