L'alcol etilico, componente fondamentale di numerose bevande alcoliche e di svariati prodotti di uso comune, è una sostanza con un'elevata infiammabilità. Comprendere il punto di infiammabilità e le pratiche di sicurezza ad esso correlate è essenziale per prevenire incidenti gravi, che possono avere conseguenze devastanti per la salute umana e l'ambiente.
Che cos'è l'Alcol Etilico e le sue Applicazioni
L'alcol etilico si ottiene naturalmente dalla fermentazione degli zuccheri ad opera dei lieviti ed è quindi presente in bevande come vino, birra, sidro e sakè. Attraverso la distillazione delle bevande alcoliche o per sintesi chimica, si può ottenere alcol etilico purificato, che trova impiego come solvente, disinfettante, ingrediente in prodotti domestici e persino come carburante per motori a scoppio.

Le etichette delle confezioni di alcol denaturato, proprio a causa della sua alta infiammabilità, sono molto accurate nell'indicare le modalità di impiego e, soprattutto, i pericoli derivanti da usi impropri.
Il Pericolo dell'Infiammabilità e del Ritorno di Fiamma
Una delle pratiche più pericolose, purtroppo ancora diffusa, consiste nel cospargere materiali da bruciare con alcol denaturato per poi accenderli. Questa azione comporta la produzione di una fiammata improvvisa che può investire le persone vicine, causando ustioni anche molto gravi, che possono portare alla morte. Tale pericolosa pratica è facilitata dal costo molto basso dell'alcol denaturato e dalla praticità delle confezioni in plastica, che permettono di "spruzzare" facilmente l'alcol sui materiali. Questo, unito al ritorno di fiamma, può determinare una vera e propria esplosione, simile a quella di una bomba "molotov" in mano.
È importante ricordare che la degenza media ospedaliera per un'ustione è di 35-40 giorni, con almeno due interventi chirurgici, nella migliore delle ipotesi. Spesso, questo è solo la punta dell'iceberg: le cicatrici residue, oltre che deturpanti, sono invalidanti e necessitano di ulteriori e molteplici interventi di chirurgia plastica. È fondamentale prevenire che pratiche improprie, come l'uso di alcol per ravvivare la carbonella sul barbecue, magari per gioco da parte di bambini, rovinino per sempre la vita di qualcuno.
alcol,fuoco e un libro di religione
Il Punto di Infiammabilità e la Sicurezza Antincendio
Il punto di infiammabilità, o flash point, è la temperatura minima alla quale un liquido volatile emette vapori in quantità sufficiente a formare una miscela infiammabile con l'aria in presenza di una sorgente di accensione. Per l'alcol etilico, questo valore è relativamente basso, rendendolo pericoloso anche a temperature ambiente. È cruciale comprendere che il carburante dovrebbe premiscelarsi con l'aria per raggiungere il suo limite infiammabile e scaldarsi oltre il suo punto di fiamma, per poi accendersi.
Nel contesto della sicurezza antincendio, specialmente in ambienti come le distillerie o le cantine vinicole, la gestione delle soluzioni idroalcoliche richiede un'attenzione particolare. Il D.M. 18/05/1995 ha approvato la regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei depositi di soluzioni idroalcoliche con concentrazione superiore al 60%. Questo decreto esclude gli alcoli usati per miscele carburanti, che rientrano nel campo di applicazione del D.M. 31 luglio 1934, una normativa che molti ritengono andrebbe abrogata a favore di qualcosa di più recente e sensato.

