Imola: Cuore Pulsante della Motor Valley e Città d'Arte

Imola, una fiorente città sul confine della provincia di Bologna, è storicamente e culturalmente parte della Romagna, ed è definita il "trattino fra l'Emilia e la Romagna". Fondata nell’82 a.C., è la seconda città per popolazione della provincia di Bologna dopo il capoluogo emiliano. Da sempre famosa in tutto il mondo per l'Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari", Imola è un epicentro della Motor Valley, ma offre anche un ricco patrimonio culturale, naturale ed enogastronomico.

Mappa dell'Emilia-Romagna con Imola evidenziata

L'Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari": Un Tempio del Motorsport

L’Emilia-Romagna è terra di motori per eccellenza, e uno dei templi storici di questa passione motoristica è il mitico Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, uno dei circuiti più tecnici del mondo. Ancora oggi, è noto colloquialmente anche come circuito del Santerno. Il circuito sorge all'interno del centro abitato della città di Imola, a circa 30 chilometri da Bologna, e si percorre in senso antiorario.

Vista aerea dell'Autodromo di Imola

Le Origini e i Primi Anni del Circuito

La passione per i motori scorre forte nel sangue degli imolesi. Già nell’immediato dopoguerra, gli appassionati locali improvvisavano le prime corse lungo i viali cittadini, con tanto entusiasmo e pochi soldi. Si dovette attendere la fine del conflitto per vedere sfrecciare nuovamente a Imola i bolidi a due ruote con una gara tra le strade cittadine nel 1946. Gli anni seguenti videro un coinvolgimento sempre maggiore non solo da parte del pubblico, ma anche dei piloti e delle case automobilistiche internazionali.

Nel 1946, il Comune d'Imola redasse un progetto per la costruzione di una strada sulla riva destra del Santerno, un asse di collegamento di 2,8 km tra via Rivazza, presso il ponte sul fiume, e la strada per la frazione di Codrignano. Alfredo Campagnoli, giovane geometra dell'ufficio tecnico comunale, discusse di questo progetto con alcuni amici: Tonino Noè, titolare di un'armeria e negozio di caccia e pesca; Ugo Montevecchi, commerciante in legnami ed esperto pilota; e Graziano Golinelli, impiegato comunale e dirigente del Moto Club Imolese. L'anno dopo, il gruppo di amici propose inizialmente un tracciato extraurbano di 3.800 m sul quale organizzare alcune gare motociclistiche durante l'anno, sia di motocross sia di velocità.

Schizzo del progetto iniziale del circuito di Imola

In breve tempo, fu costituita una società per la realizzazione e la gestione del circuito. Il 25 novembre 1947 fu fondato l'Ente Sport e Turismo Imola (ESTI) nella forma societaria della cooperativa a responsabilità limitata. Il 1º febbraio 1948, il ragioniere Tommaso Maffei Alberti ne divenne presidente, rimanendovi in carica ininterrottamente fino allo scioglimento dell'ente, avvenuto nel 1973. Scopo dell'ESTI era reperire i fondi necessari per la costruzione del circuito.

Il 12 febbraio, giunse a Imola Giovanni Canestrini, segretario generale dell'Automobile Club d'Italia, il quale si dichiarò favorevole alla realizzazione di un secondo impianto permanente nazionale: nell'Italia di allora, infatti, esisteva un solo circuito stabile, quello di Monza. Il nuovo progetto fu completamente differente dal precedente: non più un circuito motociclistico su strade aperte al traffico, ma un circuito chiuso e permanente, da dare in concessione ai costruttori di auto sportive.

Il 7 maggio, giunse la visita di Adriano Rodoni, presidente dell'Unione Velocipedistica Italiana e vicepresidente del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI). Nell'agosto 1948, la Federazione motoristica internazionale rese noto che la lunghezza minima di un circuito, necessaria per ottenere l'omologazione, doveva essere di 5.000 m. Il progetto iniziale fu giocoforza abbandonato: si dovette ridisegnare nuovamente il tracciato. Nel 1949, la lunghezza totale del circuito fu portata a 5.017 m, in ottemperanza alle nuove norme internazionali. Il progetto definitivo venne approvato dal CONI il 27 ottobre dello stesso anno: da allora il circuito fu denominato Auto-motovelodromo Prototipo CONI di Imola, pur se nella stampa locale era chiamato semplicemente circuito del Castellaccio.

