La FIAT, un nome che evoca storia e innovazione nell'industria automobilistica italiana, ha indubbiamente il merito di aver realizzato progetti di grande successo, rendendosi protagonista assoluta della motorizzazione del paese. Tuttavia, nel corso della sua lunga storia, la casa di Torino ha anche prodotto un certo numero di veicoli che, per il loro design, non sono rimasti impressi nella memoria dei clienti per il loro look non certo affascinante. Questo articolo si propone di esplorare alcune delle Fiat meno apprezzate dal punto di vista estetico, offrendo uno sguardo approfondito su modelli che hanno suscitato dibattiti e, talvolta, ironia.
La FIAT di una volta era cosa ben diversa da quella attuale, che ha deciso di puntare sui SUV e su una gamma che non convince proprio tutti. In un'epoca ormai superata, la casa automobilistica ha osato sperimentare forme e concetti, alcuni dei quali si sono rivelati polarizzanti. Analizzeremo in dettaglio tre auto che, più di altre, fecero scalpore per la bruttezza del loro design: la Fiat Duna, la Fiat Multipla e la Fiat Palio/Siena. A queste si aggiungeranno considerazioni su altri modelli che, pur non essendo esclusivamente Fiat, hanno un legame con la storia del marchio e si sono distinti per un'estetica discutibile.

Fiat Duna: L'Estetica Controvertibile Progettata per il Sudamerica
Non si può che partire dalla Fiat Duna quando si parla delle auto meno affascinanti prodotte dalla casa torinese. Molti la considerano una delle auto più brutte della storia, e le sue linee, in generale, non riuscirono a convincere la clientela europea. La Duna di Fiat è per molti la peggiore autovettura esistita per la sua estetica tutto tranne che accattivante. Disegnata da Giorgetto Giugiaro per il Centro Stile Fiat di Torino, fu prodotta da Fiat Automóveis S.A. nello stabilimento di Betim (Brasile) e da Sevel S.A. a El Palomar (Argentina). Fa parte, insieme alla Fiat Uno dalla quale deriva, del progetto FIAT 146.

Era stata progettata per il Sudamerica, dove ebbe un discreto successo commerciale, ma a cavallo tra gli anni '80 e '90 farà "breccia" anche sulle strade italiane, dove il suo design squadrato e poco armonioso la rese un vero e proprio flop. Fu prodotta tra il 1987 e il 1991, con l'intento di sostituire la Fiat 128. L'idea alla base sembra quasi un esperimento di Art Attack: prendere una Fiat Uno e, con un po' di "nastro adesivo, colla vinilica, sputo e magia nera", attaccarci un "bel deretano metallico". Fu così che queste "eccelse menti, esperte di design e qualità quanto lo è la Ferrari nella costruzione di furgoncini dei gelati", il 23 gennaio 1987, commercializzarono questa "cosa".
La versione che ebbe più successo fu la Weekend, ovvero quella in grado di ospitare "i numerosi cadaveri di quei poveri soggetti colti da infarto dopo averne vista o peggio, guidata, una". L'antifurto non era previsto, tanto che "neanche un cieco avrebbe osato rubarla". La cosa peggiore è che questa Duna fu assidua vittima di interventi da parte dei "tunningari", ma "potevano chiamarla con tutti i nomi possibili e declinarla in millemila versioni, in qualunque caso rimaneva comunque un assoluto roito ambulante". Le sue linee non riuscirono a convincere i clienti europei, e la vettura è ancora oggi oggetto di dibattiti riguardo alla sua estetica non convenzionale.
I grandi flop della storia dell'auto : FIAT Duna
Fiat Multipla: La Monovolume Rivoluzionaria e Divisiva
Parlando di design e bellezza delle linee, la Fiat Multipla in mostra (ANSA) - Reportmotori.it è un capitolo a sé. Non ce ne vogliano da Torino, ma sarebbe impossibile non narrare la "bruttezza estetica di un'auto che è stata la rivoluzione". Da molti è stata largamente apprezzata per la sua funzionalità e spaziosità, ma altri non le hanno perdonato il design a due piani che ha reso le sue forme poco graziose. La Multipla è una monovolume compatta innovativa prodotta dalla casa automobilistica italiana dal 1998 al 2010. È stata una vera e propria "stanza su ruote", ideale per viaggiare con molte persone a bordo, con tanto di bagagli al seguito.

