Il nome Ford, abbinato alla sigla RS, ovvero Rallye Sport, ha plasmato un capitolo leggendario nella storia dell'automobile e del motorsport. Già prima della fine degli anni '60, quando le filiali tedesca e inglese del colosso di Detroit iniziarono a fabbricarsi in casa i loro modelli da corsa, sotto il segno dell'ovale blu erano nate sportive di grande successo, come la Cortina Lotus del 1963. Tuttavia, fu la creazione della divisione Advanced Vehicle Operations (AVO) sulla sponda britannica, nel 1970, a dare inizio al mito RS, un'epopea che resiste al logorio del tempo, segnata da modelli entrati nella leggenda.

Le Origini del Mito: Dai Primi Modelli RS alla Nascita della Escort Cosworth
Il dipartimento Advanced Vehicle Operations della Ford inglese ha dato vita a una serie di vetture che hanno fatto la storia. Il primo esemplare, la Ford Escort RS 1600 del 1970, è stato un vero punto di svolta. A cinquant'anni esatti dalla sua nascita, questa Escort è ricordata come una piccola belva. Il motore, un quattro cilindri sedici valvole a doppio albero a camme in testa di 1599 cc, erogava una potenza di 120 CV, rendendola una vettura da corsa temibile.
Nello stesso anno, la Ford Capri RS 2600 emerse come una versione ancor più sportiva della 2300GT/RS da 2,3 litri e 125 CV del 1969, quest'ultima rimasta in produzione solo un anno e venduta esclusivamente in Germania. La Capri RS2600 fu la prima Ford europea a iniezione, caratterizzata da una carrozzeria alleggerita, un cambio più corto, freni a disco ventilati e cerchi in lega dal look grintoso.
Il 1973 vide il debutto della Ford Escort RS 2000. Montava il due litri da 100 CV della Pinto e, nei piani della dirigenza Ford, doveva essere una specie di RS 1600 "civilizzata". Anche il prezzo era simile a quello della sorella più piccola, che costava appena 5 sterline in più. Meno grintosa ed esuberante, era comunque un'auto veloce, con una velocità massima di 173 km/h e un'accelerazione da 0 a 100 km/h in poco più di nove secondi.
La Ford Escort RS 1800, introdotta nel 1975, è stata la vettura che ha visto campioni del rally come Björn Waldegård, Hannu Mikkola e Ari Vatanen affinare il loro talento e ottenere successi memorabili. Sviluppata appositamente per le competizioni, montava un motore BDA portato a 1835 cc con 115 CV e un cambio a quattro marce con rapporti ravvicinati. Rispetto alla RS 1600, la potenza era scesa di 5 CV, ma i regolamenti del Gruppo 4 permisero a Ford di utilizzare come base il motore due litri.

