Il cosiddetto "Dieselgate", lo scandalo scoppiato a partire dal 2015, ha scosso profondamente il settore automobilistico globale, coinvolgendo il colosso tedesco Volkswagen e, di conseguenza, anche altri marchi del gruppo, tra cui Skoda. La vicenda ha rivelato che diverse case automobilistiche avevano dichiarato falsi dati sulle emissioni inquinanti delle proprie automobili, utilizzando un software "truccato" per superare i test di omologazione. Questo ha avuto ripercussioni significative sui consumatori, sulle aziende coinvolte e sull'intero mercato automobilistico.
Le Origini dello Scandalo e il Software Manipolatore
Lo scandalo è emerso il 18 settembre, quando l'Environmental Protection Agency (EPA) statunitense ha accusato Volkswagen di aver imbrogliato nei test sulle emissioni e di aver venduto negli Stati Uniti migliaia di auto che, di fatto, inquinavano più di quanto permesso. In seguito a queste accuse formali, Volkswagen ha ammesso di aver installato su molte delle sue vetture un software specifico, in grado di manipolare i risultati dei test sulle emissioni inquinanti. Questo software si attivava durante i test, riducendo temporaneamente le emissioni per rientrare nei limiti normativi. Una volta su strada, tuttavia, le emissioni nocive erano fino a 40 volte superiori a quelle consentite dalla legge.
Il problema riguardava principalmente i motori EA 189 omologati Euro 5, ovvero i turbodiesel da 2.0, 1.6 e 1.2 litri, prodotti dal 2008 al 2015. Questa manipolazione ha generato un'ondata di indignazione e ha messo in discussione l'affidabilità dei dati forniti dalle case automobilistiche.

La Risposta di Volkswagen: Richiami e Indagini
A seguito della rivelazione, il gruppo Volkswagen è stato costretto a richiamare un numero elevatissimo di veicoli per implementare interventi volti ad abbassare effettivamente le emissioni entro i limiti previsti dalle normative europee e internazionali. Il piano di richiamo dei modelli coinvolti è stato presentato all’Ufficio federale tedesco per la motorizzazione (KBA), che ha dovuto esaminarne l’affidabilità prima di dare l’approvazione definitiva.
L'affaire ha avuto immediatamente conseguenze drastiche in Borsa. Volkswagen ha chiuso a Francoforte con un calo del 7,44%, trascinando giù l'intero settore automobilistico, con FCA che ha ceduto il 4,95%, Porsche il 6,93%, Peugeot il 5,08% e Renault il 4,66%. Negli Stati Uniti, dove sono stati richiamati 482.000 veicoli tra Audi e Volkswagen, il Gruppo ha perso circa 16 miliardi di euro in Borsa il giorno successivo allo scandalo. Inoltre, si è profilata la minaccia di una maxi multa da 18 miliardi di dollari, e sia il Dipartimento di Giustizia statunitense che l’Environmental Protection Agency hanno avviato indagini sulla vicenda.
Le autorità tedesche hanno aperto un'inchiesta a carico dell'ex amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, concentrata su "accuse di frode nella vendita di auto con dati sulle emissioni manipolati". Da Berlino è partito un ultimatum che obbligava Volkswagen a "ripulire" entro 10 giorni le vetture diesel del marchio dal "marchingegno illegale" e a metterle in linea con gli standard di emissioni. Il mancato rispetto del termine avrebbe portato al ritiro del permesso di circolazione da parte della KBA, impedendo di fatto la vendita o la circolazione dei veicoli coinvolti nel Paese.
L'Impatto sugli Automobilisti e le Prestazioni dei Veicoli
Gli interventi di richiamo, sebbene necessari, hanno sollevato non pochi dubbi tra gli automobilisti, in particolare per quanto riguarda le prestazioni delle auto una volta "ripulite". Un sondaggio condotto da alcune organizzazioni di consumatori europee, tra cui Altroconsumo per l'Italia, su un campione di possessori delle auto interessate, ha rivelato risultati preoccupanti.
Nello specifico, il 55% degli automobilisti europei, in maggioranza proprietari di un'auto Seat, ha riferito un aumento dei consumi di carburante già un mese dopo l'intervento. Il 52% ha segnalato perdite di potenza del motore, e il 37% ha notato una maggiore rumorosità. Un 17% ha addirittura parlato di problemi di tipo meccanico. Questi dati hanno suggerito che abbassare le emissioni dei motori Diesel senza compromettere funzionamento e prestazioni fosse, in molti casi, una "missione impossibile".