Questa vettura consente di adattare il numero di posti a quelli dei passeggeri, grazie alle 6 poltroncine (3 davanti e 3 dietro) di cui 4 sono ribaltabili ed asportabili. Il bagagliaio è di ben 430 litri e la carrozzeria misura meno di 4 metri di lunghezza. Il pianale può ospitare i componenti per le versioni BiFuel e il pavimento interno è completamente piatto, offrendo così una praticità incredibile. Fin qui va tutto bene. Poi "apri gli occhi e la vedi". Il merito di questa "oscenità" è attribuito al signor Roberto Giolito, che "evidentemente aveva una fissazione incontrollabile per il seno femminile", decidendo di fare una "mastoplastica additiva ad una monovolume". Il signor Giolito afferma: "è vero, c’è chi non l’ha mai amata, ma resta un’auto che ha lasciato il segno". Certamente, "praticamente è un pugno in un occhio ogni volta che la incontri".
La praticità della Fiat Multipla, tuttavia, non è mai stata messa in discussione, e sul fronte delle vendite fu un successo, specialmente considerando il suo segmento. Si tratta anche di un prodotto di automotive design che ha ricevuto una certa visibilità internazionale: nel 1999 il Museum of Modern Art di New York ha inserito la vettura nella sua mostra Different Roads come uno degli esempi delle nuove tendenze della motorizzazione di massa. Questo riconoscimento testimonia come, nonostante le critiche estetiche, la Multipla fosse un'auto avanguardistica dal punto di vista funzionale e della modularità degli spazi.

Il problema, però, non si fermava al design esterno. "Poteva un'auto concepita per trasportare passeggeri avere interni degni di questo nome? NO, se è costruita dalla Fiat." Secondo alcuni, l'aspetto della plancia poteva sembrare quello "DOPO il crash test". Eppure, c'è del genio in tutto questo. Due enormi portaoggetti con coperchio sopra la plancia, perfetti per "stivare armi da contrabbandare illegalmente". La strumentazione, il climatizzatore e il cambio sono orientati verso il malcapitato guidatore, così che possa tenere tutto sotto controllo, mentre le bocchette dell'aria condizionata e la radio sono orientate verso il passeggero, che può così divertirsi e intrattenersi durante un lungo viaggio. C'è persino un portaoggetti richiudibile sotto la radio e un capiente portabibite. Il problema è che sembrano (anzi, conoscendo la politica Fiat, "SONO") pezzi presi da altre autovetture incollati insieme con colla e sputo. "Non c'è un minimo di armonia tra una componente e l'altra, e la qualità delle plastiche è a livelli di minimo storico."
I grandi flop della storia dell'auto : FIAT Duna
Fiat Palio/Siena: L'Anonimato del Design Globale e la Qualità Costruttiva
Erede della sfortunata Duna, la Fiat Palio, uscita nel 1996, avrebbe dovuto risollevare l'immagine della Fiat nel mondo. Fu infatti concepita come "world car", essendo venduta anche nei paesi in via di sviluppo come America Latina, Cina, Asia e Africa. La Palio e la sua variante berlina, la Siena, vennero criticate largamente per il loro design, definito da alcuni "anonimo", quasi come "la personalità di un sasso durante l'erosione". Nonostante i tentativi di restyling, come quello del 2001, "non migliorò certo la situazione".
Gli interni erano di una "tristezza infinita", facendo "venire voglia di scendere e andare a piedi". La qualità costruttiva, "ovviamente, era quella tipica della Fiat di quegli anni: plastiche dure come il marmo, assemblaggi che probabilmente sarebbero stati migliori se fatti da un cieco, scricchiolii che facevano da sottofondo al rombo di motori pigri e insoddisfacenti." Anche gli interni, realizzati con plastica dura, non fecero la felicità dei clienti, e gli assemblaggi "troppo economici e gli scricchiolii" completarono un quadro non certo esaltante. In Brasile, nel 2005, ebbero il coraggio di commercializzare la versione 1.8R, dotata di un motore 1.8 benzina/alcool (si diceva che "bisognava essere ubriachi per pensare di comprarne una") che sprigionava una potenza di 115 CV, permettendole di coprire lo 0-100 km/h in 9,2 secondi.
Fiat Ritmo: Il Ritmo del Design Sbagliato
La Fiat Ritmo è un altro esempio di design che ha suscitato perplessità. L'uomo "da incolpare è il Signor Giampaolo Boano". Questa "meraviglia" di auto rimase in produzione dal 1978 al 1988, quando venne finalmente sostituita dalla Fiat Tipo. La meccanica era la stessa della 128 (si sa che in Fiat "piace riciclare tutto il possibile"), mentre gli interni erano costituiti da un "monoblocco in plastica granitica", da dove spuntava un "enorme volante a due razze", tramite il quale si direzionava (o almeno, si poteva fare un tentativo) questo "ammasso di lamiera deforme", spinta da motori con potenze comprese tra i 60 e i 75 CV, dotati di un cambio a 4 o 5 marce. Era addirittura acquistabile un cambio automatico a 3 marce, "con somma gioia di…. NESSUNO." Gli interni furono criticati "per le numerosissime pecche nell'assemblaggio e la scarsa qualità delle plastiche utilizzate". Una curiosità sul nome: nel mercato inglese (sì, "hanno avuto il coraggio di esportarla") il nome fu cambiato in Strada. Il nome Ritmo, infatti, richiamava troppo la parola Rhythm, che in inglese indicava "quel periodo del mese in cui le donne diventano irascibili, acide e intrattabili, mangiano come ippopotami".

