La filiera automotive italiana si configura come un pilastro economico di primaria importanza per il Paese, con un fatturato totale che ha toccato i 380 miliardi di euro tra produzione e servizi nel suo complesso, ovvero il 19,5% del PIL, e che impiega circa 1,2 milioni di addetti. Rappresenta una rete di aziende che continua a far valere il valore dell’eccellenza italiana in termini di dinamismo e capacità di adattamento a scenari macroeconomici, anche in presenza di instabilità. Questa industria non solo contribuisce in modo significativo all'economia nazionale, ma detiene anche una leadership europea in settori specifici, come quello delle due ruote, dimostrando una resilienza e una capacità di innovazione che sono state messe alla prova da molteplici fattori, dalle politiche europee alle dinamiche di mercato globali.

Il Settore Automotive Propriamente Detto: Numeri e Dinamiche
In Italia, la filiera Automotive propriamente detta coinvolge un totale di 5.451 imprese attive, che occupano 273.000 addetti alla produzione di auto. Il fatturato nel 2024 ha toccato i 113,3 miliardi di euro, rappresentando il 9% dell’intero settore manifatturiero e il 5,8% del PIL. Tuttavia, il 2025 ha segnato un calo significativo nella produzione complessiva, con 379.706 unità tra autovetture e veicoli commerciali, evidenziando una flessione del -20,1% rispetto al 2024. La produzione di sole auto si è fermata a 213.706 unità, con una discesa del 24,5% su base annua, mentre il comparto dei veicoli commerciali ha registrato 166.000 unità, in flessione del 13,5%.
Commercio Internazionale di Autoveicoli
Nel periodo gennaio-ottobre del 2025, l’import di autoveicoli nuovi verso l’Italia ha mostrato un calo dello -1,8% rispetto ai primi dieci mesi del 2024. Il comparto delle autovetture ha registrato una diminuzione dello 1,6% in valore nelle importazioni, e allo stesso modo quello dei veicoli industriali ha subito un calo dello 3,0%. Anche l’export è risultato in discesa rispetto a quello dei primi dieci mesi del 2024, con un -14,3%. Il valore dei veicoli industriali, nel periodo analizzato del 2025, è calato del 19,2%, mentre le autovetture esportate hanno segnato un -12,1%. Il saldo commerciale è negativo per circa 14,9 miliardi di euro per le autovetture, ma positivo di circa 313,3 milioni per i veicoli industriali. L’import di autoveicoli ha origine quasi totalmente da Paesi europei per l’89,0% del valore, mentre l’export con destinazione Europa rappresenta il 62,3% del totale. Questi dati sottolineano la forte interconnessione del settore automotive italiano con il mercato europeo, sia in termini di approvvigionamento che di sbocco commerciale.

Il Mercato delle Vendite e del Noleggio Auto
Il mercato automobilistico italiano ha archiviato il 2025 con un fatturato complessivo generato dalle nuove immatricolazioni stimato in circa 45,6 miliardi di euro, segnando un calo di 1,3 miliardi rispetto all'anno precedente. In Italia si contano attualmente 776 concessionari auto, secondo i più recenti dati Quintegia del 2024. Il 2025 si è chiuso con 1.525.722 nuove auto vendute, registrando una flessione del 2,1% rispetto al 2024.
Al contrario, la prestazione del settore noleggio è stata più vivida, con il più aggiornato report Aniasa che fotografa un comparto arrivato ad un fatturato che nel 2024 ha raggiunto i 15,8 miliardi, con un deciso aumento rispetto ai 14 miliardi del 2023. Questo dato suggerisce un cambiamento nelle preferenze dei consumatori e delle aziende, che potrebbero orientarsi sempre più verso soluzioni di mobilità flessibili come il noleggio, in un contesto di incertezza economica e di evoluzione delle esigenze di mobilità.
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Il Comparto delle Due Ruote: Una Leadership Europea
Quella delle due ruote è un'industria che in Italia vale 14,8 miliardi di euro e detiene la leadership europea in termini di produzione e mercato. Il settore moto esporta motocicli, scooter e ciclomotori per un valore di 2 miliardi di euro e produce 422 mila pezzi in Italia. Questa leadership è un segno della forte tradizione italiana nel design e nell'ingegneria delle due ruote, un settore che continua a essere un fiore all'occhiello dell'industria manifatturiera nazionale.
Il Comparto della Componentistica Automotive Italiana
Nel 2024, le 2.134 imprese che compongono l’universo della componentistica automotive italiana hanno impiegato nel settore circa 168.000 addetti e generato un fatturato stimato pari a 55,5 miliardi di euro. Sempre secondo i più recenti dati forniti dall'associazione di categoria Anfia, nel 2024 sono calati sia l’import, con un -8,7%, che l’export, con un -3,1%, con un saldo positivo comunque di circa 6,8 miliardi di euro. L’Europa rappresenta il 78,6% del valore dell’import e il 79,1% del valore dell’export. Al di fuori del continente europeo, la prima macroarea di origine è l’Asia, da cui l’Italia importa il 14,0% di parti e componenti in valore, mentre la prima macroarea di destinazione dell’export è il Nord America: 9,1% del totale.

