L’uomo è un animale sociale, lo intuì Aristotele già nel IV secolo AC. Questa antica osservazione trova conferma nelle ricerche contemporanee in campo dell’etologia, della biologia evolutiva e della genetica comportamentale, che ci riferiscono che siamo geneticamente programmati per stringere legami significativi. I comportamenti pro-sociali, l’affiliazione con il gruppo e soprattutto l’attaccamento, inteso come l’unione diadica, sembrano essersi consolidati sotto le pressioni della selezione naturale. In questo contesto, l'idea di "imparare a stare bene da soli" può sembrare un paradosso, quasi una controtendenza rispetto alla nostra natura più intrinseca. Tuttavia, è proprio in questa apparente contraddizione che si cela un percorso di profonda crescita personale e di autentica autonomia.
Imparare a stare bene da soli è, senza dubbio, una delle più grandi battaglie della vita. Nonostante i rumori quotidiani del mondo, troppo spesso i nostri pensieri rimbombano nella mente facendo troppo rumore e, generalmente, quelli più ricorrenti, sono proprio i pensieri che ci fanno più male. Questo rumore interiore può essere assordante, spingendoci a cercare costantemente modi per riempire i propri spazi vuoti. Ed è allora che si tende a farlo con persone, situazioni, interessi e molto altro, di tutto pur di non sentire ancora e ancora quel dolore. La sofferenza mentale è spesso paralizzante, perché ti tocca proprio nella parte più intima di te.
Esistono diversi tipi di solitudine: quella voluta, quella indotta e poi, la peggiore, quella ricorrente nonostante la presenza di qualcuno nella propria vita. Chi rifugge la solitudine è generalmente una persona che soffre. Quando una persona prova una morsa lancinante allo stomaco, farebbe qualsiasi cosa per avere uno spiraglio di luce. Si tratta fondamentalmente della paura di affrontare se stessi, la paura di essere soli, correndo come se si avesse il fuoco sotto il sedere in cerca di qualcosa che non si trova.
La Scoperta del Sé: Quando la Solitudine Diventa una Compagnia Fedele
Una persona che riesce a stare bene da sola è una persona che ha imparato a conoscersi e, soprattutto, ad accettarsi. Ha imparato ad affrontare i propri fantasmi del passato, a volersi bene anche senza una persona accanto. Occorre parecchia forza per riuscire ad amare la propria solitudine. Solo una persona che ha veramente toccato il fondo è in grado poi di assaporare veramente la solitudine, e quando la solitudine è diventata una compagnia fedele anziché una nemica si inizia a dare valore al proprio tempo. Non ci si circonda più di false presenze. Non si scende più a compromessi con se stessi. Come recita una profonda riflessione, "Pensavo che la cosa peggiore nella vita fosse restare solo. No, non lo è."

Chi sta bene da solo e non soffre la solitudine sembrerebbe essere in una botte di ferro. Le persone con un elevato livello di stabilità emotiva sperimentano raramente sofferenza legata al senso di solitudine perché, semplicemente, si sentono al sicuro con se stesse, con i propri pensieri e le attività che svolgono in autonomia. Chi sta bene nella propria solitudine è generalmente portato a mangiare più sano, fare scelte più salutari, svolgere attività gratificanti e coltivare interessi di rilevanza intellettuale. Entro questi termini, le persone che amano la solitudine non sono chiuse al mondo, anzi, sono aperte alle novità, al confronto e soprattutto mantengono un sé interessato ad espandere i propri orizzonti. Questo dimostra come la solitudine non sia affatto sinonimo di isolamento, ma piuttosto di una scelta consapevole e arricchente.
Il Prezzo della Compagnia: Le Radici di una Solitudine Consapevole
C’è un proverbio che recita «chi ama la solitudine ha pagato cara la compagnia», e in effetti questo è vero anche per chi vive la solitudine in modo sano. Chi ha la tendenza all’introversione e a vivere defilato, prima di riscoprire il suo equilibrio interiore, ha dovuto affrontare difficili carichi emotivi legati proprio all’interazione con l’altro. In genere, nel passato di queste persone, somministrando l’AAI (Adult Attachment Interview) si scoprono incongruenze tra ricordi riferiti legati all’infanzia e vissuti emotivi. Queste persone, infatti, hanno dovuto imparare molto presto a badare a se stesse e a prendersi cura di sé in piena autonomia.
