Fiat Ritmo: Un'Analisi Approfondita del Design, della Meccanica e dell'Evoluzione

La Fiat Ritmo rappresenta un capitolo significativo nella storia dell'automobile italiana, distinguendosi per un approccio progettuale che, per la prima volta nella storia della Fiat, vide il marketing assumere un'importanza determinante nella definizione del design della vettura. Questo orientamento strategico ha influenzato ogni aspetto della Ritmo, dalla sua concezione estetica alla sua funzionalità interna, mirando a creare un'automobile che fosse non solo moderna e pratica, ma anche immediatamente riconoscibile e competitiva sul mercato internazionale.

Il Progetto e il Design Rivoluzionario

Genesi e Visione Strategica

La Fiat Ritmo nacque da un'esigenza ben precisa: realizzare un'autovettura che rispondesse alle nuove tendenze e alle aspettative dei consumatori della fine degli anni '70. Il reparto marketing, infatti, "imponendo" la realizzazione di un'autovettura a 2 volumi con portellone posteriore, configurazione che all'epoca era considerata all'avanguardia per la sua praticità e versatilità. Tra i requisiti fondamentali vi erano l'abitabilità per 5 persone, che la rendeva una soluzione ideale per le famiglie, e la presenza di interni funzionali, progettati per massimizzare la facilità d'uso e il comfort quotidiano. Un obiettivo primario, dettato dalle strategie di marketing, era anche ottenere una "spiccata riconoscibilità rispetto alla concorrenza", elemento cruciale per affermarsi in un segmento di mercato altamente competitivo. Questa enfasi sul marketing e sul design funzionale segnò una svolta per il costruttore torinese, ponendo le basi per una vettura che avrebbe lasciato il segno.

Esterni: Forme e Materiali Innovativi

Il Centro Stile Fiat, sotto la guida di Gianpaolo Boano, fu incaricato di tradurre queste direttive in un design concreto. Il risultato fu una berlina di dimensioni contenute, con meno di 4 metri di lunghezza, che sfoggiava linee audaci e soluzioni innovative. Una delle caratteristiche più distintive erano gli avvolgenti paraurti in plastica, i quali incorporavano anche le luci, un dettaglio che contribuiva a dare alla vettura un aspetto monolitico e contemporaneo. Questa scelta non era solo estetica: per contenere i costi di produzione, venne elaborato un particolare processo produttivo per la realizzazione dei costosi paraurti sintetici, dimostrando un'attenzione all'efficienza anche nelle soluzioni più innovative.La Ritmo era inoltre caratterizzata da un forte contrasto fra elementi circolari, come i fari e le maniglie delle porte, e le linee tese che definivano la fiancata e la coda. Questo gioco di geometrie conferiva alla vettura un'identità visiva unica, rendendola facilmente distinguibile nel panorama automobilistico dell'epoca.

Interni: Funzionalità e Modernità

Anche gli interni della Ritmo rispecchiavano la filosofia di massima funzionalità e abitabilità. La plancia e i pannelli porta erano completamente in plastica e stampati in pezzo unico, una soluzione che, sebbene criticata per la percezione di qualità in alcune delle prime versioni, mirava a ottimizzare i costi e i tempi di produzione. Questa impostazione garantiva un ambiente interno semplice, pratico e facile da pulire, in linea con l'idea di una vettura per l'uso quotidiano. L'assenza di inserti in tessuto nei pannelli porta, sebbene inizialmente oggetto di critiche, sottolineava questa ricerca di massima funzionalità e facilità di manutenzione.

Interni della Fiat Ritmo con plancia funzionale

Innovazione nel Processo Produttivo

Un ulteriore elemento di "modernità" al modello era dato dall'assemblaggio automatizzato di buona parte dell'autovettura. Fiat implementò il sistema Robogate, una tecnologia robotica all'avanguardia per l'epoca, che permetteva di aumentare la precisione e l'efficienza del processo produttivo. Questo sistema non solo riduceva i tempi di assemblaggio, ma contribuiva anche a garantire una maggiore standardizzazione qualitativa nella produzione, sebbene le prime serie avessero ancora qualche pecca di assemblaggio, che Fiat si sarebbe premurata di risolvere negli anni successivi.

