La FIAT 127 rappresenta una pietra miliare dell'automobilismo italiano, un modello che ha saputo traghettare la Casa torinese verso la modernità, diventando il punto di riferimento per le utilitarie degli anni '70 e '80. Nata nel 1971 come erede della Fiat 850, la 127 ha saputo imporsi grazie a un'architettura tecnica innovativa, un design firmato Pio Manzù e una versatilità che ha definito gli standard del segmento B per oltre un decennio.

Le origini e l'innovazione tecnica: il salto verso la trazione anteriore
Dopo l'amatissima 600 e la meno convincente 850, nel 1971 FIAT lanciò una vettura che fece tornare la Casa torinese tra le best seller del segmento delle utilitarie, in Italia e non solo: la FIAT 127. Prima FIAT compatta con motore e trazione anteriore, seconda solo alla rivoluzionaria 128 del 1969, la 127 rivoluzionava il segmento delle utilitarie con una meccanica capace di unire inedite innovazioni e componenti ultra-collaudate.
La Fiat 127 nasce attingendo a piene mani all'eccellente tecnologia della 128: motore trasversale accoppiato alla trazione anteriore, sospensioni indipendenti sulle quattro ruote e freni a disco anteriori. La trasformazione in chiave moderna delle compatte Fiat inizia un po' in sordina a metà degli anni Sessanta. Fino a quel momento, le utilitarie 500, 600 e 850 erano caratterizzate da una architettura tecnica tradizionale, con motore e trazione posizionati nella parte posteriore dell'auto. La direzione tecnica Fiat spinge verso il rinnovamento, mentre i manager temono che qualche imprevedibile problema tecnico possa screditare il marchio. È così che, nel 1964, la prima vettura a trazione e motore anteriore varata della galassia Fiat è l'Autobianchi Primula, che viene introdotta sul mercato come "apripista". Rotti gli indugi e, soprattutto, sciolte tutte le perplessità, nel 1968 viene presentata l'innovativa Fiat 128. Nel 1971 i tempi sono oramai più che maturi perché venga presentata al pubblico l'erede dell'850.
Design e stile: la visione di Pio Manzù
Da fuori, FIAT 127 sfoggia uno stile davvero azzeccato e personale, che convinse fin dalla prima serie del 1971. I responsabili dello stile erano il giovane designer Pio Manzù e dal più esperto Rodolfo Bonetto, che completò la vettura per la commercializzazione prevista per il 1971. Manzù, infatti, perse la vita in un incidente stradale nel 1969: non riuscì mai a vedere la sua creazione su strada. Nonostante questo, però, il lavoro del Centro Stile FIAT fu impeccabile: nonostante 127 fosse figlia degli anni '70, conservava un po' di eleganza e morbidezza delle linee che mancò poi nelle successive FIAT dello stesso decennio.
Lateralmente si fa notare un passo generoso per l'epoca, di 2,23 metri, nonché un posteriore molto personale, con un lunotto molto inclinato e una coda tronca. La prima generazione di 127 in coda sfoggia un classico baule con apertura sotto il lunotto, privo quindi di un portellone da "hatchback" arrivato solo in seguito. Convincono poi le eleganti luci posteriori e il design, originale ma molto apprezzato da addetti ai lavori e pubblico. Solo nel 1972 arriva la 3p, ovvero la versione dotata di portellone posteriore integrale, la più apprezzata dal pubblico.
Evoluzione della gamma: restyling e versioni speciali
Nella sua lunga carriera, FIAT 127 è stata oggetto di tre restyling importanti. Il primo, datato 1977, cambiò il frontale, ora dotato di una mascherina trasversale che includeva i fari anteriori, un cofano più lungo e alto "a coperchio", fondamentale per alloggiare il più grande 1.049 cc prodotto dalla FIAT Brasile: per questo, la seconda serie passa da 3,59 a 3,65 metri. A cambiare sono anche il taglio del finestrino posteriore, ora più gentile, la coda, ora con fari più grandi e paraurti neri e tutti gli interni, con una nuova plancia in plastica più al passo coi tempi.
