Giuseppe Emilio "Nino" Farina, nato a Torino il 30 ottobre 1906, è una figura leggendaria nel panorama dell'automobilismo sportivo. La sua vita è stata intrinsecamente legata al mondo delle quattro ruote, un legame che lo ha portato a diventare il primo Campione del Mondo di Formula 1 moderna nel 1950 e a lasciare un'impronta indelebile nella storia delle corse. Figlio di Giovanni Farina, storico fondatore degli "Stabilimenti Farina", una delle più importanti carrozzerie automobilistiche dell'epoca, e nipote di Battista "Pinin" Farina, fondatore della celebre Pininfarina, Nino ereditò una profonda passione per le automobili fin dalla giovane età.

Gli Albori di una Carriera Fulminante
L'attrazione di Nino per le automobili si manifestò precocemente, portandolo a debuttare nella sua prima competizione nel 1925, in una Aosta-San Bernardo su una Chiribiri. La sua guida era irruenta, caratteristica che spesso portava le sue gare, come molte altre, a concludersi con un incidente. Nonostante ciò, la sua velocità era innegabile. Questo talento, unito a un buon rapporto d'amicizia con il leggendario Tazio Nuvolari, gli permise di accasarsi inizialmente con la Maserati.
Il 1936 segnò un momento cruciale nella sua carriera: venne chiamato da Enzo Ferrari per disputare la Mille Miglia di quell'anno, dove ottenne un lusinghiero secondo posto. Le sue prestazioni gli valsero diverse soddisfazioni, fino a quando il Conflitto Mondiale non impose uno stop forzato alle competizioni.
Il Trionfo nella Prima Stagione Mondiale
Dopo la guerra, nel 1946, Farina tornò a correre con l'Alfa Romeo. A bordo della potente 158, ottenne una vittoria nel Gran Premio delle Nazioni, un preludio al suo futuro successo.
Il maggio del 1950 è una data storica: si corre il primo Gran Premio del Mondiale di Formula 1 a Silverstone. Giuseppe Farina si presenta sulla griglia di partenza con l'Alfa Romeo 158 ufficiale, e per la Casa del Biscione è un successo strepitoso. Farina vince la gara, precedendo i suoi compagni di scuderia Luigi Fagioli e Reg Parnell. In questo modo, "Nino" entra nella storia come il primo vincitore di un Gran Premio di Formula 1.
Quell'anno, il calendario del Mondiale prevedeva sette gare. Farina, saltando la 500 Miglia di Indianapolis, una gara all'epoca riservata principalmente ai piloti statunitensi, dimostrò la sua supremazia vincendo anche il Gran Premio di Svizzera e quello d'Italia. Alla fine della stagione, si laureò Campione del Mondo con 30 punti, precedendo di soli tre lunghezze il futuro grande rivale Juan Manuel Fangio.

Anni di Dominio e Transizioni
Con il ritiro dell'Alfa Romeo dalla Formula 1, Enzo Ferrari fu in grado di allestire la propria monoposto, il modello 500, che dominò la stagione successiva, vincendo sette gare su otto. Nonostante il dominio della Ferrari, in quell'anno fu Alberto Ascari a primeggiare, mentre Farina, passato a correre per la casa di Maranello, si piazzò quattro volte al secondo posto, chiudendo alle spalle del dominatore della stagione.
Farina rimase in Ferrari fino al 1955, ma senza riuscire a replicare gli stessi successi del passato. La sua guida, seppur veloce, era spesso considerata "fuori dagli schemi", portandolo a rischiare la vita più di una volta in pista.
Una Carriera Ricca di Successi e un Tragico Epilogo
Analizzando più a fondo la sua carriera, si osserva che Nino Farina partecipò in totale a 36 Gran Premi nell'arco di sette anni (dal 1950 al 1956), riuscendo a partire in 33 occasioni. La sua carriera lo vide schierato per due scuderie di prestigio: l'Alfa Romeo e la Ferrari.
Nel corso della sua permanenza in Formula 1, Farina ottenne 5 vittorie, 9 secondi posti e 6 terzi posti. Le sue statistiche testimoniano la sua costante presenza ai vertici delle competizioni.
Nel 1951, al volante di un'Alfa Romeo 159 ufficiale, partecipò a 8 dei 9 gran premi mondiali, saltando ancora l'appuntamento con la 500 Miglia di Indianapolis. Il campionato di quell'anno fu caratterizzato da una serrata lotta tra Alfa Romeo e Ferrari. Farina si classificò 4° nella graduatoria mondiale con 19 punti, dietro al compagno di squadra Fangio (31 punti) e al ferrarista Alberto Ascari (25 punti). Nonostante ciò, Farina riuscì ad aggiudicarsi una vittoria e a salire sul podio in altre tre occasioni, marcando anche un giro veloce. Il Gran Premio del Belgio, la gara vinta da Farina in quell'anno, è entrato nella storia della Formula 1 per essere stato pesantemente condizionato dall'usura degli pneumatici, che costrinse le Ferrari a cambiarli cinque volte e le Alfa Romeo addirittura otto.
