Nel periodo successivo al secondo dopoguerra, il mercato automobilistico italiano presentava un'offerta limitata di utilitarie, dominata dai modelli Fiat 600 e 500. Le vetture estere importate erano scarsamente competitive a causa degli elevati dazi doganali, imposti a protezione delle industrie nazionali. In questo contesto, la Fiat identificò la necessità di un modello che colmasse il divario tra la piccola 600 e la più grande 1100, portando alla nascita della Fiat 850, nota internamente come progetto 122. Il progetto fu affidato al leggendario progettista piemontese Dante Giacosa e all'ingegnere austriaco Rudolf Hruska, che operarono con l'intento di mantenere l'impostazione generale, il pianale e buona parte della meccanica del modello "850 Berlina", introducendo modifiche entro limiti rigidamente stabiliti per contenere i costi e accelerare il lancio.

Nascita e Design della Coupé
Il Centro Stile Fiat, sotto la guida di Mario Boano, concretizzò una linea sobria ed equilibrata per la 850 Coupé, riuscendo a ottenere un aspetto elegante e sportivo. L'innovazione aerodinamica della forma K fu adottata, mantenendo comunque un abitacolo per quattro persone e un bagagliaio anteriore di sufficiente capienza. Le novità estetiche risultavano numerose e avvertibili, soprattutto nel frontale che presentava un nuovo disegno con fari gemellati: due da 170 mm e due di profondità da 130 mm, incastonati al centro della calandra. Le modifiche più importanti riguardavano la linea di cintura, che si rialzava lievemente in corrispondenza delle ruote posteriori, e il padiglione, che assumeva un'impostazione più slanciata grazie a un diverso raggio di curvatura che addolciva il raccordo con la coda tronca, formando un piccolo accenno di spoiler posteriore e migliorando il coefficiente aerodinamico.
Dal punto di vista estetico, le piccole coupé della SEAT furono principalmente e massicciamente impiegate in gare di rally, sia con equipaggi ufficiali, sia da piloti privati.
Evoluzione della Meccanica
La Fiat 850 Coupé prima serie, sebbene simile meccanicamente alla berlina da cui derivava, presentava numerose e significative migliorie. La buona riuscita della trasformazione meccanica fu il risultato di molte piccole modifiche, a partire dalle masse in movimento, migliorate dall'impianto frenante con dischi Bendix all'anteriore e da pneumatici di maggior diametro. L'impianto frenante era a disco sulle ruote anteriori e a tamburo sulle posteriori, con comando idraulico. I freni erano ottimi, superando i tempi in cui una vettura a motore posteriore era necessariamente instabile. Il piantone di sterzo venne dotato di giunto elastico e l'impianto elettrico fu completamente rifatto e ammodernato.

Grande attenzione fu riservata al propulsore (Tipo 100 GC 000). Il motore, pur disponendo di tre soli supporti di banco e con un comando e una disposizione delle valvole classici, era capace di notevoli "exploits". L'incremento prestazionale fu ottenuto portando la potenza massima dagli originari 42 CV SAE della versione base a 52 CV SAE, con il regime di potenza massima passato da 5.300 a 6.200 giri/minuto. Questo fu realizzato aumentando il rapporto di compressione da 8,8 a 9,3:1, sostituendo l'albero a camme, il carburatore, e adottando un nuovo collettore di scarico. Le valvole erano maggiorate, le camme della distribuzione avevano un profilo più spinto e il carburatore era un Weber 30 DIC con filtro aria specifico e collettore d'aspirazione modificato. Quello di scarico era a quattro tubi singoli, un po' come sulle derivate Abarth, per far respirare meglio il motore. La testata era modificata, come il rapporto al ponte (8/39) e la regolazione delle sospensioni. Il sistema di alimentazione fu migliorato con l'adozione di un nuovo collettore di aspirazione e del carburatore Weber a doppio corpo con dispositivo superalimentatore. L'aumento di diametro delle valvole di aspirazione e scarico, dotate anche di doppia molla di ritorno, e le varianti alle bielle, al profilo di cielo dei pistoni e all'albero di distribuzione, ora comandato da catena a doppia pista, contribuirono a queste performance. Il fuorigiri era sopportato con grande facilità fino a regimi di 8.000 giri/minuto, senza che il motore denunciasse sforzo o vibrazioni. In accelerazione, il motore era straordinariamente pronto a "prendere" i giri e la carburazione non presentava alcun "buco". La 850 Coupé era la tipica vettura che richiedeva un certo uso del cambio, dato che sotto i 3.000 giri il motore "tirava" poco. La coppia massima (6,3 kgm) era ottenuta al regime piuttosto alto di oltre 4.000 giri/minuto. Il cambio, a quattro marce, era completamente sincronizzato, con sincronizzatori molto efficienti, anche se la manovrabilità della leva poteva risultare un po' difficoltosa, con la prima che talvolta stentava a innestarsi e il passaggio da una marcia all’altra che poteva richiedere un certo sforzo.
