L'industria automobilistica globale rappresenta un pilastro fondamentale dell'economia mondiale e, in particolare, di quella europea. Questo settore, caratterizzato da un'intensa innovazione tecnologica e da dinamiche di mercato complesse, vede la presenza di alcuni dei maggiori attori a livello internazionale. Tra le aziende manifatturiere di spicco, il Volkswagen Group si distingue come il più grande produttore automobilistico del mondo per fatturato, con 324,7 miliardi di euro (337,3 miliardi di dollari) e un utile netto di 12,4 miliardi di euro (12,9 miliardi di dollari), impiegando 682.724 dipendenti. Il gruppo produce veicoli con 12 marchi, tra cui Volkswagen, Audi, Porsche, SEAT, Škoda, Bentley, Lamborghini e Ducati, evidenziando la sua ampia diversificazione e la sua robusta presenza nel mercato globale.
Un altro gigante automobilistico europeo è Stellantis, formatasi nel 2021 dalla fusione di Fiat Chrysler Automobiles e PSA Group. Con sede nei Paesi Bassi, Stellantis ha registrato un fatturato di 156,9 miliardi di euro (163,0 miliardi di dollari) e un utile netto di 5,52 miliardi di euro (5,7 miliardi di dollari), con 248.243 dipendenti. L'azienda gestisce 14 marchi, inclusi Jeep, Ram, Dodge, Peugeot, Citroën, Opel, Fiat e Alfa Romeo, consolidando la sua posizione come uno dei principali costruttori di veicoli a livello mondiale.

Anche la Germania ospita altri attori chiave del settore automobilistico. Mercedes-Benz, con un fatturato di 145,6 miliardi di dollari e un utile netto di 10,4 miliardi di dollari, impiega 175.264 dipendenti e produce auto passeggeri di lusso e veicoli commerciali con marchi come Mercedes-Benz, Mercedes-AMG, Mercedes-Maybach e Mercedes-EQ (elettrico). BMW, un altro colosso tedesco, ha registrato un fatturato di 143,4 miliardi di dollari e un utile netto di 7,7 miliardi di dollari, con 159.104 dipendenti, ed è noto per la produzione di automobili e motociclette premium sotto i marchi BMW, Mini e Rolls-Royce.
Nel panorama europeo, i produttori automobilistici rappresentano una componente significativa dell'economia. Delle prime 50 aziende a livello mondiale per fatturato, 15 sono produttori automobilistici, con un fatturato combinato di 2,22 trilioni di dollari, pari al 37% del fatturato totale tra le prime 50. Questo dato sottolinea l'importanza strategica del settore automobilistico e il suo impatto economico su scala globale.
Il Contributo del Settore Automotive all'Economia Italiana
L'Italia, pur avendo registrato una flessione nella produzione di automobili nel corso degli anni, mantiene un ruolo significativo nell'ecosistema automotive europeo, in particolare per quanto riguarda il fatturato complessivo del settore. Il comparto automobilistico nel suo complesso, tra produzione e servizi, ha toccato i 380 miliardi di euro, pari al 19,5% del PIL nazionale, con circa 1,2 milioni di addetti. Questo fa dell'automotive un pilastro del Paese, grazie a una rete di aziende che valorizzano l'eccellenza italiana in termini di dinamismo e capacità di adattamento a scenari macroeconomici, anche instabili.
La filiera Automotive propriamente detta, in Italia, coinvolge un totale di 5.451 imprese attive, che occupano 273.000 addetti alla produzione di auto. Il fatturato ha toccato i 113,3 miliardi di euro, ovvero il 9% dell’intero settore manifatturiero e il 5,8% del PIL. L'industria automobilistica italiana si trova in una fase cruciale di trasformazione, in cui sostenibilità, innovazione tecnologica, flessibilità produttiva, ricerca e sviluppo e lotta alla contraffazione giocano un ruolo centrale.
EUROFOCUS: il futuro dell'automotive in Europa
Produzione di Veicoli: Un Panorama in Evoluzione
Nel 2025, in Italia, sono state prodotte complessivamente 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, segnando un calo del -20,1% rispetto al 2024. La produzione di sole auto si è fermata a 213.706 unità, con una discesa del 24,5% su base annua, mentre il comparto dei veicoli commerciali ha registrato 166.000 unità, in flessione del 13,5%.