L'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, avviato nel 1996 su iniziativa dell'Ente camerale torinese, rappresenta uno strumento di conoscenza e studio del comparto, volto a cogliere i mutamenti che stanno interessando la filiera della componentistica automotive italiana, pur con un robusto impianto metodologico e un nucleo centrale della ricerca ormai consolidati. In continuità con le passate edizioni, anche nel 2025 l'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità è stato realizzato con un'attività di rilevazione che ha coinvolto il sistema imprenditoriale del settore e che è stata condotta grazie alle diverse competenze e alla condivisione di professionalità ed esperienze sull'ambito in esame dai soggetti del gruppo di ricerca composto dalla Camera di commercio di Torino e dall'ANFIA. L'edizione 2025 dell'Osservatorio conta un universo di riferimento composto da 2.134 imprese con sede legale in Italia. Nel 2024 tale universo ha impiegato un numero stimato di addetti pari a circa 168.000 e generato un fatturato di circa 55,5 miliardi di euro direttamente imputabili al settore automotive. Dopo anni nel complesso favorevoli, il 2024 ha segnato la fine di una fase di crescita, con una contrazione dei ricavi totali del settore pari al -6,0%. I cali più marcati hanno riguardato i fornitori di moduli e integratori di sistemi, gli specialisti e i subfornitori delle lavorazioni. Questi dati evidenziano la vulnerabilità del settore della componentistica ai cambiamenti economici e alle pressioni competitive.
La Produzione di Veicoli in Italia: Il Ruolo di Stellantis e Altri Attori
Guardando alla produzione di veicoli, la parte del leone sul territorio italiano spetta naturalmente al gruppo Stellantis, con una presenza di stabilimenti distribuita dal Nord al Centro e al Sud, con performance in termini di produzione che ricostruiamo basandoci sul periodico rapporto Fim-Cisl. Nel 2025 l’impianto di Mirafiori a Torino risulta l’unico sito in crescita rispetto al 2024, con 30.202 unità realizzate e un incremento del +16,5% rispetto alle 25.920 unità del 2024. L’impianto Maserati di Modena segna circa 200 unità, con una flessione del -23,1% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 la produzione dello stabilimento di Cassino è scesa a 19.364 unità, registrando un pesante -27,9%. Anche lo stabilimento di Pomigliano d’Arco in Campania mostra nel 2025 una flessione significativa, pari a -21,9% rispetto al 2024, per una produzione complessiva di 131.180 vetture. Lo scorso anno lo stabilimento di Melfi in Basilicata ha visto ridurre del 47% la sua attività, attestandosi a 32.760 unità in totale. Più complesso valutare l’operatività della fabbrica di Atessa in Abruzzo, dove si producono i veicoli commerciali del Gruppo Stellantis e che ha visto diminuire la performance del 13,5%, ovvero 166.000 unità nell’anno.
Contribuiscono in termini economici sostanziali, ma inevitabilmente con numeri ben più limitati, le attività delle Case costruttrici che fanno riferimento alla Motor Valley dell’Emilia, a cui vanno accreditate nel complesso 29 mila vetture prodotte nel 2025. Realtà imprenditoriale in crescita quella di Macchia d'Isernia in Molise, dove il gruppo DR assembla e personalizza differenti gamme di auto che hanno pesato per 34.286 unità vendute in Italia nel 2025. Questi dati evidenziano una situazione eterogenea all'interno della produzione automobilistica italiana, con alcuni stabilimenti che mostrano segnali di crescita e altri che affrontano significative contrazioni.

