Il Cimitero di Altavilla Irpina, la Tomba Troia Cerchione e le Ombre di una Storia Nascosta

Il Cimitero di Altavilla Irpina, sebbene non menzionato esplicitamente nei dettagli forniti, può essere immaginato come un luogo che custodisce, tra le sue lapidi, storie e segreti che si intrecciano con eventi ben più ampi e complessi della storia italiana. L'immagine di una "tomba di troppo" in un cimitero di Firenze, con Antonio Samsa sepolto sotto due lapidi con date di morte differenti, evoca un senso di mistero e una dolorosa pagina della storia italiana che attende di essere completamente svelata. La complessità e le incongruenze delineate nelle informazioni suggeriscono un velo di segretezza e manipolazione che ha permeato gli eventi cruciali di un'epoca.

I Misteri delle Tombe e le Verità Occultate

La presenza di una figura come Antonio Samsa, che riposa sotto due lapidi con date di morte diverse, non può che sollevare interrogativi profondi sulla sua identità, sul suo ruolo e sulle circostanze che hanno portato a tale anomalia. Questo particolare, così inconsueto, suggerisce una deliberata azione per confondere o occultare la verità, un elemento ricorrente nella narrazione degli eventi tragici che hanno caratterizzato la storia italiana. È plausibile che dietro questa doppia sepoltura si celi una storia di copertura, di identità celate o di manipolazioni volte a depistare indagini o a riscrivere fatti scomodi. In un contesto di intrighi e segreti di stato, come quelli accennati nei documenti forniti, la figura di Samsa potrebbe essere una tessera di un mosaico più grande, rivelando come la vita e la morte di individui siano state strumentalizzate per fini superiori. La “dolorosa pagina della Storia italiana” a cui si fa riferimento, con le sue molteplici sfaccettature e le sue verità celate, trova un’eco simbolica in questa singolare sepoltura, indicando come anche i luoghi sacri e dedicati alla memoria possano custodire le tracce di complesse operazioni e inganni.

Tomba anomala in un cimitero

La Strategia della Tensione e le Infiltrazioni: Un Contesto di Manipolazione

Il periodo storico in cui si collocano gli eventi menzionati è quello della cosiddetta "strategia della tensione", un'epoca di profonde divisioni e violenze in Italia. Le informazioni fornite delineano un quadro inquietante di infiltrazioni, depistaggi e manipolazioni. La Questura di Roma che ferma Mario Merlino e altri aderenti al circolo “22 marzo”, e la Questura di Milano che provvede al fermo di Pietro Valpreda e, prima, di altri anarchici come Giuseppe Pinelli, evidenziano un'intensa attività di repressione e indagine che si concentrava sugli ambienti anarchici. Tuttavia, le "dichiarazioni rese da Pietro Valpreda non restano senza conseguenze concrete perché precise e dettagliate nei confronti dell’anarchico “Gino”", suggerendo una possibile rete di informatori o di individui che, pur appartenendo a tali ambienti, potrebbero aver fornito dettagli significativi.

Gli attentati, si legge, "hanno certamente un certo collegamento con quelli organizzati a Parigi nel 1968 e la mente organizzativa dovrebbe essere un certo Guerin Serac, cittadino tedesco, il quale risiede a Lisbona ove dirige l’agenzia Ager Interpress". Questo dettaglio internazionale apre uno squarcio su una dimensione più ampia della strategia della tensione, non limitata ai confini nazionali. Serac, descritto come anarchico ma con un'ideologia non nota a Lisbona, viaggiava spesso in aereo e veniva in Italia attraverso la Svizzera, mantenendo "contatti col predetto Delle Chiaie" a Roma. Il suo aiutante, Leroy Robert, residente a Parigi, aggiunge un ulteriore tassello a questa rete transnazionale. La "prova che Robert Leroy, alla fine degli anni Sessanta, si sia infiltrato nei gruppi filocinesi italiani è densa di significato", indicando un'attività di intelligence e contro-intelligence volta a monitorare e, forse, influenzare diverse frange dell'estremismo politico.

