La Cattura del Carbonio nei Veicoli: Un Percorso verso la De-carbonizzazione dei Trasporti

Veicoli che emettono vapore acqueo e CO2

Nel contesto dell'impegno globale per la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG), l'industria dei trasporti sta esplorando attivamente soluzioni innovative per mitigare l'impatto ambientale. La maggior parte delle emissioni di anidride carbonica, una delle principali responsabili del riscaldamento globale, deriva dalla combustione, e i veicoli rappresentano una fonte significativa di tali emissioni. Le tecniche di cattura e sequestro della CO₂ rappresentano un approccio promettente per affrontare questa sfida, trasformando i mezzi di trasporto da semplici emettitori a potenziali attori attivi nella decarbonizzazione.

Le Tecnologie di Cattura del Carbonio: Panoramica Generale

Esistono due approcci principali per la cattura del carbonio derivante dai processi di combustione: pre-combustione e post-combustione. La cattura post-combustione, oggetto di approfondimento di questo articolo, si effettua a valle della combustione e prevede il prelievo della CO₂ dal flusso dei gas di combustione di un processo. Questo metodo è relativamente facile da applicare alle strutture esistenti, non richiedendo modifiche sostanziali al processo primario. Sebbene sia vantaggiosa per le possibilità di retrofit e la sua maturità tecnologica, la cattura post-combustione non è sempre efficiente quanto la cattura pre-combustione.

I ricercatori stanno sperimentando anche altri metodi di cattura del carbonio, sebbene questi approcci alternativi presentino ostacoli significativi, tra cui costi elevati, notevoli requisiti energetici e limitazioni in termini di scalabilità. L'adozione diffusa della cattura del carbonio impone il superamento dei costi associati e delle limitazioni delle attuali tecnologie.

Schema di un impianto di cattura del carbonio post-combustione

Trattamento Aminico dei Gas: Il Metodo Più Diffuso

Il metodo più comune di cattura del carbonio in ambiente industriale è il trattamento amminico dei gas. Questa tecnica post-combustione sfrutta le proprietà chimiche di soluzioni amminiche, come la monoetanolammina, che, essendo molto affini all'anidride carbonica, ne favoriscono l'assorbimento, raggiungendo un'efficienza di cattura anche del 90%.

Il processo del trattamento amminico dei gas si articola in diverse fasi:

  1. Pretrattamento dei gas di combustione: I gas di combustione vengono sottoposti a un processo di pulizia per rimuovere polvere, particolato, composti solforosi e altri contaminanti. Questo pretrattamento è fondamentale per proteggere la soluzione amminica e l'impianto da incrostazioni e corrosione, garantendo l'integrità del sistema.

  2. Assorbimento: Una volta raffreddato, il gas di combustione entra nel fondo di una torre di assorbimento. Questa è in genere un recipiente cilindrico contenente materiale di riempimento progettato per migliorare il contatto gas-liquido. Dalla cima della torre viene introdotto un flusso controcorrente di soluzione amminica. Salendo attraverso la torre, il gas di combustione entra in contatto con la soluzione amminica discendente. In questa fase, la CO₂ presente nei gas di combustione forma un legame reversibile con le molecole di ammina e viene rimossa efficacemente dal flusso di gas.

  3. Misurazione e Trasferimento della Soluzione Ricca di CO₂: La soluzione amminica ricca di anidride carbonica viene poi pompata in un'altra torre, denominata desorbitore o rigeneratore. Il flusso viene misurato accuratamente con strumentazione spettroscopica Raman per garantire l'efficienza nella successiva fase di rigenerazione.

  4. Rigenerazione: Nel desorbitore, la soluzione amminica ricca di anidride carbonica viene riscaldata, in genere mediante iniezione di vapore a circa 110°C/230°F. Questo calore è essenziale per rompere il legame tra l'ammina e l'anidride carbonica. La soluzione amminica rigenerata, ormai priva di anidride carbonica, scorre verso il fondo del rigeneratore.

  5. Raffreddamento e Ricircolo della Soluzione Amminica: La soluzione amminica calda e rigenerata passa attraverso uno scambiatore di calore, dove trasferisce parte del suo calore alla soluzione ricca di anidride carbonica in entrata, migliorando significativamente l'efficienza energetica del processo. Un ulteriore raffreddamento riporta la soluzione di ammina alla temperatura ottimale per l'assorbimento dell'anidride carbonica. La soluzione di ammina raffreddata viene quindi pompata nuovamente nella parte superiore della torre di assorbimento, completando il ciclo.

