La Skoda è oggi nota al grande pubblico per essere una casa automobilistica del Gruppo Volkswagen, una delle poche aziende dell’ex blocco comunista a sopravvivere alla caduta della Cortina di Ferro. Pochi invece sanno che la Skoda di Pilsen, nell’allora Boemia facente parte del vasto Impero austro-ungarico, fu uno dei principali produttori di armamenti a cavallo del ‘900 e che rifornì l’Imperiale e Regio Esercito di migliaia di ottimi pezzi di artiglieria, poi in buona parte riutilizzati dal Regio Esercito nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

L’ascesa industriale di Pilsen e l’innovazione tecnica
L’azienda di Pilsen, nell’attuale Repubblica Ceca, non era solo una fabbrica, ma un vero e proprio epicentro tecnologico. La capacità della Skoda di coniugare ingegneria civile e militare permise la creazione di sistemi d'arma che definirono il volto tecnologico della Prima Guerra Mondiale. Tra queste innovazioni, un ruolo centrale fu occupato dall’ingegner Ferdinand Porsche. Allo stesso modo, tutti conoscono il marchio Porsche, oggi sinonimo di auto sportive di lusso, ma non molti conoscono l’ingegner Ferdinand Porsche e ancora meno sono al corrente della sua importante e talvolta rivoluzionaria opera nel campo militare, che ha attraversato due guerre mondiali.
Alcuni dei mezzi progettati da Porsche per il traino delle possenti artiglierie della Skoda rimangono tutt’ora degli esempi di innovazione e genialità. La collaborazione tra la visione tecnica di Porsche e la capacità produttiva di Skoda portò alla creazione di treni benzo-elettrici, fondamentali per spostare pezzi che, per peso e complessità, non avrebbero potuto altrimenti raggiungere le posizioni di tiro sul fronte.

Il mortaio da 30,5 cm: un’icona della distruzione
Tra i frutti di questo impegno bellico, il mortaio da 30,5 cm M11 occupa una posizione di rilievo. Frutto delle minuziose ricerche effettuate dagli autori nei documenti austro-ungarici dell’epoca e negli archivi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore a Roma, il volume edito dal Gruppo Modellistico Trentino ricostruisce la storia dei temibili mortai obici che hanno aperto la strada alle offensive austro-tedesche della Grande Guerra su tre fronti.
Da più di un secolo in piazza Podestà a Rovereto, il mortaio austro-ungarico Skoda da 30.5 cm mantiene viva la memoria delle conseguenze devastanti di una delle armi più temibili utilizzate nella Prima guerra mondiale. Il mortaio fa parte delle collezioni del Museo della Guerra ed è stato posto nella piazza negli anni ’20 del secolo scorso in ricordo della Prima guerra mondiale. La collocazione dello Skoda nella piazza antistante il Municipio fu decisa in un momento storico in cui si riteneva necessario costellare i luoghi pubblici di oggetti e monumenti che divenissero simboli del conflitto appena concluso.
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L'impatto psicologico e fisico dell'artiglieria pesante
L’intento originale era chiaramente celebrativo ed era frequente, in Italia ed Europa, esporre le prede belliche con l’intento di enfatizzare la rilevanza del conflitto e mostrare la forza dell’esercito vincitore attraverso la potenza delle armi sottratte al nemico. Una consuetudine di lunghissima data che affonda le sue radici nell’età antica. Tuttavia, le motivazioni con cui oggi il mortaio viene restaurato sono molto diverse. Si tratta di un oggetto che conserva una storia ben precisa, quella di un’arma che per la sua portata distruttiva ha cambiato per sempre l’idea stessa della guerra, moltiplicandone le conseguenze su mentalità, psiche, corpi, paesaggio.
Si calcola che il 70% delle ferite inflitte ai soldati nel corso della Prima guerra mondiale siano state dovute all’artiglieria, mentre sono incalcolabili le alterazioni psichiche, le nevrosi, i cedimenti psicologici che i bombardamenti provocarono su migliaia di persone, sia tra i combattenti che tra i civili. Insieme ai numerosi pezzi esposti nell’ex rifugio antiaereo della Seconda guerra mondiale che si trova a pochi passi di distanza, il mortaio Skoda ricorda ancora oggi le drammatiche conseguenze che l’introduzione delle artiglierie pesanti ha portato nei conflitti del Novecento.

Il restauro conservativo: dalla preda bellica al monito storico
L’operazione di restauro che interesserà il mortaio posto ai piedi del Castello risponde a una necessità di tutela. Essendo esposto da anni all’usura del tempo, il pezzo sarà oggetto di un intervento professionale. Le parti in metallo del mortaio presentano infatti uno stato di degrado dovuto all’assenza di una copertura a protezione dagli agenti atmosferici. Le criticità principali sono causate soprattutto dall’acqua piovana, che ristagna e in alcuni punti produce infiltrazioni che innescano i comuni fenomeni di degrado che interessano il metallo.
L’intervento si inserisce nelle numerose attività di riqualificazione e ri-significazione del tessuto della memoria conservato nel Museo e sul territorio lagarino di cui l’istituzione roveretana si è fatta carico negli ultimi decenni. Il restauro permetterà infatti di dotare la piazza e lo spazio antistante il pezzo di artiglieria di un apparato informativo che superi la mera dimensione tecnica e descrittiva e restituisca completezza al racconto. L’operazione renderà tale ingombrantissimo oggetto museale, apparentemente trasformato nel corso di lunghi decenni in un singolare arredo urbano e quasi addomesticato, un monito sulla capacità distruttiva delle guerre. Inoltre, la cura formale con cui sarà gestito il restauro permetterà di superare la logica della preda bellica apertamente esposta, restituendo la giusta dignità museale al pezzo.
Il progetto, affidato alla ditta Bronzini Restauri, sarà preceduto dall’esecuzione di saggi stratigrafici, campionamenti per successive analisi microchimiche-stratigrafiche e test di pulitura, già autorizzate dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento. Questo meticoloso approccio scientifico garantisce che il monito storico del mortaio possa continuare a parlare alle generazioni future, non più come un trofeo, ma come un testimone silenzioso di un’epoca che ha segnato profondamente il destino dell'Europa.
