Tiroidite Autoimmune e Vaccinazioni: Guida Completa per Pazienti e Professionisti

Buongiorno, dottori. Ho eseguito anche gli esami di anti tg e anti tpo, risultati alti (al momento non ho però il referto sottomano), mi hanno detto dunque che ho una tiroidite di Hashimoto. Essendo questa una patologia di tipo autoimmune la mia domanda riguarda il vaccino anti influenzale e in generale i vaccini. Ho fatto il vaccino hpv, il richiamo per quello anti tetano-difterite-pertosse, e il quadrivalente anti meningite, poi ho scoperto dell’Hashimoto. Non ho mai fatto il vaccino anti influenzale e preferisco evitare se non fosse particolarmente consigliabile per questa condizione. Dr. Grazie dr. Fancello. La mia domanda era però un po' diversa. Parlando di vaccino anti influenzale viene sempre raccomandata la vaccinazione a certe categorie a maggior rischio di complicazione in caso di influenza, ad esempio età superiore a 65 anni… Si parla anche di alcune patologie, come malattie cardiovascolari, respiratorie e diabete, ma non ho mai trovato specificata la tiroidite di Hashimoto.

La tiroidite di Hashimoto rientra tra le malattie croniche di tipo autoimmune, condizioni che meritano un'attenzione particolare quando si discute di vaccinazioni. Sebbene non sia sempre esplicitamente elencata tra le patologie a rischio per le complicanze dell'influenza, la sua natura autoimmune solleva interrogativi legittimi riguardo alla sicurezza e all'efficacia dei vaccini.

Schema del sistema immunitario e delle malattie autoimmuni

Comprendere la Tiroidite Autoimmune di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca per errore la ghiandola tiroidea. Questo attacco cronico può portare a un'infiammazione della tiroide e, nel tempo, a una sua progressiva distruzione, con conseguente ipotiroidismo. Le malattie autoimmuni sono causate da una reazione eccessiva del sistema immunitario, che finisce per attaccare anche le cellule e i tessuti del nostro organismo. A oggi sono note circa un centinaio di malattie dovute ad una causa autoimmune. Alcune sono sistemiche, come per esempio l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia, le connettiviti e la sclerosi multipla. Altre sono legate a un singolo organo, come la celiachia, il diabete di tipo 1 e la tiroidite di Hashimoto.

I soggetti affetti da queste malattie spesso temono che la risposta immunitaria che accompagna l’inoculo di un vaccino possa determinare una ripresa della malattia autoimmune di base. Questo timore è comprensibile, dato che il sistema immunitario è già "scombussolato" e funziona in modo anomalo. Tuttavia, è fondamentale analizzare le evidenze scientifiche e le raccomandazioni mediche per prendere decisioni informate.

Vaccinazioni e Malattie Autoimmuni: Un Quadro Generale

Le vaccinazioni, così come la somministrazione di qualunque farmaco, il contatto con moltissime sostanze o l’assunzione di alcuni alimenti, possono scatenare in pazienti predisposti reazioni allergiche acute di tipo anafilattico. Si tratta di casi rarissimi (nell’ordine di uno ogni milione di vaccinazioni) e del tutto imprevedibili con i test di cui disponiamo, a cui il personale dei centri vaccinali è preparato a rispondere con prontezza. Anche soffrire di altre allergie, per esempio ai pollini o ad alcuni alimenti, non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione. Un caso a parte è quello dell’allergia alle uova, dal momento che queste sono utilizzate nella produzione di alcuni vaccini. Se un paziente ha una storia di reazioni gravi alle uova, è bene evitare determinati vaccini, come quello contro la febbre gialla o l’encefalite da zecche. Talvolta però il rischio di contrarre la febbre gialla può superare il rischio di una reazione anafilattica al vaccino, per esempio nel caso di un viaggiatore in partenza per un’area dove è in corso un’epidemia di febbre gialla. Bambini o adulti che soffrono di malattie croniche su base allergica, dall’asma alla dermatite atopica, invece, si possono vaccinare senza rischi aggiuntivi.