L'infiltrazione nei gruppi avversari, secondo i documenti, "diviene prassi a partire dalla seconda metà del 1967, quando la Cia avvia l’operazione “Chaos”". Questo dato è cruciale, poiché attribuisce un ruolo significativo ai servizi segreti americani nell'implementazione di strategie di controllo e destabilizzazione. Il generale Vedovato ha scritto che "spetta alle forze armate, cioè a lui, di garantire in ogni evenienza, da qualunque parte prodotta, la continuità della politica del governo (non dello Stato) e del suo finanziamento", rivelando una concezione del ruolo militare che trascende la mera difesa nazionale per abbracciare un controllo più ampio della politica interna. Questo si lega all'affermazione che "in seno alle forze politiche protagoniste dei disordini e delle sommosse (…) si è andato rilevando specie negli ultimi tempi un processo di crescente osmosi, ideale e organizzativa, sul piano internazionale", suggerendo una consapevolezza, da parte delle autorità, della natura interconnessa degli eventi e la necessità di una "stretta cooperazione civile e militare sul piano europeo occidentale" per la gestione dell'ordine pubblico e "un’ altrettanto comune politica di informazione ed azione psicologica".

I Ruoli dei Servizi Segreti e la Retorica dello "Stato Forte"

Le informazioni gettano luce sulle operazioni dei servizi segreti e sulla loro complessa interazione con la politica interna ed estera. L’Ufficio di guerra psicologica del comando Ftsae di Verona, diretto sia dal generale Nardella che dal colonnello Dominioni, "lavora in collegamento con la forza Nato americana" ed "è segretamente affiancato da un ufficio studi della Cia le cui attività sono abbastanza misteriose". Tra i suoi compiti vi sarebbe anche quello di "studiare le varie strategie psicologiche da usare in caso di colpi di stato, guerre civili, sommosse, controguerriglie". Questo quadro dipinge un'immagine di una macchina organizzativa sofisticata, orientata alla manipolazione e al controllo delle dinamiche sociali e politiche.

La retorica della necessità di uno "Stato forte" è chiaramente identificabile nelle frasi che suggeriscono come "il linguaggio (dei volantini di rivendicazione - Ndr) è quello degli anarchici, ma nulla ci impedisce di pensare che dietro di esso si nascondano degli agenti provocatori, o degli ultras di destra impegnati a dimostrare l’incapacità e l’inettitudine del potere costituito contro l’ondata di sovversione e agitare di riflesso, la necessità di uno Stato forte". Questa strategia di attribuire la responsabilità a gruppi anarchici o di estrema sinistra, mentre si ipotizza l'infiltrazione di agenti provocatori o elementi di destra, rivela un tentativo di delegittimare movimenti di opposizione e di giustificare un rafforzamento del potere statale. Il fatto che "la popolazione non interessata al disordine potrebbe - infine - essere chiamata in determinati casi limite a cooperare al ristabilimento dell’ordine" indica una potenziale mobilitazione civile a sostegno di queste strategie, sotto la spinta di una narrativa che enfatizza la minaccia alla stabilità.

L'operazione CYPPUS in Grecia, che "creò una sezione speciale dotata di mezzi economici particolarmente consistenti e di uomini che conoscevano a fondo le cose italiane" e che "infine la sezione ingaggiò direttamente dieci agenti italiani scelti tra le file dei fascisti", mostra un coinvolgimento diretto di potenze straniere e dei loro servizi segreti nella formazione e nell'utilizzo di gruppi estremisti italiani per i propri scopi. Questo sottolinea la dimensione internazionale e la complessità degli intrecci dietro gli eventi che hanno segnato il periodo.

Strategia della tensione, la cronistoria degli attentati

La Collusione Politica e i Depistaggi Giudiziari

La narrazione rivela anche una profonda collusione tra poteri politici, servizi segreti e magistratura. La nota del 16 dicembre 1969, "redatta da persone che hanno un patrimonio conoscitivo ben superiore a quello del confidente Stefano Serpieri", suggerisce la presenza di fonti interne e di alto livello che fornivano informazioni cruciali. Il fatto che "il Pci preferisce non far difendere Pietro Valpreda dal suo deputato e avvocato Alberto Malagugini perché, giustamente, teme che si scopra che l’anarchico Pietro Valpreda o è infiltrato in “Avanguardia nazionale” o è inserito da questa negli ambienti anarchici, quindi preferisce non rischiare", denota una complessa rete di interessi e paure politiche. Se i vertici politici democristiani e governativi "avrebbero sarebbero stati investiti da un terremoto insieme a quelli delle istituzioni" se avessero parlato, il loro silenzio, insieme a quello di Berlinguer e soci, "prova la loro affidabilità e la loro maturità". Questo patto di silenzio tra le principali forze politiche, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, è descritto come un "patto infame" in cui "l’anticomunismo cancella i delitti del comunismo, e quest’ultimo s’impegna ad evitare che siano svelati quelli commessi dal primo".

