Hawad: Il Pittore Tuareg e la Furigrafia Come Nomadicismo del Pensiero

Hawad, a volte Mahmoudan Hawad, nato nel 1950 nella regione dell'Aïr in quello che oggi è il Niger, è una figura poliedrica di poeta, autore e pittore Tuareg. Attualmente vive e pubblica da Aix-en-Provence, Francia. La sua opera, che spazia dalla poesia alla pittura, è un profondo contributo alla conservazione e all'attivazione della lingua tamajaght, la lingua del deserto del Sahara, scritta nell'alfabeto tuareg “tifinagh”.

Ritratto di Hawad con elementi della cultura Tuareg

Hawad, pur essendo nato in quello che oggi è il Niger, rifiuta di identificarsi con questo stato, manifestando una profonda avversione per le strutture statali imposte e per le loro conseguenze sui popoli nomadi. È nato in una famiglia di Tuareg Ikazkazan, che fanno parte del più ampio gruppo Kel Ayr. La sua poesia e la sua politica abbracciano l'anarchia e sono principalmente incentrate sulla resistenza alle forze oppressive, evidenziando una costante lotta contro la colonizzazione della mente, della cultura e del modo di pensare il mondo.

La Furigrafia: Un Ponte tra Poesia e Pittura

Uno degli aspetti più distintivi del lavoro di Hawad è il metodo che egli chiama "furigrafia" (furigraphie in francese), un gioco di parole con "calligrafia". Questo approccio artistico serve a creare spazio nella sua poesia e a illuminare temi specifici. La furigrafia nasce dalla sua sperimentazione con il tifinagh, la forma scritta del tamazight, che Hawad altera per rimuovere qualsiasi significato specifico dai caratteri e creare semplicemente spazio all'interno dei poemi. Questa pratica si è evoluta fino a produrre opere d'arte visive costruite con questi caratteri modificati.

Esempio di furigrafia di Hawad

Hawad stesso descrive la furigrafia come un modo per "andare oltre i limiti delle parole, delle categorie, delle forme e degli stili consolidati". Cerca di superare i confini e costruire nuovi spazi per pensare, sentire ed esprimere il mondo in modo diverso, sia in letteratura che in pittura. La fusione di poesia e pittura nel suo lavoro non è casuale: il gesto del pittore entra in gioco quando le parole non hanno più nulla da dire, diventando un'estensione della poesia per esprimere l'inesprimibile.

Temi Ricorrenti e la Visione del Mondo Tuareg

I temi comuni del lavoro di Hawad includono la sete, il movimento, il vagabondaggio, l'anarchia e le questioni politiche legate alla politica Tuareg nella regione. Questi temi riflettono profondamente la sua esperienza e la sua identità Tuareg, un popolo la cui esistenza è intrinsecamente legata al deserto, al nomadismo e alla resistenza.

Il concetto di nomadismo, per Hawad, non è solo uno stile di vita, ma una filosofia del pensiero. Egli definisce la cultura nomade di cui è erede affermando: "Per il nomade, il pensiero esiste solo quando è in marcia o quando canta; tutto ciò che è nomade deve essere cantato o in cammino per essere veramente tale". Questo pensiero si fonda su supporti mobili - lo spazio, il corpo, l'architettura - e si oppone ai pensieri rigidi, poiché necessita del movimento per definirsi. Il vero pensiero Tuareg si esprime attraverso il nomadismo.

Carovana di cammelli nel deserto del Sahara

Nelle veglie notturne negli accampamenti, il tempo è spesso dedicato alla descrizione di oggetti o animali, come una gazzella o un cammello, un'attività che riflette la profonda osservazione e la connessione con l'ambiente desertico. La sua scrittura stessa è descritta come "una scrittura di nomadi", dove i "bastoni" rappresentano le gambe di tutte le greggi e degli uomini che vagano nel deserto, le croci indicano le direzioni e i puntini sono le stelle che guidano di notte, poiché gli abitanti del deserto conoscono solo il percorso guidato dal sole e dalle stelle.

La Lingua Come Atto di Resistenza e Decostruzione

Per Hawad, la lingua è al centro della lotta contro la colonizzazione della mente e della cultura. Utilizzare una lingua minoritaria come il tamajaght è la prima forma di resistenza contro l'egemonia delle "lingue cannibali" che dominano il mondo. Tuttavia, questo non gli basta. Nel suo lavoro poetico, decostruisce anche la sua lingua per sfuggire al pensiero preconfezionato e aprire spazi liberi di espressione di fronte al caos che il popolo Tuareg sta vivendo.

Questa decostruzione della lingua e l'uso del tifinagh modificato nella furigrafia non sono solo scelte estetiche, ma atti politici e culturali profondi, che mirano a disfare gli stereotipi e a liberare nuove visioni e percezioni.

Alfabeto Tifinagh

Un Percorso di Vita Intenso e Ricco di Incontri

Hawad è nato in una famiglia nomade a nord di Agadez, in Niger, nel 1950, in un accampamento della tribù Ikaskazen. Fin dalla sua infanzia ha assimilato l'appartenenza a un territorio i cui confini erano segnati solo dalle dune del deserto e dove l'esistenza aveva senso unicamente attraverso la transumanza e il movimento. Ha appreso l'importanza della parola nella trasmissione intergenerazionale della storia e della cosmogonia Tuareg, così come nella configurazione della vita sociale di ogni comunità.

A sette anni, dopo la morte del nonno, Hawad intraprende un viaggio nel deserto, incontrando suo zio materno che lo introduce in un gruppo di Sufi. Qui scopre l'Islam e la lingua araba, che lo conducono alla conoscenza della storia dell'Antica Grecia, dell'Induismo e del Cristianesimo, oltre all'apprendimento del canto e della scrittura, che diventeranno universi essenziali nella sua carriera letteraria successiva.