Fondamenti Meccanici e Motorizzazioni Iniziali

Architettura Meccanica Derivata

Nonostante le innovazioni nel design e nel processo produttivo, l'impostazione meccanica della Ritmo si basava su soluzioni già collaudate e affidabili. Era la stessa della Fiat 128, un modello di grande successo che aveva dimostrato l'efficacia di un'architettura moderna. La Ritmo presentava quindi trazione anteriore, una scelta che garantiva una buona tenuta di strada e un'ottimale gestione dello spazio interno. Le sospensioni a ruote indipendenti MacPherson all'anteriore assicuravano un buon comfort di marcia e una guida precisa, mentre al posteriore era impiegata una balestra trasversale, soluzione efficiente per contenere i costi e l'ingombro. L'impianto frenante era di tipo misto, combinando dischi all'anteriore e tamburi al posteriore, una configurazione comune e adeguata per le vetture di quella categoria.

La Gamma al Lancio: Motorizzazioni e Allestimenti

La Ritmo, questo il nome scelto per il nuovo modello, debuttò al Salone dell'automobile di Torino del 1978, catturando l'attenzione del pubblico e della stampa. Curiosamente, nei mercati di lingua inglese, il nome fu cambiato in "Strada", una scelta che generò anche una voce, sebbene infondata, che questo fosse fatto poiché la parola "ritmo" o "rhythm" indicasse in inglese il ciclo mestruale.Al momento della presentazione erano disponibili due corpi vettura, a 3 e 5 porte, offrendo una scelta tra maggiore sportività o praticità d'accesso. Erano inoltre proposti due allestimenti, denominati L e CL, e un totale di quattro motorizzazioni per accontentare diverse esigenze di mercato e budget.Alla base della gamma si collocava la versione 60, proposta con due diverse motorizzazioni: una di 1050 cm³, destinata alla 60L e appartenente alla famiglia di motori "Brasile", derivata dalla locale 147; l'altra di 1116 cm³, equipaggiata sulla 60CL e di stretta derivazione dalla Fiat 128. Entrambi i propulsori erogavano una potenza di 60 CV, garantendo prestazioni adeguate per l'uso urbano ed extraurbano. Le versioni CL, più accessoriate rispetto alle L, potevano montare a richiesta anche il cambio a 5 marce, un'opzione che migliorava l'efficienza nei lunghi viaggi, non disponibile sulle L.La versione 75, pensata soprattutto per i mercati esteri, ebbe scarso successo in Italia anche per via della relativa scarsa potenza che poco giustificava i costi per il bollo, che all'epoca si pagava in base ai cavalli fiscali e quindi alla cilindrata, e per l'assicurazione. Questa versione era disponibile in Italia solo con cambio automatico, limitandone ulteriormente l'attrattiva per il pubblico nazionale.

Accoglienza e Prime Criticità

La vettura, pur bene accolta sia in Italia che in Germania, due mercati chiave per Fiat, non fu esente da critiche. Le principali lamentele si concentravano sulla scarsa qualità delle plastiche utilizzate, che davano una percezione di economia eccessiva, e per i pannelli porta completamente privi del minimo inserto in tessuto, un dettaglio che molti consideravano spartano. Inoltre, vennero segnalate numerose pecche di assemblaggio, che intaccavano l'immagine di qualità generale del veicolo. Questi difetti, benché non compromettessero la solidità strutturale del veicolo, richiedevano un intervento tempestivo per mantenere alta la competitività del modello.