Un intervento del genere, che implica modifiche alla centralina, potrebbe far variare la potenza o la curva di coppia, alterando la guidabilità del veicolo. Questo ha sollevato preoccupazioni anche sul versante burocratico, riguardante il libretto di circolazione, il bollo e l'assicurazione. Se variano le emissioni o la potenza, la carta di circolazione, che riportava i dati falsati, avrebbe dovuto essere corretta con i nuovi valori di consumo o addirittura sostituita in caso di variazione della potenza.
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Il Coinvolgimento dei Marchi del Gruppo, inclusa Skoda
Lo scandalo delle emissioni truccate ha travolto anche altri marchi del gruppo Volkswagen, tra cui Audi, Seat e Skoda. Sebbene le notizie iniziali si siano concentrate maggiormente sui marchi Volkswagen e Audi, è emerso chiaramente che il motore EA 189 era ampiamente diffuso all'interno del gruppo.
Inizialmente, l'attenzione era focalizzata sulla manipolazione delle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Tuttavia, in un comunicato stampa del 3 novembre, il gruppo Volkswagen ha annunciato di aver sottostimato in fase di omologazione le emissioni di CO2 e i consumi di 800.000 auto vendute, inclusi veicoli con motori a benzina. Questa nuova irregolarità, scoperta nel corso di indagini interne, è stata valutata da Volkswagen in circa 2 miliardi di euro, che si sono aggiunti ai 6,7 miliardi di euro già accantonati per il richiamo globale degli 11 milioni di auto con il software truccato.
I dati sottostimati sui consumi e sulla CO2 hanno riguardato i motori 1.4, 1.6 e 2.0 diesel prodotti dopo il 2012 e il 1.4 benzina. Tra i modelli coinvolti, secondo le prime ipotesi, c'erano Volkswagen Golf, Polo e Passat, Audi A1 e A3, Seat Ibiza e, appunto, Skoda Octavia. La diversità del coinvolgimento di un motore a benzina e il fatto che le violazioni riguardassero l'anidride carbonica (CO2) hanno avuto maggiori conseguenze in Europa, dove molti Paesi utilizzano i valori delle emissioni di CO2 per calcolare la tassazione sulle automobili.
L'elenco dei veicoli con difformità nei dati delle emissioni di CO2 e quindi dei consumi omologati ha interessato oltre 430 mila esemplari del gruppo Volkswagen per il "model year" 2016. La Volkswagen ha registrato 281.617 unità, seguita da Skoda con 83.282, Seat con 32.161 e Audi con 15.733 unità. A questi si sono aggiunti 17.253 veicoli con il marchio Volkswagen Veicoli Commerciali.
Dei 138 modelli con emissioni di CO2 da verificare, 23 erano a benzina, inclusi modelli di Seat e Volkswagen, ma nessuno di Audi, Skoda e VW Veicoli Commerciali. I siti internet nazionali dei vari marchi sono stati aggiornati per consentire ai clienti di verificare se la propria vettura rientrasse tra i modelli interessati dalle difformità, richiedendo l'inserimento del numero di telaio.

Le Class Action e i Risarcimenti
Di fronte alle evidenti penalizzazioni subite dai consumatori, si sono attivate numerose iniziative legali, tra cui class action, sia in Europa che negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, i primi clienti hanno iniziato a reclamare e a contattare la casa automobilistica tedesca, sentendosi truffati.
In Italia, l'associazione Altroconsumo, insieme ad altre organizzazioni di consumatori europee riunite nel consorzio Euroconsumers (Test-Achats in Belgio, OCU in Spagna, DECO Proteste in Portogallo, e Proteste in Brasile), ha rappresentato gli interessi dei 75.000 italiani che hanno aderito alla class action davanti al Tribunale di Venezia.
Dopo anni di attesa, Volkswagen ha raggiunto un accordo con un'associazione di consumatori tedeschi per rimborsare con 830 milioni di euro i clienti penalizzati dal Dieselgate nel 2015. Ogni automobilista tedesco ha ricevuto tra 1.350 e 6.257 euro, a seconda del modello e dell'età del veicolo. Questo ha riacceso le speranze per i consumatori europei, che hanno atteso i dovuti risarcimenti per 5 anni. Negli Stati Uniti, i risarcimenti erano già stati elargiti alcuni anni prima, con un costo di oltre 15 miliardi di dollari per Volkswagen.
