Le profetiche riflessioni di Baudrillard sull’emancipazione del simulacro dal referente reale trovano oggi notevoli conferme: il mondo digitale per molti versi ha preso il sopravvento sulla sua controparte fisica, in particolar modo i social media svolgono ormai un ruolo decisivo nella formazione delle opinioni, delle idee e del credo politico di tutti gli utenti. La Russia non è nuova alla guerra ibrida. Il fenomeno delle operazioni di influenza online sponsorizzate dallo stato russo non è altro che la naturale evoluzione delle “Active Measure” (Misure Attive), dottrina storica del KGB focalizzata proprio sulle sovversione ideologica dei popoli. Tuttavia, mai prima d’ora l’intelligence russa aveva avuto a disposizione un terreno tanto fertile come le piattaforme social per instillare la propria propaganda in occidente e orchestrare operazioni di disinformazione su larga scala. La strategia di ingerenza russa inoltre non mira soltanto a convincere gli elettori delle proprie narrazioni infondate: anche quando ciò non riesce, il volume, l’intensità, le tecniche subdole con cui viene veicolata la propaganda provocano saturazione e inquinamento nell’ecosistema informativo, rendendo il lavoro di verifica dei fatti, così come l’identificazione delle fonti attendibili, un compito ben più oneroso.
Il concetto di guerra ibrida, spesso definito come una strategia militare caratterizzata da grande flessibilità, che unisce la guerra convenzionale, la guerra irregolare e la guerra fatta di azioni di attacco e sabotaggio cibernetico, è diventato pervasivo nel dibattito geopolitico contemporaneo. L’uso del termine, che nell'era contemporanea è diventato sempre più popolare nei dibattiti politici a seguito degli stravolgimenti del contesto geostrategico, spesso utilizzato dai media per descrivere casi che non presentano le caratteristiche essenziali del concetto, risale in verità agli anni Novanta. Tutte descrivono la dinamica flessibile e complessa di un determinato campo di battaglia che richiede una risposta altamente adattabile e resiliente. Tale oscurità viene consapevolmente creata e ampliata dagli attori ibridi al fine di complicare l’attribuzione così come la risposta. In altre parole, un Paese preso di mira non è in grado di rilevare un attacco ibrido o non è in grado di attribuirlo a uno Stato che potrebbe perpetrarlo o sponsorizzarlo. L’inefficacia delle risposte Occidentali alla scoperta delle attività dell’IRA, anche quando queste hanno riguardato le presidenziali statunitensi, potrebbe aver portato il Cremlino a non sentire nemmeno più la necessità di mascherare il coinvolgimento statale nelle sue operazioni di influenza.

L'Evoluzione delle "Misure Attive" nell'Era Digitale
La Russia non è nuova alla guerra ibrida. Il fenomeno delle operazioni di influenza online sponsorizzate dallo stato russo non è altro che la naturale evoluzione delle “Active Measure” (Misure Attive), dottrina storica del KGB focalizzata proprio sulla sovversione ideologica dei popoli. Tuttavia, mai prima d’ora l’intelligence russa aveva avuto a disposizione un terreno tanto fertile come le piattaforme social per instillare la propria propaganda in occidente e orchestrare operazioni di disinformazione su larga scala. Le ingerenze di Mosca infatti non si limitano al tentativo di influenzare le singole elezioni, bensì puntano a una destabilizzazione profonda del tessuto sociale degli stati. Rispetto al periodo della Guerra Fredda, la Russia ha ridefinito gli obiettivi delle proprie attività di influenza. Se in passato lo sforzo era teso ad affermare la superiorità del modello sovietico, oggi lo scopo primario è minare dall’interno le società democratiche, esacerbando le divisioni esistenti, siano esse religiose, etniche, o economiche.
Tra le manifestazioni più prominenti delle Active Measure contemporanee ci sono le cosiddette Russian Web Brigades (le brigate russe del web), un esercito di bot e commentatori anonimi pagati dal Cremlino che infestano gli spazi digitali diffondendo posizioni pro-Russia e pro-Putin. Le prime accuse documentate sull’esistenza di queste brigate risalgono agli albori dell’internet commerciale. Già nel 2003 la giornalista francese Anna Polyanskaya (ex assistente di Galina Starovoytova, politica russa assassinata nel 1998) aveva pubblicato un articolo in cui denunciava come i contenuti presenti sui forum di Runet (l’internet russo), che fino al 1998 riflettevano prevalentemente valori liberali e democratici, dopo il 2000 avessero subito un drastico slittamento verso posizioni totalitarie e aderenti al governo di Mosca.