Nel 1982 arrivò poi la terza serie, che modificò per la terza volta il frontale, ora con paraurti in plastica e una grande calandra anteriore molto diversa da prima, un posteriore dotato di nuovi fari e di una nuova fascia in plastica e una modanatura, sempre in plastica, che correva su tutta la parte bassa della fiancata. Infine, nel 1983 arrivò la 127 Unificata, una versione "low cost" della 127 che così si andava a posizionare un gradino più in basso rispetto alla Uno.
La storia della Fiat 127: una pietra miliare nella storia dell'automobile!
Interni e versatilità: spazio oltre le dimensioni
Come per gli esterni, anche gli interni di FIAT 127 hanno subito diverse modifiche nel corso degli anni, sempre però all'insegna della semplicità e della versatilità. Gli interni della prima serie di FIAT 127 sfoggiano una plancia in plastica dotata di un piccolo listello che ne impreziosisce la parte centrale, due bocchette d'aerazione per il sistema di riscaldamento e ricircolo dell'aria e un quadro strumenti molto semplice, con sfondo in simil-legno, dotato di tachimetro e indicatore per la benzina e la temperatura del motore.
Con la terza serie del 1981, poi, gli interni di FIAT 127 cambiano nuovamente, con una impostazione completamente diversa. La plancia non è più molto lineare e pulita, ma è dominata da una plancia a forma di L che include il quadro strumenti, le bocchette dell'aria, i comandi per l'aerazione e, nella parte più bassa, la radio. Con la 127 Unificata, infine, c'è l'ultima novità per gli interni di 127, con un nuovo volante dal disegno più moderno, una strumentazione derivata da quella della Uno, nuovi pulsanti e una qualità dei materiali leggermente meno curata, adatta alla nuova indole di vettura low cost della piccola 127.
La motorizzazione: dal 903 cc al primo diesel per utilitarie
La gamma motori di FIAT 127 è formata esclusivamente da propulsori quattro cilindri in linea aspirati, sia a benzina che, per la prima volta, a gasolio. Ad aprire la gamma motori c'è il propulsore più amato su 127, il mitico 903 cm3 da 45 CV. Il versatile 900 ad aste e bilancieri Serie 100, lanciato nel 1955 dalla FIAT 600 con cilindrata di appunto 600 centimetri cubici, è stato adattato per l'utilizzo su una vettura a trazione anteriore ed è dotato del cambio manuale a 4 marce.
Dalla seconda serie, FIAT 127 ha adottato anche un motore di estrazione differente, il 1050 progettato e realizzato da FIAT Brasile. O per lo meno, questo è vero fino all'arrivo, nel 1977, della FIAT 127 Sport: il 1050 è portato a 70 CV, rendendo così la pacata utilitaria italiana una vera rivale di MINI Cooper, Autobianchi A112 Abarth e Renault 8 Gordini. Con la terza serie, la 127 Sport, come il motore 1.050 ora sostituto ufficiale del vetusto 903, ha avuto tra gli optional anche il cambio manuale a 5 marce, nonché un nuovo motore. Si tratta di un 1.3 da 75 CV, capace di dare le massime prestazioni alla piccola italiana. Tra i motori di FIAT 127 c'è però un propulsore adatto a chi lavora e fa tantissimi km, la 127 D. Si tratta della prima utilitaria con motore Diesel del mondo, che sotto il cofano nasconde il più piccolo Diesel al mondo.