Alcune persone fanno della riservatezza la propria priorità, non perché disprezzano la vita sociale ma semplicemente perché non hanno mai potuto gioirne appieno e hanno sviluppato mezzi alternativi per autorealizzarsi, affermarsi, accettarsi e soddisfare i propri bisogni di stima e fiducia. Ecco che una mancanza si è trasformata in un’opportunità: quella di stare bene con se stessi a prescindere dal consenso sociale. In quanto «animali sociali», nutriamo bisogni di accettazione e stima; il consenso sociale è un fattore importante che, chi ama la solitudine, sublima in altro modo. Le dimensioni legate alla sfera personale - come hobby, lavoro, carriera, cura del corpo, acculturazione - assumono una maggiore consistenza e, entro questi termini, si può affermare che chi ama la solitudine può essere descritta come una persona più determinata e ambiziosa. Altra caratteristica imprescindibile è l’indipendenza, raggiunta all’alba dei tempi, cioè precocemente, e per questo irrinunciabile. Avere relazioni sociali strette significherebbe rinunciare, almeno in parte, alla tanto amata indipendenza e questo è un costo che non tutti sono disposti a pagare.
Le Caratteristiche Distintive di Chi Abbraccia la Solitudine Sana
Chi ama la solitudine e vive in piena armonia con se stesso, tendenzialmente è una persona che presenta una serie di caratteristiche che la distinguono:
- Più riflessiva: È abituata a fare introspezione, a guardarsi dentro con la dovuta calma, così da valutare bene ciò che la circonda. Questa capacità di autoanalisi profonda permette una maggiore comprensione delle proprie dinamiche interne e del mondo esterno.
- Più colta: Come premesso, le persone introverse che trascorrono molto tempo in solitudine tendono a coltivare interessi intellettuali e culturalmente apprezzabili. La ricerca del sapere e l'approfondimento di argomenti complessi diventano fonti di gratificazione personale.
- Più rispettosa: Nella loro storia evolutiva, queste persone hanno imparato che il rispetto e la stima di sé sono qualità imprescindibili; di conseguenza, evitano di essere irrispettosi con gli altri. Inoltre, per la loro natura riservata, evitano i pettegolezzi o di intromettersi negli affari altrui, mostrando una considerazione profonda per la sfera personale altrui.
- Conosce il valore della fiducia e dell'amicizia: I vissuti difficili possono insegnare molto. Se da un lato chi ama la solitudine ha preferito il riserbo sociale, dall’altro ha custodito intimamente l’importanza dei legami affettivi. Chi ama la solitudine, infatti, non è avaro di emozioni o di calore, semplicemente ha imparato a elargirle in maniera ponderata. L’amicizia, per queste persone, rappresenta un autentico valore, scelto con cura e vissuto con intensità.
- Selettiva: Chi ama la solitudine ha imparato a scandire sani confini tra sé e l’altro, tanto da essere selettiva nelle relazioni. Chi osserva dall’esterno potrebbe affermare che si tratta di persone «esigenti», ma in realtà hanno imparato a riconoscere con attenzione le persone di cui circondarsi e chi allontanare, privilegiando la qualità delle connessioni umane.
- Ha una mentalità aperta: Le persone che stanno bene con se stesse, nel tempo, hanno imparato a guardarsi intorno. Chi ama la solitudine non è una persona ermeticamente chiusa in se stessa, ma semplicemente una persona che pone sani confini mantenendosi sempre aperta alle novità del mondo. Fattori come la curiosità e l’acculturazione le consentono di mantenere una mentalità sempre aperta e ricettiva.
- Più responsabile: Come premesso, si tratta di persone che hanno dovuto imparare presto a badare a se stesse, si sono dovute responsabilizzare fin dall’infanzia e questa caratteristica è stata conservata fino all’età adulta, traducendosi in una forte autonomia e affidabilità.