Guardando alla produzione di veicoli, la parte del leone sul territorio italiano spetta naturalmente al gruppo Stellantis, con una presenza di stabilimenti distribuita dal Nord al Centro e al Sud. Nel 2025, l’impianto di Mirafiori a Torino risulta l’unico sito in crescita rispetto al 2024, con 30.202 unità realizzate e un incremento del +16,5% rispetto alle 25.920 unità del 2024. L’impianto Maserati di Modena ha segnato circa 200 unità, con una flessione del -23,1% rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno, la produzione dello stabilimento di Cassino è scesa a 19.364 unità, registrando un pesante -27,9%. Anche lo stabilimento di Pomigliano d’Arco in Campania ha mostrato una flessione significativa, pari a -21,9% rispetto al 2024, per una produzione complessiva di 131.180 vetture. Lo stabilimento di Melfi in Basilicata ha visto ridurre del 47% la sua attività, attestandosi a 32.760 unità in totale. L’operatività della fabbrica di Atessa in Abruzzo, dove si producono i veicoli commerciali del Gruppo Stellantis, ha visto diminuire la performance del 13,5%, ovvero 166.000 unità nell’anno.
Contemporaneamente, le attività delle Case costruttrici che fanno riferimento alla Motor Valley dell’Emilia hanno contribuito in termini economici sostanziali, con numeri ben più limitati, accreditando complessivamente 29 mila vetture prodotte nel 2025. Una realtà imprenditoriale in crescita è quella di Macchia d'Isernia in Molise, dove il gruppo DR assembla e personalizza differenti gamme di auto che hanno pesato per 34.286 unità vendute in Italia nel 2025.
Tra il 2000 e il 2023, Italia e Francia sono stati tra i paesi UE con la maggiore riduzione nella produzione delle automobili, rispettivamente -61,9% e -63,2% (la Germania ha registrato un -19,8%). Questa tendenza ha portato a una diminuzione della quota di mercato italiana dal 3,5% allo 0,8%. Tuttavia, l’Italia è oggi in debole ripresa, con 542 mila automobili prodotte nel 2023, segnando un +15% rispetto al 2022. A fine 2023, l’Italia era ultima per produzione di autovetture tra i quattro maggiori produttori in Europa, con 540 mila autovetture, contro i 4,1 milioni in Germania, gli 1,9 milioni in Spagna e 1 milione in Francia (ANFIA). Sebbene profonda sia stata la riduzione in termini produttivi del settore automotive, l’Italia gode da sempre di una classe operaia altamente specializzata nella produzione di automobili e di designer di fama mondiale.
Il Mercato delle Vendite e del Noleggio
Il mercato automobilistico italiano ha chiuso il 2025 con un fatturato complessivo generato dalle nuove immatricolazioni stimato in circa 45,6 miliardi di euro, segnando un calo di 1,3 miliardi rispetto all'anno precedente. In Italia si contano attualmente 776 concessionari auto, secondo i più recenti dati Quintegia del 2024. Il 2025 si è chiuso con 1.525.722 nuove auto vendute, registrando una flessione del 2,1% rispetto al 2024.
Questo cambiamento del mercato è dovuto a un aumento generalizzato dei prezzi che ha tenuto fuori chi puntava a vetture di fascia bassa, dove i volumi sono fortemente diminuiti. Al contrario, le fasce sopra i 35.000 e sopra i 50.000 euro sono aumentate sia in percentuale sia in volume assoluto. Questo scenario, voluto dai costruttori, rende improbabile un ritorno ai tempi in cui si vagheggiava di abbassare i prezzi e vendere più macchine, generando però meno ricavi e meno margini.
Poco più della metà dei ricavi, il 52%, sono arrivati dai privati, che assorbono il 55% dei volumi. Il noleggio, che pesa il 28% in volume, sfiora il 31% in valore. Il resto, 16% in volume e 19% in valore, viene dalle aziende, inclusi gli stessi operatori del settore, case e concessionarie, che auto-immatricolano un'auto ogni nove acquistate dal mercato reale, anche di prezzo elevato, incluse tante km0 elettriche per bilanciare il mix.
Più vivida la prestazione del settore noleggio, con il più aggiornato report Aniasa che fotografa un comparto arrivato ad un fatturato che nel 2024 ha raggiunto i 15,8 miliardi, con un deciso aumento rispetto ai 14 miliardi del 2023. Il giro d’affari complessivo ha superato il livello del 2007, quando però erano state vendute 2,5 milioni di autovetture e non 1,6 milioni. Nel mitico “pre-Covid” 2019, gli italiani pagarono 40 miliardi di euro per portarsi a casa (o in azienda) 1,9 milioni di macchine. È molto probabile che il risultato effettivo, dopo che gli incrementi dei listini saranno stati elaborati, sia ancora superiore a queste prime stime.

Questi valori tengono conto degli sconti medi praticati nei canali e degli incentivi che, essendo pagati dai contribuenti, altro non sono che ulteriori agevolazioni che abbassano il valore della spesa.
L'Importanza del Comparto Componentistica
L’Italia vanta una solida tradizione nel settore della componentistica automobilistica, con numerose aziende specializzate. Nel 2024, le 2.134 imprese che compongono l’universo della componentistica automotive italiana hanno impiegato nel settore circa 168.000 addetti e generato un fatturato stimato pari a 55,5 miliardi di euro. L'85% di questo fatturato deriva dalle grandi imprese, nonostante in termini numerici esse pesino solamente il 4% del comparto (93 unità su 2.329).