Il 1952 vide la Formula 1 adottare il regolamento della Formula 2. Il ritiro dell'Alfa Romeo lasciò la Ferrari come unica scuderia in grado di allestire una monoposto da F1. Si decise quindi di cambiare le regole, e la Ferrari, con il modello 500, dominò la stagione con sette vittorie su otto gran premi. Farina, passato proprio alla Ferrari, riuscì a piazzarsi per ben 4 volte al secondo posto, chiudendo al 2° posto (con 25 punti) nella graduatoria mondiale, alle spalle del compagno di squadra Ascari, dominatore assoluto della stagione.
Farina rimase alla Ferrari anche nelle stagioni 1953, 1954 e 1955. Nel 1953, sempre alla guida di una Ferrari 500 F2, prese parte a sette gran premi, centrando la vittoria in quello di Germania sul mitico tracciato del Nürburgring. Concluse inoltre tre volte al secondo posto e una al terzo, segnando anche una pole position. Le vittorie potevano essere due, ma Farina dovette fare i conti con l'orgoglio di Ascari. In occasione del Gran Premio di Svizzera, pochi giorni dopo il trionfo tedesco, Farina si trovava in testa alla gara. Con le Ferrari sicure della tripletta, dai box venne impartito l'ordine di mantenere le posizioni: Farina, Mike Hawthorn e appunto Ascari. Ma quest'ultimo si ribellò e andò a prendersi la vittoria e il titolo mondiale. Anche nel Gran Premio d'Italia, Farina vide sfumare la possibilità di vincere la gara: Ascari era al comando sull'ultima curva, pressato da Farina e da Fangio (su Maserati), quando perse il controllo della sua macchina andando in testacoda. Farina fu costretto a saltare sul prato per evitare il compagno di squadra, lasciando la vittoria a Fangio.
In una stagione così movimentata, non mancarono note negative. Nella prova inaugurale, il Gran Premio d'Argentina, Farina travolse alcuni spettatori che si trovavano lungo il ciglio della strada. Il bilancio della gara, comprensivo dell'incidente causato dalla Gordini di Robert Manzon, fu tragico: dieci morti e trenta feriti, di cui dieci gravi. Il presidente dell'Argentina Perón aveva decretato l'accesso gratuito al circuito. Nella graduatoria mondiale, Farina si piazzò 3° con 26 punti, preceduto dal compagno di squadra Ascari (vincitore del suo secondo titolo mondiale) e da Fangio.
Nel 1954, il mondiale riaprì le porte alle vere Formula 1. Farina prese parte, alla guida di una Ferrari, a soli due gran premi, giungendo secondo in quello inaugurale d'Argentina. Proprio questo evento è il primo caso di ricorso post-gara respinto: Fangio, vincitore della gara su Maserati, utilizzò cinque meccanici per un cambio gomme anziché i tre previsti dal regolamento. La Ferrari, certa della vittoria a tavolino, suggerì a Farina e González di non forzare. Il reclamo di Maranello fu però respinto sia dagli organizzatori che, più tardi, dalla FIA. Nell'altro gran premio stagionale, Farina guidò con un tutore di cuoio al braccio destro, fratturatosi in occasione della Mille Miglia.
Nella stagione 1955, Farina disputò tre gran premi conquistando un curioso record. Il Gran Premio d'Argentina, gara inaugurale del campionato, verrà ricordato per il grande numero di cambi di pilota, ben 15, dovuti sia alle particolari condizioni climatiche (35 gradi all'ombra e 55 sul circuito), che alla conseguente stanchezza. Farina, per il gioco dei cambi, finì quindi secondo (con González e Trintignant) e terzo (con Maglioli e Trintignant). La vettura era una Ferrari 625, la stessa con cui Farina si aggiudicò il gradino più basso del podio in occasione del Gran Premio del Belgio.
L'ultima presenza di Farina in Formula 1 fu il Gran Premio d'Italia. Schierato dalla Ferrari con le vetture rilevate dalla Lancia a seguito del tragico incidente di Ascari, non riuscì a prendere parte alla gara per problemi alle gomme. L'anno successivo, volle partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis, con una monoposto assemblata dalla OSCA, la Bardhal Ferrari Experimental, montando un motore Ferrari tipo 446 su un telaio Kurtis Kraft.
La Storia Del Primo Pilota Di F1 : Giuseppe Farina "Nino" #ferrari #f1
Il destino, tuttavia, gli riservò una brutta sorpresa. Il 30 giugno 1966, mentre era in viaggio per assistere al GP di Francia a Reims, perse il controllo della sua vettura e si schiantò contro un albero, morendo sul colpo. Giuseppe Emilio "Nino" Farina, nato a Torino il 30 ottobre 1906, trovò la morte nei pressi di Aiguebelle all'età di 59 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del motorsport.
