Sembra ieri, eppure sono trent’anni che le parole Fiat Tipo fanno parte della storia automobilistica italiana (ed europea). Nata nel gennaio 1988 per sostituire la Ritmo, la Fiat Tipo è stata un’auto molto importante per la Casa torinese. Il suo debutto segnò un punto di svolta, introducendo concetti innovativi che ne hanno definito l'eredità. La pressione mediatica fu notevole: a poche settimane dal suo lancio, il periodico mensile Quattroruote dedicò alla berlina di casa Fiat un infinito servizio di 32 pagine, una cosa impensabile ora, ma che fa bene capire l’impatto di quest’auto in Italia sul finire degli anni ‘80. Il successo fu immediato e la vettura venne presentata al pubblico il 26 gennaio 1988, ma le prime immagini ufficiali erano state rese disponibili in anteprima alla stampa specializzata fin dall'estate del 1987.
La Fiat Tipo rappresenta non solo un capitolo significativo nella storia del marchio torinese, ma anche un esempio di come l'innovazione tecnologica e la razionalità progettuale possano creare un legame duraturo con il pubblico. Questo modello, ideato come erede della Fiat Ritmo, è stato il frutto di un ambizioso progetto interno, identificato inizialmente come "Tipo Due", volto a posizionare la vettura a metà strada tra la Fiat Uno (Tipo Uno) e la Fiat Tempra (Tipo Tre).

Un Progetto Modulare e Innovativo
La costruzione della Fiat Tipo si basava su una struttura modulare all'avanguardia per l'epoca. Lo stesso pianale, infatti, fu utilizzato per altri modelli del Gruppo Fiat, dimostrando la flessibilità e l'efficienza del progetto. Questo telaio modulare diede la sua base a modelli come la Fiat Tempra e la Fiat Coupé, le Lancia Dedra e Delta seconda serie, e le Alfa Romeo 155, 145, 146, Spider e GTV (916), e ancora altri con modifiche più pesanti come l'Alfa Romeo 156 e l'Alfa Romeo 147, e la Lancia Lybra. Il pianale presentava una rigidità strutturale che contribuiva alla stabilità del veicolo, rappresentando un'evoluzione rispetto al modello precedente, la Fiat Ritmo.
L'architetto Renzo Piano e l'I.de.A. Institute avevano precedentemente presentato nel 1981 un prototipo su base Fiat Ritmo, il VSS (Veicolo Sperimentale a Sottosistemi). Questa vettura era realizzata secondo un nuovo concetto di produzione: una scocca (o telaio) in acciaio fungeva da elemento strutturale cui potevano essere ancorati pannelli di carrozzeria dalle forme molteplici e interi "sottosistemi" prodotti ed assemblati esternamente, come le sospensioni, il gruppo motore-cambio, la plancia o l'impianto di illuminazione. Il VSS fu apprezzato e i suoi concetti furono immediatamente applicati alle vetture allora in progetto, ovvero alle nuove ammiraglie Fiat, Lancia e Saab (il progetto TIPO4). L'utilizzo di sottotelai semiportanti per il gruppo anteriore motore-cambio-sospensioni e il gruppo sospensioni posteriore permise di equipaggiare la scocca, comune alle tre vetture, due famiglie di propulsori (Fiat e Saab) senza elementi in comune. Ad esclusione della 164, disegnata da Pininfarina, l'impostazione estetica dei modelli TIPO4 fu studiata da Giugiaro, che realizzò un padiglione (portiere comprese) dal design estremamente "neutro".