La trasformazione dei "confidenti di Questura in “terroristi neri” che minacciano la democrazia" da parte della Democrazia Cristiana nel 1974, con il Pci che "si fa alfiere della nuova linea, quella definitiva: i “fascisti” che attaccano lo Stato democratico con la complicità dei “servizi deviati”, di ufficiali “infedeli” e, successivamente, dei “piduisti” rappresentanti della massoneria “deviata”", illustra un cambio di narrativa orchestrato per riorientare l'opinione pubblica e le indagini. Questa "ricostruzione storica" è definita "propagandistica" e viene affermato che "migliaia di documenti che smentiscono questa propagandistica ricostruzione storica, ma la sinistra politica, giornalistica e giudiziaria, non si vergogna di sostenerla come fosse la verità". Ciò mette in evidenza la persistenza di una versione ufficiale degli eventi, nonostante l'emergere di prove contrarie.

Il mancato arresto di Cesare Battisti, di cui Napolitano si è lamentato, è contrapposto all'affermazione che "Paesi amici e nemici, vicini e lontani sanno perfettamente che il “terrorismo” in Italia lo ha fomentato, organizzato e diretto lo Stato italiano". Questa frase rappresenta una denuncia forte e diretta, che rovescia la prospettiva tradizionale sulla paternità del terrorismo in Italia, attribuendone la responsabilità direttamente allo Stato. La "collusione" è affermata con forza, evidenziando il ruolo degli Stati Uniti d’America che "dall’immediato dopoguerra utilizzava strumentalmente il neofascismo rappresentato dal Movimento sociale italiane e dalle organizzazioni ad esso collegate".

Sede della Questura di Roma

Le Operazioni Occulte e le Manovre per la Stabilità Politica

Le operazioni descritte nei documenti rivelano una serie di manovre occulte volte a mantenere la stabilità politica o a influenzare gli equilibri di potere. L'informazione "da fonte molto attendibile, il cui nome non viene fornito in ragione dell’esplosiva natura dell’informazione, che nel prossimo futuro è possibile che in Italia avvenga un colpo di Stato" è un'indicazione chiara di una minaccia imminente e di piani eversivi in corso. Si parla di "economisti e uomini di destra, cioè liberali, monarchici e membri del Movimento sociale italiano, che stanno preparando un piano per l’attuazione nei prossimi mesi di una manifestazione nazionale" con lo scopo di "portare a Roma forti gruppi di reduci, invalidi ed ex prigionieri di guerra, col pretesto di risvegliare sentimenti patriottici nel popolo italiano, creare un’atmosfera favorevole all’inversione dell’attuale tendenza politica in Italia ed installare un nuovo ordine politico fondato sui tradizionali valori morali e politici della Nazione". Questa descrizione traccia il profilo di un tentativo di colpo di stato bianco, mascherato da manifestazione patriottica, con la previsione di un intervento delle forze dell'ordine "con l’appoggio delle Forze armate" in caso di "contromanifestazione di estrema sinistra".

L'incontro a Viareggio, presso l’hotel Royal, del 19 marzo 1969, che ha visto la "prima riunione pubblica del “Fronte nazionale”, presente Junio Valerio Borghese", dimostra l'attivismo di frange di estrema destra in questo periodo, con figure di spicco coinvolte in tentativi di riorganizzazione politica e, potenzialmente, eversiva. Le "operazioni sono fatte in accordo con i servizi segreti italiani", a riprova di una connivenza tra apparati statali e gruppi eversivi.

Il 12 dicembre 1969, a Milano, c'è stato "un lavoro di squadra i cui componenti non sono mai stati identificati", riferendosi probabilmente alla strage di Piazza Fontana. L'informazione che "il 15 maggio 1973, un dirigente della federazione del Pci di Treviso, Ivo Dalla Costa, informa i vertici del Pci di aver saputo da Pietro Loredan che due giorni dopo ci sarà, a Milano, un attentato contro un’alta personalità politica" è un dato sconvolgente. Il fatto che "a muoversi per prendere contatto con i rappresentanti delle istituzioni sono proprio Pajetta e Malagugini, per ordine di Enrico Berlinguer", suggerisce una consapevolezza e un tentativo di intervento da parte del PCI, sebbene la strage del 17 maggio 1973 contro Mariano Rumor abbia avuto luogo ugualmente, indicando l'inefficacia o la complessità della situazione. Individuare l'obiettivo "non era difficile, perché il 17 maggio 1973, l’allora presidente del Consiglio, Mariano Rumor, si sarebbe recato a Milano per commemorare, all’interno della Questura, la figura del commissario di Ps Luigi Calabresi, nel primo anniversario della…" sua morte, evidenziando una convergenza di fattori che rendeva l'attentato prevedibile o, peggio, tollerato in un clima di tensioni.

