Dacia Maraini: Un Viaggio Intimo Attraverso la Vita e le Scritture

Dacia Maraini, figura di spicco e tra le voci più autorevoli della letteratura italiana, la cui opera è ampiamente tradotta e riconosciuta a livello internazionale, ha vissuto una vita ricca di esperienze che hanno profondamente influenzato la sua prolifica carriera. Nata a Fiesole nel 1936, la sua esistenza è stata un intreccio di viaggi, incontri significativi, sfide personali e un incrollabile impegno civile e sociale. Prima di tutto lettrice insaziabile - oggi ha una biblioteca di quasi diecimila libri -, Dacia Maraini è uno dei nomi della letteratura italiana più tradotti nel mondo. Romanziera, poetessa, drammaturga, critica, assidua collaboratrice di riviste e giornali, tra cui il «Corriere della Sera» sul quale scrive una rubrica con cadenza quindicinale, è nota al grande pubblico anche per il suo notevole impegno civile e sociale.

Ritratto di Dacia Maraini

Radici Familiari: Un Legame Indissolubile con la Scrittura

Il percorso letterario di Dacia Maraini affonda le sue radici in un ambiente familiare profondamente legato alle arti e alla cultura. «Nella mia famiglia tutti scrivevano, avevo una nonna scrittrice, un padre che scriveva libri di viaggio, un altro nonno che scriveva libri di filosofia. Insomma, era un po’ un mestiere di famiglia.» Questa eredità culturale ha plasmato la sua visione del mondo e la sua vocazione. Il padre, Fosco, era un etnologo con una spiccata predilezione per la cultura orientale, mentre la madre, Topazia Alliata di Salaparuta, proveniente da una nobile famiglia siciliana, eccelleva come pittrice e nutriva una profonda passione per l'arte. Questa duplice influenza artistica e intellettuale ha fornito a Dacia un terreno fertile per la sua crescita personale e creativa.

L'Infanzia in Giappone e le Prove del Campo di Concentramento

Un capitolo determinante della sua infanzia fu il trasferimento in Giappone nel 1938, intrapreso a seguito di una borsa di studio vinta dal padre per condurre ricerche sugli Ainu. Questa esperienza esotica e formativa fu bruscamente interrotta dagli eventi bellici. Nel 1943, infatti, i coniugi Maraini, avendo rifiutato l'adesione alla Repubblica di Salò, vennero internati insieme alle tre figlie in un campo di concentramento a Nagoya. Questi due anni di privazioni e orrori lasciarono un segno indelebile nella memoria della scrittrice, un'esperienza su cui la sua memoria continua ancora «a puntare i piedi». Il rapporto con la fame, in particolare, resta uno dei più difficili da affrontare: «Il cibo era diventato un’ossessione, un incubo, il nostro mito quotidiano.»

Immagine storica di un campo di concentramento

Il Ritorno in Italia e il Rifugio nella Lettura

Il rientro in Italia nel 1946 segnò l'inizio di un nuovo periodo. La famiglia Maraini si stabilì prima a Firenze e poi in Sicilia, presso i nonni materni, nella maestosa Villa Valguarnera di Bagheria. Le difficoltà nell'adattarsi al nuovo ambiente e alla realtà post-bellica portarono la giovane Dacia Maraini a cercare rifugio nel mondo dei libri. Mentre le sue coetanee si dedicavano ad attività sociali e ricreative, lei si immergeva nella lettura, trovando in essa un conforto e un modo per evadere dalle complessità della vita. «Le difficoltà di adattamento al nuovo ambiente portano la giovane Dacia a rifugiarsi nei libri: mentre le sue coetanee vanno a ballare o in gita, lei si immerge nella lettura fino a dimenticarsi di tutto.» Questa immersione precoce nella letteratura precoce pose le basi per la sua futura carriera.

Una biblioteca antica e piena di libri

Le Prime Scritture e la Lotta con l'Inadeguatezza

La vocazione letteraria di Dacia Maraini si manifestò precocemente. Comincia la sua carriera letteraria a diciassette anni, nel tentativo di far fronte a un sentimento di inadeguatezza. «Nel mio caso si è espressa, da piccola, in una difficoltà nel parlare, in una timidezza morbosa che mi ha fatto molto soffrire. Ma forse è stata proprio l’inadeguatezza a spingermi verso la scrittura. Mi trovavo infatti meglio a scrivere che non a parlare.» Questa introversione e la conseguente preferenza per l'espressione scritta divennero il motore della sua creatività, trasformando una potenziale fragilità in una forza motrice. La sua personalità di scrittrice era già ben delineata: «Quando incontrai Moravia avevo già la mia personalità di scrittrice.»

Matrimoni e Relazioni Significative: Un Percorso Sentimentale

La vita privata di Dacia Maraini è stata segnata da relazioni importanti e talvolta complesse. Nel 1959, sposò il pittore milanese Lucio Pozzi. Questo matrimonio, tuttavia, ebbe una durata limitata, concludendosi dopo soli quattro anni, nel 1963, quando il marito decise di allontanarsi, durante la sua gravidanza. «Nel 1959 la Maraini sposa il pittore Lucio Pozzi: il matrimonio dura solo quattro anni quando il marito decide di andare via, durante la sua gravidanza.»