Interni e Comfort
Anche gli interni furono interessati da alcune modifiche significative. La plancia venne ridisegnata e rivestita in plastica (antiriflettente) al posto della lamiera, aumentando la sensazione e l'effettiva disponibilità di spazio. Comparve un comodo portaoggetti davanti al passeggero anteriore, e il sistema di riscaldamento fu notevolmente migliorato rispetto alla 600, che immetteva nell'abitacolo aria calda maleodorante proveniente dal vano motore; nella 850, l'aria nell'abitacolo proveniva da un radiatore dedicato, garantendo aria pulita.
Gli interni della Coupé differivano dalla berlina con un listello di finto legno che impreziosiva la plancia e strumenti dal gradevole aspetto sportivo. Il contagiri, offerto dalla Casa fra gli accessori extra con un supplemento di 15 mila lire, era consigliabile data la natura del motore. Il volante era a due razze in metallo, di diametro minore rispetto a quello della berlina, rendendolo assai maneggevole. La posizione di guida era sportiva e permetteva di "allungarsi" notevolmente, anche se i pedali erano piccoli e spostati verso destra rispetto alla colonna dello sterzo, rendendo non facile la manovra del "punta e tacco". Lo schienale del sedile anteriore non era regolabile, ma l'inclinazione era quella "giusta". Il pedale della frizione richiedeva uno sforzo minimo.
La strumentazione, di facile lettura, era composta da due grandi indicatori circolari contenenti tachimetro, contachilometri totale e parziale, termometro acqua, segnalatori, livello benzina, contagiri (se richiesto) e la solita serie di spie per dinamo, olio, luci, riserva benzina. Soddisfacente la dotazione di accessori che comprendeva, fra l'altro, tre maniglie di appiglio, un ripiano portaoggetti sotto la plancia, due attaccapanni e due tasche portadocumenti. Il grado di rifinitura era complessivamente buono, soprattutto considerando il limitato prezzo della vettura. I sedili erano accuratamente rifiniti in una finta pelle di buona qualità. Riguardo alla capienza di questo piccolo coupé, l'abitacolo era molto spazioso in rapporto alle contenute dimensioni, comunque assai più ampio e comodo di moltissime vetture di questo genere anche di categoria superiore.
Commercializzazione e Successo
La 850 Coupé fu posta in vendita nel marzo 1965, al prezzo di L. 950.000 franco concessionario, nei colori di carrozzeria bianco, beige, grigio acciaio, azzurro, blu medio, rosso e nero. Proposta in un unico allestimento, poteva essere impreziosita, a richiesta, con il contagiri (L. 15.000), l'antifurto bloccasterzo (L. 4.500) e gli pneumatici con fascia bianca.
