Vi sarà capitato di vedere, specie in occasione dei Saloni internazionali, concept car o prototipi straordinariamente originali e fuori dal comune. Eppure, la creatività delle Case automobilistiche può andare molto oltre, in special modo quando attenzioni progettuali e tecnologie in loro possesso sono applicate al di fuori delle quattro ruote. Tanto più di recente, visto che con l’appropinquarsi della guida autonoma, numerose compagnie stanno convogliando le loro esperienze verso la creazione di prodotti per altre fasce di mercato. Tuttavia, la storia dell'automobile è costellata anche da aziende che, per vari motivi, non sono riuscite ad attraversare i decenni, lasciando dietro di sé un'eredità di innovazione, design e, a volte, di sogni infranti. Non tutte le ciambelle escono col buco, e non tutte le auto sono il successo che i suoi progettisti speravano. A volte perché uscite troppo presto, a volte perché uscite troppo tardi, o magari anche buone ma senza nulla di innovativo, questi flop di vendite fanno capire la difficoltà nell’azzeccare il prodotto giusto al momento giusto, a volte anche con sorpresa. Questa ricerca ci permette di scoprire tanti nomi celebri del passato e tanti modelli di rara bellezza!

Le Perle Nascoste del Design Italiano: Case Automobilistiche Scomparse
L'Italia, culla di alcuni dei marchi automobilistici più iconici al mondo, ha visto nascere e scomparire numerose case automobilistiche che hanno contribuito, ognuna a modo suo, a definire l'industria. Riprendiamo la nostra carrellata relativa alle case automobilistiche italiane scomparse, analizzando alcune di quelle meno note o il cui ricordo si è affievolito nel tempo.
De Tomaso: Lusso e Prestazioni Modenesi
La De Tomaso era nata nel 1959 per opera di Alejandro De Tomaso. La sua specialità erano le vetture granturismo e di lusso. Nel mese di agosto è stato demolito lo stabilimento modenese della DE TOMASO, una notizia che ha trovato spazio solo nelle cronache locali. Già nel 2014 la fabbrica di via Virgilio si trovava in condizioni di totale abbandono. Al suo posto sorgerà un grande magazzino della catena Globo. Questo segna la fine fisica di un luogo che ha visto nascere auto iconiche, purtroppo oggi un ricordo sempre più sbiadito.
Bugatti Automobili Italiana: Un Sogno Interrotto a Campogalliano
Romano Artioli, nel 1987, acquista i diritti per produrre supercar a marchio Bugatti. Nasce così l'Italiana Automobili Bugatti Spa, la famosa Fabbrica Blu di Campogalliano. In questo stabilimento vengono prodotti 128 modelli della EB 110 fino al 1995. La Bugatti Automobili si trovò presto in difficoltà finanziarie e chiuse i battenti nel 1995. Un capitolo breve ma intenso della storia automobilistica italiana, caratterizzato da un'ambizione e un'eccellenza ingegneristica che ancora oggi affascinano gli appassionati.
Moretti: Dalle Produzioni Autonome alle Fuoriserie
L'azienda torinese Moretti ha operato dal 1925 al 1989. La produzione cominciò con la Torpedo 500 e fino agli anni Cinquanta produrranno auto con proprio marchio. Successivamente, Moretti si è dedicata alla realizzazione di fuoriserie su base meccanica di altri costruttori, dimostrando una notevole versatilità e capacità di adattamento alle esigenze del mercato.
OSI: L'Arte della Carrozzeria Torinese
Officine Stampaggi Industriali (OSI), questa carrozzeria di Torino fu fondata nel 1960 e rimase operativa fino al 1968. Produceva delle fuoriserie, contribuendo con il suo stile distintivo al panorama automobilistico italiano dell'epoca. Nonostante la breve attività, i suoi modelli sono oggi ricercati dai collezionisti per la loro originalità e rarità.
Innocenti: Il Successo della Mini Made in Italy
La Innocenti fu fondata a Milano nel 1933, ma solo negli anni Sessanta si lancia nel settore automobilistico. La British Motor Corporation le dà la licenza di produrre la Mini, ecco il boom! Dalla Mini inglese deriva quella disegnata da Bertone e al top di gamma troviamo le versioni De Tomaso. Un esempio di come una collaborazione internazionale possa portare a un successo commerciale, adattando un modello iconico al gusto e alle esigenze del mercato italiano.