L'Era del Turbo: Dalla RS Turbo alla Sierra Cosworth
A metà degli anni '80, il turbocompressore divenne un elemento imprescindibile per la maggior parte dei modelli RS. La Ford Escort RS Turbo del 1984, sviluppata dalla divisione SVE (Special Vehicle Engineering) nata nel 1980, quando ormai RS era diventato un brand di risonanza mondiale, era l'evoluzione della RS 1600i. Offerta in un'unica colorazione, il bianco, si riconosceva a colpo d'occhio per le vistose appendici aerodinamiche. Per tenere a bada i 132 CV, sempre pronti a imbizzarrirsi grazie alla spinta del turbo, gli ingegneri montarono un differenziale Ferguson a slittamento limitato. La Escort RS Turbo sfruttava il 1.6 della "XR3i", dopato con una stupenda Garret T3, capace di far sviluppare al piccolo millesei ben 136 rabbiosissimi cavalli, tutti a spingere poco più di 950 kg. Grazie al peso piuma, riusciva a coprire lo 0-100 in 8,7 secondi e raggiungeva 206 km/h di velocità massima. Nel 1986, con il restyling della Escort terza serie, arrivò anche la nuova versione della Escort RS Turbo, sempre con il 1.6 turbocompresso, ora però da 133 CV. La seconda serie si presentava aggressiva, con assetto ribassato, spoiler anteriore, alettone posteriore, ruote in lega specifiche, griglie di uscita per l'aria calda sul cofano motore, bandelle sottoporta, codolini passaruota, abbaglianti supplementari circolari e fantastici sedili anteriori Recaro.
Il feeling alla guida di questa Escort RS Turbo riporta indietro nel tempo. Una volta girata la chiave, si nota immediatamente un sound eccezionale, come da tradizione dei millesei Ford. Il piccolo 1.6 turbocompresso spinge bene, alimentato dalla classica (per l'epoca) iniezione elettronica KE-Jetronic Bosch. Il turbo attacca a circa 2500 giri e soffia a 0,5 bar, regalando un "calcio" tipico dei turbo di una volta, soprattutto ai bassi regimi e in ripresa. Sopra i 4500 giri, tuttavia, la spinta perde di grinta. La frizione è incredibilmente morbida e ben modulabile, e il cambio è ben rapportato, permettendo di sfruttare tutti i 133 CV di questa Escort, anche se la quarta e la quinta marcia sono piuttosto lunghe, pensate per il riposo. L'assetto e il comportamento su strada non deludono: una macchina composta, precisa e con un ottimo feeling in curva. L'esemplare in questione montava un assetto Koni dell'epoca, molto basso, il che giovava alla prontezza di risposta. Tuttavia, lo sterzo, privo di servoassistenza e preso direttamente dalle versioni base della Escort senza adattamenti alla potenza o al carattere della macchina, rappresenta il difetto più grande. Eccessivamente demoltiplicato e faticoso in manovra, sebbene in velocità diventi più preciso, si è dimostrato un limite nello stretto sulle colline Reggiane, smorzando l'esperienza di guida. Altre chicche di questa Escort RS includono l'ABS meccanico e il giunto viscoso Ferguson all'anteriore. L'impianto frenante è misto, con dischi all'anteriore e tamburi al posteriore. L'ABS completamente meccanico agisce solo sui freni anteriori. Riguardo al giunto viscoso, è lo stesso sistema che caratterizza la Fiat Coupé 20V Turbo; la Escort RS Turbo è stata la prima hatchback a montare un giunto viscoso Ferguson, posizionato all'uscita del differenziale e che regola la coppia sull'asse anteriore.
La Ford RS 200, anch'essa del 1984, fu concepita per competere ai massimi livelli nel Gruppo B contro rivali del calibro di Audi Sport Quattro e Peugeot 205 Turbo 16. Raccolse l'eredità della Escort RS 1700T (1980), il cui sviluppo non fu mai completato. Il motore BDT turbo da 1,8 litri, che sulla versione stradale erogava 250 CV, in assetto da gara ne sviluppava circa 450.
Il sodalizio tra Ford e Cosworth ha dato alla luce quello che è senza dubbio il motore più importante nella storia non solo della Formula 1, ma del motorsport in generale: il Dfv Ford-Cosworth, propulsore V8 (Dfv sta per “Double four valve”, ovvero “quattro valvole doppie”) che tra gli anni ’60 e ’80 ha fatto “campare” tantissime scuderie, corso oltre 500 Gran Premi e vinto titoli mondiali sia piloti che costruttori, contrastata ogni tanto solo da qualche lampo rosso Ferrari. Questo profondo legame ha portato, a metà degli anni '80, alla nascita della Ford Sierra RS Cosworth (1986). Sul motore due litri YB di derivazione Ford Pinto lavorarono i tecnici della Cosworth. Nata per correre e divenuta prodotto di serie, la motorizzazione e la meccanica della Sierra Cosworth meritano un capitolo a parte. Tutto, in essa, viene progettato con in mente il concetto di prestazioni. Il cambio a doppia frizione cinque rapporti è a firma BorgWarner, mentre il differenziale autobloccante a giunto viscoso e i freni a disco con sistema elettronico d'anti-bloccaggio sono un invito a schiacciare giù il pedale dell'acceleratore. La Sierra terminò la sua produzione nel 1993, e il modello Cosworth non arrivò a vendere più di 1500 esemplari, rivelandosi un'auto particolare che in pochi erano in grado di gestire nel suo pieno potenziale. Poco dopo arrivò anche la versione RS500, ancora più pompata e selvaggia, e la Sapphire, la configurazione a 4 porte e 3 volumi.
Ford Sierra RS Cosworth - Davide Cironi
Nel 1990, la Ford Fiesta RS Turbo, dotata dello stesso motore della Escort RS Turbo ma con un turbocompressore più piccolo, era un piccolo bolide. Con i suoi 133 CV, sfiorava i 210 km/h e bruciava lo 0-100 km/h in circa otto secondi.
La Ford Escort RS Cosworth: Un Sogno Proibito Anni '90
Il vero sogno proibito dei primi anni '90 per migliaia di ragazzini era la Ford Escort Cosworth, un'auto potente, aggressiva e dal piglio deciso. La Escort Cosworth, che fa il suo debutto nel 1992 e rimane in produzione fino al gennaio del 1997, è basata sulla Escort di quarta generazione, sebbene le condivisioni non siano molte con le Escort normali. Oltre a uno stile più corsaiolo, la Cosworth ha le quattro ruote motrici e il motore 2.0 della più grande Sierra Cosworth, sovralimentato con la rabbiosa turbina Garrett T35, riconoscibile per il colore blu del coperchio delle punterie. Questo motore Cosworth YB, derivato da quello impiegato sulla Ford Sierra RS Cosworth, è un 4 cilindri in linea montato longitudinale con distribuzione bialbero a 16 valvole, sovralimentato con turbocompressore Garrett T3/T04B (pressione standard di 0,8 bar con un overboost di 1,0-1,1 bar) e intercooler. La cilindrata è di 1993 cm³ (alesaggio × corsa di 90,8 mm × 77 mm), erogando 227 CV a 6250 giri/min e 304 Nm di coppia a 3500 giri/min. È dotata di trazione integrale permanente Ferguson con due giunti viscosi, uno sul differenziale centrale e l'altro sul differenziale posteriore, con ripartizione al 34% all'avantreno e al 66% al retrotreno. La Escort Cosworth, con le sue due grandi ali posteriori (disegnate da Frank Stephenson, ora capo dello stile per McLaren), che l'hanno resa immortale, nonostante dovesse vedersela con altre regine dei rally, è stata costruita in poco più di 7.000 esemplari, dei quali alcuni hanno preso la via delle corse e la maggior parte sono finiti nelle mani di tuner più o meno "scatenati".