Evoluzione del Modello: Le Prime Migliorie e Versioni Speciali (1979-1981)

Risposte alle Critiche e Aggiornamenti Minori

Fiat, consapevole delle criticità emerse al lancio, corse ai ripari a partire dal 1979, introducendo via via nuove versioni e numerose modifiche di dettaglio distribuite nel corso di tutta la vita del modello. Queste revisioni miravano a migliorare la qualità percepita, la funzionalità e l'attrattiva della vettura, rispondendo alle esigenze dei consumatori e della stampa specializzata.

Fiat Ritmo 3 porte in un contesto urbano

La Serie Speciale "Targa Oro"

Nel settembre di quell'anno, il 1979, fu introdotta la versione speciale Targa Oro, un tentativo di elevare il posizionamento della Ritmo attraverso un allestimento più curato ed esclusivo. Questa versione era caratterizzata dalla verniciatura in color visone metallizzato con un filetto dorato che correva lungo tutta la fiancata, conferendo un tocco di eleganza e distintività. I paraurti, a differenza delle versioni standard, erano di colore scuro, armonizzandosi con gli altri dettagli. Anche i cerchi erano specifici, con parti color oro, richiamando il tema cromatico generale. I fendinebbia, prodotti da Carello, presentavano mascherine e scocca color oro, completando il look esterno. Le finiture interne erano più curate, con sedili e pannelli porta rivestiti in velluto pregiato e plastiche di colore specifico e abbinato, offrendo un ambiente più raffinato e accogliente.Le Targa Oro erano disponibili sia con carrozzeria a 3 che a 5 porte e basate sulle motorizzazioni più performanti dell'epoca: per il mercato interno erano le 65, mentre per i mercati esteri erano le 75. Da notare che le versioni a 3 porte erano disponibili anche in colore nero pastello, offrendo un'alternativa più sportiva e decisa.

L'Introduzione della Ritmo D: L'Innovazione Diesel

Sempre nel 1979, la gamma venne arricchita della versione 65 5p CL Automatica, equipaggiata sempre con il cambio automatico di derivazione Volkswagen, ampliando le opzioni per chi cercava maggiore comodità di guida.Il 1980 vide un'innovazione significativa con l'introduzione della Ritmo D, disponibile solo nella configurazione a 5 porte. Questa versione era equipaggiata con un nuovissimo motore 4 cilindri diesel, progettato dall'ingegnere Aurelio Lampredi. Il propulsore, da 1714 cm³ e 55 CV, era stato ottenuto a partire dal monoblocco della Fiat 132 1800, al quale erano stati aggiunti testa, pistoni e accessori specifici per l'alimentazione a gasolio.Per compensare il maggior peso del motore diesel, l'assetto della vettura fu rivisto, sostituendo i puntoni anteriori con una robusta barra di torsione. Anche la demoltiplicazione della scatola di sterzo fu modificata per alleggerire il volante, una necessità dato che il servosterzo non era ancora diffuso per le vetture di media cilindrata. Con questa variante, occorrevano ben quattro giri del volante per una sterzata completa, richiedendo un certo impegno al guidatore. La Ritmo D era disponibile negli allestimenti L e CL, offrendo una scelta anche nel segmento dei diesel. Le ambizioni della Ritmo furono chiare quando Gianni Agnelli la presentò, con il nome di "Strada" e le modifiche del caso, come paraurti ad assorbimento, motore 1500 a iniezione dotato di dispositivi antinquinamento e cambio automatico di serie, ai venditori statunitensi, sottolineando l'intento di competere anche oltreoceano.