Lo stesso vale per i portatori di malattie croniche su base autoimmune come il diabete di tipo 1, e per chiunque abbia in famiglia casi di allergia o diabete. Per prudenza si consiglia invece in genere di evitare la vaccinazione antinfluenzale in persone che abbiano avuto una paralisi di Guillain Barré, una condizione transitoria su base autoimmune, entro 6 settimane da una precedente dose di vaccino. In caso di altre malattie su base autoimmunitaria è consigliabile consultarsi con il proprio medico curante, soprattutto in riferimento alle terapie in corso, ma non esistono controindicazioni assolute.

È stato infatti dimostrato che la somministrazione di vaccini in soggetti affetti da malattia autoimmune non provoca peggioramento della malattia di base. Anzi, le persone con malattie come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla sono a maggior rischio di infezioni rispetto alla popolazione generale, per cui possono trarre anche maggiori benefici dalle vaccinazioni.

Il Vaccino Antinfluenzale nella Tiroidite di Hashimoto

La domanda specifica riguardo al vaccino antinfluenzale per chi soffre di tiroidite di Hashimoto è quanto mai pertinente. Il dott. Fancello sottolinea che la vaccinazione antinfluenzale è sempre raccomandata anche se non si hanno patologie a rischio. La tiroidite autoimmune non è di per sé considerata una patologia a rischio per le complicanze dell'influenza, ma bisogna considerare altri fattori. Questi includono:

  • Il lavoro svolto: Se la persona è a contatto con molta gente, il rischio di esposizione al virus influenzale aumenta.
  • Contatto con persone fragili: Avere in casa parenti con malattie gravi, bambini piccoli o anziani aumenta la necessità di protezione per evitare di trasmettere l'influenza.

In queste situazioni, la vaccinazione diventa uno strumento di protezione importante non solo per l'individuo, ma anche per la comunità.

Diagramma che illustra il rischio di complicanze influenzali in diverse categorie di persone

Vaccini COVID-19 e Malattie Autoimmuni

Un tema di grande attualità è la vaccinazione contro il COVID-19 nei pazienti con malattie autoimmuni, inclusa la tiroidite di Hashimoto. La preoccupazione principale per questi pazienti è che la risposta immunitaria indotta dal vaccino possa scatenare una riacutizzazione della loro condizione autoimmune.

I pazienti con l’artrite reumatoide - e, più in generale, con una malattia autoimmune - possono sottoporsi tranquillamente alla vaccinazione? La comunità dei reumatologi ha affrontato questo dubbio diffusamente. Il dubbio nasce dal fatto che queste malattie sono causate da una reazione eccessiva del sistema immunitario. A oggi, non sono stati pubblicati dati che controindichino la vaccinazione in questi pazienti. La decisione sulla vaccinazione, in particolare per il vaccino contro il COVID-19, deve essere presa in accordo con il proprio specialista (reumatologo o endocrinologo).

È importante distinguere tra una malattia autoimmune in fase attiva e una in remissione o ben controllata. Nel caso in cui la malattia sia in remissione o comunque ben controllata, non ci sono evidenze che controindichino la vaccinazione. Tuttavia, nel caso in cui la malattia sia in una fase di riacutizzazione, potrebbe essere consigliabile rimandare l'appuntamento con il vaccino. Sarà lo specialista che ha in cura la persona a consigliare il malato e a fornire indicazioni per il medico incaricato della vaccinazione.

I vaccini attualmente in uso contro il COVID-19 (come quelli a mRNA o a vettore virale) sono composti da frammenti di materiale genetico virale e non da virus vivi attenuati. Questa caratteristica li rende più sicuri per i pazienti con sistema immunitario compromesso o in terapia immunosoppressiva, poiché esercitano una pressione sul sistema immunitario decisamente più contenuta e meno destabilizzante.

In soggetti in terapia immunosoppressiva (con cortisonici o farmaci come metotrexato, idrossiclorochina, ciclosporina, micofenolato, tacrolimus), la risposta al vaccino potrebbe essere più attenuata rispetto a quella delle persone sane. Tuttavia, ciò non rappresenta una controindicazione assoluta alla vaccinazione.

Possibili Effetti dei Vaccini sulla Tiroide

È emerso un interesse crescente riguardo a possibili effetti secondari della vaccinazione COVID-19 sulla tiroide, in particolare la tiroidite subacuta. La tiroidite subacuta è un'infiammazione della tiroide che può manifestarsi nel corso o subito dopo un'infezione virale.