Le prestazioni fanno venire i brividi ancora oggi, con una punta massima di oltre 230 km/h e un tempo di 6,1 secondi per "bruciare" lo "0-100". Nel 1994, il motore beneficia di qualche modifica, tra cui un diverso sistema di alimentazione e una girante della turbina più piccola, a tutto vantaggio dell'erogazione, che si fa più omogenea. Due anni dopo, il turbo T35 viene sostituito da un più "civile" T25, abbinato per di più a un nuovo impianto di iniezione: la Cosworth diventa più facile da guidare, perché il motore non ha più il tipico ritardo di risposta fino a 3.500 giri. Fuori cambiano lo sportellino del serbatoio della benzina e l'alettone, sostituito da un'appendice aerodinamica meno scenografica, ma comunque disponibile come optional.
Nel 1992, il prezzo della Escort Cosworth era di circa 56 milioni di lire, cifra lievitata con il passare degli anni: non si raggiungono i picchi della Lancia Delta Evoluzione, quotata anche più di 150.000 euro, ma un esemplare in condizioni non ottimali può partire da 20.000/25.000 euro, che diventano circa 40.000 euro se il restauro è già stato effettuato. Le quotazioni raggiungono i 50.000 euro per le rare serie speciali Biasion, Martini e Motorsport, serie limitate (ne sono stati realizzati pochi centinaia di esemplari) molto difficili però da trovare.

Il romanesco "È 'n veleno" basta per descrivere quella che è stata una delle macchine più brutali di fine anni Ottanta-inizi Novanta. La Ford Escort Cosworth ha vinto un campionato FIA Gruppo N (PWRC) nel 1994, con alla guida Jesus Puras. Nel mondo delle corse, otto vittorie nel Mondiale rally non sono certo un palmarès da lasciare a bocca aperta, eppure, tanto è bastato a far entrare la Ford Escort RS Cosworth nella leggenda.
Ford Sierra RS Cosworth - Davide Cironi
L'Esperienza di Guida della Escort RS Cosworth
Guidare una Ford Escort RS Cosworth è un'esperienza intensa e memorabile. L'auto non passa inosservata: parafanghi allargati, minigonne, prese d'aria sul cofano motore e una doppia ala posteriore imponente che ancora oggi intimida. Al volante, l'interno è piccolo e solido, con poche cose sul cruscotto, giusto l'essenziale. La sensazione iniziale è di rigidità e stabilità, ma anche di una certa intimidazione. Procedendo lentamente, si inizia a conoscerla meglio. A poco meno di 4.000 giri arriva il cosiddetto "calcio del turbo", e l'auto si dimostra stabile e ancorata all'asfalto. Tuttavia, aumentando il ritmo tra una curva e l'altra, si capisce subito perché quella sensazione intimidatoria si fosse manifestata: queste turbo anni '90 erano e sono divertenti, veloci, belle, ma appena si esagera è facile trovarsi in situazioni disperate. L'esperienza di guida è pura, trasmette tante emozioni perché si sente ogni cosa: la meccanica dell'auto, la strada percorsa e il suono del motore, che si potrebbe ascoltare per ore.

L'Eredità della Rallye Sport: Dalla Escort alla Focus RS
Dopo l'uscita di produzione di Escort RS 2000 ed Escort RS Cosworth, ci vollero sei anni prima di rivedere una Ford targata Rallye Sport. A fregiarsi del marchio RS fu la Ford Focus RS (2002), equipaggiata con un due litri Duratec turbo da 212 CV. Quell'alettone parlava da solo, continuando la tradizione delle "Fast Fords".
Le vetture moderne, come la Fiesta ST Line, devono fare più o meno le stesse cose che faceva la Escort negli anni '80. Una vettura moderna però deve essere comoda, consumare poco, non inquinare e avere più gadget dell'Enterprise, il tutto rimanendo comunque divertente. Obiettivo non facile. Forse ciò che è cambiato negli anni non è ciò che vuole l'appassionato, ma quello che possiamo avere a disposizione in un'auto. La Fiesta rappresenta la naturale evoluzione della Escort, anche se alla fine ciò che conta adesso è l'apparenza, sia che tu abbia un 3 cilindri Ecoboost o una Ford vecchia scuola. I tempi cambiano, ma per fortuna la Ford pensa ancora ai giovincelli più allegri.