Aggiornamenti Estetici e Funzionali (Porte, Tergilunotto)

Durante il 1980 furono implementate diverse modifiche. Furono aggiunte delle modanature parasassi in plastica davanti ai passaruota posteriori, per proteggere la carrozzeria dagli schizzi. Vennero introdotte diverse modifiche all'impianto di ventilazione, migliorando il comfort climatico interno. Ma la modifica più significativa riguardò le portiere anteriori: il finto deflettore triangolare sparì per lasciare il posto a un vetro unico, conferendo un aspetto più pulito e moderno. Il caratteristico retrovisore trapezoidale, che non era neppure ripiegabile, fu sostituito da uno specchietto più normale e predisposto per la regolazione dall'interno, un notevole miglioramento in termini di comodità. L'alloggiamento per l'altoparlante fu spostato in basso, ottimizzando lo spazio e l'acustica. Inoltre, i famigerati pannelli interni monopezzo furono sostituiti da altri meno ingombranti e dal disegno più ricercato, elevando la qualità percepita dell'abitacolo. Da segnalare anche la modifica del tergilunotto, che vide la posizione di riposo passare da orizzontale a verticale e la spazzola crescere di lunghezza, migliorando l'efficacia della pulizia del lunotto.

Fiat Ritmo 105 TC : La Storia più completa , come non è mai stata raccontata !

Le Versioni "Super": Lusso e Prestazioni

Nel 1981, le versioni Targa Oro vennero sostituite da una nuova linea di allestimenti più performanti e accessoriati: le potenziate Super 75 e Super 85. Queste versioni segnarono un passo avanti in termini di dotazioni e motorizzazioni. La Super 75 era spinta da un motore di 1301 cm³ che erogava 75 CV, mentre la Super 85 montava un propulsore di 1498 cm³ con 85 CV. Entrambi i motori erano dotati di carburatore doppio corpo e albero a camme dalla fasatura più spinta, garantendo una maggiore reattività e prestazioni più brillanti.L'allestimento delle versioni Super era decisamente ricco e mirava a un pubblico più esigente. Esteriormente, presentavano paraurti neri con bordini cromati sulla calandra e sul portatarga posteriore, che aggiungevano un tocco di eleganza. Le maniglie porta erano cromate e profili cromati circondavano parabrezza, lunotto e la base dei finestrini. Una diversa presa d'aria sul cofano contribuiva a differenziarle esteticamente. Infine, le ruote erano da 165/65 su cerchi specifici da 14 pollici, gli stessi precedentemente montati sulla Lancia Beta ma con coprimozzo specifico, che conferivano un aspetto più sportivo e raffinato.Gli interni furono totalmente ridisegnati, un elemento cruciale per migliorare l'esperienza a bordo. La plancia, in particolare, aveva un aspetto più imponente ed era costruita in materiale schiumato simile a quello della Lancia Delta, migliorando la percezione di qualità e la riduzione delle vibrazioni. La strumentazione era totalmente diversa e includeva contagiri, orologio digitale e un innovativo check-panel prodotto da Veglia Borletti. Quest'ultimo, visualizzato in una sagoma stilizzata della vettura, riportava tutte le spie di malfunzionamento che di solito si trovavano sparse per la strumentazione, offrendo una visione d'insieme chiara e immediata. I retrovisori erano finalmente regolabili dall'interno e i sedili erano maggiormente imbottiti e dotati di serie di poggiatesta regolabili in altezza e inclinazione, incrementando notevolmente il comfort. A richiesta erano finalmente disponibili anche gli alzacristalli elettrici anteriori e la chiusura centralizzata, dotazioni che all'epoca rappresentavano un lusso per vetture di questa categoria.

La Nascita delle Sportive: Ritmo 105 TC

Sempre nel 1981, Fiat introdusse la Ritmo 105 TC, una versione che puntava chiaramente alle prestazioni sportive. Disponibile solo con carrozzeria a 3 porte, era caratterizzata esternamente soprattutto dallo specifico paraurti anteriore di colore nero con spoiler e fendinebbia integrati, elementi che ne sottolineavano l'indole aggressiva. I codolini neri lungo i passaruota e i filetti neri lungo le fiancate, insieme alle ruote da 14" della Super con copriruota neri (o, a richiesta, cerchi in lega specifici neri), completavano il look sportivo. Il suo aspetto grintoso era pienamente giustificato dai 105 CV erogati dal motore bialbero di 1585 cm³ a carburatore, che la spingeva fino a 180 km/h con un'accelerazione da 0 a 100 in circa 10 secondi, prestazioni notevoli per l'epoca. All'interno, sedili avvolgenti e un volante sportivo a tre razze, insieme a numerosi altri particolari in tono, creavano un ambiente da vera sportiva. L'assetto era adeguato alle prestazioni, con ammortizzatori più frenati e una barra stabilizzatrice anteriore che coadiuvava i puntoni di reazione, migliorando la tenuta di strada e la precisione di guida.