Diversi studi hanno notato una possibile associazione tra vaccini COVID-19 e tiroidite subacuta. Questa condizione tenderebbe a svilupparsi tra i 7 e i 90 giorni dopo la vaccinazione, mentre in altri casi, come a seguito del vaccino influenzale (H1N1) o del vaccino dell'epatite B, impiega solitamente tra i 2 giorni e le 8 settimane a manifestarsi.

È importante sottolineare che l'incidenza di questi eventi è ancora oggetto di studio e che la tiroidite subacuta, una volta riconosciuta, non richiede un approccio terapeutico differente rispetto ai casi non associati a vaccinazione. La presenza dell'enzima ACE-2 nelle cellule tiroidee, anche in concentrazioni maggiori rispetto al polmone, suggerisce una potenziale suscettibilità della ghiandola tiroidea all'azione del virus SARS-CoV-2 e, potenzialmente, a risposte immunitarie scatenate da altri stimoli, come i vaccini.

Il virus COVID-19 stesso può indurre una disfunzione tiroidea, generalmente reversibile. Questa può manifestarsi con una fase di tireotossicosi (eccesso di ormoni tiroidei) seguita da una fase di ipotiroidismo transitoria e, infine, da un recupero. Si parla in questi casi di tiroiditi atipiche o silenti, specialmente nei pazienti ospedalizzati con polmonite.

È anche possibile che si verifichi la "sindrome del malato eutiroideo" (o sindrome da bassa T3), una condizione in cui l'assetto ormonale dell'asse ipofisi-tiroide può variare anche in assenza di malattie primitive della tiroide o dell'ipofisi. Questo si osserva in condizioni in cui per l'organismo risulta utile ridurre il metabolismo energetico, come durante infezioni severe.

Vitamina D e malattie autoimmuni

Considerazioni sulla Terapia in Corso

Per i pazienti con malattie autoimmuni in terapia con farmaci immunosoppressori (come cortisonici, metotrexato, ecc.), la risposta al vaccino potrebbe essere meno robusta. Tuttavia, questo non è motivo per evitare la vaccinazione. Anzi, dato il maggior rischio di infezioni in questi pazienti, i benefici della vaccinazione possono superare i potenziali rischi.

Alcuni farmaci utilizzati nel trattamento del COVID-19 possono interferire con il metabolismo degli ormoni tiroidei o con il dosaggio degli stessi. È fondamentale che la gestione terapeutica, soprattutto per neoplasie tiroidee che non rispondono allo iodio radioattivo, sia attentamente monitorata, poiché alcuni farmaci in questo contesto possono avere effetti negativi sull'andamento dell'infezione da COVID-19.

I farmaci antitiroidei per il trattamento del morbo di Basedow, sebbene molto raramente, possono provocare sintomi simili a quelli del COVID-19. È quindi importante una corretta diagnosi differenziale in caso di comparsa di febbre, mal di gola o dolori muscolari.

Raccomandazioni Generali e Decisioni Individuali

Le raccomandazioni del Ministero della Salute identificano categorie target da vaccinare prioritariamente, basandosi sul rischio di COVID-19 grave. I vaccini a mRNA o a vettore virale sono generalmente considerati sicuri ed efficaci anche per i soggetti con patologie croniche, comprese quelle autoimmuni.

La decisione di vaccinarsi, sia contro l'influenza che contro il COVID-19, deve essere sempre un processo condiviso tra il paziente e il proprio medico curante o specialista. La valutazione individuale, considerando la storia clinica, lo stato della malattia autoimmune, le terapie in corso e lo stile di vita, è fondamentale per determinare la strategia vaccinale più appropriata.

In conclusione, la presenza di una tiroidite autoimmune come la Hashimoto non costituisce una controindicazione assoluta alla maggior parte delle vaccinazioni. Anzi, in molti casi, la vaccinazione può offrire una protezione preziosa contro infezioni che potrebbero avere conseguenze più gravi in pazienti con un sistema immunitario già compromesso o alterato. La chiave è un dialogo aperto e continuo con i professionisti sanitari per navigare le scelte vaccinali con consapevolezza e sicurezza.

Infografica sui benefici della vaccinazione per le persone con malattie croniche

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