- Resiliente: Si è accennato che si tratta di persone che hanno trasformato una mancanza in un’opportunità, e questo è sinonimo di resilienza. Le persone che stanno bene con se stesse sono capaci di affrontare le avversità attuando strategie di coping basate sul problema o sulla gestione emotiva, essendo infatti persone emotivamente stabili.
Miti e Realtà: Sfatare i Fraintendimenti sulla Solitudine Consapevole
Spesso chi ama stare da solo viene frainteso perché erroneamente si tende a credere che queste persone siano solitarie, burbere, depresse e poco attraenti e senza amici. In realtà, affermando questo, ci dimentichiamo che sentirsi soli non è la stessa cosa che stare da soli per scelta. Si può essere, per esempio, a una festa piena di gente e provare un'enorme solitudine e, al contrario, essere su una spiaggia desolata in solitudine e sentirsi felici e sereni. Per molte persone, infatti, stare da soli è un piacere, una risorsa per rigenerarsi e connettersi più profondamente con il proprio io. Non significa per forza essere un solitario o non avere amici. Molte persone preferiscono avere una cerchia di amici selezionati che frequentano anche spesso, ma lasciando spazio al tempo per loro stessi, un equilibrio che alimenta il loro benessere.

Le persone che amano stare da sole, infatti, non sono per forza delle persone solitarie nel senso negativo del termine. Tendono ad avere amici selezionati con i quali si trovano a loro agio e con cui possono parlare di tutto, senza dover per forza conoscere tante e nuove persone. Questo anche perché molto spesso, possono avere bisogno di più tempo per aprirsi, essere spontanei e disponibili per nuove relazioni. Ma una volta superata questa barriera, sono molto leali, poiché si preoccupano di coltivare connessioni profonde. Trovano facile mantenere i segreti perché apprezzano la privacy personale. Rispettano anche i confini tra se stessi e gli altri perché danno valore all'individualità, un aspetto fondamentale della loro autenticità.
Benefici Cognitivi e Personali della Solitudine Intenzionale
Le persone che sanno stare bene da sole dimostrano una serie di benefici sia a livello personale che cognitivo.
- Curiosità e mente aperta: Normalmente sono persone curiose con una mente aperta. Nella maggior parte dei casi, sono persone avventurose, che amano provare qualcosa di nuovo o svolgere un'attività diversa. Il fatto di amare la solitudine non le etichetta per forza come persone rigide e conservatrici.
- Gestione efficace delle attività: Tendono a gestire le attività quotidiane in modo più efficace. Sanno che il tempo è prezioso, che deve essere usato bene. Per questo cercano di dedicarsi a ciò che amano, cercando di non perdere tempo con le cose irrilevanti.
- Autoconsapevolezza elevata: Quando si sta da soli è più facile fermarsi a osservare e a riflettere, perché si sposta l’attenzione dall’esterno verso l’interno. Queste persone hanno pertanto un livello più alto di consapevolezza e conoscenza del sé. Sono più consapevoli dei loro punti di forza e di debolezza e sono quindi più propensi a raggiungere i loro obiettivi. Sono abituati ad affrontare le loro paure, problemi e debolezze frontalmente, il che è un segno di forza e coraggio. E poiché sono sempre in intimo contatto con se stessi, è più facile per loro trovare l'equilibrio necessario per affrontare le avversità della vita.
- Empatia e assenza di giudizio: Proprio perché dedicano più tempo all'osservazione, in linea generale, queste persone sono più abili nel capire cosa sta succedendo agli altri e tendono a non giudicare le altre persone, e pertanto tendono ad essere abbastanza empatici. Apprezzano la bellezza interiore e non solo l'aspetto fisico.
- Sicurezza di sé e autonomia emotiva: Sono sicuri di loro stessi e non cercano l'approvazione costante degli altri. Queste persone sanno che possono essere felici da sole, non devono nulla a nessuno e per questo non hanno paura di essere rifiutate. Inoltre tendono a essere circondati da pochi ma buoni amici e familiari, che li supportano e forniscono loro una base solida d’amore.