La sicurezza antincendio nelle cantine vinicole è un tema complesso che intreccia la gestione di liquidi potenzialmente infiammabili (l'alcol etilico contenuto nel vino) con la logistica di magazzino. La recente Nota n. 17796 del 26 novembre 2024 del Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha fornito chiarimenti essenziali sull'assoggettabilità di queste strutture ai controlli di prevenzione incendi previsti dal D.P.R. 151/2011. Di conseguenza, una cantina che stocca esclusivamente vini con gradazione standard non rientra in questa specifica categoria di rischio, a meno che il liquido non venga riscaldato sopra il suo punto di infiammabilità durante il processo produttivo.
La Questione del Carico di Incendio nelle Distillerie
In una distilleria, dove si producono prodotti liquidi da 14 a 40 gradi di titolo alcolometrico a partire da alcol al 96%, sorge la questione se queste soluzioni a bassa gradazione siano da considerare nel carico di incendio e se siano infiammabili. Nonostante le condizioni a 49 gradi non possano essere prese come riferimento univoco, il carico di incendio è legato al potere calorifico e non alla modalità di rilascio. In tal caso, sarebbe lecito detrarre il calore di riscaldamento dei chilogrammi di acqua contenuti nelle bevande, ed anche il calore latente di evaporazione. Se così fosse, il contributo al carico di incendio di tali soluzioni potrebbe essere considerato pari a zero.
Per la progettazione di distillerie, in seguito a varianti importanti e complessive, è importante notare che mentre in passato era facoltativo l'utilizzo del Codice di prevenzione incendi (D.M. 03/08/2015), oggi è obbligatorio. Questo significa che le progettazioni devono aderire alle disposizioni del D.M. 03/08/2015. Tuttavia, come si è visto, il D.M. 18/05/1995 si applica specificamente ai depositi di soluzioni acquose di alcole etilico con concentrazione superiore al 60%, con esclusione degli alcoli usati per miscele carburanti che rientrano nel D.M. 31 luglio 1934.
Altre Normative Rilevanti
Per quanto riguarda la regolamentazione degli alcoli e dei depositi, diverse circolari e decreti hanno cercato di fornire chiarimenti nel corso degli anni:
- Nota 14/10/2025, n° 16868: Chiarimenti operativi sull'assoggettabilità delle cantine che detengono vino in botti di legno ai procedimenti di prevenzione incendi di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151.
- DM 18/05/1995: Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei depositi di soluzioni idroalcoliche.
- Lettera Circolare 25/09/1986, n° 19224/4180: Chiarimenti sul deposito alcoli, specificando come considerare gli alcoli etilico e metilico.
- Circolare 06/02/1969, n° 8: Chiarimenti sugli impianti di deposito, di manipolazione e di produzione degli alcoli.
- DM 31/07/1934: Approvazione delle norme di sicurezza per la lavorazione, l'immagazzinamento, l'impiego o la vendita di oli minerali, e per il trasporto degli oli stessi (Artt. 84 e 85). Questo decreto precisa che il gasolio è da considerarsi di categoria C e stabilisce che non ci sono temperature di autoaccensione definite per la benzina e il gasolio, ma si aggirano intorno ai parametri indicati.
Il D.M. 18/05/1995 ha abrogato i disposti di legge preesistenti in materia, ma si riferisce solo all'alcol etilico. Pertanto, a rigore, i depositi di alcol metilico, utilizzato come additivo negli idrocarburi, dovrebbero essere realizzati secondo quanto disposto dal D.M. 31/07/1934. Questa situazione evidenzia la complessità e la stratificazione delle normative che regolano la sicurezza degli alcoli.
Differenze tra Benzina e Gasolio
La benzina è un carburante utilizzato nei motori ad accensione comandata. Per l'accensione, il carburante dovrebbe premiscelarsi con l'aria per raggiungere il suo limite infiammabile e scaldarsi oltre il suo punto di fiamma. È fondamentale che il carburante non si preincendi in un motore caldo.
Il motore Diesel, invece, è progettato per funzionare come motore ad accensione per compressione. L'aria compressa viene scaldata fino alla temperatura di autoignizione; la deflagrazione della carica combustibile avviene nel momento di massima pressione, in presenza di carburante nebulizzato. In questo caso, non vi sono sorgenti di accensione esterne. Non ci sono delle temperature di autoaccensione definite per la benzina e il gasolio; esse si aggirano intorno a parametri specifici, come indicato anche dal GHS (Rev.6) (2015) - Transport - UNECE.

Rischio Chimico e di Esplosione/Asfissia nella Fermentazione
Se il rischio incendio legato al liquido è spesso sovrastimato per soluzioni a bassa gradazione, non va sottovalutato il rischio chimico e di esplosione/asfissia legato alla fermentazione. Durante questa fase, si produce una grande quantità di anidride carbonica (CO2), un gas più pesante dell'aria che tende ad accumularsi in basso, in luoghi come fosse, cunicoli e piani interrati. Questo può creare atmosfere asfissianti letali, un pericolo spesso meno evidente ma non meno grave del rischio incendio. La gestione della ventilazione e il monitoraggio dei livelli di CO2 sono quindi fondamentali in questi ambienti.
alcol,fuoco e un libro di religione
Conclusioni Parziali sulla Sicurezza
Per l'accensione dei fuochi ci vuole pazienza e anche materiali secchi. Ci si può aiutare con le "pasticche comburenti" che sono sufficientemente sicure. In ogni eventualità in cui si voglia comunque utilizzare l'alcol in modo improprio per l'accensione di materiali combustibili, è assolutamente necessario tenere a disposizione acqua in abbondanza per spegnere eventuali incendi. La prudenza e l'aderenza alle norme di sicurezza sono gli unici strumenti efficaci per prevenire incidenti legati all'infiammabilità degli alcolici.