Mirafiori: Tra Crisi Produttiva e Speranze di Rilancio, un Polo Industriale in Bilico

Lo storico stabilimento di Mirafiori, cuore pulsante dell'industria automobilistica torinese e italiana, si trova da tempo al centro di una complessa e preoccupante situazione. Le continue sospensioni dell'attività produttiva, l'utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali e la flessione dei volumi di produzione disegnano un quadro di profonda incertezza per i lavoratori e per l'intero indotto. Nonostante le promesse di trasformazione in un polo di innovazione e le prospettive legate a nuovi modelli, la realtà attuale è fatta di fermate prolungate e di un futuro che appare sempre più precario.

Fabbrica Stellantis Mirafiori

Le Continue Sospensioni Produttive: Un Ciclo di Incertezza

La direzione aziendale della Carrozzeria di Mirafiori ha comunicato ai sindacati che l'attività produttiva sarà sospesa per tutto il mese di maggio 2024. Questa decisione, che comporta la chiusura totale dello stabilimento, si aggiunge a una lunga serie di interruzioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni. I sindacati, attraverso le voci di Edi Lazzi, segretario generale della Fiom Cgil di Torino, e Gianni Mannori, responsabile di Mirafiori per la Fiom Cgil, esprimono forte preoccupazione, definendo questa fermata "l'ennesimo schiaffone dato alle lavoratrici, ai lavoratori e alla città di Torino in generale che vedrà peggiorare la situazione economica con le inevitabili ricadute sull’indotto".

La motivazione addotta dall'azienda è il calo degli ordini e la mancanza di nuovi incentivi. Questo stallo strategico sul futuro del polo automobilistico torinese è fonte di grande apprensione per i sindacati, le istituzioni locali e le associazioni datoriali, che chiedono con forza un rilancio industriale. La speranza è che l'assegnazione di un secondo modello, accanto alla Fiat 500 Bev che fatica a mantenere i volumi produttivi richiesti, possa invertire la rotta.

Le cifre parlano chiaro: se nel complesso, durante il primo trimestre dell'anno, la produzione negli stabilimenti Stellantis in Italia è calata di quasi il 10%, a Mirafiori i volumi si sono addirittura dimezzati. Si contano 12.680 unità prodotte, con la prospettiva di rimanere sotto la soglia delle 50.000 unità nel corso del 2024. A contribuire a questo drastico calo è stata la fine della produzione della Maserati Levante, ma soprattutto la flessione del mercato sui modelli elettrici e sulla Fiat 500 Bev. La Fiom ribadisce la necessità di una diversificazione di modelli e gamme, in modo tale che, se uno non funziona, sia compensato da un altro che va meglio.

L'azienda Stellantis ha deciso di prolungare l'interruzione della produzione presso lo stabilimento torinese di Mirafiori anche per tutto il mese di Novembre. La riapertura delle linee, inizialmente prevista per il 14 ottobre, è stata posticipata al primo giorno del mese successivo. La produzione della 500e nell'impianto torinese di Mirafiori non ha ripreso nemmeno a ottobre, con un ulteriore rinvio della riapertura delle linee, inizialmente previste per il 14 ottobre, spostate nuovamente a inizio novembre. Questo ennesimo rinvio, che da inizio anno tiene bloccate le linee di produzione Fiat nello storico impianto torinese, è una testimonianza della precarietà della situazione.

La ragione principale dietro a questi stop ripetuti di Mirafiori è la vocazione quasi totalmente elettrica dell'impianto. Le linee torinesi avrebbero dovuto coprire la domanda di utilitarie elettriche, producendo i modelli di 500e, tra le prime vetture a batteria Fiat a riscuotere successo. Tuttavia, "Persiste la mancanza di ordini legata all’andamento del mercato elettrico in Europa che è profondamente in difficoltà, nonostante la 500e nei primi 8 mesi dell’anno rappresenti il 40% delle vendite nel segmento Ev delle city car (Segmento A) in Europa", ha spiegato Stellantis in un comunicato.

Grafico calo produzione auto elettriche Europa

Le Ragioni della Crisi: Mercato Elettrico, Mancanza di Ordini e Strategie Aziendali

La persistente situazione di incertezza nelle vendite di vetture elettriche in svariati mercati europei, che rappresentano il 97% della produzione di Mirafiori, è uno dei fattori chiave dietro le continue chiusure. A ciò si aggiunge la debolezza del mercato delle vetture del settore del lusso in alcuni paesi extraeuropei come Cina e Stati Uniti. La comunicazione di Stellantis alle organizzazioni sindacali evidenzia come "Il segmento city car Bev in Europa nei primi 10 mesi dell’anno si è ridotto del 54% rispetto allo stesso periodo del 2023 e, allo stesso tempo in Italia, il mix Bev è su livelli molto bassi intorno al 4%". Questa situazione rende insufficiente il mantenimento di una continuità produttiva.