L’assetto organizzativo dell’IRA (Internet Research Agency), basato su una struttura aziendale privata ma finanziata da un oligarca ben allineato al potere (Yevgeny Prigozhin), consentiva la creazione di uno strato di negabilità per il governo di Mosca qualora fosse stata accusata direttamente delle operazioni di influenza poste in essere dall’agenzia. Da subito l’IRA intensificò le campagne di disinformazione online, arrivando nel 2015 a impiegare più di 1000 dipendenti in un unico edificio. L’agenzia raggiunse l’apice della notorietà a seguito della pubblicazione di un report dell’intelligence statunitense che denunciava le interferenze russe nel processo elettorale per le presidenziali del 2016. Nonostante questa incriminazione e l’attenzione internazionale, i dati raccolti da uno studio dell’università di Oxford, hanno mostrato che le attività dell’IRA non si sono in alcun modo interrotte, anzi, in alcune campagne i tassi di engagement dei contenuti di disinformazione sono addirittura aumentati.
La chiusura dell’IRA non è di certo corrisposta con la cessazione delle attività di disinformazione della Russia. Vi è stata piuttosto una riorganizzazione delle operazioni, che sono passate dal centralizzarsi attorno ad un struttura proxy aziendale/oligarchica, a una più diretta associazione con l’apparato militare ufficiale. Tutti i nuovi attori operativi, emersi già a partire dall’agosto del 2023, si sono infatti rivelati in rapporto diretto con il GRU, indicando il superamento del modello IRA, che consentiva la “negabilità plausibile”, a favore di un approccio più apertamente statale, che permette maggior controllo e coordinazione. Le campagne di disinformazione russe post-IRA vedono le Brigades non più ramificarsi da un’unica matrice centrale, bensì dividersi in gruppi propagandistici diversificati che lavorano in parallelo, ciascuno specializzato in un certo ambito del web, in uno specifico contesto geopolitico o in una data tecnica di disinformazione. Un team di ricercatori della Clemson University ha identificato uno di questi gruppi, denominato “Storm-1516”, nato proprio da una costola dell’IRA e dove sembrerebbero aver preso impiego molti veterani dell’agenzia.
Obiettivi Strategici e Tattiche di Disinformazione
Secondo David Chavalarias, direttore di ricerca di un progetto europeo contro la disinformazione, rientra tra gli scopi delle campagne di disinformazione del Cremlino anche “occupare i fact-checker con contenuti rozzi e difficili da verificare”. La strategia di ingerenza russa inoltre non mira soltanto a convincere gli elettori delle proprie narrazioni infondate: anche quando ciò non riesce, il volume, l’intensità, le tecniche subdole con cui viene veicolata la propaganda provocano saturazione e inquinamento nell’ecosistema informativo, rendendo il lavoro di verifica dei fatti, così come l’identificazione delle fonti attendibili, un compito ben più oneroso. L’obiettivo strategico di queste attività non è necessariamente quello di far vincere una specifica narrazione, ma di minare la fiducia nelle istituzioni democratiche, alterare il processo decisionale e i risultati delle elezioni. La guerra ibrida combina diverse dimensioni e strumenti di guerra convenzionali e non convenzionali, militari e non militari, per raggiungere obiettivi politici in cui l’aggressore intende evitare l’attribuzione o la retribuzione.
La disinformazione è un fenomeno che si manifesta quando vengono diffuse intenzionalmente informazioni false o fuorvianti con l’obiettivo di influenzare o manipolare l’opinione pubblica, creando confusione o diffondendo false credenze. La disinformazione può essere utilizzata per scopi politici, economici o sociali, ed è spesso diffusa attraverso i media, i social media o altre piattaforme online. La macchina della disinformazione e della propaganda russa è una rete di canali e piattaforme di comunicazione ufficiali e non ufficiali che la Russia utilizza per creare e amplificare false narrazioni. La Federazione Russa investe massicciamente in questi canali di propaganda per sostenere i suoi sforzi di disinformazione e si avvale di migliaia domini web che si presentano come siti di notizie per diffondere queste narrazioni false e fuorvianti. Questi media pubblicano ripetutamente i contenuti degli altri nel tentativo di legittimare e rendere popolari le narrazioni di disinformazione che propagano. L’effetto moltiplicatore dei media dell’ecosistema informativo russo è composto da diversi pilastri che rispondono direttamente alle tre Agenzie di intelligence principali: il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), che si occupa di sicurezza interna e controspionaggio; il Servizio di Intelligence Estera (SVR), responsabile dello spionaggio all’estero; e la Direzione principale delle informazioni (GRU), il servizio di intelligence militare.