L'8 marzo 1950, fu dato l'inizio ufficiale ai lavori alla presenza di Giulio Onesti, presidente del CONI. Il percorso, misto-veloce da percorrere in senso antiorario, fu ricavato collegando tra loro strade già esistenti che si snodavano sulle colline prospicienti la città di Imola con tratti di strada nuovi. L'ESTI attivò una serie di convenzioni con il Comune, il CONI e la Banca Nazionale del Lavoro, riuscendo a raccogliere la cifra necessaria per finanziare i lavori: 40 milioni di lire al tasso del 3%. Il finanziamento, a fondo perduto, ebbe una durata di 23 mesi (gennaio 1948-novembre 1949). L'ESTI ottenne la gestione dell'impianto per 29 anni. La posa della prima pietra del circuito imolese avvenne il 22 marzo 1950.

L'inaugurazione ufficiale avvenne il 25 aprile 1953, con una gara motociclistica valevole per il campionato italiano delle classi 125 e 500, il Gran Premio CONI, e una gara nazionale per le classi fino a 250 cc, il Gran Premio Città di Imola. Vi presero parte quattro piloti italiani campioni del mondo: Umberto Masetti e Nello Pagani, entrambi su Gilera; Enrico Lorenzetti su Moto Guzzi; e Carlo Ubbiali su Mondial. Ad assistere all'evento giunsero 60.000 persone da tutta Italia. Il primo record della pista fu stabilito nella gara delle 500cc al secondo giro: Masetti e Milani corsero in 2'07" (alla media di 142,211 km/h).

Il circuito ebbe il suo battesimo internazionale il 25 aprile 1954 con la prima edizione della Coppa d'Oro Shell, una gara motociclistica ideata da Checco Costa per le classi 250, 350 e 500, destinata a divenire la più importante competizione motociclistica internazionale degli anni '50 e '60, anche grazie a un montepremi assai elevato: la gara fu vinta da Masetti su Gilera, nella classe regina, e da Enrico Lorenzetti e Alano Montanari, entrambi su Moto Guzzi, rispettivamente nelle classi 350 e 250.

L'automobilismo fece il suo debutto a Imola due mesi dopo, il 20 giugno, con il Gran Premio Shell (noto anche come Conchiglia d'Oro, 50 giri da percorrere per 250,85 km), manifestazione internazionale per vetture Sport di classe 2000 cc. Davanti a un folto pubblico di 30-35.000 spettatori si sfidarono Ferrari e Maserati, con Umberto Maglioli primo su Ferrari 500 Mondial davanti a Giulio Musitelli su Ferrari e Luigi Musso su Maserati. L'anno seguente si tenne la seconda edizione del Gran Premio Shell: vinse Cesare Perdisa su Maserati 2000 S.

Nel 1956, la terza edizione (anch'essa, come le due precedenti, riservata alle vetture Sport) fu vinta da Eugenio Castellotti su Osca. Nell'occasione, la Shell invitò, oltre alle case italiane e tedesche, anche quelle inglesi: videro per la prima volta il circuito romagnolo campioni come Jack Brabham (che arrivò secondo), Colin Chapman (settimo), Roy Salvadori e Cliff Allison, e fu anche la prima volta in riva al Santerno dei giornalisti delle testate specializzate inglesi. Il circuito era composto, all'epoca, da strade aperte al traffico; per raggiungere l'obiettivo di realizzare un autodromo permanente, dovettero trascorrere tutti gli anni '50 e metà degli anni '60. Le cause furono principalmente due: il ritardo nel realizzare le opere che avrebbero escluso il tracciato dalla viabilità ordinaria, e i ricorsi dei privati, contrari all'esproprio dei loro terreni destinati ad ospitare gli impianti fissi (tribune e box).