Innocenti Mini De Tomaso / Turbo De Tomaso : La Storia
SIATA: L'Eleganza del Dopoguerra
Questa casa automobilistica inizia la produzione nel secondo dopoguerra, a partire dal 1926. Giovanni Michelotti disegna il modello più famoso, la 208 Sport nella foto. Un'azienda che ha saputo distinguersi per l'eleganza delle sue linee e per le prestazioni sportive, lasciando un'impronta indelebile nella storia del design automobilistico.
SCAT: Un Sogno Torinese Breve ma Intenso
SCAT, Società Ceriano Automobili Torino, era una fabbrica torinese nata nel 1906, poi acquisita dalla Fiat nel 1929 che la mantiene in vita fino al '32. La 18-30 HP Torpedo è uno dei modelli che ne ricordano l'esistenza, un'auto che testimonia l'ingegno e la vitalità dell'industria automobilistica piemontese dei primi del Novecento.
Fornasari: L'Audacia di SUV e Sportive Vicentine
La Fornasari nasce a Vicenza nel 1999 e resterà operativa fino al 2015 con la realizzazione di auto sportive e SUV. In foto una SUV berlina 4 porte dalle rifiniture di pregio. Un marchio che ha cercato di innovare, proponendo veicoli audaci e lussuosi in un segmento di mercato in continua evoluzione, dimostrando la capacità italiana di creare prodotti di nicchia di alta qualità.
Diatto: Dalla Produzione Automobilistica ai Ricambi di Eccellenza
Guglielmo Diatto è il fondatore, e la produzione di auto cessa nel 1932. Poi fino al 1955 l'azienda si concentrerà sulla produzione di ricambi. Collaborerà con Bugatti e Zagato. Un esempio di come un'azienda possa trasformarsi e adattarsi ai cambiamenti del mercato, mantenendo la sua rilevanza attraverso la produzione di componenti di alta qualità.
OM: I Giganti su Ruote e le Vittorie Sportive
Il suo punto di forza è la produzione di autocarri, però fino agli anni Trenta vengono prodotte anche auto. La prima edizione della Mille Miglia del 1927, viene vinta dalla 665 Superba. In seguito, la OM fu rilevata dalla Fiat e smise di costruire automobili negli anni Trenta. Un marchio che ha saputo eccellere sia nel trasporto pesante che nelle competizioni automobilistiche, dimostrando la versatilità e l'ingegneria all'avanguardia dell'industria italiana.
Marchi Iconici Scomparsi: Un Patrimonio Globale
Non solo l'Italia, ma il mondo intero ha visto la scomparsa di marchi automobilistici che hanno lasciato un'impronta significativa nella storia. La storia dell’auto comincia ufficialmente nel 1886 quando Karl Benz mostra al mondo la Patent Motorwagen. Da quel primo esperimento nacque quella che oggi conosciamo come Mercedes. Ma non tutte le case automobilistiche hanno avuto la fortuna di attraversare i decenni. Alcune di queste si sono perse, per vari motivi. Queste sono cinque delle case produttrici che, con la loro scomparsa, hanno lasciato il vuoto più grande.
Autobianchi: L'Innovazione Anteriore e l'Eredità Fiat
Autobianchi era una casa automobilistica italiana con una storia che risale al 1885. Fondata da Edoardo Bianchi, inizialmente era famosa per la produzione di biciclette. Nel 1899, vennero introdotte le prime automobili, all’epoca ancora con il marchio Bianchi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli impianti di produzione furono distrutti dai bombardamenti e nel 1946 Edoardo Bianchi morì in un incidente stradale. Inizialmente, non si pensò di riprendere la produzione automobilistica. Nel 1955, in collaborazione con Fiat e Pirelli, fu fondata la società Autobianchi, che nel 1968 passò completamente sotto il controllo di Fiat.