Il Ruolo delle Piattaforme Digitali e degli Algoritmi
Altro elemento molto rilevante in questo contesto è proprio il ruolo delle piattaforme digitali. In particolare, il funzionamento dei loro algoritmi di raccomandazione, addestrato alla massimizzazione del profitto e con ben poco interesse al contradditorio o tantomeno alla verifica di affidabilità dell’informazione, che tende a chiudere gli utenti in echo chamber, in cui vengono ciclicamente riproposti contenuti simili a quelli con cui si è già interagito. Un "mi piace" messo distrattamente può comportare l’esposizione prolungata a diversi messaggi della stessa propaganda, moltiplicandone il potere di influenza. Inoltre, le stesse infrastrutture social su cui avvengono le operazioni di influenza comportano un ulteriore grande vantaggio: spesso gli utenti che la narrazione del Cremlino riesce a convincere diventano a loro volta ignari amplificatori della propaganda, garantendo alla diffusione un effetto a cascata che non richiede altri investimenti di risorse.
Le campagne di disinformazione russe partono spesso dai media tradizionali domestici esplicitamente controllati dallo Stato, come Russia Today (RT) o Sputnik. Questi organi hanno il compito di fornire la base narrativa ufficiale e il quadro di riferimento per le operazioni successive. Essi offrono la prima legittimazione al messaggio, ancorando la disinformazione a una fonte che, per quanto faziosa, si presenta come parte di un circuito informativo strutturato. È a questo punto che entrano in gioco le Web Brigades, il cui scopo è proprio la diffusione attiva di propaganda nel mainstream digitale attraverso account che appaiono autentici, in quanto cresciuti in modo organico sulla piattaforma e, in alcuni casi, mai schierati politicamente fino al momento dell’attacco. In questo modo la Russia, pur vedendo i suoi canali ufficiali bloccati, è riuscita nella creazione di entità mediatiche di risonanza apparentemente indipendenti, capaci di coinvolgere e manipolare i frequentatori delle piattaforme.

Campagne di Influenza Elettorale: Dal 2016 al Presente
La campagna di disinformazione russa per le elezioni presidenziali del 2016 fu un’operazione di vasta portata, sviscerata nel dettaglio dal Rapporto Mueller, un documento di 448 pagine che descrisse l’intervento come “ampio e sistemico”. L’IRA fu l’ingranaggio centrale di queste attività, impegnato nel coordinamento della vasta rete di bot e account umani attivi sulle piattaforme digitali allo scopo di influenzare il pubblico americano. Le indagini hanno rivelato alcuni dettagli operativi, inclusi i pagamenti mensili (circa 1,400$) che i membri delle Brigades ricevevano per avviare intenzionalmente conflitti online, offendere altri utenti e pubblicare contenuti provocatori o off-topic per distrarre e creare divisioni all’interno delle comunità online. Inoltre, sempre nel corso delle presidenziali del 2016, alcuni operatori russi riuscirono a penetrare nei sistemi informatici del Democratic National Committee (DNC). Il materiale rubato fu successivamente reso pubblico tramite WikiLeaks, con l’evidente obiettivo di massimizzare il danno politico al candidato democratico.
La bufera mediatica successiva allo smascheramento delle ingerenze russe nel 2016 ha reso l’opinione pubblica, i policymakers nonché le stesse piattaforme digitali più consapevoli della gravità della minaccia. Ciò ha portato la Russia, in occasione delle elezioni del 2020, a evolvere e sofisticare le proprie tattiche di influenza in modo che minimizzassero la diretta attribuibilità al Cremlino. Il documento dell’Intelligence Community statunitense sulla questione rivela infatti come l’uso massivo di bot localizzati in Russia, tipico del 2016, sia stato parzialmente sostituito dall’impiego di un numero maggiore di persone reali, spesso residenti in paesi terzi e in alcuni casi inconsapevoli di lavorare per entità legate al governo di Mosca. Inoltre il rapporto prende in esame il largo uso di una tattica definita information laundering (lavaggio di informazioni), un meccanismo attraverso il quale la propaganda generata dall’intelligence russa viene introdotta nel sistema informativo statunitense tramite intermediari percepiti come legittimi. Secondo l’Intelligence Community i proxy dell’intelligence russa hanno promosso e diffuso narrazioni fuorvianti o infondate su Joe Biden a organizzazioni mediatiche, funzionari di governo e individui di spicco statunitensi, inclusi alcuni vicini all’ex Presidente Trump e alla sua amministrazione. Emblematico il caso di Andrii Derkach, ex politico ucraino al soldo del Cremlino, sanzionato nel 2021 dal Dipartimento del Tesoro statunitense per aver cospirato con attori domestici, tra cui l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, al rilascio di informazioni false e registrazioni audio manipolate, con lo scopo di interferire nel processo elettorale secondo gli interessi del governo russo.