La risposta commerciale superò le aspettative e la FIAT dispose il raddoppio della produzione, da 100 esemplari giornalieri inizialmente previsti a 200. Oltre al distintivo aspetto estetico, il gradimento del pubblico era dovuto alla rispondenza della vettura alle esigenze di una vasta gamma di potenziali acquirenti, anche grazie all'economia di esercizio, al prezzo d'acquisto ragionevole e alle notevoli prestazioni. Infatti, con i suoi oltre 135 km/h di velocità massima dichiarati (139/140 effettivi), la piccola "850 Coupé" era in grado di tenere testa a vetture di cilindrata e costo ben superiori. Il modello fu molto apprezzato anche dalla clientela femminile per la sua linea elegante e per la manovrabilità, oltre che da personaggi famosi come la Principessa Alexandra di Kent, il cui acquisto nel 1967 causò malumori e proteste da parte della potente associazione costruttori e commercianti di automobili inglese SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders). Persino Enzo Ferrari, nella seconda metà degli anni sessanta, ne volle una quale auto personale per sostituire la sua "Mini".
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Versioni e Derivati Speciali
Nel 1968, la più piccola sportiva di casa Fiat fu ristilizzata; il nome ufficiale divenne 850 Sport Coupé e la modifica più appariscente fu l'adozione dei gruppi ottici doppi sia anteriormente sia posteriormente. La forma del vetro laterale posteriore era più allungata e i paraurti guadagnavano i rostri gommati. Nel 1971 ci furono le ultime modifiche, principalmente i fari di diametro uguale, forse meno gradevoli dei precedenti. La 850 Sport Coupé rinnovò il successo ottenuto dalla precedente "850 Coupé", realizzando circa 200.000 esemplari venduti.
A partire dal 1967 il modello "850 Coupé" venne costruito su licenza dalla SEAT, all'epoca consociata spagnola della FIAT, con la denominazione SEAT 850 Coupé, ottenendo l'identico successo di vendite. La nuova versione SEAT 850 Sport Coupé entrò in produzione nel dicembre 1969, rimanendovi fino al 1972. Già nell'anno di prima commercializzazione, l'equipaggio Sutil-Morán vinse il Rally di Oviedo del 1967, inaugurando una lunga serie di gare nazionali e internazionali in cui la vettura mise in mostra le sue doti di agilità, robustezza e potenza.
Le Elaborazioni Abarth
Nel "delirio della potenza", alla Mostra di vetture da competizione, inaugurata nel Museo Biscaretti il 25 febbraio 1966, la Abarth presentò la versione "Coupé 2000 OT" dalle prestazioni "mostruose". L'intento di Carlo Abarth era di realizzare una vettura economicamente abbordabile, ma decisamente competitiva per i piloti privati che si cimentavano nei rally internazionali. Rinforzata nella scocca, con nuovi freni e sospensioni, la minuscola "850 Coupé" in versione "2000 OT" era stata dotata del propulsore quadricilindrico bialbero da due litri della "Sport Prototipo" che, pur depotenziato a "soli" 185 CV (DIN), spingeva la vettura a oltre 240 km/h. Forti perplessità vennero sollevate dalla direzione FIAT, in merito alla fornitura delle 500 scocche necessarie per validare la "2000 OT" nella categoria "Turismo". L'ufficio commerciale della casa torinese temeva che alcune delle vetture messe in libera vendita e immatricolate per la normale circolazione, potessero finire in mano a guidatori inesperti non in grado di controllare l'enorme potenza del veicolo, con un prevedibile detrimento dell'immagine aziendale in caso di incidenti.
La soluzione della diatriba venne affidata al giudizio del presidente FIAT Gianni Agnelli che, dopo aver provato in circuito la "2000 OT", ne lodò le straordinarie prestazioni, ma convenne con la fondatezza dei timori espressi dalla direzione FIAT e il prototipo non venne messo in produzione. Per consolare Carlo Abarth della delusione patita, la FIAT concesse l'utilizzo e l'elaborazione del nuovo motore realizzato per il modello "124", con limite di potenza fissato a 75 CV. Nacque così la "Coupé 1300 OT", ultima variazione Abarth sul tema "850 Coupé", presentata al Salone di Torino nel novembre 1966. La casa dello Scorpione aveva già presentato le prime elaborazioni, siglate OT 850/oltre 130 ed OT 850/oltre 150, appena due mesi dopo il lancio del modello di serie. Al Salone di Torino 1964 fu il turno della OT 1000 con motore da un litro, mentre al Salone di Torino 1966 fu presentata una versione di 1300 cm³ (modello OT 1300/124, con motore di origine Fiat 124 e carrozzeria della Coupé).