Nel 1958 venne introdotto il primo modello Autobianchi chiamato Bianchina. A partire dal 1967, Autobianchi divenne una sussidiaria al 100% di Fiat, che utilizzò il marchio Autobianchi per sperimentare sul mercato la nuova tecnologia di trazione anteriore con motore trasversale. La prima auto del gruppo Fiat ad utilizzare questa tecnologia fu la Primula. Una delle auto più famose e popolari di Autobianchi è stata la A112, parente della 128 e prodotta dal 1969 al 1986. Nel 1975, Autobianchi passò sotto il controllo di Lancia. Fino al 1995, in Italia era ancora possibile trovare il modello Lancia Y10 con il logo Autobianchi. Un marchio che ha rappresentato un laboratorio di idee e tecnologie per il gruppo Fiat, aprendo la strada a soluzioni innovative per l'intera industria.

Daewoo: L'Ascesa e la Caduta del Gigante Coreano
Daewoo era un marchio automobilistico coreano che cercò di affermarsi in Europa nella metà degli anni ’90 con costose campagne pubblicitarie che puntavano sull’accento corretto della pronuncia del nome Daewoo. I primi modelli, come il Nexia, erano basati su vecchi modelli Opel, come l’Opel Kadett E. Questo perché la divisione automobilistica del gigantesco conglomerato Daewoo aveva origini in una joint venture con General Motors. Nel 2002, a causa della crisi asiatica, General Motors acquisì la divisione automobilistica e nel 2005 il marchio fu rinominato Chevrolet. Nel 2015, la vendita di vetture Daewoo in Europa si interruppe. Un esempio di come le dinamiche economiche globali e le strategie aziendali possano influenzare profondamente il destino di un marchio.
Rover: Le Turbolenze dell'Industria Automobilistica Britannica
La storia dell’industria automobilistica britannica, con i suoi problemi e le sue crisi, riempirebbe interi libri. Rover ne è un esempio: come molti altri costruttori automobilistici successivi, i suoi inizi risalgono alla produzione di biciclette e motociclette. Nel 1904, fu costruita la prima automobile Rover. Per decenni, Rover fu un’azienda innovativa, con modelli come la prima Land Rover o le auto a turbina. Inoltre, la Rover 2000 fu la prima “Auto dell’Anno” in Europa.
Tuttavia, a causa di diverse fusioni e acquisizioni, il marchio finì in una spirale discendente, aggravata dalle crisi strutturali dell’economia britannica. Solo all’inizio degli anni ’80, grazie all’aiuto di Honda, Rover risalì. Nel 1994, BMW prese il controllo di Austin Rover, ma l’investimento si rivelò un fallimento. Nel 2000, si decise di chiudere definitivamente, e nel 2005 la MG Rover Group dichiarò bancarotta. Molte delle attività finirono in Cina, incluso il nome MG che ora campeggia sulle auto elettriche. Un'illustrazione della complessità e della fragilità dell'industria automobilistica, dove anche marchi storici e innovativi possono soccombere sotto il peso di decisioni strategiche sbagliate e contingenze economiche.
Innocenti Mini De Tomaso / Turbo De Tomaso : La Storia
Saab: L'Eredità Aeronautica su Strada
Nel 1947, il produttore di aerei Saab presentò la sua prima auto. I modelli successivi come la Saab 96 o la Saab 900 divennero leggendari, ma non raggiunsero mai grandi volumi di vendita. Nel 1989, si stabilì una partnership con General Motors, che nel 2000 acquisì completamente la divisione automobilistica. Tuttavia, nonostante una strategia di condivisione di componenti, i tentativi degli americani di gestire Saab economicamente fallirono. Nel frattempo, i fan si lamentavano della troppa somiglianza delle auto con quelle di Opel e di altre marche.
L’ultimo nuovo modello Saab, la Saab 9-5 SportCombi, venne prodotto solo in 33 esemplari di pre-serie. Nel 2014, l’ultima Saab basata sulla piattaforma della Saab 9-3 lasciò la catena di montaggio. La produzione di aerei da combattimento con il marchio Saab continua ancora oggi, e l’azienda aerospaziale detiene anche i diritti sul marchio Saab per una futura produzione automobilistica. La storia di Saab è quella di un marchio con un'identità forte e un design distintivo, che ha lottato per mantenere la sua unicità in un mercato sempre più globalizzato e omologato.