A seguito dell’invasione dell’Ucraina del 2022, una parte sostanziale degli sforzi delle operazioni di influenza russe si è reindirizzata sull’indebolimento della risoluzione occidentale nel sostegno alle truppe di Kiev. Ciò è particolarmente evidente nella campagna di disinformazione messa in atto in occasione delle elezioni presidenziali statunitensi del 2024. La propaganda russa, negli Stati Uniti così come in molti altri paesi europei, ha infatti cercato sistematicamente di addossare tutte le colpe dell’inflazione, dell’impennata dei prezzi di cibo ed energia, alle sanzioni occidentali e agli aiuti economici e militari inviati a supporto del fronte ucraino. Al contempo è stata portata avanti una narrazione che mirava a screditare la percezione dell’Ucraina in occidente, attraverso una serie di accuse infondate fatte girare sul web dalle Brigades e da influencer sponsorizzati dal Cremlino.
Il ciclo elettorale del 2024 è stato inoltre il primo a vedere la piena e sistematica integrazione dell’intelligenza artificiale generativa per creare deepfakes, cioè video falsificati per mostrare eventi o situazioni, in realtà mai accaduti, che sostenessero le tesi della propaganda russa. Tra gli impieghi più significativi di questa tecnologia ci sono stati deepfake del comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny, che annunciava un colpo di stato contro il Presidente Zelensky, o ancora video manipolati che mostravano soldati ucraini che davano fuoco a un’effige di Donald Trump. Le elezioni del 2024 sono state anche teatro di una nuova tecnica di disinformazione assai subdola, già sperimentata in Europa, che ha preso il nome di Doppelganger. L’operazione Doppelganger consiste nella creazione di siti web che mimano l’aspetto e lo stile di autorevoli testate giornalistiche occidentali (tra i bersagli ci sono stati la CNN, il Washington Post, Le Monde, Der Spiegel, ANSA) su cui vengono pubblicate notizie false aderenti alla narrazione russa, pronte per essere poi diffuse sui social dalle Brigades.
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Estensione Geografica dell'Influenza Russa
La Germania, in quanto centro economico e politico del continente europeo, è storicamente un obiettivo prioritario per le operazioni di influenza russa. Le elezioni anticipate che si sono tenute nel febbraio del 2025 hanno rappresentato una ghiotta occasione per il Cremlino di canalizzare con ancora più vigore le attività di disinformazione che, da almeno una decade, venivano esercitate nel paese. L’Alternative für Deutschland (AfD), partito di estrema destra tedesco, è stato il principale beneficiario della propaganda di Mosca. Gli schemi operativi con cui sono state portate avanti le narrazioni russe sono gli stessi già sperimentati in precedenza: continua l’impersonificazione di media legittimi tramite doppelganger (Der Spiegel e Welt tra le vittime), così come l’utilizzo di deepfakes che nel caso tedesco hanno riguardato il ministro dell’economia e del clima Robert Habeck e la ministra degli esteri Annalena Baerbock, esponenti dei Verdi e figure chiave nel supporto all’Ucraina.
Le elezioni parlamentari della Moldavia, tenutesi nel settembre del 2025, hanno segnato un momento decisivo per la traiettoria geopolitica del paese. La consultazione poteva infatti esser inquadrata nei termini di un nuovo referendum, stavolta implicito dopo quello ufficiale del 2024 vinto per un soffio dalla frangia europeista, sul ruolo internazionale della Moldavia, bisecata tra l’integrazione nell’Unione Europea e il mantenimento delle relazioni con Mosca risalenti all’era sovietica. Come riportato dall’esperto di campagne di influenza russe Eugen Muravschi, il Cremlino considera la Moldavia “parte della sua zona di influenza storica e legittima”, manifestando da tempo la chiara volontà di impedire al paese di avvicinarsi all’Occidente. Tale opposizione è risultata in quelle che NewsGuard descrive come pesanti ingerenze nel processo elettorale. Le attività di disinformazione esercitate in Moldavia ricadono nella più ampia operazione Matrioska, già operativa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2024 e nelle parlamentari tedesche del 2025. Il report della società finlandese CheckFirst e dell’organizzazione non profit internazionale Reset Tech mostra come, nei mesi che hanno preceduto le elezioni, la leader moldava del principale partito europeista Maia Sandu sia stata citata da articoli diffamatori riconducibili all’operazione Matrioska molto più frequentemente (quasi tre volte tanto) rispetto a figure di alto profilo quali il presidente ucraino Zelensky e il presidente francese Macron. Tra i gestori degli account figuravano anche cittadini del paese, reclutati e coordinati tramite Telegram, che dietro pagamento creavano e diffondevano sui social network.
