L'automobile sta cambiando volto e la Volkswagen è tra i capofila di questa rivoluzione. Ma lei, la Golf GTI, rimane salda al suo posto. Inscalfibile. Inossidabile. Nessuna hot hatch ha una tradizione così lunga e, d'altra parte, il genere l'ha inventato lei. Nel lontano 1975, la Volkswagen presentò un modello pratico e adatto all'uso di tutti i giorni, ma anche in grado di soddisfare gli sportivi. Era la Golf GTI. La vettura ebbe un grande successo, tanto che la versione GTI entrò a far parte della gamma di ogni edizione della media tedesca; oggi, a distanza di decenni, siamo all'ottava serie. Certo, nel tempo ci sono state GTI più fortunate e altre dalle tonalità meno cariche, come le Mk3 e 4: ora è il momento di capire dove si colloca questa ottava edizione.

Un equilibrio tra tradizione e modernità digitale
La Golf GTI è l'ottava iterazione di una dinastia che sfida il tempo. Sottopelle, non è poi così diversa da quella uscente: stesso telaio Mqb, stesso motore EA 888, stesso Dsg a sette marce. La missione della protagonista è rendere più raffinato l'insieme e fare in modo che le tre lettere del suo nome continuino ad avere senso in questo nuovo mondo, dove tentano di rubarle la scena le ibride GTE e le elettriche GTX della famiglia ID. Le tre porte sono ormai un ricordo e la caratterizzazione estetica potrebbe essere definita delicata e decisa al tempo stesso: l'identità generale del modello non è minimamente stravolta, come sempre, ma l'occhio attento impiega un istante per distinguerlo dalle sorelle minori.
L'abitacolo della GTI riprende molti elementi delle Volkswagen Golf meno grintose: la plancia spigolosa, i moderni comandi “touch”, la minuscola levetta del cambio robotizzato e l'ampio spazio per quattro. Qui, però, ci sono sedili specifici, avvolgenti ma anche piuttosto soffici e molto comodi, con ampi appoggiatesta integrati, tessuto a quadretti e rifiniture rosse. Il posto guida è impostato comme il faut: la posizione relativa di volante, sedile e pedaliera è una sorta di manifesto programmatico, perché sei ancorato per bene senza costrizioni e tutto è proprio dove dovrebbe essere.
La svolta digitale è evidente: la strumentazione, nella magia dei suoi 10,25 pollici, esibisce diversi layout all'insegna del dinamismo, grafico e contenutistico. Compresa l'immancabile versione con contagiri centrale e tachimetro digitale. Qualche indicatore fisico avrebbe gradevolmente amplificato l'effetto rétro, ma la digitalizzazione ha portato con sé anche sfide ergonomiche: i comandi sulle razze del volante e i touchpad sulla console centrale sono, talvolta, fin troppo sensibili e non sempre in grado di restituire la sensazione tattile con l'immediatezza e la puntualità dovute.

