L'avvento di internet e dei social media ha dato vita a fenomeni virali che spesso sfidano la logica e ci spingono a riflettere sulla nostra stessa natura. Tra questi, spicca la figura di Manny, un gatto tigrato che ha conquistato il web grazie a una serie di autoscatti che, secondo molti, superano in originalità e spontaneità quelli realizzati dagli esseri umani. Questo caso particolare, oltre a divertire, apre una finestra su temi più ampi: l'egocentrismo digitale, il confine tra natura e tecnologia, e persino possibili nuove interpretazioni della teoria evolutiva.

L'Ascesa di Manny: Un Fenomeno Social
Manny, un felino tigrato, è diventato una vera e propria celebrità sul web, in particolare sull'account Instagram "Yoreman". Qui, vengono postate le sue istantanee, spesso realizzate in compagnia dei suoi amici cani, che mostrano momenti di vita quotidiana con una prospettiva inaspettata. L'account ha rapidamente guadagnato un vasto seguito, contando già oltre 139.000 follower che continuano ad aumentare. La sua abilità nell'utilizzare una GoPro, o almeno nel trovarsi nel posto giusto al momento giusto con l'obiettivo puntato verso di sé, ha generato un dibattito sull'autenticità di questi "selfie felini".
Dalla Natura all'Io: L'Era del Selfie Umano
Il fenomeno di Manny non può essere discusso senza considerare il contesto culturale in cui è emerso: l'era del selfie. Un tempo, l'obiettivo della fotocamera era rivolto verso il mondo esterno: paesaggi, persone, momenti da immortalare. Successivamente, l'universo esterno ha perso parte del suo significato, lasciando il posto all'autoritratto, all'espressione del proprio volto, alle proprie emozioni, e talvolta, come sottolinea l'analisi, alla propria "deficienza". L'uomo, da osservatore del mondo, si è trasformato nel soggetto principale della scena. Questa nuova fase, definita "individualista ed egocentrica", ha portato a un'esplosione di autoscatti di ogni genere.
Agostino Ferrente racconta una scena di Selfie
Dai calciatori che si ritraggono in pose compiaciute, a celebrità che si filmano dall'ospedale con maschere d'ossigeno, la "febbre del selfie" sembra aver contagiato trasversalmente la società. Amici inviano foto da ogni angolo del globo, ma spesso lo sfondo risulta così sfocato da poter essere facilmente un calendario appeso in salotto. Le cronache riportano episodi sempre più estremi, dove la ricerca dell'autoscatto perfetto porta a situazioni pericolose, fino al tragico. Si narrano casi di persone che si sono scattate selfie in situazioni di pericolo imminente, come l'avvicinarsi di un leone, o che sono cadute in burroni, si sono schiantate in macchina o sono precipitate da grandi altezze mentre cercavano di immortalare un momento, trasformando la ricerca dell'immagine in una vera e propria "nuova fede" con i suoi "martiri".
Il Selfie della Macaca: Un Circolo Evolutivo Grottesco?
L'apice di questa tendenza, almeno fino a quel momento, è stato rappresentato dal "selfie della macaca". Una scimmia, trafficando con l'attrezzatura lasciata da un fotografo naturalista, il britannico David Slater, si è scattata un primo piano. Questo evento ha chiuso un cerchio evolutivo, riconducendo l'uomo alla scimmia attraverso l'autoscatto. La questione è diventata anche un controverso caso legale quando Wikimedia Commons ha pubblicato la foto, portando il fotografo a rivendicare i diritti d'autore. La risposta è stata che, essendo un selfie della scimmia, eventualmente i diritti sarebbero appartenuti a lei. Questa vicenda giudiziaria ha evidenziato come l'evoluzione umana, in questa sua fase, stia portando a esiti paradossali e talvolta assurdi.
La Mania Contagiosa: Dal Domestico all'Esotico
La tendenza a immortalare istanti della propria giornata con un autoscatto non sembra più confinata agli esseri umani. La mania di fotografare espressioni e ritratti buffi ha apparentemente contagiato anche il mondo animale. Non si tratta più solo di animali domestici, ma anche di bestie esotiche come ippopotami e koala. L'hashtag #pelfie (unione di "pet" e "selfie") si è diffuso ampiamente sui social network, venendo persino ripreso in campagne benefiche a favore di associazioni che aiutano gli animali, come Angels Animal Rescue e the Animals Charity.

Manny, in questo contesto, rappresenta un esempio emblematico. Non solo è abile nel farsi i selfie, ma utilizza anche una GoPro per immortalare paesaggi mozzafiato, come tramonti spettacolari e scenari innevati, con prospettive che potrebbero eguagliare quelle di un fotografo esperto. La peculiarità, ovviamente, risiede nel fatto che Manny ha quattro zampe, artigli, baffi e un pelo grigio-marrone: è, inequivocabilmente, un gatto. La sua popolarità solleva interrogativi sull'autenticità delle sue "creazioni", ma la sua presenza come "star" del web dimostra quanto la tendenza all'autoscatto stia diventando un fenomeno pervasivo, capace di estendersi anche oltre i confini della specie umana, suggerendo che, forse, la "vanità" o la curiosità verso il proprio riflesso non siano poi così unicamente umane. La "povera bestia", come viene definita la macaca nel contesto del suo selfie, ha forse il diritto di farci riflettere sul fatto che noi "umani evoluti" non siamo poi così distanti dalle nostre origini, soprattutto quando siamo accecati dalla febbre dell'autoscatto.