Tragedia a Vittoria: L'Incidente del SUV che ha Spezzato Vite e Sollevato Interrogativi sulla Giustizia

SUV coinvolto nell'incidente

La sera dell'11 luglio 2019, una tranquilla serata estiva si trasformò in un incubo nella cittadina siciliana di Vittoria, in provincia di Ragusa. Due cuginetti, Alessio D’Antonio, di 11 anni, e Simone D’Antonio, di 12 anni, furono brutalmente travolti da un SUV mentre giocavano sul marciapiede, seduti sul gradino dell'uscio di casa in via IV Aprile. L'evento scosse profondamente la comunità locale e l'intera nazione, sollevando interrogativi sulla sicurezza stradale, l'abuso di sostanze e l'efficacia del sistema giudiziario italiano.

La Sera della Tragedia: Un Sorpasso Azardato e Vite Spezzate

L'orrore prese corpo in una stradina del centro storico di Vittoria. Una Jeep di grossa cilindrata, guidata da Rosario Greco, 37 anni, con a bordo altri tre passeggeri, compì un sorpasso azzardato a folle velocità, perdendo il controllo e falciando i due cuginetti. Alessio, con una grande passione per i go-kart, morì sul colpo, arrivando già deceduto in ospedale. Il cuginetto Simone, gravemente ferito, fu sottoposto a ore di interventi chirurgici a Vittoria e poi trasferito con l'elisoccorso a Messina. La direttrice della Terapia intensiva neonatale del Policlinico messinese, Eloisa Gitto, spiegò che, nonostante gli sforzi, non fu possibile salvargli le gambe, tranciate durante l'incidente. Purtroppo, anche Simone spirò tre giorni dopo al Policlinico di Messina, rendendo il bilancio della tragedia ancora più devastante.

Immagine dei due cuginetti Alessio e Simone D'Antonio

I due cugini, coetanei e inseparabili, erano figli di due fratelli operai. Giocavano sempre insieme con lo skateboard e frequentavano insieme la quinta elementare all'istituto "Portella della Ginestra". La dirigente scolastica, Daniela Mercante, espresse un dolore immane, dichiarando che "tutta la nostra comunità è in lacrime". Anche le attività del Grest estivo, organizzato dalle parrocchie e frequentato dai bambini, furono sospese per lutto.

Il Profilo del Conducente e dei Passeggeri: Alcol, Droga e Precedenti

Rosario Greco, il conducente del SUV, era una vecchia conoscenza di polizia e carabinieri, con una sfilza di precedenti per armi e droga. Figlio di un imprenditore locale già arrestato per mafia e destinatario di un provvedimento di sequestro milionario, Greco aveva abusato di alcol e cocaina prima dell'incidente. Dai controlli emerse un tasso alcolemico quattro volte superiore al previsto, nonostante la sua ammissione di aver bevuto solo una birra. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza confermarono la folle velocità e il sorpasso azzardato che portarono alla perdita di controllo del veicolo. All'interno della vettura, i poliziotti trovarono anche un manganello e una mazza da baseball.

Con Greco in macchina c'erano altre tre persone: Angelo Ventura, pregiudicato e rampollo di una famiglia ritenuta dagli inquirenti un potente clan della "Stidda" (l'altra mafia siciliana) e figlio di Giombattista, accusato di essere il capomafia di Vittoria; Alfredo Sortino, con alcuni precedenti; e Rosario Fiore, l'unico con la fedina pulita. Tutti e quattro si allontanarono dalla scena dell'incidente, per poi presentarsi ai carabinieri poco dopo, dichiarando di aver temuto il linciaggio. Greco fu arrestato con l'accusa di omicidio stradale aggravato, lesioni e omissione di soccorso, mentre gli altri tre furono denunciati per omissione di soccorso e favoreggiamento.

Un particolare agghiacciante emerse dalle indagini: poco prima di travolgere i cuginetti, Rosario Greco avrebbe accoltellato un coetaneo per uno sguardo di troppo davanti a un bar. Nonostante il ferimento, avvenuto il 15 giugno, nessuno dei presenti soccorse la vittima né chiamò la polizia per paura. La vittima stessa disse ai medici di essersi ferita accidentalmente. Solo grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza la polizia riuscì a ricostruire l'accaduto, portando all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio a carico di Greco.

La Reazione della Comunità e la Ricerca di Giustizia

La tragedia sconvolse profondamente le due famiglie D'Antonio e l'intera comunità scolastica dell'Istituto comprensivo "Portella della Ginestra", che aveva cresciuto ed educato i due cuginetti. Vittoria, una città di 60 mila abitanti prospera economicamente ma non priva di contraddizioni (il Comune era stato sciolto per mafia un anno prima), si ritrovò immersa nel buio. La sera successiva all'incidente, il paese si raccolse in una veglia per salutare Alessio e pregare per il suo cuginetto. I funerali di Alessio videro la Chiesa di San Giovanni stracolma di oltre tremila persone, che vollero testimoniare vicinanza e affetto alla famiglia e dire "no alle scorribande di criminali che hanno spento la vita di due ragazzini". Il vescovo di Ragusa, Carmelo Cuttitta, celebrò la messa, sottolineando l'insegnamento che la morte di Alessio avrebbe potuto dare.