Dall'Intitolazione a Dino Ferrari all'Arrivo della Formula 1

Il 21 aprile 1963, dopo sette anni, il circuito di Imola tornò ad ospitare una gara automobilistica. Furono inoltre sistemati quattro chilometri di pannelli di legno alti due metri che, escludendo la vista della pista, fecero convergere gli spettatori in pochi punti (che erano quelli più spettacolari): le curve Rivazza, Tosa, Acque Minerali e, naturalmente, la tribuna centrale. Per la prima volta l'impianto fu dotato di un sistema di altoparlanti. Quel giorno l'impianto imolese ospitò per la prima volta una gara per vetture di Formula 1, seppur non valida per il campionato mondiale: il quinto Gran Premio Conchiglia d'Oro Shell. Sabato 20 aprile si tennero le prove cronometrate: Jim Clark su Lotus 25 fece segnare il miglior tempo: 1'48"3 (media di 166,77 km/h), migliorando il precedente record di 1'54"9 di Fangio stabilito nel luglio del 1957. Clark vinse anche la gara, doppiando tutti gli avversari tranne Jo Siffert, secondo classificato. Mancò la Ferrari che, dopo aver iscritto due vetture, le ritirò pochi giorni prima della data del Gran Premio. Tutti i piloti ebbero parole di apprezzamento per il circuito; ciò nonostante, la massima categoria automobilistica non sarebbe tornata a correre dalle parti del Santerno per un quindicennio.

Nel biennio 1965-1966 furono finalmente realizzate le tribune e i box. Il 23 gennaio 1965, Enzo Ferrari, venuto all'autodromo per una cerimonia di premiazione, dichiarò: «l'autodromo di Imola, per le sue caratteristiche, consistenti in difficoltà per le macchine e per i piloti, è il circuito più interessante d'Italia». Nel 1969, Imola ospitò per la prima volta una gara valevole per il Campionato del mondo di motociclismo, il Gran Premio delle Nazioni: vinsero Paul Lodewijkx su Jamathi (50 cc); Dave Simmonds su Kawasaki (125 cc); Phil Read su Yamaha (250 e 350 cc); e Alberto Pagani su LinTo (500 cc).

L'8 settembre 1970, la vecchia denominazione CONI lasciò il posto a quella di Autodromo Dino Ferrari, in memoria del primogenito del Drake prematuramente scomparso quattordici anni prima. Due anni dopo, importanti lavori vennero realizzati nella zona del traguardo, con la costruzione della Variante Bassa per rallentare le percorrenze nel rettilineo dei box. Frattanto l'ESTI venne messa in liquidazione. Il 1972 fu anche l'anno in cui la gestione dell'autodromo passò all'Automobile Club di Bologna. Si costituì per l'occasione la società controllata «Società Allestimento Gestione Impianti Sportivi» (SAGIS), il cui primo presidente fu l'editore Luciano Conti.

Successivamente, la direzione dell'autodromo riallacciò i contatti con la Formula 1 per ospitare una gara titolata. Nella seconda metà degli anni '70, direttore sportivo della Ferrari era l'ingegnere torinese Roberto Nosetto. Questi, nel 1979, fu inviato da Enzo Ferrari a Imola: il Drake desiderava fortemente che il circuito intitolato al figlio Dino ospitasse in pianta stabile gare di Formula 1, pertanto incaricò l'ingegnere di migliorarne le strutture. Nosetto ridisegnò il corpo box, riprogettò la torre di controllo e le tribune, e fece rifare l'asfalto della pista. Nello stesso anno, con il completamento dell'impianto e l'eliminazione dei tratti utilizzati per la viabilità urbana, il circuito divenne permanente.