Il successo commerciale e la sfida delle concorrenti
Il listino prezzi di FIAT 127 partiva da 920.000 lire, ovvero 80.000 lire meno della 128, fissata ad un milione tondo, e 60.000 lire meno della cugina Autobianchi A112, più lussuosa rispetto alla spartana 127. Il suo prezzo concorrenziale e le sue capacità di abitabilità e guidabilità le regalarono un successo strepitoso: alla fine del primo anno di produzione, nel 1972, FIAT aveva già raggiunto il milione di 127 prodotte, per poi arrivare a fermarsi a poco meno di 5.000.000 dopo 16 anni di carriera.
Al lancio, le concorrenti di FIAT 127 erano vetture decisamente più vetuste della stessa piccola FIAT: le Renault 8, NSU Prinz e Simca 1000 erano delle più voluminose berline con motore posteriore, mentre le MINI inglesi, la Citroen Dyane e la Renault 4 erano più grandi e molto meno moderne. Solo dopo la seconda metà degli anni '70 sono arrivate delle vere rivali molto temibili: Ford Fiesta, Opel Corsa, Peugeot 104, Audi 50 e Volkswagen Polo, la Renault R5. L'unica tra le concorrenti di FIAT 127 che era già presente al lancio è la cugina, e rivale numero uno, Autobianchi A112, con cui FIAT si sfidò in una guerra fratricida.
La Fiat 127 oggi: tra collezionismo e nostalgia
Negli ultimi anni, FIAT 127 si è presa la sua rivincita. Anche a causa delle ultime serie molto lontane dal look concepito da Pio Manzù per la prima serie, la piccola 127 è stata a lungo una delle utilitarie più snobbate tra le auto storiche. A lei, prodotta in tantissimi esemplari e conosciuta fino alla nausea alle nostre latitudini, sono state preferite le Renault R5, le Volkswagen Golf, le Autobianchi A112 o le più vecchie FIAT 600 e 500, relegando la 127 al semplice stato di "auto vecchia". Per questo, migliaia di esemplari sono stati rottamati, rendendo oggi una delle vetture più vendute d'Italia paradossalmente molto difficile da trovare.
Oggi a poco più di 1.000 euro si trovano solamente gli esemplari da restauro completo, con le più giovani seconda e terza serie sotto i 1.000 euro, e le Unificata e prima serie a poco più di 1.000 euro. Le più ricercate, ovviamente, sono le appartenenti alla prima serie: per una 127 prima serie si possono spendere dai 2.800 a ben oltre i 6.500 euro per esemplari da concorso. Un discorso a parte lo meritano le 127 Sport, rarissime e introvabili sotto i 6.000 euro, e le particolarissime 127 Rustica. Questa versione fuoristradistica, infatti, era assemblata da Lamborghini a Sant'Agata Bolognese: questo dettaglio ha reso la Rustica una delle 127 più apprezzate, unito alla rarità di un'auto che, all'epoca, ebbe ben poco successo.

Varianti e declinazioni: oltre la berlina
La 127 non è stata solo una berlina. La versatilità del progetto ha permesso la creazione di numerose varianti che hanno ampliato la gamma FIAT. La 127 Panorama, ad esempio, era la versione familiare station wagon, più lunga e spaziosa, mentre il Fiorino è diventato il punto di riferimento per il trasporto leggero. Non mancarono collaborazioni esterne, come la Fissore 127 Combi, una versione speciale della 127 berlina che aveva il portellone posteriore ad apertura totale che arrivava fino al paraurti posteriore.
La creatività dei carrozzieri italiani si espresse anche nel Moretti 127 Paguro, un veicolo commerciale che, nella prima serie, poteva essere venduto nelle versioni furgone, furgone finestrato, camioncino Pick-up e camioncino con telone. Il designer Giovanni Michelotti, collaborando con la rivista Quattroruote, progettò nel 1978 una multiuso su base 127 chiamata Every 4R. La SEAT 127 Póker, simile al "Paguro" di Moretti nella varietà degli allestimenti, fu progettata da Emelba e offriva soluzioni ingegnose, tra cui un curioso kit per la camperizzazione, completamente rimovibile.