Eredità Familiare: Gli Stabilimenti Farina e Pininfarina
La figura di Nino Farina è indissolubilmente legata alla sua famiglia, pilastri dell'industria automobilistica italiana. Suo padre, Giovanni Farina, fu il fondatore degli "Stabilimenti Farina", una delle più antiche e importanti carrozzerie automobilistiche dell'epoca. Giovanni, nato nel 1884 a Cortanze, in provincia di Asti, trascorse la giovinezza a Torino, dove apprese il mestiere di carrozziere. Nel 1906 fondò la Società Anonima Stabilimenti Industriali Giovanni Farina, che diresse fino agli anni quaranta, passando poi l'attività ai figli. Appassionato di corse automobilistiche, frequentava i piloti dell'epoca e nel 1930 partecipò alla Aosta-Gran San Bernardo con un'Alfa Romeo 6C 1750, classificandosi al sesto posto assoluto.
Lo zio di Nino, Battista Farina, noto come "Pinin", è a sua volta una figura titanica nel design automobilistico. Nato nel 1893, a dodici anni entrò nella bottega di carrozziere del fratello Giovanni. Nel 1910, i fratelli Giovanni, Battista e Carlo Farina fondarono gli Stabilimenti Farina. L'impresa era già molto avanzata se la Fiat chiese loro di collaborare per carrozzare la "Zero", il primo modello di auto che prefigurava la produzione di massa. Dopo un viaggio negli Stati Uniti dove conobbe Henry Ford, Pinin, nel 1930, lasciò gli Stabilimenti Farina per fondare una propria azienda: la S. A. Carrozzeria Pinin Farina. Con un capitale iniziale di 1.000.000 di Lire, e con il sostegno di Vincenzo Lancia, Pinin Farina si dedicò alla progettazione di esemplari unici e fuoriserie.

Negli anni Trenta, i suoi clienti includevano la regina di Romania e Guglielmo Marconi. Dalla Dilambda alla Lancia Astura, dalla coupé Alfa Romeo 6C 2300 Pescara alla Lancia Aprilia del 1937, le sue creazioni stupivano per le linee aerodinamiche e l'eleganza. Nonostante un periodo di crisi, Pinin Farina riuscì a superarlo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stabilimento produsse autocarri, ambulanze e altri beni.
Nell'immediato dopoguerra, Pinin Farina raggiunse l'apice della sua creatività con la berlinetta Cisitalia tipo 202, una vettura rivoluzionaria con parafanghi integrati nella carrozzeria. Questa vettura fu la prima al mondo ad essere esposta permanentemente in un museo di arte moderna, il Museum of Modern Art di New York, come esempio di "scultura in movimento".
Nel 1952, iniziò la collaborazione con Enzo Ferrari e la commissione da parte della Nash per la serie Ambassador, segnando l'inizio della partnership con le imprese automobilistiche straniere e il debutto sui mercati internazionali. Gli anni Cinquanta videro una svolta nella strategia aziendale con l'incremento della produzione di massa. Dal 1954 al 1965, la Pinin Farina costruì 27.000 unità della versione spider della Giulietta. Il successo della Giulietta portò Farina a trasferire tutte le attività in un nuovo stabilimento a Grugliasco nel 1958.
Nel 1961, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi decise la modifica del cognome da Farina a Pininfarina, per sancire il successo imprenditoriale italiano nel mondo.
Vizi e Virtù di un Campione
Nino Farina era noto anche alle cronache mondane per alcuni suoi comportamenti e vizi, considerati "eccessivi" per l'epoca. Tra questi, il vezzo di correre con un sigaro cubano tra le labbra durante le gare, e la sua passione per le belle donne. Questi aspetti, seppur lontani dalle piste, contribuirono a creare il suo personaggio, un uomo audace e carismatico.
La sua aggressività iniziale in pista, che gli causava numerosi ritiri, fu mitigata grazie ai consigli di Tazio Nuvolari, che lo aiutò a maturare. Il suo primo successo arrivò il 25 aprile 1937 al Gran Premio di Napoli, su un'Alfa Romeo 12C. Nel 1938, al Gran Premio d'Italia, fu secondo in una gara valida per il Campionato Europeo, dietro a Nuvolari e davanti alla Mercedes di Von Brauchitsch. Nel 1939, corse con la nuova Alfa Romeo 158 nella categoria Voiturette, vincendo il Gran Premio di Svizzera.
Dopo la guerra, nel 1948, Farina dominò il Gran Premio di Monaco realizzando un "Hat Trick" a bordo di una Maserati 4CLT. Vinse anche il Gran Premio delle Nazioni sempre su Maserati e il Gran Premio sul Circuito del Garda con una Ferrari 125 F1, segnando la prima vittoria di una Ferrari.
Nino Farina non fu solo un pilota eccezionale, ma anche un uomo complesso, la cui vita, tra successi sportivi, sfide personali e un tragico epilogo, incarna lo spirito audace e innovativo dell'era d'oro dell'automobilismo. La sua eredità vive non solo nei libri di storia, ma anche nelle creazioni delle carrozzerie che portano il suo nome e quello della sua illustre famiglia.
tags: #giovanni #farina #pilota #automobilistico