L'Eleganza Scoperta: Ritmo Cabriolet

Un'altra importante novità del 1981 fu la Ritmo Cabrio, realizzata da Bertone. Questa versione trasformava la Ritmo in una elegante vettura scoperta, mantenendo la base meccanica e l'allestimento della 85 Super. La Ritmo Cabrio era realizzata sulla scocca della 3 porte, ma con le opportune modifiche strutturali per garantire la rigidità necessaria in assenza del tetto. La sua combinazione di stile italiano e piacere di guida en plein air riscosse un immediato e duraturo successo, dimostrando la versatilità del progetto Ritmo.

Prestazioni Estreme: Le Abarth e l'Apice Sportivo

Ritmo 125 TC Abarth: L'Ingresso nel Mondo delle Alte Prestazioni

Nel 1982 la Ritmo ricevette altre modifiche di dettaglio, delle quali la più vistosa era sicuramente la sparizione della caratteristica "codina" alla fine del tetto. Questo elemento, infatti, si era rivelato controproducente dal punto di vista aerodinamico, creando vortici che, fra l'altro, risucchiavano la polvere e l'acqua alzata dalle ruote posteriori, sporcando il lunotto e riducendo la visibilità.Nonostante la prima serie fosse sul mercato ormai da 4 anni e si avviasse a fine produzione, in quell'anno la FIAT introdusse comunque un'ulteriore versione che avrebbe lasciato un'impronta indelebile: la 125 TC Abarth. Questa vettura era una vera e propria macchina da prestazioni, mossa da un bialbero a carburatore doppio corpo di 1995 cm³ che erogava 125 CV a 6000 giri. La versione, curata direttamente dalla Abarth, aveva una carrozzeria, disponibile solo a 3 porte, molto sportiva, basata sulla 105 TC ma ulteriormente arricchita. Montava cerchi in lega specifici di produzione Pirelli con gomme Pirelli P6 da 185/60-R14, una combinazione che garantiva un'ottima aderenza. Elementi distintivi esterni includevano una strip adesiva laterale Abarth 2000, un alettone posteriore in gomma posizionato alla base del lunotto e un terminale marmitta cromato. All'interno, sedili sportivi e un volante racing creavano un ambiente altamente coinvolgente, e non potevano mancare ovviamente le targhette con il marchio dello scorpione, simbolo di prestazioni e sportività.

Il Vano Bagagli nella 125 TC Abarth: Una Soluzione Pratica

Un dettaglio tecnico interessante, e rilevante per il vano bagagli, riguardava proprio la gestione dello spazio. Per questa versione ad alte prestazioni, la ruota di scorta, a causa delle sue dimensioni maggiorate e dello spazio limitato nel vano motore, fu spostata nel bagagliaio. Questa soluzione implicò che la ruota venisse "imbustata" in un'apposita custodia in finta pelle, per proteggerla e mantenerla pulita, oltre a migliorarne l'estetica all'interno del vano. Questa modifica, seppur apparentemente minore, è un esempio di come le esigenze tecniche e prestazionali influivano sulla configurazione interna della vettura.Oltre al potente motore, questa versione era dotata di un robusto cambio sportivo prodotto dalla tedesca ZF, rinomato per la sua affidabilità e precisione negli innesti. I freni anteriori erano a dischi autoventilanti con servofreno maggiorato, garantendo una potenza frenante superiore e una maggiore resistenza alla fatica. L'assetto ricevette tutta una serie di modifiche che includevano diversi fuselli anteriori marcati Abarth, i quali conferivano una diversa geometria all'avantreno, migliorando la tenuta di strada e la direzionalità. La Ritmo 125 Abarth, con i suoi 190 km/h di velocità massima e uno scatto da 0 a 100 in meno di 9 secondi, destò molto interesse presso la stampa italiana ed estera. Famoso all'epoca fu un servizio pubblicato su Gente Motori, in cui il pilota di rally Attilio Bettega si cimentava in un'improbabile gara di accelerazione contro un caccia Fiat G-91 delle Frecce Tricolori, un aneddoto che sottolinea l'aura di leggenda attorno a questa sportiva.