Le repubbliche baltiche sembrano un laboratorio di sperimentazione per le provocazioni. «Quello che gli attori russi cercano di fare è aumentare la confusione e adoperare i punti di pressione di una società per esasperare le divisioni», racconta Eliza Burmistre, funzionario dell’Ufficio della comunicazione strategica della Presidenza del Consiglio dei ministri della Lettonia. La strategia segue metodi già consolidati, individuati dal Dipartimento di Stato Usa come da istituzioni europee ed altri. Il 17 settembre 2025, in Lituania, la procura di Vilnius ha incriminato quindici persone con l’accusa di terrorismo. Questo pacco, spedito pochi giorni prima da Vilnius da un cittadino ucraino residente in Lituania di nome Vladislav Verkets, ha messo gli investigatori polacchi e lituani sulle tracce della rete di sabotatori. Il modus-operandi di reclutare agenti e sabotatori occasionali attraverso Telegram si sta ripetendo e si sta diffondendo in altre nazioni dell’Unione europea. Il 26 settembre 2025 le autorità olandesi hanno arrestato due 17enni che all’Aia si erano introdotti nel perimetro degli uffici di Europol, Eurojust e dell’Ambasciata del Canada con un dispositivo per le intercettazioni. Si tratta di una campagna per mettere alla prova la nostra determinazione, dividere la nostra Unione e indebolire il nostro sostegno all'Ucraina. Questi incidenti sono calcolati per restare nell'ombra della negabilità. Non si tratta di molestie casuali.
La Guerra Ibrida Fisica e Infrastrutturale
«È una tendenza, ed è una tendenza orchestrata ad arte. Dall’ottobre del 2023 a oggi nel Mar Baltico si sono verificati almeno undici casi di cavi sottomarini recisi, gasdotti danneggiati e vari altri incidenti, che tutti i Paesi rivieraschi membri della NATO attribuiscono a operazioni di guerra ibrida lanciate dalla Russia. I sommozzatori hanno fatto detonare 8 ordigni esplosivi vicino a Naissaar il 30 agosto 2019. Gli incidenti che abbiamo subito alle infrastrutture del Mar Baltico nel corso degli ultimi tre anni si configurano senza dubbio come un’attività di sabotaggio. Fino a tre anni fa non c’erano casi di cavi sottomarini recisi o di pipeline colpite, e adesso all’improvviso si verificano tutti insieme. Il 15 maggio 2025, la Marina Militare dell’Estonia ferma la Jaguar, una petroliera sospettata di trafficare petrolio russo. C’è molto traffico nel Mar Baltico, e ci sono molte navi della flotta fantasma russa, e ecco perché la risposta si snoda su più livelli: c’è il livello nazionale, ovviamente, che pattuglia le acque interne e la zona economica esclusiva; c’è la cooperazione regionale che permette di attivare meccanismi di gestione della crisi, e poi c’è la presenza della NATO, ma sono necessarie anche ulteriori sanzioni contro la flotta fantasma. Il costo, secondo la International Union of Marine Insurance, della riparazione di ogni cavo sottomarino. Il tempo necessario per riparare un cavo sottomarino danneggiato. I costi per i danni a pipeline possono essere ancora maggiori di quelli ai cavi per le telecomunicazioni: nel caso di Balticonnector - tra Finlandia ed Estonia - i soli costi di riparazione hanno superato i 40 milioni di dollari. Il primo ottobre, infatti, le forze speciali della marina militare francese sono intervenute a bordo della Boracay/Shuspa, una petroliera già inserita nella lista nera delle navi che Mosca impiega per eludere le sanzioni internazionali. La caccia ai responsabili prosegue, ma proprio dalla Serbia provenivano gli autori di un’azione identica e speculare compiuta sempre a Parigi, in primavera: la notte del 31 maggio erano comparse Stelle di Davide e scritte antisemite sui muri del Memoriale della Shoah, su due sinagoghe e su un ristorante kosher.