Produzione Esterna e Curiosità
Al di fuori della produzione seguita direttamente dalla casa torinese, diverse sono state le interpretazioni da parte di carrozzieri esterni. Degna di nota è la SIATA 850 Spring, vetturetta spider ispirata alle auto anni trenta scoperte. La casa spagnola SEAT produsse su licenza la SEAT 850, sia nella versione identica alla Fiat 850, in cui furono caratteristiche, negli ultimi esemplari, le prese d'aria supplementari per l'abitacolo, sia nella versione "D", tre volumi a quattro porte con passo allungato, ispirata alla Lucciola di Francis Lombardi; anche altri stabilimenti europei come quello in Bulgaria misero in produzione lo stesso modello per alcuni anni.

Una curiosità legata alla Fiat 850 è la sua apparizione in un fumetto Disney. Pubblicata in dieci episodi sul settimanale Topolino libretto, dal n. 455 al 464, la storia vede Paperino, insieme ai nipotini e su ordine di zio Paperone, al volante di una rossa Fiat 850 che servirà per portare a Tokyo, in occasione delle Olimpiadi, un super-super gas che dovrà alimentare la fiaccola olimpica. Il viaggio, che si snoda attraverso America, Lapponia, Europa ed Africa, è però irto di insidie preparate da Maga Magò (intenzionata ad impadronirsi del gas) con l'aiuto della Banda Bassotti. Fortunatamente la presenza di Mago Merlino (presente, insieme alla malvagia Maga, per pubblicizzare il film La spada nella roccia) toglie i paperi (e, chiaramente, anche la fida 850) da ogni tipo d'impaccio e pericolo. La storia fu disegnata da Giovan Battista Carpi e ha visto due ristampe su Disney anni d'oro n. 23 (2012) ed I migliori anni Disney n. 5: 1964 (2015), e una traduzione in Svedese nel n. 1 2 1964.
La Fiat 850 Coupé oggi
La Fiat 850, prodotta tra il 1964 e il 1971 in oltre due milioni e duecentomila esemplari, nacque per riempire il vuoto tra la 600 e la 1100. Dopo decenni nascosti sotto i riflettori di 500 e 600, la 850 offre un'esperienza di guida più moderna e al passo con il traffico attuale, ma ad un prezzo decisamente inferiore a quello delle più amate sorelline. Se, infatti, ormai trovare una FIAT 600 in buone condizioni sotto i 3.500 euro è un'impresa importante, i prezzi di FIAT 850 sono ancora piuttosto ridotti. La 850 oggi si propone come una piccola con prestazioni al passo con il traffico moderno e capace di essere la perfetta prima auto storica, con costi di acquisto e manutenzione contenuti e un’usabilità maggiore rispetto ad altre piccole coeve.
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Le Fiat 850 Coupé prima serie, con la loro combinazione di design elegante e prestazioni vivaci, continuano a essere oggetti di desiderio per collezionisti e appassionati. Molti esemplari sono stati conservati o restaurati e sono disponibili sul mercato dell'usato. Le condizioni variano ampiamente, così come i prezzi. Ad esempio, è possibile trovare vetture con diverse storie e chilometraggi: da un esemplare del marzo 1966 con 37.000 km, benzina, 36 kW (49 CV), a uno del gennaio 1968 con 96.000 km, sempre benzina e 36 kW (49 CV). Alcuni esemplari, come quello del luglio 1965 con 63.000 km, benzina e 35 kW (48 CV), o quello del gennaio 1965 con soli 8.000 km, benzina e 37 kW (50 CV), mostrano la varietà di disponibilità. Occasionalmente si trovano vetture con potenze e chilometraggi molto diversi, come un esemplare del settembre 1968 con 76.000 km e 12 kW (16 CV), o uno del luglio 1966 con 50.078 km e 26 kW (35 CV), il che potrebbe indicare modifiche o versioni particolari. Questi dati mostrano l'importanza di un'attenta valutazione al momento dell'acquisto, tenendo conto delle specifiche tecniche e della storia di ogni singolo veicolo.