La scelta di produrre la nuova 500 ibrida a Mirafiori, prevista per novembre 2025, viene indicata da Stellantis come "coerente con la responsabilità sociale del brand". La speranza è che questo nuovo modello possa rilanciare la produzione nello stabilimento e rafforzare la competitività del marchio in un segmento di mercato, quello delle vetture ibride, dove la domanda è ancora elevata. Il modello ibrido della Fiat 500, che entrerà in produzione nel novembre 2025, dovrà essere offerto a un prezzo inferiore a 20.000 euro, rendendolo una scelta più accessibile per un'ampia gamma di clienti.

Tuttavia, i sindacati esprimono scetticismo. La Fiom, attraverso le parole di Edi Lazzi e Gianni Mannori, afferma: "Come avevamo preventivato, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali continua in modo esponenziale. Siamo di fronte ad un altro lunghissimo stop produttivo della durata di un’intero mese, che pensiamo possa essere anche ulteriormente prolungato successivamente con il 2025 che si prospetta come un altro anno terribile e sarà il diciottesimo anno consecutivo in cui sono utilizzati gli ammortizzatori sociali". Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, definisce la situazione "ormai drammatica" e critica il Governo per aver tagliato le risorse al fondo automotive, chiedendo all'Europa di dotarsi di un fondo per la transizione dell'auto, mentre Stellantis continua a non dare garanzie produttive e occupazionali.

La Fim-Cisl, tramite Rocco Cutrì e Igor Albera, definisce "molto negativo l’approccio dell’azienda che, valutata la scarsa consistenza delle commesse sui tre modelli prodotti, matura la decisione di chiudere i battenti per via della bassa redditività del prodotto. I pochi ordini presenti a portafoglio vengono pertanto rinviati al nuovo anno, la decisione colpisce direttamente lavoratrici e lavoratori che avrebbero potuto contare su qualche giornata in più di retribuzione piena. Termina così l’annus horribilis dello stabilimento torinese che chiuderà al suo minimo storico."

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Le Implicazioni Economiche e Sociali: L'Indotto e la Città di Torino

La crisi di Mirafiori non si limita all'impianto stesso, ma ha profonde ripercussioni sull'intera città di Torino e sul suo indotto. Storicamente, quando Mirafiori rallenta, Torino e il suo tessuto economico ne risentono pesantemente. La decrescita dei volumi produttivi va di pari passo con un crollo strutturale degli operai, alle prese negli anni con "uscite volontarie", riduzione strutturale degli organici e contratti di solidarietà. Il sistema Fiat, nei decenni, ha esternalizzato quasi tutti i processi di produzione a fornitori esterni, lasciando nella fabbrica soltanto assemblaggio e carrozzeria. Questo ha creato un indotto molto florido attorno allo stabilimento, ma, da quando è iniziata la crisi, queste aziende sono state costrette a chiudere, aggravando ulteriormente la situazione occupazionale.

Mirafiori vive tra micro-aggiustamenti continui che tengono la fabbrica perennemente sospesa tra rilancio e precarietà, con un quadro occupazionale a rischio e il pericolo di una "vetrinizzazione", ovvero una riduzione delle attività produttive a favore di quelle più legate alla ricerca e sviluppo o a funzioni amministrative, che non garantiscono gli stessi livelli occupazionali.

Di fronte a questa situazione, i sindacati chiedono un intervento deciso da parte delle istituzioni. La Fiom, in particolare, sollecita un tavolo a Palazzo Chigi, con un appello diretto alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Il settore automotive rischia di sparire nel nostro Paese. Non ci fermeremo e proseguiremo fino ad auto-convocarci a Palazzo Chigi", dichiarano.

Mappa della città di Torino con evidenziato il complesso industriale di Mirafiori

La Trasformazione di Mirafiori: Un Polo di Innovazione tra Speranze e Realtà

Stellantis, dal canto suo, afferma di "lavorare con determinazione per garantire la continuità di tutti i suoi impianti e delle sue attività". Il complesso di Mirafiori è descritto come un luogo in "importante trasformazione, con l’obiettivo di renderlo un vero e proprio polo di innovazione e sviluppo a livello globale, scelta cruciale per vincere la sfida della transizione verso la mobilità sostenibile a cui siamo chiamati".

L'azienda continua a mettere in atto tutti gli strumenti offerti dalla normativa vigente, con l'obiettivo di ridurre il più possibile l'impatto della transizione sul fabbisogno di manodopera, assicurando anche per il prossimo anno il fondo per la cassa integrazione.