La Fiat Ritmo è stata erede della Fiat 128 e doveva diventare una vettura a due volumi, con un'abitabilità per 5 persone, interni funzionali e un design esterno facilmente riconoscibile. E, come già detto, "BEH. CHE DIRE. Sicuramente è facilmente riconoscibile dai sintomi che provoca: infatti ogni passante quando la vede è colpito da un fortissimo malessere fisico, mentale e spirituale."
Fiat 500L Living: L'Eredità di un Design Controverso
"Immaginate, solo per un momento, che le auto abbiano un cuore, dei sentimenti. Lei sarebbe la ragazzina carina ma col sedere grosso e flaccido della classe. Sarebbe quel ragazzo simpatico, ma pieno di purulenta acne. Presi in giro da tutti, tristi e soli." Questa è la 500L Living. "E' come la cellulite sulle gambe. Quell'alluce sproporzionatamente grosso su un piedino minuto. E' come i peli che escono dalle orecchie. E' profondamente e inevitabilmente SBAGLIATA." E chi dobbiamo ringraziare per questo scempio? Niente di meno che il Signor Roberto Giolito. "Questo vuol dire non solo che la Fiat non l'ha cacciato dopo aver creato la Multipla, ma che addirittura gli ha fatto disegnare la sua erede. Ma se uno storpio e una gobba fanno un figlio, potrà mai uscire bello?"