Questi risarcimenti sono stati considerati un passo importante, dato che il software che registrava falsi valori delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) sulle automobili a gasolio Euro 5 è stato riconosciuto come una truffa da tutti i tribunali americani. Nonostante gli ingenti costi dello scandalo, Volkswagen ha dimostrato una solida situazione finanziaria, con un utile operativo di 19,3 miliardi di euro nel 2019, ricavi in crescita del 7% a 252,6 miliardi di euro e una liquidità netta di 21,3 miliardi di euro. Il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen hanno anche proposto dividendi record.

Le Preoccupazioni dei Proprietari e le Questioni Tecnicoburocratiche
Tra i proprietari dei veicoli interessati, la confusione e l'incertezza erano palpabili. Molti si chiedevano cosa fare, se il richiamo fosse obbligatorio e quali fossero le implicazioni per le loro auto. Alcuni, come l'utente "mario20000", ritenevano che il richiamo fosse obbligatorio perché le emissioni del veicolo erano fuori normativa e l'auto non poteva circolare in tali condizioni, esonerando così Audi da responsabilità. Altri, come "Filippo.vr", si interrogavano sulla possibilità di soluzioni più "blande", come lasciare le auto invariate e far pagare una multa al gruppo Volkswagen, per timore di una diminuzione delle prestazioni.
Diverse discussioni vertevano sulla compatibilità dei richiami con le modifiche aftermarket, come le "rimappature" della centralina. Gli utenti "memphis40" e "SILVER 86" discutevano sull'opportunità di fare una prova al banco rulli prima e dopo l'intervento per verificare eventuali perdite di potenza. Si temeva che l'intervento potesse comportare una depotenziamento del veicolo, con conseguenze sul bollo e sull'assicurazione, calcolati sui cavalli originali. Si discuteva anche sulla possibilità di salvare la mappa originale della centralina e confrontarla con quella post-aggiornamento per capire le modifiche effettuate. Un utente affermava che la concessionaria avrebbe semplicemente rimosso la mappa esistente e installato la nuova.
L'utente "gulliver" e "ventoux" sottolineavano che abbassare l'emissione di ossidi di azoto (NOx) senza compromettere le prestazioni sarebbe stato difficile senza interventi meccanici complessi, come l'inserimento di un dispositivo reagente a base di urea. Si discuteva anche sulla differenza dei limiti di NOx tra USA ed Europa (0,030 g/km in USA per Euro 5 e 0,180 g/km in EU per Euro 5), che rendeva la situazione ancora più complessa.
La confusione era accentuata da informazioni contrastanti: alcuni utenti, dopo aver inserito il numero di telaio su Audi.it, erano stati contattati da Audi Italia che negava il richiamo, salvo poi scoprire su MyAudi o Audi.de che la propria auto era effettivamente coinvolta. Questo ha evidenziato una certa disorganizzazione iniziale nella comunicazione del gruppo.
La Sottovalutazione delle Emissioni di CO2 e Consumi
Oltre al problema degli NOx, il 3 novembre ha portato alla luce un'altra grave irregolarità: il gruppo Volkswagen ha ammesso di aver sottostimato, in fase di omologazione, le emissioni di CO2 e i consumi di 800.000 auto vendute, inclusi veicoli con motori a benzina. Questa "nuova" violazione ha riguardato i motori 1.4, 1.6 e 2.0 diesel prodotti dopo il 2012 e il 1.4 benzina.
L'amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Matthias Mueller, ha dichiarato: "Sin dall’inizio ho insistito fortemente sull’implacabile e completa chiarificazione di tutti i fatti. Non ci fermeremo davanti a niente o nessuno. Questo è un processo doloroso ma è la nostra unica alternativa". Questa ammissione ha ampliato la portata dello scandalo e ha generato ulteriori preoccupazioni, soprattutto in Europa, dove la tassazione sulle auto è spesso legata ai valori delle emissioni di CO2.

Prospettive Future e Nuovi Test su Strada
In attesa che dal 2017 debuttassero i nuovi test su strada, volti a garantire risultati sulle emissioni inquinanti delle auto seri e affidabili, il settore automobilistico è stato costretto a riconsiderare le proprie procedure di omologazione e a rafforzare la trasparenza.
Lo scandalo ha messo in evidenza la necessità di controlli più rigorosi e indipendenti, e ha spinto l'industria a investire maggiormente nello sviluppo di tecnologie più pulite e a basso impatto ambientale. L'intera vicenda ha rappresentato un campanello d'allarme per l'industria automobilistica, sottolineando l'importanza di un comportamento etico e responsabile nei confronti dei consumatori e dell'ambiente.