Simca: Dal Successo Francese all'Integrazione nel Gruppo Peugeot
Nell’immagine di un’auto, si possono trovare tre marchi automobilistici scomparsi: il Talbot-Matra Rancho, prodotto dal 1977 al 1983, fu originariamente lanciato come Talbot-Simca Rancho. Le origini del marchio Simca, un’abbreviazione di “Société Industrielle de Mécanique et de Carrosserie Automobile”, risalgono al 1934, quando iniziò a produrre su licenza i modelli Fiat per il mercato francese. Dopo il 1945, Simca introdusse progressivamente modelli propri e acquisì anche il marchio Talbot.
Nel 1971, Chrysler acquisì il controllo di Simca per stabilirsi in Europa. La Simca 1307 fu persino nominata “Auto dell’Anno” nel 1976, con oltre 200.000 esemplari prodotti. Nel 1978, Simca fu venduta a Peugeot, che continuò a produrre i modelli con il marchio Talbot fino al 1986. Il progetto del Talbot Arizona fu poi rinominato Peugeot 309. La traiettoria di Simca evidenzia le continue evoluzioni e riorganizzazioni dell'industria automobilistica europea, con marchi che nascono, crescono e vengono assorbiti da gruppi più grandi.
Altri Esempi di Marchi e Modelli "Scomparsi" o Meno Conosciuti
Fare un’auto di successo è difficile, e capita che una vettura possa rivelarsi un vero e proprio flop se arriva troppo presto, troppo tardi. Non tutte le ciambelle escono col buco, e non tutte le auto sono il successo che i suoi progettisti speravano. A volte perché uscite troppo presto, a volte perché uscite troppo tardi, o magari anche buone ma senza nulla di innovativo, questi flop di vendite fanno capire la difficoltà nell’azzeccare il prodotto giusto al momento giusto, a volte anche con sorpresa.
Pontiac Aztek: Un Design Controverso e un Flop Commerciale
Pontiac era un marchio del gruppo General Motors mai importato ufficialmente in Europa, nonostante alcuni modelli, come la GTO, fossero molto validi. Lanciata nel 2000, la sua produzione durò appena 5 anni senza restyling. E nel 2010 fu chiuso anche lo stesso marchio Pontiac. In ogni caso, il problema principale non era l’estetica: in molti la giudicavano brutta, ma la Multipla insegna che anche chi non è bellissimo può essere popolare, con il giusto motore e il giusto marketing. Battezzata “veicolo ricreativo sportivo”, era destinata a soddisfare lo stile di vita estremo della Generazione X ed è stata pubblicizzata come la prossima grande novità per Pontiac. La Pontiac Aztek è un esempio lampante di come un'idea, seppur ambiziosa, possa scontrarsi con il gusto del pubblico e le dinamiche del mercato, portando a un insuccesso commerciale.

Züst: Eleganza Milanese e Brixia-Züst Bresciana
Fondata da Roberto Züst, l’azienda Züst costruì automobili di grandi dimensioni a Milano dal 1905 e automobili più piccole, note come Brixia-Züst, a Brescia dall’anno successivo. Un altro esempio di ingegno italiano, con una produzione diversificata per dimensioni e target di mercato, che ha contribuito alla ricchezza del panorama automobilistico dei primi del Novecento.
L'Eleganza della 23S: Un Capolavoro al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino
Tra i modelli da strada c'era la 23S, qui raffigurata al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Un'auto che, pur non essendo prodotta da una casa automobilistica ampiamente conosciuta, è riuscita a ritagliarsi un posto nella storia per la sua bellezza e la sua importanza nel contesto dell'evoluzione del design automobilistico.

Berline Storiche e Motori Potenti: La 4CS del 1926
Il modello qui raffigurato è una berlina 4CS, costruita nel 1926 con motore da 2,0 litri e carrozzeria Harrington. Un'ulteriore dimostrazione della varietà e della ricchezza della produzione automobilistica del passato, dove ogni modello raccontava una storia di artigianato, innovazione e passione.
Questi esempi, solo alcuni tra i tanti, ci ricordano che l'industria automobilistica è un ecosistema dinamico, in continua evoluzione, dove la creatività, l'innovazione e le strategie di mercato si scontrano con le sfide economiche e le preferenze dei consumatori. La storia delle case automobilistiche semi sconosciute è un mosaico affascinante, fatto di successi effimeri, di ambizioni incompiute e di un'eredità che continua a ispirare e ad affascinare gli appassionati di tutto il mondo.
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