Il progetto Tipo, conosciuto internamente come TIPO2, fu sviluppato con la collaborazione dell’I.de.A. Institute. Per rendere agevole l’installazione di unità motrici differenti (per lay-out e per volumetria), fu studiato un vano anteriore con le pareti estremamente regolari. La scelta di utilizzare anteriormente il McPherson fu fondamentale al fine di limitare l’ingombro in senso trasversale delle sospensioni stesse e permettere di sviluppare al massimo in larghezza il vano. Deputati ad assorbire l’energia, in caso di impatto frontale, erano l’estremità dei longheroni anteriori ed una traversa inferiore a cui erano ancorati i paraurti. Il “sottosistema” del frontale era anch’esso separato dalla scocca e poteva essere realizzato specificatamente per ogni modello. Posteriormente era previsto un ulteriore telaietto ausiliario che fungeva da struttura portante per le sospensioni. Ciò avrebbe consentito il montaggio di sospensioni dalle molteplici geometrie. Il passo fu stabilito in 2540 mm, una misura notevole per vetture del segmento C ed altrettanto “importante” per le berline del segmento superiore.
In sette anni di produzione, la Fiat Tipo raggiunse quasi 2 milioni di pezzi venduti. La prima generazione, lanciata nel 1988, fu subito un successo. In tutte e dieci le versioni in cui fu prodotta, venne assemblata nello stabilimento Fiat di Cassino, capace di consentire la produzione di mille vetture al giorno attraverso una tecnologia allo stato dell'arte dell'epoca per macchinari di lavorazione e materiali usati per la costruzione delle auto. Soltanto dal 1989 al 1990 pochi esemplari furono prodotti anche nello Stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco per garantire un adeguato livello occupazionale.

Innovazioni Tecnologiche e Materiali Rivoluzionari
La Fiat Tipo fu la prima auto del Marchio torinese ad avere la carrozzeria completamente zincata, garantendo una protezione superiore contro la ruggine. Questo fu un punto di forza significativo, poiché la carrozzeria era zincata su entrambi i lati nelle parti più esposte, coprendo oltre il 75% di tutto il lamierato. La ruggine zero divenne un vanto.
Un altro aspetto innovativo riguardava il portellone posteriore, realizzato in leggera vetroresina. Questa scelta, dettata sia da esigenze di peso che di design, permetteva una linea morbida e una conseguente riduzione di peso. Il portellone in materiale plastico era leggero ed esente da ruggine, facilissimo da aprire senza alcuno sforzo. La sua particolare realizzazione, assieme agli smussi degli spigoli e alle rotondità (come il montante parabrezza che curva verso il tetto senza fare angolo), contribuiva all'efficienza aerodinamica della vettura, con un Cx di 0,31, considerato best in class per la categoria all'epoca.
L'abitabilità interna era un altro punto forte. Nonostante le dimensioni esterne contenute (poco meno di 4 metri di lunghezza), la Tipo regalava uno spazio interno notevole, il più ampio della sua categoria, e un bagagliaio capace di ben 350 litri, ideale per le piccole famiglie. Le linee della carrozzeria, sebbene semplici, erano innovative e moderne per quel tempo, con un design che puntava all'efficienza aerodinamica.

L'Elettronica e la Strumentazione Digitale
Tra i dettagli dal sapore moderno, la strumentazione a cristalli liquidi color verde, su due "piani" di cruscotto, spiccava in modo particolare. Riservata inizialmente alla Fiat Tipo Digit, soprannominata dopo poco tempo DGT, questa soluzione divenne presto un marchio di fabbrica Fiat, venendo montata anche sulla Tempra. Sebbene la leggibilità non fosse sempre eccellente, rappresentava un chiaro segno di un futuro orientato alla tecnologia. La versione DGT aggiungeva alla dotazione Base accessori come alzacristalli elettrici anteriori, chiusura centralizzata, volante regolabile in altezza, interni più rifiniti e in velluto, parte inferiore dei paraurti verniciata in tinta con la carrozzeria e frecce anteriori bianche. Caratteristica di questo allestimento era la strumentazione digitale a cristalli liquidi con regolazione dell'illuminazione e pannello di controllo.