La Seconda Serie: Un Profondo Restyling e Razionalizzazione (1982)

Alla fine del 1982, la Fiat Ritmo subì un profondo restyling che portò alla presentazione della seconda serie, un aggiornamento che andava ben oltre un semplice ritocco estetico.

Riprogettazione della Scocca e Vantaggi Strutturali

Benché a livello di lamierati sembrava fosse cambiato solamente il cofano motore, in realtà la scocca della vettura subì una totale riprogettazione che la differenziava totalmente dal vecchio pianale di derivazione 128. Questa complessa opera di ingegneria portò a un risparmio di peso di circa 70 kg, contribuendo a migliorare le prestazioni e l'efficienza. Allo stesso tempo, fu risolto un problema significativo che aveva afflitto numerosi esemplari della prima serie, in particolare le diesel: le fessurazioni della zona anteriore del telaio. Queste avevano obbligato i progettisti a introdurre piastre di rinforzo sulla traversa anteriore soprattutto sulle versioni sportive, ma con la seconda serie il problema fu eliminato alla radice.

Modifiche Estetiche e Miglioramento dell'Immagine

La personalità della vettura apparve sensibilmente modificata, con un look meno originale forse, ma più elegante e maturo. Il nuovo frontale presentava 4 fari circolari, sebbene solo due sulla 60 3p base, una mascherina nera e il nuovo logo FIAT a 5 barre verticali inclinate, che conferivano un'immagine più in linea con il family feeling dell'epoca. In coda, cambiarono i gruppi ottici, ora più grandi e non più inglobati nel paraurti, migliorando sia l'estetica che la visibilità.

Interni Rinnovati e Funzionalità Accresciute

Anche gli interni beneficiarono di un'importante riprogettazione. Gli abitacoli delle versioni normali (base e S) furono completamente rinnovati, con sedili, pannelli porta e plancia che erano completamente nuovi, offrendo un ambiente più moderno e confortevole. Le versioni Super, invece, riprendevano la plancia delle precedenti, ma con poche modifiche di dettaglio, a dimostrazione della sua validità intrinseca. Queste modifiche miravano a migliorare l'ergonomia, la qualità percepita e la funzionalità generale dell'abitacolo, rendendo la Ritmo più competitiva rispetto alle rivali.

Tavola comparativa della Fiat Ritmo Serie 1 e Serie 2

Riconfigurazione del Vano Bagagli e Soluzioni Innovative

Le modifiche più evidenti a livello strutturale non si limitarono solo al telaio. Una delle principali riguardava lo spostamento del serbatoio, che passò dalla sua posizione precedente (sotto al bagagliaio) a una nuova posizione protetta sotto al sedile posteriore. Questa soluzione migliorava la sicurezza passiva in caso di urto e liberava spazio nella parte posteriore. Di conseguenza, il bocchettone di rifornimento passò dal parafango sinistro a quello destro, ora celato da uno sportello, un dettaglio che contribuiva a un aspetto più pulito della fiancata.Ma l'aspetto più interessante e direttamente correlato al "bagagliaio dati tecnici" fu la definitiva migrazione della ruota di scorta sotto al bagagliaio. Questa volta, la soluzione era permanente per tutte le versioni, e la ruota era stranamente accessibile dall'esterno, un accorgimento tipico di alcune auto francesi dell'epoca. Questa configurazione ottimizzava lo spazio interno del bagagliaio, rendendolo completamente disponibile per i bagagli, un vantaggio significativo per la praticità d'uso della vettura. Il design a 2 volumi con portellone posteriore, già presente nella prima serie, continuava a garantire un accesso agevole e un'ampia apertura per il carico di oggetti voluminosi, consolidando la Ritmo come vettura versatile e adatta a diverse esigenze di trasporto.Oltre a queste, vi furono differenti duomi delle sospensioni anteriori con attacchi a tre viti invece che a due, migliorando la robustezza e la precisione del fissaggio.