Tuttavia, le azioni concrete sembrano spesso non corrispondere alle ambizioni dichiarate. Nonostante le promesse di rilancio e l'arrivo di nuovi modelli, la produzione a singhiozzo e l'uso continuativo degli ammortizzatori sociali creano un clima di sfiducia. La presentazione della Nuova Panda Fiat, celebrata a Torino l'11 luglio, avviene in un contesto in cui, solo quattro giorni dopo, lo stabilimento potrebbe chiudere i battenti per circa sette settimane. La nuova vettura elettrica, prodotta in Serbia, non rappresenta una soluzione immediata per la crisi occupazionale di Mirafiori.

La speranza risiede nell'arrivo della Fiat 500 ibrida, prevista per la fine del 2025, che ha un potenziale produttivo di 150.000 vetture all'anno. Tuttavia, il percorso verso questo futuro è tutt'altro che sereno. I sindacati temono che la fase di transizione, fino all'arrivo di questo nuovo modello, possa rivelarsi più complessa del previsto, con gli operai impiegati nella linea di Maserati già in "solidarietà" fino al 31 dicembre e il timore che gli ammortizzatori sociali possano essere estesi anche agli addetti della 500 elettrica.

La situazione di Mirafiori è emblematica delle sfide che l'intero settore automobilistico sta affrontando a livello globale. La transizione verso la mobilità elettrica, unita a fattori come l'aumento dei prezzi delle materie prime post-lockdown e una clientela più povera, sta creando una "tempesta perfetta". Molti costruttori stanno reagendo attraverso partnership e fusioni per abbattere i costi di sviluppo e produzione di nuove tecnologie. La risposta del pubblico, tuttavia, è stata tiepida in diversi Paesi, Italia inclusa. La crisi non risparmia nessuno, e Stellantis, pur essendo un colosso, non è immune da queste difficoltà.

La cronaca quotidiana di Mirafiori è fatta di annunci di chiusure, di cassa integrazione prolungata e di attesa per nuovi modelli che tardano ad arrivare o che non garantiscono volumi sufficienti a sostenere l'occupazione. La vertenza di Mirafiori è diventata un simbolo della fragilità industriale del Paese e della necessità di una strategia industriale chiara e condivisa per affrontare la transizione ecologica e garantire un futuro occupazionale ai lavoratori.

Simbolo Fiat con sfondo fabbrica Stellantis

La Crisi Stellantis e il Futuro dell'Automotive Italiano

La crisi di Stellantis è arrivata fino ai suoi vertici. Il Financial Times ha riportato che il consiglio di amministrazione potrebbe non rinnovare il contratto all'attuale amministratore delegato Carlos Tavares. Le opposizioni politiche hanno ottenuto che il CEO riferisca in Parlamento in un'audizione sul futuro di Stellantis in Italia, un passo considerato "finalmente" dopo una lunga battaglia. Tuttavia, i sindacati hanno criticato il tempismo dell'audizione, avvenuta in una settimana di mobilitazione dei lavoratori, auspicando che fosse stata fissata prima.

Jean-Philippe Imparato, responsabile di Stellantis per l’Enlarged Europe, ha incontrato il ministro Urso per fare il punto sul futuro dell’industria dell’auto in Italia. In passato, il Governo e l'Azienda si sono spesso punzecchiate, ma l'addio di Tavares potrebbe portare a una svolta nel dialogo tra Stellantis e le istituzioni. Nel frattempo, il ministro Urso ha attaccato l'Europa, chiedendo una politica più morbida nei confronti dei motori termici per non aggravare una crisi che potrebbe avere effetti devastanti sull'UE.

Un altro esempio della crisi che colpisce il gruppo è la chiusura dello stabilimento di Luton, in Inghilterra, dove si producono furgoni Vauxhall a benzina e diesel e sono occupate circa 1.100 persone. Questa chiusura rientra in un "piano di consolidamento" delle sue fabbriche nel Regno Unito, con l'intenzione di investire nell'altro stabilimento di Ellesmere Port.

La situazione a Mirafiori, con la produzione a singhiozzo e l'uso massiccio di ammortizzatori sociali, è drammatica. Il 2025 si prospetta come un altro anno difficile, segnando il diciottesimo anno consecutivo di utilizzo di questi strumenti. La speranza di un rilancio concreto, che vada oltre le dichiarazioni di intenti e che garantisca stabilità occupazionale e produttiva, è più che mai necessaria per il futuro di Mirafiori e dell'industria automobilistica italiana.

Simbolo Stellantis

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