Nosetto fu il direttore della struttura dal 1980 al 1989. Sotto il mandato dell'ingegnere, il 14 settembre 1980, l'autodromo ospitò la sua prima gara di Formula 1 valida per il titolo mondiale, il 51º Gran Premio d'Italia, in quell'occasione "strappato" a Monza e vinto da Nelson Piquet; dall'anno seguente, tornata la tappa italiana del mondiale sul circuito brianzolo, la pista imolese divenne sede del Gran Premio di San Marino. In questo contesto, anche il grande Enzo Ferrari riconobbe in quel territorio collinare le potenzialità per la creazione di una pista davvero spettacolare. Nel 1979 si svolse un nuovo Gran Premio di Formula 1 che, seppure non valido per il Campionato del Mondo, vide la presenza di tutti i team. Un anno più tardi, nel 1980, la F1 si stabilì in Romagna correndo una prova valida per il Mondiale: era il 51° Gran Premio d'Italia.

Il Motomondiale a Imola

Per quanto riguarda il motomondiale, Imola ha ospitato sette edizioni del Gran Premio delle Nazioni tra il 1969 e il 1988, tutte le quattro edizioni del Gran Premio Città di Imola dal 1996 al 1999, e due edizioni del Gran Premio di San Marino nel 1981 e nel 1983. Dopo una pausa di otto anni, il nuovo percorso contribuì a riportare sulle rive del Santerno il Motomondiale nel 1996. Nel 2000 l'autodromo perde il motomondiale.

LA MAGICA STORIA DEL CIRCUITO DI IMOLA || La Fenice del Motorsport italiano

Gli Anni Difficili e i Tragici Eventi del 1994

Sul piano sportivo, l'arrivo della Formula 1 porta alla luce alcune criticità nel layout storico del tracciato, non più al passo coi tempi per quanto riguarda la sicurezza: già nel Gran Premio d'Italia 1980 avviene il brutto, ma fortunatamente senza conseguenze, incidente di Gilles Villeneuve al curvone che immetteva nella Tosa - proprio quel curvone sarà poi intitolato alla memoria del pilota canadese, morto a Zolder due anni dopo.

L'apice si raggiunge nel 1994, quando Imola è suo malgrado teatro di uno dei Gran Premi più drammatici nella storia dell'automobilismo, con molti gravi incidenti, due dei quali mortali. Venerdì 29 aprile, durante le prove, Rubens Barrichello impatta violentemente alla Variante Bassa, ma nonostante ciò riporta solo la rottura del setto nasale e l'incrinazione di una costola, che lo costringono a saltare il resto del fine settimana. Sabato 30, l'ala anteriore della Simtek di Roland Ratzenberger si stacca e l'auto va a schiantarsi alla Villeneuve; il pilota muore, e si tratta della prima fatalità in Formula 1 dalla morte di Elio De Angelis nel 1986. Domenica 1º maggio, giorno della gara, allo spegnersi della luce verde la Benetton di JJ Lehto rimane ferma sullo schieramento e viene centrata dalla Lotus di Pedro Lamy: una ruota vola in tribuna centrale, ferendo alcune persone tra il pubblico. Alla ripartenza, dopo due giri la Williams di Ayrton Senna esce dritta al Tamburello per la rottura del piantone dello sterzo e va a finire contro il muro: il pilota brasiliano viene trasportato all'ospedale di Bologna dove morirà poche ore dopo.

I tragici fatti del 1994, quando nel weekend della competizione persero la vita sia Roland Ratzenberger (durante le prove ufficiali di sabato 30 aprile), che Ayrton Senna (nei primi giri della gara di domenica 1 maggio), imposero sostanziali modifiche al tracciato per rallentare la velocità in alcuni suoi tratti, favorendo così la sicurezza. Il circuito divenne un po’ meno spettacolare e anche la viabilità cittadina attorno al tracciato ne risentì.

Monumento ad Ayrton Senna a Imola

Declino e Rinascita: Dalla Perdita della F1 al Gran Premio dell'Emilia-Romagna

Al termine della stagione 2006, si registra l'ulteriore e ben più grave perdita della Formula 1, con la Formula One Management (FOM), la società di gestione del circus, che esclude Imola dal calendario 2007 e 2008: nonostante l'esistenza di un contratto sino al 2009 per il Gran Premio sammarinese, il circuito viene estromesso in quanto i pesanti lavori di ammodernamento, richiesti dalla Federazione, non sarebbero stati completati in tempo utile per l'effettuazione del Gran Premio. L'abbandono della convezione con la Formula 1, che corse l'ultima gara qui nel 2006 (vittoria di Michael Schumacher su Ferrari), segnò anche la fine di un'epoca per la pista imolese.