  6. Compressione e Condizionamento dell'Anidride Carbonica: L'anidride carbonica rilasciata dalla parte superiore del rigeneratore viene compressa per aumentarne la densità ed essere più facilmente trasportabile o stoccabile. La purezza di questo flusso in uscita viene spesso analizzata utilizzando strumentazione TDLAS. A seconda dell'applicazione prevista, l'anidride carbonica può essere sottoposta a ulteriori fasi di purificazione per rimuovere eventuali contaminanti residui.

Il trattamento amminico dei gas ha tassi di efficienza nella cattura della CO₂ che superano regolarmente il 90%. Tuttavia, si tratta di un processo ad alta intensità energetica, soprattutto per la fase di rigenerazione, e richiede una regolare integrazione dei solventi, poiché la soluzione amminica si degrada nel tempo. I ricercatori stanno attivamente studiando come superare questi ostacoli con metodi di rigenerazione più efficienti dal punto di vista energetico, ad esempio, utilizzando il calore residuo proveniente dai processi industriali.

Cattura del Carbonio Basata su Sistemi a Membrana

Un metodo meno utilizzato, ma promettente, è la cattura del carbonio basata su sistemi a membrana. Questo approccio sfrutta la permeabilità selettiva di membrane specifiche per rimuovere l'anidride carbonica dal flusso dei gas di combustione. Queste membrane sono spesso composte da polimeri o materiali ceramici, che agiscono come "guardiani molecolari", permettendo il passaggio della CO₂ mentre bloccano gli altri gas.

Le fasi principali di questo processo includono:

  1. Pretrattamento dei Gas di Combustione: Prima di entrare nel sistema a membrana, il gas di combustione viene sottoposto a un processo di pulizia, che generalmente consiste in filtrazione e lavaggio. Questo passaggio è cruciale per rimuovere polvere, particelle e altre impurità che possono ostruire o danneaggiare i delicati pori della membrana. Il gas di combustione viene spesso raffreddato e l'umidità viene portata a livelli compatibili con il materiale della membrana utilizzata. Ciò garantisce un'efficiente separazione dell'anidride carbonica e previene l'accumulo di condensa all'interno del sistema a membrana, preservando l'integrità del sistema.

  2. Separazione a Membrana: Il gas di combustione pretrattato viene indirizzato attraverso la membrana, che funge da barriera selettiva. Le differenze nelle dimensioni molecolari, nella struttura e nell'affinità con il materiale della membrana fanno sì che le molecole di anidride carbonica attraversino la membrana più velocemente rispetto agli altri gas presenti nel flusso, come l'azoto. Ciò si traduce nella formazione di due distinti flussi di gas: il permeato e il retentato. Il permeato, ricco di anidride carbonica, passa attraverso la membrana e viene raccolto per un ulteriore trattamento. Il retentato, privato della CO₂, contiene i gas rimanenti e viene rilasciato in atmosfera o deviato nuovamente verso il processo industriale primario, ottimizzando l'utilizzo delle risorse.

  3. Compressione e Condizionamento dell'Anidride Carbonica: Il flusso di permeato ricco di anidride carbonica viene compresso per aumentarne la densità e facilitarne il trasporto o lo stoccaggio.

Il vantaggio principale di questo approccio è il minor fabbisogno energetico rispetto alla rigenerazione amminica dei gas ad alta temperatura. Tuttavia, generalmente, ha un'efficienza di cattura inferiore. Oltre ai bassi requisiti energetici, i sistemi a membrana mantengono un ingombro ridotto e sono quindi ideali per l'implementazione in ambienti con spazio limitato.

Approcci Innovativi per la Cattura del Carbonio nei Trasporti

Concept car elettrica che filtra la CO2

Il settore dei trasporti sta esplorando soluzioni all'avanguardia per integrare la cattura del carbonio, passando da sistemi di cattura stazionari a dispositivi direttamente implementati nei veicoli. Queste innovazioni mirano a trasformare i mezzi di trasporto in attori attivi della decarbonizzazione, riducendo l'impronta di carbonio e contribuendo agli obiettivi di neutralità climatica.