Aggiornamenti Meccanici e Ottimizzazione dei Motori

Alle numerose modifiche estetiche e strutturali si abbinavano quelle meccaniche. Le sospensioni anteriori adottarono nuove molle coniche disassate che rendevano più preciso il funzionamento degli ammortizzatori e limitavano le reazioni allo sterzo su asfalto sconnesso, migliorando il comfort di guida e la sicurezza. Il cambio a 5 marce, precedentemente un optional o disponibile solo su alcune versioni, diventava di serie su tutta la gamma "manuale", un aggiornamento che migliorava l'efficienza dei consumi e la guidabilità.I motori 1116 e 1301 cm³ vennero rivisti per renderli più elastici e diminuire i consumi. Questi propulsori guadagnarono l'accensione elettronica senza puntine ("breakerless") e una diversa messa a punto. Queste modifiche ridussero la potenza da 60 a 55 CV sul 1100, migliorando però la coppia ai bassi regimi, il che si traduceva in una maggiore prontezza di risposta nell'uso quotidiano. I 1300 da 65 e 75 CV vennero unificati in un'unica versione da 68 CV, anch'essa dotata di carburatore doppio corpo, per razionalizzare l'offerta. Il 1500 da 85 CV rimase invece invariato. Il 1700 diesel venne rivisto nelle tarature e guadagnò 3 CV, arrivando a 58 CV, con miglioramenti in termini di erogazione e consumi.Gli allestimenti vennero ridotti a due (base e S) più la 105 TC, semplificando la scelta per il cliente. La sportiva 125 TC Abarth restò per il momento invariata rispetto alla prima serie, mantenendo le sue caratteristiche di punta delle prestazioni.

Espansione della Gamma e Nuove Proposte (1983-1985)

Ritmo Energy Saving: Efficienza Aerodinamica e Consumi Ridotti

La gamma della Ritmo seconda serie venne ulteriormente completata nel 1983 con l'introduzione di due versioni di grande rilevanza: la Energy Saving e la Abarth 130 TC. La Ritmo Energy Saving era una vettura focalizzata sull'efficienza, mossa dal motore 1116 cm³ da 55 CV, equipaggiato con un dispositivo "cut-off" che interrompeva l'alimentazione del carburante in fase di rilascio, contribuendo al risparmio.Questa versione raggiungeva significative economie di carburante anche grazie a un notevole abbassamento del coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx), che passò da 0.42 a 0.38. Questo risultato fu ottenuto attraverso l'adozione di un piccolo spoiler posteriore posizionato alla fine del tetto, cornici anti-turbolenza ai finestrini e copriruota lisci, tutti accorgimenti che riducevano la resistenza all'aria e, di conseguenza, i consumi.

Fiat Ritmo 105 TC : La Storia più completa , come non è mai stata raccontata !