Definizioni e Concetti Chiave: Guerra Ibrida, Cognitiva, Disinformazione
Il concetto russo di dottrina militare è unificato: non c’è una dottrina militare per la guerra convenzionale e una dottrina diversa per la guerra non convenzionale. «La guerra ibrida combina diverse dimensioni e strumenti di guerra convenzionali e non convenzionali, militari e non militari, per raggiungere obiettivi politici in cui l’aggressore intende evitare l’attribuzione o la retribuzione. Lei distingue chiaramente tra guerra ibrida, guerra cognitiva e disinformazione strategica. La guerra cognitiva è una forma di guerra ibrida per eccellenza, fondata sulla conduzione continua e ripetuta di attacchi informativi e operazioni psicologiche nei confronti di una società, oggi portata avanti principalmente per mezzo di influencer, social media e social network. Attività condotte su un ampio spettro per raggiungere specifici obiettivi strategici e ottenere un vantaggio su un avversario influenzando individui, gruppi e società a livello cognitivo, attraverso attività informative, ma anche attraverso un’ampia gamma di azioni e pressioni (Psyops) che possono influenzare o interrompere la cognizione. La guerra cognitiva è quindi un’importante forma di guerra invisibile, che mira a ottenere il controllo mentale e psicologico dei soggetti e delle società prese di mira. Questi social media portano avanti “operazioni cognitive” durature, impercettibili, miranti all’alimentazione del dubbio, del complottismo, a comportamenti sovversivi e alla delegittimazione delle istituzioni democratiche.
La disinformazione è un fenomeno che si manifesta quando vengono diffuse intenzionalmente informazioni false o fuorvianti con l’obiettivo di influenzare o manipolare l’opinione pubblica, creando confusione o diffondendo false credenze. La disinformazione può essere utilizzata per scopi politici, economici o sociali, ed è spesso diffusa attraverso i media, i social media o altre piattaforme online. Nel libro descriviamo anche le reti e i nexus della disinformazione islamista contro Israele e quella antioccidentale di Cina e Russia. Su quest’ultima, esiste una ricchissima biblioteca sull’uso delle “misure attive” che descrivono i metodi di guerra politica ed economica russa che utilizzano la disinformazione e la propaganda come strumento principale. In qualsiasi analisi della disinformazione e delle tattiche di propaganda russe, è importante notare che sono molteplici i termini e i concetti utilizzati per descrivere la natura di questa minaccia. “Information Confrontation” (Confronto informativo) è il termine usato nei circoli strategici e militari russi per descrivere il loro approccio all’uso delle informazioni, sia in tempo di pace che in conflitto.
Il concetto di guerra ibrida sviluppato nell’ambito dell’Allied Command Transformation (ACT) della NATO fornisce un punto di partenza per un dibattito più ampio sulle minacce cognitive. Esplora come gli avversari sfruttino la cognizione umana per manipolare le percezioni, interrompere il processo decisionale e influenzare il comportamento. Integrando scienze comportamentali e tecnologia, la NATO ha iniziato a esporre la manipolazione psicologica come un campo di battaglia, rivelando vulnerabilità cognitive a lungo trascurate nella pianificazione della difesa tradizionale e delle policy di sicurezza nazionale, come il contagio emotivo negli ecosistemi digitali e l’armamento strategico delle identità del personale durante le operazioni. In questo contesto, la sicurezza cognitiva è emersa come un concetto che fonde intuizioni provenienti da diverse discipline e si concentra sull’intersezione tra tecnologia e ingegneria sociale nelle campagne ibride. Le recenti violazioni degli spazi aerei di Polonia, Romania ed Estonia illustrano come la Russia utilizzi operazioni psicologiche per distorcere le percezioni e manipolare i comportamenti, creando di fatto una trappola cognitiva. L’UE questa volta non si è fatta cogliere impreparata. Ha rafforzato la sua capacità di affrontare le minacce alle sue società e istituzioni politiche adottando la Bussola Strategica (nel 2022) e gli strumenti informatici, ibridi e FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference) e dispiegando squadre di risposta rapida alle minacce ibride. Le minacce FIMI sono manipolazioni e interferenze con le informazioni provenienti da attori stranieri, spesso utilizzate come parte di minacce ibride più ampie, tra cui la disinformazione. Queste minacce mirano a influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare società, impiegando tecniche come la creazione di contenuti falsi (deepfake), l’alterazione di informazioni reali e l’uso di bot per amplificare narrazioni dannose.