L'eredità tecnologica: il progetto TOTEM
Tra gli utilizzi meno ortodossi collegati alla storia della 127, si annovera l'utilizzo del suo stesso motore per la realizzazione di un motociclo, lo Shifty 900. Nel 1973 il motore della 127 venne utilizzato per il progetto del cogeneratore sviluppato dal Centro Ricerche Fiat, il TOTEM acronimo di TOTal Energy Module. Il motore, in versione 903cm³ di cilindrata, era stato convertito per l'alimentazione a gas o biogas. Questo sottolinea come la base tecnica della 127 fosse talmente solida e versatile da poter essere impiegata ben oltre l'ambito strettamente automobilistico, dimostrando una longevità progettuale rara per veicoli nati in quell'epoca.
La 127 ha saputo farsi apprezzare non solo in Italia, ma anche in Spagna con il marchio SEAT e in Brasile e Argentina, dove era nota come 147 e la cui base sarebbe stata usata per alcune versioni vendute anche in Italia, come la Rustica e la Panorama. La produzione della 127 venne effettuata anche negli stabilimenti spagnoli della allora controllata SEAT che la commercializzava sul mercato nazionale come SEAT 127, fin dalla prima serie. Non si trattava semplicemente di un processo di assemblaggio delle componenti della vettura come spesso si crede. Caratteristica delle SEAT 127 fin dalla prima serie di carrozzerie a 4 porte (mai prodotte in Italia da Fiat) era la disponibilità dell'abbinamento del motore 903cm³ all'allestimento CL sulla seconda serie.
La terza serie (sotto il controllo Fiat) si chiamava "SEAT 127 Fura" ed era esteticamente uguale alla terza serie italiana. Il veicolo commerciale più noto, derivato dalla 127, è la prima serie del furgone Fiorino: un prodotto il cui concetto di base si ricollega a precedenti veicoli della francese Citroën, come il 2CV Furgoncino e l'Acadiane. Ma prima ancora si può risalire alla Fiat 1100 ALR d'anteguerra. Sulla base del Fiorino seconda serie 1980 venne realizzata una piccola serie di Fiorino Panorama Tempo Libero. La vettura, sebbene spartana, permetteva mediante due panche il trasporto di 6 passeggeri.
Un'icona senza tempo
La FIAT 127 rimane una delle youngtimer italiane più amate, con quotazioni in crescita. Ormai merce rara per le strade delle nostre città, dopo anni di dimenticatoio FIAT 127 è pronta a tornare come una delle auto storiche più adatte al mondo moderno. Il merito è del 903 da 45 CV, che soprattutto sulla prima serie portava grande vivacità e brio alla piccola 127, ma anche di uno stile davvero riuscito ed inconfondibile e ad una versatilità ancora oggi notevole. Per questo, FIAT 127 può essere una perfetta prima auto storica, con la quale cominciare ad ambientarsi nel mondo dei raduni, delle gite domenicali o semplicemente per scoprire la propria passione per le classiche.
Chi ne ha posseduta la ricorda con nostalgia, sia per i momenti importanti che la hanno interessata che per l'innegabile gusto delle sue linee inconfondibili. Nacque come sostituta della Fiat 850 nel 1971, disegnata dalla magica mano di Pio Manzù, e fin da subito fu un successo soprattutto per il mercato del Bel Paese. Rispetto alla vettura che l'ha preceduta, la 127 ha rappresentato un passo avanti notevole: il motore è, infatti, montato anteriormente e trasversalmente con trazione sulle ruote anteriori, il pianale è completamente nuovo, le sospensioni seguono lo schema a 4 ruote indipendenti con sospensioni anteriore Mc Pherson e posteriori a balestra trasversale. Della 850 viene conservato il motore 100 4 cilindri con albero a camme laterale e distribuzione ad aste e bilancieri, montato nella versione da 903cm³ della 850 Sport Coupé, ma depotenziato a 47 CV erogati a 6200 giri/min e con una coppia max di 6,3 kgm.