Sembra che le persone che amino stare da sole siano in qualche modo più intelligenti o che comunque stare da soli rafforzi alcune aree del cervello che normalmente non utilizziamo. In particolare, è stato studiato che stare da soli permette di sviluppare maggiori forme di attenzione e concentrazione, proprio perché viene spostata l’attenzione dall’esterno verso l’interno. Inoltre, altri studi hanno evidenziato come stare da soli possa aiutare ad aumentare lo spessore della materia grigia e della corteccia cerebrale, il che si traduce in una capacità maggiore di elaborare e memorizzare le informazioni. Come abbiamo visto, stare da soli stimola alcune aree del cervello che si sviluppano maggiormente in seguito ad attività solitarie. Allo stesso modo, anche la felicità può essere qualcosa che si vive bene da soli. Intelligenza e felicità possono essere pertanto vissute pienamente da soli. Alcuni studi hanno infatti confermato questo trend.
Un altro dato che emerge dallo studio è che queste persone preferiscano passare più tempo con familiari e intimi amici piuttosto che con tante persone. Proprio la caratteristica di avere una cerchia di affetti ristretta e il contatto con meno persone sembra essere una delle chiavi della felicità, un’eredità arcaica che giunge da quando i nostri antenati erano riuniti in piccoli paesi e tribù. Questo significa che la comunicazione è una parte fondamentale della felicità: non vuol dire che dobbiamo sempre comunicare, ma apportare attraverso essa un valore alle nostre relazioni e una capacità di esprimere i nostri sentimenti in modo autentico.
Il Confine Sottile: Solitudine Sana vs. Solitudine Patologica
Il problema insorge quando la solitudine non è vissuta in modo funzionale, ma è la conseguenza di un disadattamento o di un isolamento sociale non desiderato (emarginazione). In questo caso, le persone possono soffrire molto per il loro stato. Alcuni disturbi di personalità sono caratterizzati da isolamento sociale, deficit sociale e ritiro sociale. È fondamentale distinguere tra la solitudine scelta e benefica e quella che, invece, è sintomo di un malessere profondo o di una condizione psicopatologica.

Disturbi di Personalità Associati all'Isolamento Sociale
Esistono chiare differenze tra solitudine sana e solitudine patologica. Tra disfunzione e adattamento esistono molte sfumature e il confine tra “sano e patologico” non sempre è così ben marcato. Vediamo la differenza tra il pattern sano descritto in precedenza e i vari disturbi di personalità che possono manifestarsi con isolamento:
Il disturbo paranoico di personalità: Il paranoico percepisce se stesso come moralmente virtuoso e proietta negli altri i suoi sospetti. La proiezione è un meccanismo di difesa pervasivo in questo disturbo: il soggetto è del tutto distaccato dalla sua vera natura, presenta una scarsa consapevolezza di sé ma si autopercepisce come superiore agli altri. In questo caso, la solitudine è una conseguenza della sospettosità del soggetto che, nel tempo, tende a fare terra bruciata allontanando chiunque. Il paranoico, infatti, ha una natura caustica che fa da deterrente, e infine, il soggetto si chiude in un mondo tutto suo dove gli altri vanno tenuti alla larga perché minacciosi, malevoli o indegni.
- Differenze con chi ama la solitudine in modo sano: È vero che, come dice il proverbio, chi ama la solitudine ha pagato a caro prezzo la compagnia; tuttavia, il prezzo pagato, come specificato, non implica una chiusura al mondo ma solo una maggiore selettività nei legami. Così, chi ama la solitudine, è in grado di fidarsi e aprirsi senza il costante sospetto che l’altro abbia intenzioni malevoli.
Il disturbo schizoide di personalità: Lo schizoide vive una vita emotiva del tutto appiattita. Non ha bisogno di legami emotivi perché non trova affatto piacere nell’interazione con l’altro, non trova piacere neanche nelle relazioni intime ed è completamente schermato dagli altri.
- Differenze con chi ama la solitudine in modo sano: Chi ama la solitudine in modo sano non ha un’emotività appiattita, è capace di vivere l’intera gamma delle emozioni; inoltre, ha una mentalità aperta all’esterno e spesso mossa da curiosità, fattori che nello schizoide mancano completamente.