I genitori di Alessio e Simone, distrutti dal dolore, espressero la loro rabbia e delusione nei confronti di una giustizia che percepivano come "ingiusta". Il padre di Alessio, Alessandro D'Antonio, non riusciva a capacitarsi di come l'assassino di suo figlio potesse essere libero. Un tragico destino colpì la stessa famiglia per la seconda volta, quando Samuele Giudice, 38 anni, primo cugino dei due bambini, fu travolto e ucciso mentre attraversava la strada provinciale 25 da Ragusa a Marina di Ragusa. L'incidente avvenne davanti agli occhi della moglie incinta e dei loro due figli gemellini di 9 anni.

Alessio e Simone-due bambini massacrati perché lo stato non c’è 😒

Le Vicende Giudiziarie: Un Percorso Tortuoso e Controverso

Il percorso giudiziario di Rosario Greco si rivelò tortuoso e suscitò non poche polemiche. Condannato in primo e secondo grado a 9 anni di reclusione per omicidio stradale aggravato dall'uso di sostanze alcoliche e psicotiche, la sentenza fu annullata dalla Corte di Cassazione nel marzo successivo per un "vizio di motivazione" relativo al rigetto della perizia psichiatrica richiesta dalla difesa. Ciò comportò l'annullamento della sentenza d'appello e il rinvio del caso a un'altra sezione della Corte d'Appello di Catania, per un nuovo processo di secondo grado.

Nel frattempo, a meno di un mese dai tre anni dalla morte dei bambini, Rosario Greco fu scarcerato e posto agli arresti domiciliari, una decisione accolta con amarezza e rabbia dalle famiglie delle vittime. "Siamo arrabbiati e delusi, questa è una giustizia ingiusta", dichiarò Alessandro D'Antonio, padre del piccolo Alessio. "Non riusciamo a capire quale motivazione possa aver trovato il giudice per concedere i domiciliari". L'avvocato difensore di Greco, pur non rilasciando dichiarazioni sulle motivazioni della scarcerazione, sottolineò il carattere tecnico della decisione della Cassazione e la serenità con cui la difesa attendeva il nuovo processo.

Proteste e manifestazioni per la giustizia dopo l'incidente

La notizia della scarcerazione scatenò un'ondata di indignazione a livello nazionale. Il leader della Lega, Matteo Salvini, con un tweet tuonò: "Una vergogna, una schifezza. Giustizia per Alessio e Simone, la vita di due bimbi vale. Mi auguro vivamente che il Presidente Mattarella intervenga!". Giordano Biserni, presidente dell’Associazione sostenitori della Polizia Stradale (Asaps), definì la scarcerazione "avvilente" e "l’ennesima sconfitta". Egli spiegò che, nonostante la legge sull’omicidio stradale, le condanne tornavano spesso a essere "miti", i controlli "rari" e la giustizia per le vittime pareva un "elemento normale delle nostre vite". "Dal 2018 abbiamo visto che le pene inflitte nei casi di omicidio stradale, anche più gravi, hanno cominciato ad abbassarsi, sfiorando o addirittura ricalcando le stesse condanne basse di un tempo", concluse Biserni.

I genitori dei bambini, in un amaro sfogo all'Agi, denunciarono: "Siamo distrutti, ma che giustizia è questa? È uno schifo. Si chiama ‘ingiustizia’, non giustizia. A meno di un mese dai tre anni dalla loro morte chi li ha investiti quella notte riducendoli a poltiglia, è fuori dal carcere. Solo noi, noi genitori, abbiamo l’ergastolo". Essi chiesero una mobilitazione civile e implorarono i giudici di non negare loro quella giustizia in cui credevano, altrimenti "solo la nostra condanna sarà a vita".

L'eredità di una Tragedia

La tragedia di Vittoria non fu solo un drammatico incidente stradale, ma un evento che mise in luce diverse criticità: la piaga dell'abuso di alcol e droga alla guida, la presenza capillare di fenomeni mafiosi che influenzano il tessuto sociale, le carenze nel sistema giudiziario e la percezione di impunità da parte dei responsabili di crimini gravi. Il dolore incolmabile delle famiglie D'Antonio e la loro incessante ricerca di giustizia continuano a rappresentare un monito per la società, affinché simili tragedie non si ripetano e la giustizia possa essere davvero tale per tutte le vittime. La comunità di Vittoria, segnata da questo evento, continua a lottare per un futuro più sicuro e giusto, dove la vita dei più innocenti sia protetta e valorizzata.

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