Mobile Carbon Capture: L'Innovazione Mazda

Mazda ha presentato la sua visione all'ultimo Salone di Tokyo con la Vision X-Coupé, equipaggiata con un motore rotativo ibrido plug-in alimentato con un carburante a zero emissioni di carbonio derivato dalle microalghe. La caratteristica più innovativa è la tecnologia Mobile Carbon Capture, presente nel veicolo stesso e in grado di catturare la CO₂ direttamente dallo scarico. Questo sistema è progettato per ridurre del 20% la CO₂ prodotta dai motori a combustione catturandola direttamente a bordo tramite la zeolite. La zeolite funziona come una sorta di spugna molecolare che trattiene temporaneamente la CO₂, permettendone in seguito la rimozione e il trattamento. Il sistema, compatto e modulare, può essere installato anche su auto già circolanti, offrendo un'ampia applicabilità.

Il carburante utilizzato in questo contesto impiega alghe chiamate Nannocloropsis, che presentano un'efficienza di produzione lipidica molto elevata. Da esse, Mazda assicura che è possibile estrarre carburante con proprietà simili al diesel e alla benzina, producendo grandi quantità di biocarburante con costi relativamente bassi. Secondo Mazda, creando carburante da microalghe che hanno assorbito CO₂ si ottiene una riduzione dell’anidride carbonica di circa il 90%. Se a ciò si aggiunge il Mobile Carbon Capture, che recupera un altro 20% sulle emissioni residue, il totale della CO₂ recuperata è pari al 110%, superando l'obiettivo di neutralità.

Auto Elettriche "Filtranti" e Treni Cattura CO₂

Un gruppo di studenti della Eindhoven University of Technology ha sviluppato un prototipo di auto elettrica, denominato ZEM, capace di sequestrare anidride carbonica dall’aria durante la guida. ZEM monta uno speciale filtro (oggi in fase di brevetto) che riesce a catturare fino a 2 kg di CO₂ in 20.000 chilometri di percorrenza, con l'unica precauzione di "pulirlo" una volta saturo, ossia dopo ogni 320 chilometri. Sebbene si tratti ancora di un "proof-of-concept", il team manager Louise de Laat ha espresso fiducia nell'aumento della capacità del filtro nei prossimi anni.

Oltre alla cattura della CO₂, ZEM integra altre caratteristiche green, come la frenata rigenerativa e le celle fotovoltaiche incorporate sulle sue superfici superiori per estenderne l’autonomia. Il team ha aggiunto la ricarica bidirezionale e specchietti digitali per ridurre la resistenza aerodinamica. Inoltre, monoscocca e pannelli della carrozzeria sono stati creati utilizzando tecniche di produzione additiva per ridurre lo spreco di materiale e produrre "il minor numero possibile di emissioni di CO₂" in fase di produzione.

Non solo le auto, ma anche i treni potrebbero diventare strumenti di decarbonizzazione. La startup statunitense CO2 Rail Company, in collaborazione con un team di ricercatori, ha sviluppato un concept per integrare la tecnologia Direct Air Capture (DAC) direttamente nei vagoni ferroviari. L’idea è di dotare i mezzi di grandi prese d’aria, sfruttando la scia del treno in movimento per convogliare l'aria in una camera cilindrica di raccolta. Questo approccio permetterebbe di fare a meno dei sistemi di ventilazione ad alta intensità energetica necessari con le operazioni DAC stazionarie. Nella camera, un processo chimico separerebbe l’anidride carbonica dall’aria, immagazzinandola all’interno di un serbatoio da svuotare in un secondo momento. Ad aiutare energeticamente il sistema, i dispositivi di frenata rigenerativa installati a bordo del convoglio ferroviario. Il team ha stimato che ogni carrozza Direct Air Capture può raccogliere circa 6.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno.

🚕 ZEM | La prima auto che CATTURA carbonio (CO2) | L'auto del futuro?

Cattura Diretta dall'Aria (DAC)

La cattura diretta dall'aria (DAC) è un'altra tecnologia emergente che elimina l’anidride carbonica direttamente dall’aria ambiente. Ciò avviene utilizzando ventilatori di potenza elevata che aspirano l'aria attraverso specifici materiali assorbenti, come le ammine solide o le soluzioni di idrossido, che si legano chimicamente all'anidride carbonica. Il metodo DAC rappresenta una possibile soluzione per catturare le emissioni dei veicoli e di altre fonti diffuse. La sua adozione, tuttavia, è ostacolata da importanti barriere quali la fragilità dei materiali assorbenti, gli elevati requisiti energetici e i maggiori costi rispetto alle tecnologie di cattura da fonti delimitate, oltre che la necessità di un'implementazione su larga scala per catturare quantità significative di carbonio.