Rispetto alla sua progenitrice, la 127 si rivela internamente molto più spaziosa con uno sfruttamento più razionale dello spazio (l'abitabilità per 4 persone è decisamente buona e rende l'auto idonea alle necessità di una piccola famiglia) e con anche il bagagliaio decisamente più ampio (365 dm³) oltre a presentare degli arredi interni molto più moderni. Lo stile della vettura è stata opera di Pio Manzù (figlio dello scultore Giacomo) e di Rodolfo Bonetto (nipote del pilota Felice). Su strada, inoltre, la nuova utilitaria FIAT presentò un ottimo comportamento con la tenuta di strada elevata, prestazioni brillanti (oltre 140 km/h di velocità massima) e consumi contenuti. Le uniche critiche vennero dai paesi del Nord Europa, dove furono riscontrati limitati problemi di corrosione delle parti metalliche, acuiti dai climi freddi e dalla presenza del sale antighiaccio sulle strade.
Dal mese di luglio del 1976 compariva nei listini italiani la versione 4 porte (solo in allestimento "Special") prodotta dalla spagnola SEAT, in quel periodo in joint venture con la FIAT. Le vetture mostravano lievi variazioni nella finitura e dotazione degli interni, ma recavano il marchio FIAT. Agli inizi del 1976, per far fronte alle normative antinquinamento appena entrate in vigore, il motore viene opportunamente modificato; si lavora sulla distribuzione e più precisamente su una riduzione delle fasi e sulla diminuzione dell'alzata delle valvole, passata da 8,8 a 8,4mm. Si adotta anche un nuovo carburatore con un diffusore da 22mm in luogo dell'originale da 24mm. Con questa modifica il motore diventa meno brillante e meno grintoso, mentre i consumi di carburante, secondo la rivista Quattroruote, aumentano mediamente del 10%.
Nel maggio 1977 la 127 è oggetto di un profondo restyling e nasce la seconda serie del modello. I cambiamenti sono rilevanti: cambiano frontale, coda, andamento del finestrino posteriore e tutti gli interni. Modifica degna di nota, il percettibile allungamento del vano motore e relativo cofano, per permettere l'adozione anche del motore di 1049 cc prodotto da Fiat Brasile, leggermente più ingombrante del Fiat 903 cc. Al momento del lancio, per la 2 porte e la 3 porte, gli allestimenti L e C erano riservati alla motorizzazione 903cm³ mentre l'allestimento CL si poteva avere solo con motore 1049cm³.

La 4 porte era invece offerta solo con l'allestimento CL, abbinato però al motore da 903cm³ e prodotta dagli stabilimenti spagnoli della SEAT. Esteticamente la L presenta paraurti metallici neri con angolari in plastica, è priva di luci di retromarcia e ha un interno piuttosto spartano, con sedili anteriori a schienale fisso rivestiti in similpelle nera, pannelli porta anch'essi in similpelle nera privi di tasche portaoggetti e con maniglia piccola. La C ha paraurti più grossi e interamente in plastica, luci di retromarcia, ventilatore interno a due velocità, lunotto termico, sedili meglio profilati in similpelle o in panno, rivestimento padiglione in agugliato, pannelli porta dotati di una maniglia più grande che funge da poggiabraccia e incorpora la levetta di apertura porta, calandra anteriore con striscia inferiore cromata. A centro plancia compare l'accendisigari mentre nella strumentazione viene aggiunto il termometro del liquido di raffreddamento e il lavavetro diventa elettrico.