Sempre secondo i più recenti dati forniti dalla associazione di categoria Anfia, nel 2024 sono calati sia l’import (-8,7%) che l’export (-3,1%), con un saldo positivo comunque di circa 6,8 miliardi di euro. L’Europa rappresenta il 78,6% del valore dell’import e il 79,1% del valore dell’export. Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 14,0% di parti e componenti in valore, mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America: 9,1% del totale.
Tra le diverse componenti del settore, quelle più performanti sono ricerca e sviluppo (+17,4%), specialisti del motorsport (+14,5%), subfornitori, in particolare quelli delle lavorazioni (+14,2%); molto inferiori i segmenti sistemisti e modulisti (+3,9%).
A livello regionale, il Piemonte è il territorio con il maggior numero di imprese operanti nel comparto della componentistica (il 33,6%), a cui seguono Lombardia (il 26,9%) ed Emilia-Romagna (il 10,6%) che, nel complesso, coprono più del 70% del totale. Nel Nord Est si distingue il Veneto (l’8,9%), nel Centro Italia la Toscana (il 3,1%), infine nel Mezzogiorno (isole comprese) la Campania (il 3,4%).
Sempre più preoccupanti i numeri della contraffazione in ambito componentistica. L’impatto economico globale complessivo della contraffazione e della pirateria nel settore automotive ha raggiunto infatti la cifra record di 2,3 trilioni di dollari nel il 2022. L’impatto di queste sfide non è solo economico, ma influisce anche sulla sicurezza, sull’integrità del marchio e sulla stabilità complessiva di quest’industria.
Il Settore delle Due Ruote in Italia
Oltre al comparto delle quattro ruote, l'Italia detiene la leadership europea anche nell'industria delle due ruote. Questo settore, con un valore di 14,8 miliardi di euro, primeggia sia in termini di produzione che di mercato. L'Italia esporta motocicli, scooter e ciclomotori per un valore di 2 miliardi di euro e produce 422 mila pezzi nel Paese, confermando la sua eccellenza e la sua capacità innovativa anche in questo segmento del trasporto.
Evoluzione del Settore e Transizione Energetica
Negli ultimi anni, l’automotive sta attraversando importanti trasformazioni generate soprattutto da una maggiore sensibilità verso l’ambiente, progressi tecnologici e un’evoluzione nelle preferenze dei consumatori, che condurrà a una sempre maggiore richiesta di auto elettriche. Secondo Boston Consulting Group (2023), se nel 2020 circa l’80% dei veicoli prodotti in Europa era esclusivamente alimentato da ICE (Internal Combustion Engine), questa quota scenderà a meno del 5% nel 2030. Entro quell’anno, la quota di BEV (Battery Electric Vehicles) sarà di circa il 59%, l’11% i PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicles) e 25% i veicoli ibridi (HEV).
Va considerato che lo sforzo di manodopera richiesto per produrre BEV è inferiore allo sforzo necessario per i veicoli ICE. Tuttavia, i BEV necessitano di componenti aggiuntivi, il più importante dei quali è la batteria. La produzione di batterie, moduli e celle sarà condotta in gran parte in Europa, con il potenziale per un aumento significativo dell’occupazione.

Il settore automotive italiano è caratterizzato dall’elevata frammentazione delle imprese: tante micro-imprese (fino a 9 addetti) che dominano numericamente (aumentate del 28,7% nel 2008-2021), ma che contribuiscono modestamente alla crescita del fatturato (solo l’1% del totale). In un arco temporale più ampio, dal 2008 al 2021, le imprese del settore automotive italiano sono aumentate del 3,1%, passando dalle 2.260 del 2008 alle 2.329 unità nel 2021, registrando un aumento di fatturato del +7,3% rispetto al 2008. In merito ai salari del settore, lo stipendio per occupato è incrementato del 27%, passando da 26.629€ a 33.816€. L’aumento salariale unitario è derivato sia da una crescente spesa per i salari da parte delle imprese del settore automotive, aumentata tra il 2008 e il 2021 del 16,5%, sia da un calo nel numero di occupati, -8,3%.
Con riguardo al parco di automobili circolante in Italia nel 2022, si segnala che la provincia di Roma registra il maggior numero di auto, con oltre 2,7 milioni di automobili. Seguono la provincia di Napoli e di Milano con poco più di 1,8 milioni di automobili. Le province di Aosta, Trento e Bolzano si caratterizzano, invece, per il maggior numero di automobili per abitante.
L'industria automobilistica italiana si trova di fronte a una fase cruciale di trasformazione, in cui la sostenibilità, l'innovazione tecnologica, la flessibilità produttiva, la ricerca e sviluppo e la lotta alla contraffazione sono elementi centrali. L'attenzione all'ambiente dovrà essere sempre maggiore per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità offerte dalla transizione verso la mobilità elettrica.
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