Negli interni, tutti gli interruttori e i comandi di luci e tergi vetro, anteriore e posteriore, erano razionalmente raggruppati nei nuovi "devio-Fiat", due leve simmetricamente poste dietro al volante, lasciando così in plancia soltanto i comandi della climatizzazione. La disposizione delle componenti della plancia seguiva regole precise: una parte superiore con alloggiamenti per la strumentazione e bocchette di aerazione, una fascia centrale con quattro bocchette per il condizionamento, una console centrale con i comandi della climatizzazione e l'autoradio, e una porzione inferiore con vano portaoggetti e sensore di temperatura. L'utilizzo di levette multifunzione illuminate ai lati del volante contribuiva a una migliore ergonomia.
La Tipo fu una delle prime vetture a montare sistemi avanzati. Per quello che riguardava le dotazioni, già dalla versione Base erano offerti di serie accessori come tergilunotto, lunotto termico, tergicristalli a quattro velocità, predisposizione audio e fari alogeni. La presenza, per la prima volta su una vettura di questa categoria, del dispositivo elettronico di controllo della trazione Antiskid, prodotto da Bosch e integrato nell’ABS, era un altro fiore all'occhiello tecnologico.
Motorizzazioni e Versioni Sportive
Le motorizzazioni iniziali della Fiat Tipo erano un mix di soluzioni collaudate e nuove. I primi motori a benzina (1.1 Fire, 1.4 e 1.6, tutti a quattro cilindri) avevano l’alimentazione a carburatore. L'iniezione elettronica arrivò nel 1989 con la 1.8 i.e. da 136 CV, dotata di doppio albero a camme in testa e testata a quattro valvole per cilindro. Questa motorizzazione equipaggiava la versione sportiva della gamma Tipo, la i.e. 16v. Il 1.4 e il 1.6 da settembre 1991 divennero a iniezione elettronica (i.e.) e dal 1992 anche catalizzati, adeguandosi alle normative anti-inquinamento.
A gasolio, era disponibile un 1.7 diesel aspirato e un 1.9 turbodiesel capace di 90 CV e 186 Nm di coppia disponibili già a 2.400 giri. Questa motorizzazione, denominata fino al 1991 T.ds, rappresentava la versione più sportiva della gamma Tipo grazie ai suoi 90 cavalli e 186 Nm di coppia. Era inoltre l'unica versione che montava il paraurti anteriore a bocca ampia e l'unica a poter montare i fendinebbia a richiesta.
Nel 1990 si aggiunsero la versione a otto valvole del 1.8 i.e. (110 cavalli) e il 2.0 i.e. a otto valvole, sempre bialbero e con iniezione elettronica multipoint da 113 cavalli. In quello stesso anno esordirono anche la 1.9 Diesel con 65 CV (disponibile nella sola versione DGT) e la Selecta, equipaggiata con il cambio CVT a variazione continua dei rapporti e motorizzata dal 1.4 e dal 1.6.
Fiat Tipo 2.0 16v sedicivalvole drag 0-200
La Fiat Tipo 2.0 Sedicivalvole
Nel 1991, la gamma si arricchì ulteriormente con l'arrivo della Fiat Tipo 2.0 Sedicivalvole (la denominazione, scritta per esteso, troneggiava sopra la targa). Questa versione, con 145 CV, sfoggiava un vestito sportiveggiante, caratterizzato da filetti rossi sui paraurti e cerchi in lega da 15 pollici. Le prestazioni erano notevoli per l'epoca: uno 0-100 km/h in 8,2 secondi e una velocità di punta di 208 km/h. All'interno, comparivano sedili profilati, una strumentazione analogica arricchita con manometro e termometro olio, cinture regolabili in altezza, servosterzo e vetri elettrici anteriori. La Sedicivalvole, pur con una spiccata tendenza ad aumentare nella pratica gli 8”2 richiesti sulla brochure per passare da 0 a 100 km/h, era una versione entusiasmante. Il peccato originale si chiamava peso: la Sedicivalvole lambiva quota 1200 kg, non pochi per l’epoca.