L'Importanza dello Stoccaggio e Utilizzo del Carbonio (CCUS)

L'adozione diffusa della cattura del carbonio post-combustione dipende dal superamento degli ostacoli tecnologici ed economici, non solo relativamente alla cattura ma anche in termini di utilizzo e stoccaggio. Sebbene sia altamente efficiente, il trattamento amminico dei gas richiede notevoli apporti energetici e la regolare integrazione dei solventi utilizzati. La cattura basata su sistemi a membrana, invece, ha un fabbisogno energetico inferiore ma è meno efficiente. È importante ricordare che entrambi i processi sono anche costosi.

Perché l'industria riesca a raggiungere obiettivi net-zero, sarà essenziale una diversificazione strategica. Questi obiettivi saranno raggiungibili solo combinando l'ottimizzazione dei processi con il miglioramento generale dell’efficienza energetica, l'adozione di risorse rinnovabili e l'impegno per la cattura del carbonio.

Il Progetto Greensand: Un Esempio Concreto di Stoccaggio

INEOS ha contribuito a dimostrare al mondo che le emissioni di gas serra possono essere catturate in sicurezza e conservate permanentemente sotto il fondale marino. In particolare, INEOS ha dimostrato che la CO₂ può essere catturata, trasportata e iniettata in sicurezza in pozzi di petrolio e gas ritenuti sotto il fondale marino. L'8 marzo 2023, è stata realizzata la prima iniziativa al mondo di stoccaggio transfrontaliero di CO₂ offshore, volta a mitigare il cambiamento climatico.

Piattaforma offshore per lo stoccaggio di CO2

Hugo ha sottolineato che "Questo progetto dimostra che la cattura e lo stoccaggio del carbonio è un modo valido per immagazzinare permanentemente le emissioni di CO₂ sotto il Mare del Nord". David Bucknall, CEO di INEOS Energy, ha aggiunto che "Tutte le parti del processo erano state sviluppate e funzionavano bene in isolamento". Mads Weng Gade, CCO e responsabile di INEOS Energy Denmark, ha descritto l'iniziativa come "una pietra miliare fantastica nella lotta contro il cambiamento climatico". David ha anche evidenziato che "La Danimarca ha uno degli obiettivi climatici più ambiziosi al mondo e vede la cattura e lo stoccaggio del carbonio come uno dei passi necessari per raggiungere i suoi traguardi".

Il Progetto Greensand è differente da altri progetti, come il Petra Nova in Texas, che utilizzava la CO₂ catturata per aumentare la produzione di petrolio. Secondo la legge danese, l'anidride carbonica catturata non può essere utilizzata per produrre più petrolio o gas. È un progetto puramente climatico, non legato alla produzione di petrolio e gas. La decisione della Danimarca di assegnare £22 milioni al progetto Greensand guidato da INEOS è estremamente importante. La CO₂ sarà immagazzinata nel sottosuolo a circa 2 km sotto il fondale marino, con uno strato molto spesso di roccia di scisto impermeabile sopra che funge da sigillo permanente. L'esperienza pluriennale nella produzione e iniezione di acqua nel bacino ha fornito una conoscenza approfondita dei limiti del serbatoio, garantendo la sicurezza dello stoccaggio.

I Vantaggi delle Tecnologie CCU e DAC

Le tecnologie di cattura e utilizzo del carbonio (Carbon Capture and Utilisation, CCU) e di cattura diretta dell'aria (Direct Air Capture, DAC) offrono notevoli vantaggi ambientali ed economici, estraendo la CO₂ dall'atmosfera e utilizzandola come preziosa risorsa.

Vantaggi Ambientali

  • Riduzione delle emissioni di CO₂: Il vantaggio più evidente di CCU e DAC è la riduzione delle emissioni di CO₂. Catturando e utilizzando la CO₂ o immagazzinandola in modo sicuro, si evita che contribuisca al riscaldamento globale, mitigando gli effetti del cambiamento climatico.
  • Migliorare la qualità dell'aria: Meno CO₂ nell'atmosfera significa aria più pulita. Questo può portare a una migliore qualità dell'aria e quindi a una maggiore qualità della vita, soprattutto nelle aree urbane, dove l'inquinamento atmosferico è spesso più problematico.
  • Promuovere l'economia circolare: L'utilizzo della CO₂ come risorsa promuove l'economia circolare. Invece di estrarre continuamente nuove materie prime, si utilizzano le risorse esistenti in modo più efficiente, riducendo gli sprechi e l'impatto ambientale legato all'estrazione.