Il disturbo schizotipico di personalità: In questo caso, l’isolamento sociale è una conseguenza di un elevato deficit relazionale. Lo schizotipico, come il paranoico, può sospettare e temere le intenzioni malevole altrui. A peggiorare il quadro, in tale disturbo possono essere presenti “idee bizzarre”; il soggetto potrebbe essere convinto di essere spiato o in pericolo di vita, così si ritira socialmente per non correre rischi.
- Differenze con chi ama la solitudine in modo sano: È chiaro che in chi ama la solitudine, così come descritto in precedenza, non vi è alcuna sfumatura psicotica.
Il disturbo evitante di personalità: Il soggetto si ritira socialmente per timore del giudizio altrui. L’evitante si sente costantemente inadeguato e può soffrire di fobia sociale. Questo disturbo si presenta spesso in comorbilità con il disturbo dipendente di personalità.
- Differenze con chi ama la solitudine in modo sano: Chi ama la solitudine in modo sano si apprezza e si stima come persona, non si percepisce come socialmente inadeguato e soprattutto, è emotivamente autonomo, non ha bisogno di costanti rassicurazioni perché ha imparato a trovare sicurezza in se stesso.
Le Correlazioni Psicologiche della Solitudine Non Funzionale
Numerosi studi hanno osservato che la solitudine è significativamente correlata alla depressione, soprattutto nelle persone anziane (Gou et al., 2016). Altri studi hanno correlato la solitudine ai disturbi alimentari (Levine, 2012) e soprattutto al tratto noto come nevroticismo. Il nevroticismo è uno dei tratti di personalità del modello a cinque fattori (Big Five) e secondo recenti ricerche (Chen et al., 2019) sarebbe fortemente correlata alla solitudine. Il nevroticismo è caratterizzato da ansia, ostilità, rabbia, depressione, vulnerabilità, impulsività e coscienza di sé, tutti stati emotivi che possono rendere la solitudine un'esperienza dolorosa e disfunzionale piuttosto che una scelta serena.
Considerazioni sulla Solitudine Nelle Relazioni e il Percorso di Crescita Personale
Nella nostra società, si tende a dare sempre più valore e spazio alle relazioni sociali, che siano virtuali o fisiche, togliendo spazio a quello che è avere tempo per sé stessi in solitudine. Questo può essere problematico perché, anche se non ce ne rendiamo conto, le relazioni sociali portano via tempo ed energia, e nella nostra società ci può capitare di non essere più in grado di riconoscere dove inizia la sfera privata anche a causa dell’invasione del mondo online in tutte le ore del giorno.
Ma come fare quando un uomo dice che sta bene da solo in una relazione? O quando è la donna che ama stare da sola e non vuole compromettersi? Queste domande evidenziano la complessità di bilanciare il bisogno innato di connessione umana con il desiderio e la capacità di godere della propria compagnia. È fondamentale anche passare attraverso un percorso di crescita personale che ci permetta di stare bene da soli: infatti, se abbiamo vissuto un trauma o se stiamo attraversando un momento difficile, è normale sentirsi tristi da soli.
Un Invito alla Consapevolezza di Sé
Se si desidera iniziare davvero a prendersi cura del proprio corpo, è essenziale iniziare a curare il proprio ambiente psicologico. Se non si sa da dove iniziare, si può provare a rendersi più consapevoli delle esperienze emotive che si vivono ogni giorno, dei propri legami, delle proprie frustrazioni, preoccupazioni e ansie. Questo perché, diciamocelo, a volte, invece di viverle, le proprie emozioni si subiscono e, con esse, anche il proprio corpo lo fa. Per approfondire questo tema e soprattutto per iniziare a vivere con consapevolezza la propria vita, si consiglia la lettura del libro «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce» della Dott.ssa Anna De Simone, psicologo esperto in psicobiologia, autrice anche del bestseller «Riscrivi le pagine della tua vita». Queste letture possono offrire strumenti preziosi per intraprendere un viaggio verso una solitudine più sana e una maggiore consapevolezza di sé.
Le informazioni pubblicate da GuidaPsicologi.it non sostituiscono in nessun caso la relazione tra paziente e professionista.