Dinamica di guida: Il Vehicle Dynamics Manager
Questa Volkswagen convince proprio per il modo in cui approccia le curve. Ci sono macchine che fanno centro sul motore, altre sul telaio: lei appartiene alla seconda categoria. Per far saltare fuori la GTI che meglio si adatta a una certa strada o a un certo stato d'animo basta un rapido giro sul Vdm. Acronimo per Vehicle Dynamics Manager, è una sorta di direttore d'orchestra che accorda e armonizza l'elettronica che governa la dinamica di marcia, tra motore, cambio e chassis. Quando poi si passa alla modalità Individual, per la taratura degli ammortizzatori si può scegliere tra 15 livelli.
Le traiettorie sono disegnate con precisione: la GTI vira piatta, con un misto tra obbedienza e rispetto. Quando imposti la curva, s'impegna a dare seguito alle tue richieste, che riesci a esprimere perfettamente grazie alle qualità dello sterzo, il quale esibisce un bel bilanciamento generale. Va a finire che, a volte, ti dimentichi persino che l'impostazione è quella di una trazione anteriore, che là davanti c'è il 63% del peso e che tutto questo avviene senza l'aiuto delle ruote posteriori sterzanti, ormai ubique. E, senza eccessi di rollio: nelle posizioni estreme, l'assetto è più frenato che in Sport e si arriva a una secchezza compatibile solamente con i cordoli, qualcosa che in fondo non è neppure in linea con la personalità della GTI, un'automobile che non ama gli eccessi, per definizione.
Volkswagen Golf GTI (2020): la prova di stabilità
Prestazioni e cuore tecnologico: L'EA888
I 245 CV del due litri bastano per muovere nella maniera giusta la vettura. Il quattro cilindri è una bella fonte di energia a tutte le andature. La sovralimentazione infonde pienezza già in basso e questo, assieme alla piacevolezza della colonna sonora, è il jolly che la GTI utilizza in gran parte delle situazioni. Qualcosa che la rende gradevolmente corposa e che lascia immaginare che lassù, tra i numeri 5, 6 e 7 del contagiri, si annidino scenari di assoluto rilievo. In vetta, invece, non offre nulla d'inedito: sale di giri con forza, ma tutto accade con la compostezza ormai tipica dei turbo moderni, dove la curva di coppia piatta garantisce sul fronte della spinta più che su quello delle emozioni.
Insomma, un motore maturo, che forma un'accoppiata di pregio con il doppia frizione a sette marce, capace di passare da un rapporto all'altro con una prontezza mai fulminea, ma comunque adeguata allo spirito e alla tradizione di questa Volkswagen. E i consumi non spaventano: seguendo il flusso del traffico, la Golf rivela una piacevolissima capacità di contenere i consumi, soprattutto fuori dai centri urbani.
Un tributo al passato: La GTI MT Ultimate
Con la Golf GTI MT Ultimate, Volkswagen celebra la fine di un’era. Questo modello esclusivo, prodotto in soli 110 esemplari per l’Italia, rappresenta un tributo al cambio manuale, sinonimo di connessione diretta tra guidatore e macchina. La Golf GTI MT Ultimate mantiene il DNA della gamma GTI, aggiungendo dettagli che la rendono unica. Il frontale sfoggia l’iconica calandra con l’inserto rosso, accentuata da fari a LED e una striscia luminosa che attraversa la parte anteriore, enfatizzando il look moderno e aggressivo.
Sotto il cofano della GTI MT Ultimate si trova il noto motore 2.0 TSI quattro cilindri turbo, capace di erogare 245 CV e 370 Nm di coppia massima. Il vero protagonista è però il cambio manuale a 6 rapporti, progettato per offrire un’esperienza di guida coinvolgente e un controllo totale. La Volkswagen Golf GTI MT Ultimate non è solo un’auto, ma un pezzo di storia. Con prestazioni entusiasmanti, un design esclusivo e una produzione limitata, rappresenta il culmine della tradizione GTI.

Sicurezza, qualità e la sfida dei nuovi mercati
La Golf è la Volkswagen per antonomasia e, pertanto, sfoggia il consueto elevato standard qualitativo della Casa. La qualità costruttiva prosegue con guarnizioni delle porte estese, ben fissate e con un labbro tra i bordi degli sportelli per limitare i fruscii. Non mette in fila numeri fuori dell'ordinario, soprattutto se si considera la sua natura sporty, ma ripaga con un comportamento esemplare dal punto di vista della sicurezza. In questo giocano un ruolo importante due fattori: da un lato un retrotreno granitico, capace di resistere a tutte le provocazioni; dall'altro un'elettronica tarata in maniera davvero azzeccata, che interviene in modo puntuale e super fluido.
Il sistema multimediale è valido, con schermo di 8” di serie e, opzionalmente, fino a 10,25” o superiore, includendo navigatore con mappe 3D, caricatore wireless per i cellulari e le funzioni Apple CarPlay e Android Auto senza cavetto. Anche l'impianto audio Harman Kardon da 480 Watt e 10 altoparlanti contribuisce a rendere l'esperienza a bordo completa e moderna. Nonostante alcune piccole economie nei materiali, come le plastiche rigide nella parte inferiore, la cura costruttiva resta un punto fermo del progetto, capace di mantenere il valore della vettura alto nel tempo e di offrire una versatilità che pochi altri modelli nel segmento delle hot hatch possono vantare, rendendo la GTI un'auto capace di dividersi senza il minimo patema d'animo tra il piacere di guida e la quotidianità.