La sicurezza cognitiva va oltre il semplice monitoraggio e contrasto delle minacce FIMI o ibride; sposta l’attenzione sulle vulnerabilità percettive e comportamentali che rendono possibile la manipolazione. La sicurezza cognitiva richiede più delle tradizionali misure di difesa. Richiede una risposta diretta all’individuazione strategica di percezione e conoscenza nella guerra politica occulta. L’intelligence cognitiva è quel processo continuo e adattivo di raccolta, analisi e interpretazione delle informazioni sull’ambiente cognitivo, incluso l’intero spettro delle attività di guerra cognitiva impiegate dagli avversari.
Le Nuove Frontiere: Intelligenza Artificiale e Tecnologie Emergenti
Il ciclo elettorale del 2024 è stato inoltre il primo a vedere la piena e sistematica integrazione dell’intelligenza artificiale generativa per creare deepfakes, cioè video falsificati per mostrare eventi o situazioni, in realtà mai accaduti, che sostenessero le tesi della propaganda russa. Tra gli impieghi più significativi di questa tecnologia ci sono stati deepfake del comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny, che annunciava un colpo di stato contro il Presidente Zelensky, o ancora video manipolati che mostravano soldati ucraini che davano fuoco a un’effige di Donald Trump. L’uso delle nuove tecnologie sta adattando il campo di battaglia, permettendo la diffusione rapida di informazioni e la creazione di contenuti manipolati su vasta scala. La sofisticazione e la letalità degli attori non statali sono aumentate, poiché sono armati di armi tecnologicamente avanzate che ora sono disponibili a prezzi bassi. Allo stesso modo, le tecnologie commerciali come i telefoni cellulari e le reti digitali sono adattate al campo di battaglia.
Vulnerabilità e Risposte Occidentali
«La guerra ibrida contemporanea, che permea i conflitti interstatali con attacchi di attori non statali, è possibile vincere una guerra senza che abbia luogo alcun combattimento diretto o scontro fisico tra Stati. Questo è esattamente l’obiettivo strategico che un attore ibrido mira ad ottenere con attacchi al di sotto della soglia di guerra cinetica.» La soluzione per contrastare e difendersi anche dal punto di vista giuridico esiste e si chiama difesa comune europea: un piano sistematico per “corazzare” il cuore degli Stati europei, del sistema produttivo e dei Servizi essenziali. È un progetto epocale? Sì. È costoso? Certamente.
L’Unione Europea appare vulnerabile sul piano informativo e cibernetico. La ministra degli Esteri lettone Baiba Braže afferma: «In Ucraina, ad esempio, abbiamo già visto la confluenza di tutti gli elementi della guerra ibrida, mentre le nazioni europee non sono abituate ai metodi non convenzionali impiegati dalla Russia per ottenere i suoi obiettivi politici». Questi obiettivi sono legati al paese che viene preso di mira, ma di solito si tratta di ottenere maggiore influenza politica, e per raggiungerla possono usare misure economiche, oppure la corruzione politica, o i sabotaggi come nel Mar Baltico, o gli attacchi hacker, i leak di informazioni riservate, le provocazioni politiche, il cyber. Tutto per generare situazioni di tensione nei governi, per promuovere alcuni soggetti politici da loro sostenuti, alcuni leader o alcune imprese.
Il clima del Consiglio Europeo informale che ha avuto luogo nel castello di Christianborg a Copenaghen è decisamente cupo, sullo sfondo delle ultime scorribande in Europa di droni e jet, almeno in parte attribuite alla Russia. Con allarmi e aeroporti chiusi, solo pochi giorni fa, nella stessa Danimarca. «Ci troviamo di fronte alla più grande sfida alla sicurezza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale - avverte l’anfitrione, la premier danese Mette Fredriksen -, con la guerra ibrida e violazioni dello spazio aereo della Nato: dobbiamo essere in grado di difenderci». Sul Financial Times la premier afferma che la «guerra ibrida» all’Europa «è solo l’inizio». Cupo anche il presidente francese Emmanuel Macron, che parla di clima «di opposizione frontale con la Russia». La riunione è stata dominata anzitutto dalla difesa, che ha tenuto i leader impegnati per quattro ore. Spicca naturalmente l’urgenza della risposta alla crescente minaccia dei droni. «Copenaghen - afferma su X la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen - rimarrà il luogo dove plasmiamo il futuro della difesa dell’Europa». La Commissione presenterà nelle prossime settimane una tabella di marcia che ha tra le priorità anzitutto il “muro di droni” e uno scudo spaziale.