L'Evoluzione Abarth: Ritmo 130 TC

Decisamente profonde furono le modifiche apportate alla Abarth, che nel 1983 si evolveva nella 130 TC. Il motore guadagnava l'accensione elettronica digitale Marelli Digiplex e l'alimentazione mediante due carburatori doppio corpo orizzontali da 40. Il risultato era un incremento della potenza a 130 CV a 5800 giri, sebbene 200 giri in meno rispetto alla precedente 125 TC. Tuttavia, questa potenza, abbinata al peso minore della seconda serie e a un cambio con il finale leggermente allungato, la rendeva capace di un tempo spettacolare per l'epoca: 8 secondi netti nell'accelerazione da 0 a 100 km/h. La Ritmo 130 TC ebbe un successo strepitoso presso gli appassionati grazie alle prestazioni e alla "cattiveria" con cui erano espresse. Questo successo fu ulteriormente alimentato dai successi sportivi che la vettura colse nelle gare in pista e su strada, dominando per anni i principali campionati europei di Gruppo N, consolidando la sua reputazione di vettura sportiva di razza.

Ulteriori Affinamenti e la Terza Fase (1984-1985)

Nel 1984, la gamma venne nuovamente rinnovata per ottimizzare l'offerta. La versione "base" fu divisa in due distinti allestimenti: la "L", caratterizzata da una mascherina con soli due fari, un cambio a 4 marce e un allestimento molto povero, pensata per essere la versione d'ingresso più economica; e la "CL", identica alla precedente versione base ma con l'aggiunta di poggiatesta e tergilunotto di serie, offrendo un comfort maggiore senza gravare eccessivamente sul costo finale. Inoltre, l'allestimento S, che offriva dotazioni superiori, venne esteso anche alle Ritmo 60, rendendo l'opzione più ricca accessibile anche alla motorizzazione di base.

Nel 1985, un leggero restyling interessò la Ritmo, apportando ulteriori affinamenti estetici e funzionali. La mascherina anteriore fu rivista e il paraurti anteriore divenne più basso e predisposto per l'installazione dei fendinebbia, migliorando l'estetica e la sicurezza. Un'altra modifica pratica fu lo spostamento della targa posteriore, che passò dallo scudo al portellone, migliorando la visibilità e la pulizia del design. Fasce nere di plastica furono applicate sulle fiancate, proteggendo la carrozzeria e aggiungendo un tocco di modernità. Le maniglie porta, precedentemente rotonde, divennero rettangolari, allineandosi a un linguaggio stilistico più contemporaneo. Questo restyling accompagnò un aggiornamento della gamma motori. Il motore della 60 adottò il carburatore doppio corpo, guadagnando 3 CV e arrivando a 58 CV, il che si traduceva in una maggiore vivacità.La 105 TC, ormai spiazzata dalla più performante Abarth, venne rimpiazzata dalla 100 S a 5 porte, dotata di una nuova versione del motore bialbero con testa ruotata di 180 gradi, un propulsore che fu poi montato anche sulla Lancia Prisma seconda serie. La potenza di questa versione fu ridotta a 100 CV, non per diminuirne le prestazioni assolute, ma per migliorare l'elasticità di marcia e i consumi, rendendola più adatta all'uso quotidiano. Questa versione ebbe poco riscontro in Italia, ma fu maggiormente apprezzata all'estero, dove le sue caratteristiche erano probabilmente più in linea con le esigenze dei mercati.La 130 TC Abarth ricevette nuovi cerchi in lega dal disegno simile a quelli della Uno Turbo, che ne rinfrescavano l'aspetto pur mantenendo la sua innata sportività.

Motori Diesel di Nuova Generazione

Le versioni diesel ebbero importanti novità, testimoniando l'impegno di Fiat nel miglioramento di queste motorizzazioni. Il vecchio motore da 1714 cm³ lasciò il posto a una nuova unità da 1697 cm³, facente parte della nuova famiglia di motori derivati dalla "dieselizzazione" dei monoalbero delle ultime 131 del 1981. Il nuovo motore erogava ora 60 CV, risultando inoltre più parco nei consumi, più elastico nella risposta e più silenzioso durante il funzionamento, migliorando notevolmente il comfort di marcia. Completamente inedita fu anche la nuova versione Turbo DS, mossa da un 4 cilindri turbodiesel con intercooler, che prometteva prestazioni e efficienza ancora superiori, segnando un'ulteriore evoluzione nella gamma diesel della Ritmo.

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