Aggiornamenti e Restyling: La Seconda Serie
Nel 1993, la Fiat Tipo ricevette un significativo restyling che ne migliorò la meccanica e l'estetica, con particolare attenzione al frontale e agli interni, oltre a un potenziamento della sicurezza. La seconda serie manteneva i motori della serie precedente ma con alcune variazioni e revisioni in accordo con le nuove normative anti-inquinamento Euro I. Vennero introdotte nuove finiture, più curate nell'allestimento HSD (High Safety Drive), nuovi interni, una plancia più arrotondata e pannelli porta derivati dalla Tempra.
Gli aggiornamenti per la sicurezza furono sostanziali: nuove barre anti-intrusione dotate di doppio elemento tubolare di acciaio altoresistenziale furono introdotte nelle porte. La cellula dell'abitacolo fu irrobustita attraverso rinforzi nei montanti anteriori e centrali, nei longheroni sottoporta e nella paratia tra vano motore e abitacolo. Il volante divenne ad assorbimento d'urto a quattro razze in materiale morbido ed ergonomico, e la plancia fu "riempita" di schiuma per proteggere maggiormente in caso di urto. Il restyling introdusse anche una speciale versione a tre porte, più sportiva nell'aspetto, con cornici dei finestrini in nero lucido. Tutte le versioni a tre porte beneficiavano di alzacristalli elettrici di serie.

Eredità e Ritorno del Nome: La Nuova Generazione
La Fiat Tipo del gennaio 1988 ebbe un impatto così profondo che il nome è stato ripreso per una nuova generazione di veicoli. La nuova Fiat Tipo, prodotta in Turchia nello stabilimento Fiat di Brusa, rappresenta un ritorno del nome nel segmento C. Questa nuova generazione è ovviamente più grande, più sicura e più tecnologica della sua antenata.
La nuova Fiat Tipo è caratterizzata da fari sottili, una grande capacità di carico e fiancate pulite e dinamiche. Con i 550 litri del bagagliaio, sorpassa nettamente i 350 della vecchia Tipo. La gamma della nuova Tipo è completa e versatile, suddivisa in tre versioni: 4 Porte (berlina a tre volumi), 5 Porte (hatchback) e Station Wagon. Questa completezza è vista come un punto di forza che abbraccia esigenze e gusti di un vasto pubblico. La prima versione a 4 Porte fu lanciata alla fine del 2015 e conquistò il premio internazionale “Autobest 2016” per il suo rapporto qualità/prezzo. A maggio 2016 fu la volta della 5P, e dopo l'estate la gamma fu completata con la Station Wagon, che offriva spazio in abbondanza e un piano piatto ottenibile abbattendo i sedili posteriori.
Nei paesi dell’area EMEA, la nuova Fiat Tipo ha già conquistato oltre 180.000 clienti. In Italia, ha mantenuto una solida posizione nel competitivo segmento C, rappresentando il 20,7% delle vendite in quel segmento. La sua versatilità ha ispirato campagne pubblicitarie che ne sottolineano la capacità di accompagnare i proprietari in diverse fasi della vita.
La Fiat Tipo di trent’anni fa era figlia di un progetto innovativo, sviluppato su direttrici differenziate e complementari tra loro. Gli ingegneri Fiat concepirono un modello capace di offrire un alto livello di guidabilità, prestazioni, comfort e sicurezza. La Tipo spiccava per l’abitabilità, l’accessibilità, il posto di guida, la conformazione dei sedili, la visibilità, la disposizione dei comandi e la leggibilità della strumentazione. Il guidatore e gli occupanti erano davvero al centro del progetto. Ispirandosi ai valori fondanti della Tipo e alla sua filosofia costruttiva, il brand Fiat ha scelto di riprenderne il nome per la sua nuova vettura di segmento medio, presentata nel 2015.
Nonostante le differenze epocali tra le generazioni, la nuova Tipo conserva una caratteristica in comune con la sua antenata: continua a piacere, dimostrando la validità di un nome che ha saputo evolversi nel tempo, rimanendo fedele a un DNA di razionalità, innovazione e accessibilità.