Successivamente, un legame profondo e duraturo la unì allo scrittore Alberto Moravia. Questo rapporto, iniziato dopo la separazione di Moravia da Elsa Morante, si protrasse per circa vent'anni, fino al 1978. Moravia, descritto come un uomo sempre «in fuga per inquietudine intellettuale e psicologica» - una caratteristica che Dacia Maraini vedeva simile a quella del suo amato padre Fosco -, fu un compagno di vita e un interlocutore intellettuale fondamentale. La loro relazione fu intensa, caratterizzata da numerosi viaggi in Africa, India, Cina e altri paesi, spesso condivisi anche con Pier Paolo Pasolini. «Uomo sempre «in fuga per inquietudine intellettuale e psicologica» - simile in questo all’amatissimo padre Fosco - lo scrittore romano sarà suo compagno di vita fino al ’78. I due faranno numerosi viaggi in Africa, India, Cina e altri paesi, molti dei quali insieme a Pier Paolo Pasolini.» La vicinanza a Moravia, tuttavia, generò anche controversie: «Nonostante il successo di pubblico, molta critica è diffidente nei confronti della sue prime opere, considerate scandalose per alcuni temi che precorrono quelli del movimento femminista degli anni Settanta. Nel ’63, con l’assegnazione del prestigioso Premio Formentor a L’età del malessere, la polemica infuria sui giornali e Dacia Maraini viene pubblicamente accusata di essere una protetta di Moravia.»

Negli anni Novanta, Dacia Maraini intraprese una relazione con Giuseppe Moretti, una figura che le portò un nuovo affetto prima della sua prematura scomparsa nel 2008 a causa della leucemia. La loro unione destò scalpore per la differenza d'età di 25 anni, ma fu caratterizzata da un profondo legame. «Negli anni Novanta, la Maraini intraprende una storia con Giuseppe Moretti, prematuramente scomparso nel 2008 a causa della leucemia. La loro relazione aveva destato clamore per i 25 anni di differenza tra i due. Un uomo che sapeva farsi amare subito da tutti per la sua generosità e sensibilità E conquistò cosi anche me, quando venne a leggere testi di partecipanti a un corso di drammaturgia che tenevo io. Da allora siamo stati assieme.»

Dacia Maraini racconta la sua prigionia in Giappone - FarWest 29/04/2024

L'Impegno Civile e Femminista: Voce per le Donne

L'impegno civile e sociale di Dacia Maraini è un tratto distintivo della sua personalità e della sua opera. Negli anni '70, in concomitanza con l'emergere del movimento femminista, la scrittrice divenne una figura centrale. Fu co-fondatrice del teatro gestito esclusivamente da donne, La Maddalena (1973), proseguendo un percorso iniziato con la Compagnia del Porcospino (1967) e la Compagnia Blu a Centocelle (1970). Questo impegno si riflette nelle sue opere, che spesso esplorano le tematiche legate alla condizione femminile, anticipando le discussioni che avrebbero animato gli anni successivi. Dacia Maraini ha sempre nutrito un profondo rispetto per l'autonomia femminile e una forte sensibilità verso le ingiustizie sociali.

Il Processo Creativo: Disciplina e Personaggi Guida

Il metodo di lavoro di Dacia Maraini è noto per la sua rigorosa disciplina. Per il lavoro di scrittura, Dacia Maraini si definisce una certosina. Tutte le mattine si alza alle otto e mezza e si mette al tavolo di lavoro fino alle due, poi riprende nel pomeriggio. Si sofferma con disciplina sui testi, scrive e riscrive tante volte, al computer. Non termina mai un romanzo prima dei tre anni. «Il momento ispirativo è un mistero anche per lei, mentre nella stesura della trama si dice guidata dagli stessi personaggi.» Questa dedizione quasi monastica alla scrittura le permette di cesellare le sue opere con una prosa che, iniziata in modo ruvido ed essenziale agli esordi, è divenuta a mano a mano più morbida, sensuale, odorosa.

Scrivania da lavoro con computer e libri

Riconoscimenti e Ultimi Anni: Un Legame con la Memoria

La carriera di Dacia Maraini è costellata di riconoscimenti prestigiosi, tra cui ben sette lauree Honoris Causa. La sua opera ha continuato a evolversi, esplorando generi diversi e temi sempre più profondi. Con il romanzo Bagheria (1993), attraverso cui la scrittrice insegue il fantasma di un padre tanto amato ripercorrendo le tappe della sua infanzia in Sicilia, si apre il genere autobiografico, finora inesplorato e riproposto poi con La nave per Kobe (2001) e Il gioco dell’universo. Dialoghi immaginari fra un padre e una figlia (2007). Il recupero di memorie sommerse si fa negli anni sempre più urgente. Contro la cultura del consumismo, Dacia Maraini dirà di sentirsi in dovere di coltivare la memoria come una «giardiniera paziente».

Tra le sue ultime pubblicazioni spiccano titoli come Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza (2013); i romanzi La bambina e il sognatore (2015) e Tre donne (2017); il testo autobiografico Corpo felice. Storie di donne, rivoluzioni e un figlio che se ne va (2018); il libro di fiabe Onda Marina e il Drago Spento (con E. Murrali, 2019); La scuola ci salverà (2021); Caro Pier Paolo (2022); In nome di Ipazia. Riflessioni sul destino femminile e Vita mia (2023); Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola (2025); Anche i cani a volte volano.

La scrittrice è molto attiva culturalmente, presiede la giuria del Premio Elsa Morante e partecipa come giurata a importanti premi letterari come il Premio Strega e il Premio Benedetto Croce. Dacia Maraini è una figura instancabile, continuamente in giro per l'Italia e per il mondo per onorare gli inviti ricevuti. Appena le è possibile, si ritira nella sua casa in Abruzzo, luogo scelto per la maturità e la solitudine, dedicato al suo intenso lavoro di scrittura.

«Dacia Maraini. Ho sognato una stazione.» Questo verso racchiude forse l'essenza di una vita dedicata all'esplorazione dell'animo umano e alla narrazione, un percorso segnato da esperienze profonde che continuano a ispirare lettori e a definire il suo inestimabile contributo alla cultura.

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