Nel 2006 si decise di demolire i vecchi box, lungo il rettilineo di partenza, per fare posto a una struttura più moderna. Il vecchio complesso fu raso al suolo con la dinamite in un pomeriggio di novembre. Fu risparmiata la ex “Torre Marlboro”, ancora oggi simbolo dell’autodromo, mentre parte della pista e delle vie di fuga, i box, la direzione gara, il media center, gli uffici, il podio e il paddock vennero riqualificati nel 2007 secondo il progetto dell’architetto tedesco Hermann Tilke. Dopo la perdita della Formula 1, che segue di pochi anni quella summenzionata del motomondiale, sono iniziati i lavori di ricostruzione e ammodernamento che si sono protratti per tutto il 2007. L'area dei box è stata totalmente ricostruita; l'unico manufatto sopravvissuto è la storica ed ex Torre Marlboro (negli anni seguenti via via rinominata a seconda dello sponsor).

Nel 2007, il Comune d'Imola lancia la gara per la gestione trentennale del circuito. Vince il Gruppo Norman, holding attiva nel settore dei patrimoni immobiliari, con la propria controllata Norman 95. Il 21 febbraio, la Norman 95 costituisce una nuova società, Formula Imola (partecipata all'80% da Norman e al 20% da una consociata del Comune d'Imola). Il 6 marzo, la gestione del circuito passa ufficialmente alla nuova società. Il nuovo direttore dell'autodromo è Pierpaolo Gardella, già in Ferrari e con la Williams bicampione del mondo 1996-1997. Il 9 dicembre 2009, viene nominato il nuovo amministratore delegato e direttore dell'autodromo, nella persona di Walter Sciacca. Il successore di Gardella pianifica in poco tempo un'attività triplicata rispetto alla stagione precedente, portando all'autodromo manifestazioni di alto livello.

Nel febbraio 2010, però, una nuova tegola cade sulla gestione: Formula Imola veniva dichiarata fallita una seconda volta, a causa di una serie di debiti accumulati dalla precedente amministrazione. Nonostante il fallimento, Formula Imola continua a lavorare in esercizio provvisorio: ad affiancare il curatore fallimentare, Fabrizio Carbone, nella gestione del calendario come co-adiutore è lo stesso Sciacca. Ciò gli consente di far chiudere il fallimento in pochi mesi con la riconsegna ai soci della società nell'ottobre 2010. Il 22 dicembre 2010 può essere ricordato come un passaggio importante nel programma di rilancio dell'autodromo: in questa data viene portato a termine il riassetto della società Formula Imola: il Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale (Con.Ami), società a capitale pubblico, diventa socio di maggioranza.

Tuttavia, con la riprogrammazione del calendario del campionato mondiale a causa dell'emergenza sanitaria legata al Coronavirus, le monoposto sono tornate protagoniste a Imola in occasione del Gran Premio dell'Emilia-Romagna a partire dal 2020. Dopo aver ospitato il GP d'Italia nel 1980 e il GP di San Marino ininterrottamente dal 1981 al 2006, Imola è tornata nel calendario iridato nel 2020 con la denominazione di Gran Premio dell'Emilia-Romagna, e dal 2021 è il "Gran Premio Formula 1 dell’Emilia-Romagna e del Made in Italy". Il layout attuale è privo della vecchia variante bassa, permettendo un lungo tratto ad acceleratore aperto dal traguardo fino alla variante del Tamburello. Dopo i lavori che hanno interessato l’impianto nel 2007, si è deciso di puntare su una vasta e varia gamma di eventi sia di auto che di moto.