È inutile approfondire i dati tecnici dell'auto, dato che "la conosciamo tutti dato che è un'auto parecchio diffusa". La versione normale, la Fiat 500L, sta vendendo più del previsto e si sta confermando un ottimo successo per la casa Torinese. Ma "QUESTA. Questa è come la fusione tra Anastasia, Genoveffa e la matrigna di Cenerentola. E' uno dei 3/4 posteriori più brutti della storia dell'auto. Pesante. Gonfia. Sgraziata. Per cosa poi? Incassare nel pavimento due sedili che vanno bene a malapena per dei bambini." La 500L Living rappresenta un tentativo di estendere il successo della 500L standard offrendo maggiore spazio e sette posti, ma le modifiche al design hanno generato un risultato estetico polarizzante, spesso criticato per la mancanza di armonia delle proporzioni, specialmente nella parte posteriore.
Altri Esempi di Design Automobilistico Controverso (non solo Fiat)
Il tema delle auto dal design meno affascinante è un capitolo dibattuto più volte che ha sempre appassionato i cultori del genere. Tra oggettività e ironia, è possibile stilare un elenco di macchine che, pur non essendo tutte Fiat, hanno fatto discutere per il loro stile.
Alfa Romeo Arna: Un Esperimento Sfortunato
L'Alfa Romeo Arna è stata la meno apprezzata tra tutte le vetture mai prodotte da Alfa Romeo nella sua storia. Fu ideata alla fine degli anni '70 come modello economico per generare grandi volumi, sfruttando il pianale della Nissan Pulsar N12 trapiantandoci la meccanica dell’Alfa Sud. Una scelta "pessima e mal riuscita soprattutto per il pubblico". Oltre a essere un modello oggettivamente brutto, l’Arna non ha avuto nessuna gloria nemmeno nel mercato delle classiche, ambito in cui le vetture storiche della casa di Arese sono sempre molto apprezzate. Il progetto Arna (Alfa Romeo Nissan Autoveicoli) fu il risultato di una joint venture che mirava a combinare l'affidabilità giapponese con la passione italiana, ma il risultato fu un'auto senza una chiara identità stilistica, che non riuscì a soddisfare né gli appassionati Alfa Romeo né il pubblico alla ricerca di un'auto economica.

SEAT Fura: La Fiat 127 con Meno Grazia
La SEAT Fura è un altro esempio di come un design già esistente possa essere modificato con risultati meno convincenti. Descrive come "una Fiat 127, ma con ancora meno grazia". Se già il suo predecessore non aveva fatto impazzire per estetica, la Fura ci mette il carico: era simile alla sua antenata, la SEAT 127 (che a sua volta era la versione spagnola della Fiat 127, prodotta grazie all’accordo tra le due case), a parte qualche piccola modifica estetica utile per evitare problemi di copyright. Queste modifiche, tuttavia, non furono sufficienti a conferirle un'identità o un'attrattiva particolari, rendendola un'auto generica e poco memorabile.
Audi A2: Anche i Marchi Premium Possono Sbagliare
"Anche ai marchi migliori la ciambella può riuscire senza buco." L'Audi A2, pur essendo un prodotto di un marchio premium noto per il suo design raffinato e l'alta qualità costruttiva, ha diviso l'opinione pubblica per le sue forme. Lanciata con l'obiettivo di essere un'auto estremamente efficiente e leggera grazie alla carrozzeria in alluminio, la sua estetica inusuale e futuristica non fu universalmente apprezzata. Le sue linee spigolose e la parte posteriore quasi troncata la rendevano un oggetto di design audace ma non sempre gradito al grande pubblico, che forse si aspettava un'estetica più convenzionale da un'Audi.

SsangYong Rodius: L'Esemplare di Bruttezza Riconosciuta Globalmente
La SsangYong Rodius è un esempio lampante di come il design possa essere controverso a livello internazionale. "Tutto "odiano" la Rodius, o almeno così sembrerebbe dai sondaggi internazionali." La vettura è stata prodotta a partire dal 2004 ed è stata venduta principalmente in Asia, Europa e in Australia. L’auto è stata disegnata da Ken Greenley, ex direttore del corso di design automobilistico del Royal College of Art di Londra. L’obiettivo della Rodius era di catturare l’essenza degli yacht di lusso, ma il risultato è stato controverso tanto che, nel 2005, ha vinto un dubbioso premio per “l’auto più brutta sulle strade” (nel Regno Unito) e la rivista Top Gear Magazine l’ha descritta come una macchina che sembra “presa a bottigliate in una rissa in un pub e cucita insieme da un cieco”. La sua estetica, caratterizzata da proporzioni inusuali e un frontale massiccio, è diventata un simbolo di design automobilistico fallito per molti critici.
Nissan Cube: Una Scatola su Ruote
La Nissan Cube, un "cubo, di nome e di fatto", è un'auto che "sembra una scatola da regalo più che una vera e propria autovettura". È stata prodotta per diversi anni da Nissan, che ha provato inutilmente a migliorarne l’estetica dopo il primo lancio del 2009. Nel 2019 arriva la decisione di ritirarla dal mercato. Ma è ancora possibile vederne esemplari sulle strade italiane. Il suo design distintivo, che la rende inconfondibile, è stato allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza. Se da un lato ha attratto un pubblico di nicchia alla ricerca di originalità, dall'altro ha allontanato chi preferiva linee più tradizionali e aerodinamiche, contribuendo alla sua uscita dal mercato.