Vantaggi Economici

  • Creazione di nuove industrie: Lo sviluppo e l'implementazione delle tecnologie CCU e DAC crea nuovi posti di lavoro e promuove la crescita di nuove industrie. Dalla ricerca e sviluppo alla produzione e alla manutenzione, le opportunità sono molteplici, stimolando l'innovazione e la crescita economica.
  • Risparmio sui costi: Utilizzando nei processi produttivi la CO₂ precedentemente catturata invece di quella acquistata, le aziende possono risparmiare sui costi a lungo termine. Potrebbero inoltre beneficiare di sussidi e incentivi governativi che sostengono l'uso di tecnologie ecocompatibili, rendendo l'adozione di queste soluzioni più attraente.
  • Aumentare la competitività: Le aziende che adottano CCU e DAC in una fase iniziale si posizionano come pionieri di un'economia sostenibile. Questo può dare loro un vantaggio competitivo e aprire nuovi mercati, attirando investitori e clienti sensibili alle tematiche ambientali.

Infografica sui benefici della cattura del carbonio

Il Ruolo degli Ecosistemi Naturali nella Cattura del Carbonio

Accanto alle soluzioni tecnologiche, è fondamentale riconoscere e valorizzare il ruolo degli ecosistemi naturali nella cattura e stoccaggio del carbonio. Molti ecosistemi naturali hanno la capacità di assorbire e immagazzinare grandi quantità di CO₂, nella vegetazione, nel suolo e in alcuni organismi acquatici. Sarebbe inoltre una soluzione praticamente a costo zero, se non fosse che quasi il 60% della superficie terrestre del nostro pianeta è sottoposta a una notevole pressione antropogenica, che ne causa il degrado e la riduzione della capacità di stoccaggio e quindi necessita di investimenti per il suo ripristino.

Un report della sede europea di Birdlife International sottolinea che gli ecosistemi più efficienti in assoluto nello stoccare il carbonio atmosferico sono foreste, zone umide e torbiere, seguite poi da altri ecosistemi terrestri e acquatici, la cui capacità di assorbimento non è comunque da sottovalutare. In condizioni ottimali, il potenziale di stoccaggio di questi ecosistemi sarebbe di oltre 13 miliardi di tonnellate di carbonio, con una capacità di assorbimento di 378 milioni di tonnellate di CO₂ all'anno, dato che supera ampiamente l'obiettivo dell'Ue per il 2030 di 310 milioni di tonnellate. Per tradurre questi numeri in qualcosa di concreto, sarebbe come eliminare 252 milioni di auto a benzina dalla strada.

Nel 2020 l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha dato l’allarme sul cattivo stato in cui versano molti ecosistemi in Europa, nonostante molti habitat e specie siano protetti da precise Direttive. Considerato quindi il degrado in cui versa la maggior parte degli ecosistemi europei, il rapporto ne stima una capacità di assorbimento che dai 378 milioni di tonnellate di CO₂ scende a 75,7 milioni di tonnellate, un quinto della capacità degli ecosistemi in salute.

Minacce agli Ecosistemi Naturali

  • Foreste: Le foreste sono particolarmente influenzate dal cambiamento climatico: l’aumento nell’intensità e nella frequenza di eventi estremi come incendi e tempeste di vento, di periodi siccitosi, o di epidemie come quella di bostrico, mettono e metteranno a dura prova le foreste europee e la loro capacità di stoccaggio del carbonio. Migliorare la gestione forestale in modo da favorire boschi sempre più adatti alla situazione climatica attuale e futura e attuare azioni di prevenzione contro gli incendi saranno delle chiavi per garantire il funzionamento ottimale degli ecosistemi forestali.
  • Zone umide: La principale minaccia è data dalle operazioni di drenaggio che hanno portato al sensibile calo del livello dell’acqua nelle zone umide d’Europa. Questo, unito agli effetti del cambiamento climatico, potrebbe portare al loro prosciugamento completo e alla loro perdita di funzionalità, ed è pertanto necessario ridurre l’impatto umano su questi ecosistemi e promuovere iniziative di ripristino ambientale.
  • Aree costiere: Gli ecosistemi marini costieri come le paludi salmastre e le praterie di fanerogame marine (le uniche piante da fiore che crescono in mare) svolgono un’importante funzione di assorbimento del carbonio atmosferico. Anche in questo caso, la minaccia è rappresentata dalle attività umane come l’inquinamento delle acque e l’artificializzazione delle coste, sulle quali si inserisce, ancora una volta, il cambiamento climatico. I termini ricorrenti sono sostanzialmente due: attività umane e cambiamento climatico (a sua volta innescato dalle attività umane).