L'Aerautodromo di Modena: Un Precursore nella Motor Valley

Modena e i motori, un connubio che viene da lontano, ancor prima che in città si pensasse di costruire delle strutture destinate alla corse automobilistiche. Il nuovo Autodromo di Modena raccoglie il testimone di un'importante storia fatta di passione, caparbietà e tenacia, caratteristiche proprie di questo territorio. Le prime gare si svolsero su tracciati stradali, come era uso all’epoca; infatti il Circuito di Modena, che fu organizzato dal 1927 al 1947, si svolse sulle strade cittadine. Le prime due edizioni si corsero su un tracciato extraurbano di 12 km (Via Emilia-Via Scartazza-Via Vignolese ritornando sulla Via Emilia per Via Sabatini) da percorrere trenta volte e furono entrambe vinte da Enzo Ferrari su Alfa. Le successive edizioni del Circuito di Modena si svolsero nel cuore della città, sull’anello dei Viali (3,2 km per 40 volte), con tre vittorie consecutive di Tazio Nuvolari e due di Franco Cortese. L’ottava e ultima edizione, del 28 settembre 1947, fu interrotta prima del termine a causa di un brutto incidente. Da quel momento in poi, cominciò a farsi strada l’esigenza di avere una vera pista, ove fosse possibile gareggiare con le moderne vetture e motociclette.

Era il 7 marzo 1948, data in cui l’Automobil Club d’Italia si riunì a Milano. In quella sede l'avvocato Camillo Donati, vice presidente dell'ACI di Modena illustrò in tutti i particolari l’importanza della realizzazione di un impianto sportivo nella città di Modena, presentando il progetto realizzato dal geometra Enzo Dalaiti. L'area destinata alla costruzione dell'impianto venne identificata in quel terreno che anche oggi ritroviamo parallelo alla via Emilia e che già dal 1910 ospitava una pista d’atterraggio per aerei e un attracco per dirigibili. La zona era delimitata a nord dalla via Emilia, a sud dalla via San Faustino, a ovest dalla via Formigina (che nel tratto parallelo all’impianto, e oggi al parco, divenne Viale dell’Autodromo) e a est dal muro perimetrale del complesso militare una volta noto come Ottavo Artiglieria e ancora oggi come 6° Campale.

Il via ufficiale ai lavori di costruzione venne dato il 28 marzo 1949 con un contributo comunale di 15 milioni in tre anni, assegnati ai presidenti dell'Aereo Club e ACI. Già il 12 dicembre successivo la pista d’aviazione era operativa e venne inaugurata. Per le gare automobilistiche si dovette attendere la primavera dell’anno successivo, ma il primo traguardo era già stato tagliato. L'Aerautodromo fu inaugurato il 7 maggio 1950 e misurava 2,306 km, che potevano diventare 3,800 con l'inserimento, nelle gare, della pista di aviazione (da cui il nome). Con la nascita dell'Aerautodromo finì l'epopea delle corse su strada della città come il Record Mondiale del Miglio sulla Via Nonantolana nel 1909 e nel 1910. La prima edizione, vinta da De Zara a oltre 141 km/h aveva registrato anche la partecipazione di modenesi illustri, come Guido Corni, Claudio Sandonnino e Francesco Stanguellini.

Il circuito, fortemente voluto da Modena e dai modenesi, venne usato: per gare di auto e moto, come pista di prove dai costruttori di vetture sportive modenesi, come aeroporto, e talvolta fu impiegato anche dai militari della vicina Caserma del 6° Campale. Non mancava l’utilizzo turistico e commerciale, con voli destinati al trasporto veloce della frutta e della verdura prodotta a Modena ed inviata nei paesi del nord Europa. Un insieme di esigenze davvero eterogeneo, ma che dimostrò la vitalità della struttura da poco sorta in città.