La CL presenta paraurti con parte superiore verniciata in argento metallizzato, cerchi di diverso disegno con coppe argento, rivestimento interno in moquette, vetri posteriori apribili a compasso, sedili reclinabili in finta pelle o velluto, pannelli porte rivestiti in moquette. A richiesta, secondo le versioni, ci sono contagiri (solo sulla CL), cristalli atermici, poggiatesta, cinture di sicurezza, lunotto termico, tergilunotto, vernice metallizzata (con tinte in argento, rame, verde chiaro, azzurro). Su entrambe le motorizzazioni venne montato un nuovo cambio di velocità con un rinvio finale del 15% più lungo rispetto a quello montato precedentemente. Tale modifica, istituita per limitare i consumi e la rumorosità a velocità costante, influì pesantemente sulla capacità di ripresa della vettura: in particolare la versione 903 cm³, complice anche il motore depotenziato a 45 CV, perse gran parte delle sue doti di scatto e agilità tipiche della prima versione, trasformandosi in una tranquilla berlinetta senza pretese.
Nel 1978 arriva la 127 Sport solo a tre porte, caratterizzata sportivamente ed equipaggiata col motore 1050 potenziato a 70cv. Esteticamente la 127 Sport si presenta piuttosto aggressiva: carrozzeria nera con strisce adesive arancio oppure arancio con strisce adesive nere o anche grigio metallizzato con strisce adesive nere, calandra con disegno reticolare, loghi sport, spoiler anteriore e posteriore, cerchi stampati con disegno sportivo, pneumatici 155/70 larghi e scarico con doppia uscita. All'interno, volante sportivo di piccolo diametro con corona imbottita e due razze in alluminio, strumentazione aggiuntiva al centro della plancia, sedili anteriori anatomici con poggiatesta integrato, rivestimenti in similpelle e tessuto con cadenini a contrasto. Di serie contagiri, orologio, lunotto termico, tergilunotto e sedile posteriore sdoppiato. Nello stesso anno debutta la "127 Top" basata sulla 1050 CL e disponibile solo con carrozzeria 3 porte e in due colorazioni specifiche, bronzo e blu, entrambe metallizzate.
Nel 1980 viene presentata al salone di Ginevra la versione a 5 porte che è proposta in vendita negli allestimenti C e CL e con propulsore di 903cm³. Nel 1981 vengono lanciate la Fiat 127 D e la Fiat 127 Panorama, entrambe basate sulla carrozzeria della 147 brasiliana. La prima è equipaggiata con un motore a gasolio di 1301cm³ da 45CV, la seconda è disponibile sia in versione a benzina (da 1049cm³), sia in quella diesel (da 1301cm³). La 147 stessa verrà venduta in Italia anche con il nome di 127 Rustica: presentata nel 1979 era una versione di aspetto fuoristradistico con allestimento spartano, motore 1050, sospensioni rinforzate, protezione della coppa. La fanaleria anteriore e posteriore era riparata da una griglia montata sul paraurti tubolare in metallo mentre internamente presentava la stessa plancia della 127 brasiliana con specifici sedili a struttura tubolare, poco imbottiti e rivestiti in similpelle marrone, tipo sedia a sdraio. Offerta con vernice semiopaca di colore beige militare, cerchi neri senza coprimozzo e pneumatici winter, prevedeva come unico optional il portapacchi tubolare.
Nel frattempo, nella primavera del 1981, quando la 127 era già stata prodotta in quasi 5 milioni di esemplari, la FIAT opera una revisione della gamma. La carrozzeria beneficia di un nuovo assortimento di colori, di fasce paracolpi laterali e di bande di identificazione sul portellone; le finiture dei modelli precedenti, sempre molto spartane, vengono finalmente migliorate. La 3 porte 1049 Top rimane invariata mentre la 5 porte 903 C viene sostituita dalla 5 porte 903 CL. Presentata a metà dicembre 1981, a inizio 1982 fa il suo esordio la terza serie della 127, caratterizzata da ampi scudi paraurti (in plastica), frontale e coda ridisegnati, nuovi fascioni laterali in plastica e nuovi interni, fra cui una plancia molto vistosa. Gli allestimenti riprendono quelli del restyling del 1981 ("Special", "Super" e "Sport"). I motori di 900 e 1050cm³ rimangono invariati, mentre la "Sport" adotta un 1301cm³ da 75CV derivato per maggiorazione dal 1050cm³.