I Linguaggi e la Rappresentazione della Verità

La questione del linguaggio e della sua manipolazione è un tema ricorrente. L'uso di un "carattere tipografico piuttosto famoso (e abusato) Helvetica, appartenente a famiglie di caratteri utilizzati nei mercati per lo più per le confezioni di medicinali e affini", per la produzione di volantini o documenti, con l'obbligo di usarlo, può sembrare un dettaglio minore, ma suggerisce una standardizzazione e una volontà di "fare cose fatte superficiali apposta, altrimenti non sarebero state concepite come economiche dal consumatore". Questo può essere interpretato come un tentativo di rendere la propaganda o i messaggi più assimilabili e meno "minacciosi" per il pubblico, oppure di creare una falsa normalità in un contesto di gravi tensioni. "Sembrava di vendere sciroppi all'arancia da un litro o aspirine ripiene alla crema di pera", una metafora che illustra il senso di superficialità e inganno percepito.

La "menzogna da giornalisti alla Bianca Berlinguer ed alla sua corte di pennivendoli che dei delitti e delle infamie di famiglia preferiscono non parlare" è un'accusa diretta al giornalismo che non indaga a fondo o che tace su scomode verità. La precisazione che "Archivioguerrapolitica.org non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001", mentre i documenti e i contributi multimediali conservati "non rappresentano necessariamente il parere degli autori", sottolinea l'importanza della fonte e la necessità di una lettura critica delle informazioni, specialmente quando si tratta di eventi così controversi.

Giornali dell'epoca con titoli manipolati

Il tema del "terrorismo" è affrontato in modo provocatorio: "Non è vero. Paesi amici e nemici, vicini e lontani sanno perfettamente che il “terrorismo” in Italia lo ha fomentato, organizzato e diretto lo Stato italiano". Questa frase, ripetuta più volte, è un'affermazione audace che sfida la narrazione dominante e propone una visione radicalmente diversa delle responsabilità degli eventi, attribuendo allo Stato un ruolo attivo nella creazione e gestione della violenza politica, piuttosto che quello di mera vittima o difensore. È un'accusa grave che, se fondata, smaschererebbe un'operazione di vasta portata per manipolare l'opinione pubblica e la storia stessa.

L'eredità di un Periodo Complesso

La "storia della politica italiana post-bellica, della sua pseudo cultura storiografica, del suo giornalismo e della sua magistratura politica è infame come gran parte dei suoi protagonisti". Questa affermazione lapidaria conclude una critica amara e disincantata della classe dirigente e delle istituzioni italiane. Sottolinea una profonda sfiducia nella capacità e nella volontà del sistema di fare piena luce sugli eventi.

Il riferimento alla saga di Toy Story, un film d’animazione della Pixar, con i suoi protagonisti Woody e Buzz alla riscossa, sebbene apparentemente fuori contesto, può essere interpretato come un richiamo alla necessità di svelare la verità e di lottare per essa, anche in contesti dove la realtà sembra distorta o mascherata da narrazioni semplicistiche. L'innocenza dei personaggi di Toy Story contrasta con la brutalità degli eventi descritti, forse un modo per evidenziare quanto la complessità della storia sia stata semplificata e manipolata, fino a farla sembrare un racconto per bambini, quando invece celava profonde tragedie.

In definitiva, il Cimitero di Altavilla Irpina e la tomba Troia Cerchione, come simbolo di un passato non del tutto svelato, diventano il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle dinamiche oscure che hanno plasmato un'epoca cruciale della storia italiana. Un periodo in cui la verità era un bene negoziabile, la giustizia era selettiva e lo Stato stesso era un attore ambiguo, capace di fomentare ciò che ufficialmente dichiarava di combattere. La ricerca di questi dettagli nascosti, come quella di Antonio Samsa con le sue due lapidi, è un invito a non accettare le narrazioni ufficiali senza una profonda critica e a scavare nelle pieghe della storia per riportare alla luce le verità scomode.

Archivi storici e documenti segreti

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