I Deepfakes potrebbero scatenare una guerra nucleare per errore
Il Ruolo delle Corporation e del Potere Privato
Nel libro “Comprendere la guerra ibrida” si sottolinea l’importanza di “dominare la mente dell’avversario prima ancora del campo di battaglia”. Vengono esposte in maniera approfondita le minacce ibride rappresentate dall’influenza maligna, dall’ingerenza e dalla guerra dell’informazione contro le democrazie liberali. Si richiama l’attenzione del lettore con analisi per sollecitare il pensiero critico dei giovani, dei loro genitori e dei docenti sulla pericolosità dell’influenza maligna. Inoltre, si sollecita l’esigenza di adeguate normative per evitare che i giganti del web possano condizionare la vita dei cittadini, le istituzioni e la democrazia. Un’esigenza fondamentale che incontra difficoltà a causa delle dimensioni globali e del potere di condizionamento di questi operatori del settore.
Nel volume si fa riferimento al ruolo crescente di corporation, piattaforme digitali e private military companies. Si sottolineano i rischi derivanti dall’azione di personalità, piattaforme cibernetiche e corporation in grado di esprimere una potenza geostrategica che fino a pochi anni fa era nella esclusiva disponibilità degli Stati, mentre oggi grazie alle nuove tecnologie è anche nelle mani di pochi privati, senza alcun mandato politico e fuori dal controllo dei governi. Veri e propri tecno-oligarchi occidentali con capacità superiori a quelle di qualsiasi Agenzia nazionale nell’esplorazione sottomarina, nella colonizzazione dello Spazio, nella governance di sofisticatissime costellazioni e sistemi satellitari (con implicazioni militari) e, soprattutto nel controllo di piattaforme di comunicazione social, che agiscono come veri e propri contropoteri. Un potere incontrollato, perfino capace di influenzare le borse mondiali e i conflitti in corso, come si è recentemente verificato con i controversi interventi sul teatro di guerra ucraino. L’esempio di Elon Musk e Starlink in Ucraina illustra questa complessità: il proprietario di Space X ha inizialmente donato alle forze militari ucraine più di 1.300 terminali per utilizzare la sua costellazione privata di satelliti Starlink, con un grande beneficio per le comunicazioni ed il coordinamento tra le forze militari di Kyiv. Successivamente, ha deciso di negargliele per evitare che l’esercito ucraino attaccasse la flotta russa sul Mar Nero. Alla fine di febbraio 2024, lo stesso Musk avrebbe permesso l’utilizzo dei medesimi satelliti di Starlink anche all’esercito russo nei territori occupati, in particolare nella regione di Donetsk.

La Russia ha iniziato a riesumare tattiche da guerra fredda, come le misure attive, e a ricorrere a forze militari parastatali, come il Gruppo Wagner, a cavallo tra l'intervento nella guerra civile siriana e l'ingresso nella "rivoluzione ucraina" del 2013-14. Il 18 marzo 2025 il noto Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato un rapporto sulla guerra ibrida che la Russia mena contro l'Occidente, in cui ha calcolato che il numero di attacchi russi in Europa è quasi triplicato tra il 2023 e il 2024, dopo essere quadruplicato tra il 2022 e il 2023. Il calcolo si riferisce sia agli attacchi pervenuti dalla Direzione generale per le informazioni militari, meglio conosciuta con l'acronimo GRU, sia agli attacchi indiretti pervenuti da agenti reclutati esternamente. Il rapporto censisce che: "Circa il 27 percento degli attacchi è stato contro obiettivi di trasporto (come treni, veicoli e aerei), un altro 27 percento è stato contro obiettivi governativi (come basi militari e funzionari), il 21 percento è stato contro obiettivi infrastrutturali critici (come oleodotti, cavi in fibra ottica sottomarini e la rete elettrica) e il 21 percento è stato contro l'industria (come le aziende di difesa). Alcuni di questi obiettivi avevano legami con gli aiuti occidentali all'Ucraina, come le aziende che producono o spediscono armi e altri materiali all'Ucraina. La Russia ha anche utilizzato una varietà di armi e tattiche. Le più comuni (35 percento) hanno coinvolto esplosivi e incendiari. Esponenti apicali dell'Unione europea così come leader politici di paesi est- e centroeuropei hanno dichiarato esplicitamente nel settembre 2025 che la Russia conduce una vera e propria "guerra ibrida" contro l'Unione, anche con l'utilizzo di droni lungo le rotte di atterraggio dell'aviazione civile.