Importante novità della terza serie è finalmente la possibilità di montare il cambio a 5 rapporti, che sulle prime due serie non era mai stato disponibile perché la forma dei longheroni anteriori non lasciava spazio a sufficienza. Il 5 marce viene montato soprattutto sulla versione 1050 Super che, per l'occasione, sfoggia la scritta "Super 5 Speed" sul portellone. Anche le sospensioni vengono profondamente riviste nelle tarature e, per la prima volta, le ruote anteriori hanno un assetto a camber negativo. La nuova carrozzeria, esprime un tentativo di sovrapporre elementi stilistici correnti a un corpo vettura vecchio ormai di dieci anni che, tra l'altro, sotto le vistose appendici di plastica ABS conserva tutti i lamierati della seconda serie.
L'introduzione sul mercato della Uno (1983) non determina, come si ipotizzava, l'uscita di scena della "127" che, proprio quell'anno, viene nuovamente ristilizzata per diventare un'alternativa "low-cost" alla nuova arrivata. Nasce la 127 Unificata, cioè un unico modello per Europa e Sud America. La Unificata dispone di due motori (il benzina di 1050cm³ e il diesel di 1301cm³), due corpi vettura (berlina a tre porte e station wagon Panorama) e un unico allestimento, quello del vecchio modello "Super". Nel frontale si introduce il nuovo logo FIAT: le cinque barre cromate. Più convincente della versione precedente, soprattutto nella coda, questa nuova serie deve però vivere all'ombra della Uno ed il suo impatto sul mercato risulterà dunque trascurabile.
Per un certo periodo venne prodotta (con componenti di provenienza brasiliani, ma motori a benzina e non a miscela alcool-benzina) anche in Argentina dagli stabilimenti della SEVEL argentina. Il nome argentino variava. La prima versione (147/Rustica) era denominata "Brio". Secondo i dati FIAT, la Casa torinese ha prodotto ben 5.124.289 FIAT 127 tra il 1971 e il 1987. Sono escluse da questo calcolo le 127 prodotte in Sud America con il nome di FIAT 147 per il mercato interno, nonché le Zastava Yugo, prodotte dalla Casa jugoslava su base 127.
La prova di Quattroruote dell'epoca confermava le ottime doti della vettura: l'estetica non dispiace, anche se il frontale risulta fin troppo ricercato, a scapito di un posteriore un pochino "pesante". Quanto a sfruttamento dello spazio la 127 è definita come una delle migliori automobili della sua classe. L'abitabilità è paragonabile a quella della sorella 128, che però è più lunga di 26 cm. La strumentazione è essenziale ma soddisfacente, mentre i sedili potrebbero essere più comodi. L'aspetto più interessante, però, riguarda la dinamica. Nel giugno del 1971 la rivista mette a confronto la 127 con una serie di concorrenti della stessa classe, simili per prezzo e cilindrata: Innocenti Mini Minor MK3, Ford Escort base, Opel Kadett SE 2 porte, Renault 4 Export e Simca 1000 LS. Il verdetto della strada dice che la nuova utilitaria Fiat non ha rivali in quanto a prestazioni: leggera e brillantissima, raggiunge i 143,8 km/h, percorre il chilometro con partenza da fermo in 36,58 secondi.
La 127, dunque, non è stata soltanto un mezzo di trasporto, ma un vero fenomeno sociale e industriale che ha accompagnato le famiglie italiane per quasi due decenni, evolvendosi costantemente per rimanere al passo con i tempi, le normative e le nuove esigenze di mercato, fino a diventare l'icona che oggi appassiona i collezionisti di tutto il mondo.