L’Unione europea ha messo in campo alcuni strumenti per provare a rimediare, tra cui la Strategia sulle foreste al 2030, la Strategia sulla biodiversità al 2030 e, ultima ma non meno importante, la Nature Restoration Law, che si pone l'obiettivo di ripristinare entro il 2050 gli ecosistemi in cattivo stato di conservazione su tutto il territorio dell'Unione.

Rappresentazione di ecosistemi sani che assorbono CO2

Il Paradosso del "Treno delle Emissioni"

Il racconto “Qualcosa era successo” dello scrittore bellunese Dino Buzzati, ci porta a bordo di un treno direttissimo, lanciato a tutta velocità dal sud verso il nord Italia. Il protagonista scorge dal finestrino qualcosa che non va: una contadina appoggiata alla sbarra del passaggio a livello, che sembra esser lì a guardare il convoglio e invece quando il treno passa lei si gira verso un uomo che sta arrivando di corsa, urlando qualcosa che dal treno non si ode. Da quel momento tutta la visione del mondo di fuori che scorre davanti agli occhi del passeggero è portatrice di un presagio, di un’inquietudine: qualcosa è successo, tutti fuori lo sanno e fuggono in direzione contraria al treno, che invece corre inesorabile verso quel qualcosa. Dentro, il passeggero scruta gli altri viaggiatori, che sembrano tranquilli ma forse mascherano la sua stessa inquietudine. O forse no. "Ciascuno forse dubitava di sé, come facevo io, nell'incertezza se tutto quell'allarme fosse reale o semplicemente un'idea pazza, allucinazione, uno di quei pensieri assurdi che infatti nascono in treno quando si è un poco stanchi.”

A volte l’impressione è che il mondo corra su quel treno, il treno del “si è sempre fatto così”, dove quel "sempre" si riferisce in realtà solo all'ultimo secolo e forse è già troppo. Mentre qualcuno fuori corre e incita tutti a cambiare rotta perché qualcosa è successo e sta succedendo e succederà, tutto prosegue senza battere ciglio. Eppure dentro a quel treno forse c’è anche chi, come il passeggero, inizia a percepire l’inquietudine. Ma magari ci sarà anche qualcuno che lo tranquillizzerà, “vedrai, la tecnologia ci salverà”.

Due sono i principali sistemi per ridurre la quantità di carbonio presente in atmosfera: ridurre le emissioni e aumentarne la capacità di stoccaggio. In entrambi i casi la sfida è considerevole e cozza inevitabilmente con negazionismi vari e quella grande difficoltà a scegliere di abbandonare il treno dell'abitudine, il treno delle emissioni. Modificare i nostri stili di vita non è mai semplice, men che meno se qualcuno ci dice, mentendo, che quel cambiamento comporterà inevitabilmente una regressione alla vita medievale.

Se davvero il cambiamento climatico è legato alle nostre emissioni di carbonio, la paventata scorciatoia che ci permette di mantenere lo status quo - quindi continuare ad emettere - sottraendo al tempo stesso quel carbonio di troppo dall’atmosfera, risiede nelle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage), ovvero cattura e stoccaggio del carbonio. Senza entrare nelle specificità di queste tecnologie, per le quali rimandiamo all’approfondimento che il think tank ECCO dedica a proposito, è sufficiente sottolineare che la stessa Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ribadisce come le CCS dovrebbero essere impiegate solo per determinati comparti industriali più complessi da decarbonizzare e non, appunto, per mantenere lo status quo.

Uno Sguardo al Futuro

Le tecnologie CCU e DAC non sono solo tecnologie del futuro: sono già una realtà oggi. Numerosi progetti pilota e prime applicazioni commerciali dimostrano il potenziale di questi approcci innovativi. Tuttavia, per un pianeta sostenibile è fondamentale continuare a sviluppare queste tecnologie e utilizzarle su larga scala.

Installare sistemi fotovoltaici, costruire parchi eolici offshore e sostituire auto a benzina e diesel con auto elettriche sono tutti passi nella giusta direzione, ma non bastano. È necessario un approccio olistico che combini riduzione delle emissioni, miglioramento dell'efficienza energetica, adozione di energie rinnovabili e integrazione delle tecnologie di cattura del carbonio, sia a livello industriale che direttamente nei veicoli. Solo attraverso una diversificazione strategica e un impegno congiunto sarà possibile raggiungere gli obiettivi net-zero e garantire un futuro più pulito e sostenibile per tutti.

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