Con i suoi undici anni di attività agonistica l'Aerautodromo fu il fulcro ed il cardine del binomio Modena-automobilismo sportivo, con il costante avallo organizzativo dell'A.C. cittadino. Vi si corsero, dal 1950 al 1961, sette edizioni del Gran Premio di Modena di automobilismo per monoposto di F2 che videro le vittorie di Alberto Ascari, Gigi Villoresi, Manuel Fangio, Jean Behra, Joachim Bonnier e Stirling Moss. L’attività agonistica ed i grandi nomi dell’automobilismo sportivo presenti in città per le gare contribuirono alla fama dell'Aerautodromo portando a Modena vantaggi anche di tipo turistico e commerciale; infatti, al seguito del dilagante successo dell'automobilismo modenese giunse, inevitabilmente, tutto il jet-set internazionale: oltre che “capitale dei motori” Modena diventò così anche “capitale del bel mondo”. All’Aerautodromo di Modena si tennero anche ventidue edizioni del Gran Premio di Modena di motociclismo fino al 1975 e due edizioni del Gran Premio di Modena di ciclismo.

Purtroppo però già alla fine degli anni ’60 l’Aerautodromo non soddisfaceva più quei criteri di sicurezza che di lì a poco sarebbero diventati prescrittivi. Enzo Ferrari, che per il collaudo delle sue vetture aveva esigenze sempre crescenti, si risolse a costruire il circuito privato di Fiorano, non senza aver tentato la strada di coinvolgere l’amministrazione della Città nella costruzione di un nuovo e moderno impianto nei pressi di Marzaglia. Iniziò così un lento declino e sul finire degli anni ‘70 l’Aerautodromo fu chiuso. Per capire quella che è stata l'importanza dell'Aerautodromo per la città di Modena si pensi che ad alcune di queste manifestazioni parteciparono anche più di 50.000 spettatori, l'equivalente di metà della popolazione di allora. Dal 2011, la storia continua con il nuovo Autodromo di Modena.

Imola oltre l'Autodromo: Arte, Natura e Gastronomia

Imola è una città piena di luoghi culturali, naturali ed enogastronomici interessanti da visitare e scoprire. Durante una passeggiata per le vie della città si possono notare importanti palazzi storici come quello Comunale, Palazzo Tozzoni e il Palazzo Vescovile, quest’ultimo posto di fronte alla Cattedrale di San Cassiano, che è il Duomo di Imola, e custodisce all’interno le spoglie di San Cassiano e San Pier Crisologo.

Uno dei luoghi più affascinanti è sicuramente la Rocca Sforzesca, un castello di età medievale che sorge proprio nel centro della città. All’interno del perimetro del tracciato si trova il Parco delle Acque Minerali, uno spazio verde che deve il proprio nome alla scoperta, nel 1830, di alcune sorgenti curative di acque sulfuree, oggi ormai non più attive.

La Rocca Sforzesca di Imola

Museo Checco Costa e Monumenti del Motorsport

Il 1° maggio 2014, in occasione del XX anniversario della morte di Ayrton Senna, ha aperto i battenti nel complesso dell’autodromo il Museo Checco Costa, uno spazio espositivo che inizialmente accoglieva cimeli dell’automobilismo e del motociclismo. Imola rappresenta il cuore della Motor Valley: sono presenti numerosi luoghi in cui rivivere la storia dell’automobilismo e del motociclismo, come il Monumento ad Ayrton Senna, un memoriale a Gilles Villeneuve e uno dedicato al compianto Fausto Gresini visibile alla curva del tracciato a lui intitolata (ex-Variante Alta). La statua di Senna, inaugurata nel 1997, è opera dell’artista Stefano Pierotti e della fonderia d’arte Del Chiaro di Pietrasanta.

Imola come palcoscenico di eventi musicali

In ambito musicale, il circuito di Imola è stato teatro di un festival che ha fatto la storia della musica, l’Heineken Jammin’ Festival. Per ben 9 anni sul palco allestito nel paddock si sono esibiti artisti di calibro internazionale che hanno portato sulle rive del Santerno centinaia di migliaia di fan a ogni edizione. Oltre al motorsport, l'autodromo ospita anche importanti concerti musicali di celebri star italiane ed estere.

Imola: Facilmente Raggiungibile

Imola è facilmente raggiungibile in treno (la stazione dista circa 1,5 km dall'ingresso dell'autodromo) o in auto tramite l'Autostrada A14. Il sito ufficiale per ulteriori informazioni è www.autodromoimola.it.

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