Pontiac Aztek: La Bruttezza Elevata a Culto Pop
Sulla stessa linea della Rodius, la Pontiac Aztek è finita spesso nelle classifiche delle auto più brutte di tutti i tempi, così definita dal Time, il Daily Telegraph e la rivista The Street durante gli anni. La capacità di carico e gli spazi superiori non bastarono a salvarne l'immagine. Equipaggiata con un motore V6 da 188 cavalli, è stata prodotta dal 2001 al 2005 in oltre 104.000 esemplari. Il tracollo di vendite degli ultimi anni ha portato l’azienda all’abbandono del progetto. Una sola nota di merito: è tornata di culto negli anni grazie alla serie Breaking Bad, era infatti l’auto utilizzata dal protagonista Walter White, interpretato da Brian Cranston. Questo la rende un interessante esempio di come la percezione di un'auto possa cambiare nel tempo, passando da un oggetto di disprezzo estetico a un'icona culturale.
Dacia 500 (Lăstun): L'Economicità Estrema con un Design Dubbio
"Dimenticate la Dacia che conoscete oggi." La Dacia 500, conosciuta in patria come "Lăstun", prodotta dal 1986 al 1992, spinta da un bicilindrico raffreddato ad aria da 499 cm³ con 30 cavalli di potenza, vantava un consumo di 3,3 litri di carburante ogni 100 km e una velocità massima di 106 km/h. Veniva costruita in Romania in piccole quantità, con diversi particolari realizzati in economica, come la carrozzeria. Il suo design estremamente semplice e funzionale, unito a materiali di bassa qualità, la rendeva un'auto dal fascino limitato, quasi un simbolo di un'epoca in cui la funzionalità e l'economicità prevalevano ampiamente sull'estetica.
Citroën Ami: L'Audacia Stravagante di Flaminio Bertoni
La Citroën Ami, disegnata da una matita illustre come Flaminio Bertoni (noto per capolavori come la DS), "più che una autovettura sembrò già negli anni ’60 uno scherzo dell’estetica". "Più vicina a un’auto dei cartoon futuristici che sarebbero arrivati qualche anno più tardi." Le critiche all’estetica si tramutarono in elogi per quanto riguarda gli interni e la meccanicità, così come la guidabilità. Il suo design eccentrico, caratterizzato da un tetto a doppia gobba e una parte posteriore con un lunotto inclinato verso l'interno, era decisamente fuori dagli schemi e ha polarizzato l'opinione pubblica, dimostrando come anche un designer geniale possa creare opere che sfidano le convenzioni estetiche.

Considerazioni Finali sul Design Automobilistico Controverso
L'estetica di un'automobile è un campo vasto e soggettivo, dove ciò che per alcuni è un difetto, per altri può essere un segno distintivo o un'innovazione. Le auto menzionate in questo articolo, sia Fiat che di altri marchi, rappresentano esempi di design che hanno osato uscire dai canoni, spesso con risultati che hanno diviso il pubblico e la critica. Alcune sono diventate icone del "brutto che piace", altre sono rimaste nell'ombra come esempi di esperimenti falliti.
È innegabile che la Fiat, nel corso della sua evoluzione, abbia sempre cercato di interpretare le esigenze del mercato, talvolta anticipandole con soluzioni audaci. La storia di queste "Fiat più brutte" non è solo un racconto di scelte estetiche discutibili, ma anche la testimonianza di un'industria in continua evoluzione, dove la ricerca della funzionalità, dell'economicità o dell'innovazione può portare a risultati stilistici inaspettati.