Le Sfide e le Prospettive del Settore Automotive Italiano
L’evento svoltosi a Milano dal titolo “Automotive 2026, La svolta è adesso. Non c’è più tempo!“, promosso da #FORUMAutoMotive, ha fatto rumore soprattutto per l’appello congiunto lanciato dai principali attori della filiera automotive italiana verso le istituzioni europee. “Sono anni che insistiamo sulla scelleratezza ideologica delle imposizioni di Bruxelles, paventando la situazione del sistema automotive europeo che ora è sotto gli occhi di tutti“, ha spiegato l’ideatore dell’evento Pierluigi Bonora, “e i fatti, ahinoi, ci hanno dato ragione."
L'Influenza delle Politiche Europee e la Competizione Cinese
L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare un aggiornamento del Global Automotive Outlook di AlixPartners, dal quale è emerso che nel 2025 il mercato automotive europeo ha mostrato volumi stagnanti in linea con il 2024, mentre l’Italia ha registrato una lieve flessione (-2% sul 2024). La crescita nel settore è guidata dai produttori cinesi, che stanno aumentando la loro presenza in Europa tanto da prevedere un aumento di 0,8 milioni di veicoli entro il 2030, con una quota di mercato dal 9% al 13%. In Italia, la quota di auto cinesi è passata dal 3% nel 2024 al 6% nel 2025, raggiungendo il 7% nell’ultimo trimestre grazie alla crescita di BYD, Chery e Leapmotor. Questa crescente penetrazione del mercato da parte dei produttori cinesi pone nuove sfide competitive per l'industria automobilistica europea e italiana in particolare.
Tra gli interventi più interessanti ascoltati al #FORUMAutoMotive di Milano c’è stato sicuramente quello di Marco Bonometti, presidente e amministratore delegato di OMR Automotive ed ex presidente di Confindustria Lombardia, il quale ha evidenziato come ci sia un problema di competitività e che se non si cambiano le cose, il settore dell’auto non avrà futuro in Europa: “Il Green Deal è stato un fallimento, con nobili presupposti, ma con metodi completamente sbagliati. Bisogna partire dal problema energetico. Il settore dell’auto rappresenta 13 milioni di lavoratori e 400 miliardi di imposte fiscali e lo scorso anno abbiamo perso 100.000 occupati. Dobbiamo creare le condizioni perché ci sia lavoro. La politica non può decidere quali auto vogliono acquistare i cittadini europei e il mercato lo dimostra chiaramente.” Queste parole sottolineano la necessità di un ripensamento delle politiche europee e di un approccio più pragmatico per sostenere la competitività del settore.
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L'Unità d'Intenti degli Attori della Filiera
Massimo Artusi, presidente di Federauto, ha invece sottolineato la ritrovata unità di intenti dei principali attori della filiera: “Fino a pochi anni fa idee e posizioni sarebbero state molto diverse, mentre oggi c’è finalmente più consapevolezza di ciò che sta accadendo e di quello che si potrebbe fare. Le politiche europee, una volta avviate, sono difficili da fermare, ma il punto resta sempre lo stesso: se il cliente vuole pagare un’auto 10 mila euro, bisogna metterlo in condizione di trovarla, altrimenti il mercato non riparte. L’incongruità normativa va scardinata senza se e senza ma, perché genera vincoli e costi pesantissimi per chi opera.” Questo appello all'azione congiunta evidenzia la consapevolezza che solo attraverso un fronte comune si potranno affrontare le complesse sfide che attendono il settore.
L'Impatto dell'Instabilità Geopolitica sui Costi delle Materie Prime
Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, è stato più sulla cronaca rimarcando i dati appena presentati dal Centro Studi dell’associazione sul tema dei prezzi delle materie prime a causa dell’instabilità geopolitica nel Medio Oriente: “Il 63% delle nostre imprese segnala aumenti in atto dal 28 febbraio, con rialzi prevalenti nella fascia +3%/+10% e punte fino a +50% su alcune gomme sintetiche (NBR, Polibutadiene). Ma a partire dal 1° aprile, cioè fra pochissimi giorni, sono previsti ulteriori aumenti di maggiore entità. L’aspetto più preoccupante di questa situazione è il fatto che quasi la metà dei fornitori non comunica prezzi e tempi di consegna e nemmeno accettano ordini.” Questa situazione di incertezza e aumento dei costi delle materie prime aggiunge un ulteriore strato di complessità per le imprese della filiera automotive, costringendole a navigare in un ambiente operativo sempre più volatile.

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