La storia dell’automobilismo italiano è costellata di vetture leggendarie, ma poche possono vantare l’aura di esclusività e la singolarità tecnica della Fiat 8V. Recentemente, un esemplare del 1953, una rarissima 8V Berlinetta Zagato, è stato venduto all’asta da RM Sotheby’s a Monterey, in California, per la cifra record di 2,6 milioni di euro (circa 2,9 milioni di dollari). Questo evento ha sancito un primato assoluto, rendendola la vettura della Casa torinese più costosa mai battuta all'asta, confermando come, anche per marchi generalisti, esistano eccezioni capaci di trasformarsi in autentici investimenti artistici e storici.

Genesi di un’icona: il progetto "Ottovù"
La nascita della Fiat 8V non è il frutto di una normale evoluzione di gamma, bensì un episodio unico e, per certi versi, fortuito. Nel 1947, il presidente della Fiat Vittorio Valletta convocò Dante Giacosa per incaricarlo di realizzare un'automobile adatta al mercato statunitense; un'iniziativa commerciale-politica concordata con il Presidente del Consiglio De Gasperi, quale simbolico ringraziamento per il promesso Piano Marshall. Ipotizzando una berlina con motore di sei cilindri a V, Valletta specificò che la nuova vettura doveva "piacere agli americani". La risposta di Giacosa - "Forse dovremmo costruirla in America" - nacque dalla consapevolezza di doversi impegnare nella costruzione di una vettura con caratteristiche tecnologiche diverse da quelle europee.
Per cercare di ridurre lo sforzo tecnologico, propose quindi di aumentare il numero dei cilindri a otto, in modo da evitare le ben note difficoltà di equilibratura di un motore a sei cilindri. Inoltre, un tale frazionamento avrebbe consentito di riutilizzare o sperimentare componenti dei modelli di grande produzione. Nonostante Giacosa considerasse inopportuno distrarre le poche forze tecniche, nel 1950 la direzione commerciale della Fiat decise di produrre una berlinetta allo scopo di rilanciare l'immagine sportiva del marchio.
La tecnica raffinata: un cuore sportivo
La FIAT 8V si distingue per la combinazione di telaio tubolare leggero, sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote e il motore V8 di 1996 cc. Il propulsore, noto come Tipo 104, è un gioiello di ingegneria: un otto cilindri a V di 70° che, nella sua configurazione standard, erogava 105 CV, capaci di spingere la vettura ben oltre i 190 km/h. Tuttavia, l’esemplare venduto a Monterey rappresenta un unicum tecnico: è dotato del motore da competizione Tipo 104.004, che grazie a modifiche specifiche e due carburatori quadricorpo Weber, raggiunge una potenza di 127 CV.
Le sospensioni a quattro ruote indipendenti rappresentavano una vera prerogativa per l’epoca, una soluzione tecnica d’avanguardia che garantiva tenuta di strada e comfort di marcia superiori alla maggior parte delle concorrenti coeve. Il telaio, realizzato inizialmente in collaborazione con la SIATA, offriva una base rigida e versatile, ideale per essere "vestita" dai più grandi maestri carrozzieri dell'epoca.

L’arte della Carrozzeria: il tocco di Zagato
Se la meccanica era una base eccellente, fu l'estro dei carrozzieri a elevare la 8V al rango di opera d'arte. Tra il 1952 e il 1954, furono prodotti in totale 154 esemplari, molti dei quali affidati a nomi leggendari come Pininfarina, Ghia, Bertone e Vignale. Tuttavia, un capitolo a sé meritano le creazioni di Zagato. In seguito all'improvvisa chiusura della produzione da parte di Fiat, Zagato si offrì di rilevare le 25 vetture rimaste invendute, che gli furono concesse a prezzo di liquidazione.
Zagato non si limitò a vestire i telai: con poche modifiche alla carrozzeria e accorgimenti per aumentare la potenza, realizzò la "8V Elaborata Zagato". Questi esemplari sono celebri per il tetto a "doppia bolla", un tratto distintivo che univa aerodinamica e stile. La vettura venduta in California, numero di telaio 106.000026, è uno dei soli otto esemplari a sfoggiare questa iconica conformazione del tetto, rendendola un pezzo di storia del design automobilistico del ventesimo secolo.
Competizioni e gloria sportiva
La "8V Elaborata Zagato" non fu solo un esercizio di stile, ma una vera dominatrice delle piste. La vettura mieté una numerosa serie di allori, tra i quali spiccano cinque campionati nazionali di velocità consecutivi (1954-1958) per vetture 2000 GT. Memorabile fu la vittoria conseguita all'AVUS, nel Gran Premio di Berlino del 1955, dove la "8V" pilotata da Elio Zagato riuscì nell'insperata impresa di battere la Porsche sulla pista di casa, stabilendo anche il miglior giro della gara a oltre 173 km/h di media.
FIAT 8V spyder Zagato, the car that lived four times.
Il valore di questo specifico esemplare, oltre alla rarità intrinseca, è dato dal suo curriculum sportivo e dai prestigiosi riconoscimenti ottenuti in concorsi d'eleganza internazionali come Villa d'Este e Pebble Beach. A differenza delle vetture prodotte in serie, ogni Fiat 8V è, di fatto, un pezzo unico, testimonianza di un'epoca in cui la Casa torinese osò guardare oltre i propri confini produttivi per misurarsi con il mondo delle Gran Turismo di alta gamma.
La conservazione di questi gioielli richiede oggi competenze specifiche. La disponibilità di ricambi per il motore V8 e la complessità dei componenti del telaio rendono necessaria una conoscenza approfondita del modello. Tuttavia, per il collezionista moderno, possedere una 8V non significa solo detenere un asset di valore, ma custodire un capitolo fondamentale della storia automobilistica italiana, un esperimento di design e tecnica che, nato "per caso", si è trasformato in una leggenda intramontabile.