A diciassette anni, dopo aver percorso Libia, Tunisia e Algeria, si unisce alle carovane Tuareg e si imbarca in un periplo di introspezione in Egitto e Iraq per due anni. Al termine di questa esperienza, ritorna alla sua terra, trovandola profondamente cambiata dall'avvento dell'indipendenza delle ex colonie francesi, che avevano ridotto le competenze dei Tuareg nella gestione del loro ambiente secolare. Questo, unito alla siccità di fine anni '60 e alla generale desolazione del popolo Tuareg, spinse molti a fuggire. Anche Hawad intraprende nuove avventure nel Maghreb e in Medio Oriente, arrivando per la prima volta in Europa, dove si interessa alla filosofia del movimento hippie, con cui condivideva aspetti della vita errante e l'assenza di impegni con i poteri statali.

Gruppo di Tuareg nel deserto

Un periodo di sette anni nella sua terra lo vede concentrarsi sullo studio e lo sviluppo della scrittura Tuareg, il tifinagh, che fino ad allora aveva avuto un uso comunicativo piuttosto elementare, e che Hawad intende dotare di una funzionalità espressiva adatta ai nuovi tempi. Dal 1982, Hawad vive in Francia, dove continua la sua attività intellettuale, alzando la bandiera delle culture ed etnie nomadi che gli stati centralisti hanno assorbito, impedendo loro di mantenere le loro forme originali di sussistenza.

Collaborazioni e Riconoscimenti

Hawad è sposato con Hélène Claudot-Hawad, una studiosa Tuareg e traduttrice della sua poesia in francese. Insieme hanno lavorato a numerose pubblicazioni, alcune bilingue e tradotte in varie lingue (francese, olandese, spagnolo, italiano, catalano, arabo). La loro collaborazione è fondamentale per la diffusione dell'opera di Hawad e per la comprensione della cultura Tuareg. Tra le opere tradotte in italiano figura "Hawad: il cammino solitario di un poeta tuareg" di Hélène Claudot-Hawad.

"Come vediamo il mondo: il punto di vista del fisico" | Alessandro Farini | TEDxAlessandria

Nel 2023, Hawad ha ricevuto il premio speciale dell'edizione di Ostana, festival dedicato alle "scritture in lingua madre", in programma dal 22 al 25 giugno, un riconoscimento per il suo lavoro poliedrico che contribuisce a mantenere viva e attiva la lingua del deserto del Sahara attraverso non solo la poesia ma anche l'arte figurativa.

La Critica agli Stati e la Proposta di Modelli Confederali

Hawad è un acuto critico degli Stati dell'Africa occidentale creati negli anni '60, definendoli "eredi della colonizzazione". Egli sostiene che questi Stati sono "incapaci di comprendere i benefici della diversità delle loro popolazioni, valorizzando la loro ricchezza culturale, sociale ed economica". Per Hawad, solo i modelli confederali sono in grado di gestire la complementarità di stili di vita, lingue e culture senza amputarle. La condizione essenziale è un "modello democratico autentico, dove il popolo conta", e non una finta facciata, perché lo Stato è visto come un bottino da una classe politica corrotta e protetta dalle potenze internazionali per accedere alle ricchezze del sottosuolo.

Mappa del Sahel con indicazione delle regioni Tuareg

Le sue parole risuonano con le dichiarazioni di Papa Francesco a Kinshasa, dove il Pontefice ha affermato: "Togliete le mani dall’Africa. Smettete di soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o una terra da derubare". Hawad ha trovato queste parole "straordinarie", "sagge, forti e coraggiose di fronte al cinismo, all’avidità e alla violenza delle potenze economiche globali che sono pronte a sacrificare milioni di vite e a distruggere la terra che nutre i popoli africani in collusione con i leader politici corrotti degli Stati africani".

Esilio, Sradicamento e il Recupero dell'Identità

Il tema dell'esilio e dello sradicamento è centrale nell'opera di Hawad, evidenziando la lotta per il recupero della cultura e dell'identità. Per lui, "l’esilio è una sofferenza, ma può anche prolungare ciò che siamo se decidiamo di non rinunciare a noi stessi. Questa è la prima battaglia da combattere. Non si può essere nulla se prima non si costruisce su sé stessi. Le nostre culture, le nostre lingue, le nostre relazioni con gli altri, la nostra immaginazione, sono alla base della nostra capacità di avvicinarci al mondo e imparare da esso". Questo sottolinea l'importanza di riaffermare il diritto alla propria cultura e di trasmetterlo, specialmente quando viene disatteso.

Immagine evocativa del deserto e del viaggio interiore

Hawad ha partecipato assiduamente a incontri con rappresentanti di collettivi rom, Navajo, Apache, beduini arabi e nomadi delle repubbliche dell'ex Unione Sovietica. Secondo il poeta Tuareg, la progressiva perdita dello spazio che permetteva il transito errabondo di questi popoli ha generato la chiusura totale di queste culture verso altre vicine, rompendo così con la tendenza storica di scambi culturali e commerciali. Per Hawad, le relazioni di parità con altre comunità sono un'opportunità di apertura verso altre forme di pensiero che forniscono una distanza necessaria rispetto alla propria cultura.

Nonostante lamenti l'altezzosità dei mezzi di comunicazione occidentali e di alcuni ricercatori europei nel ritrarre il resto del mondo, spesso da un esotismo desueto che ricorda i romanzi romantici del XIX secolo, Hawad continua a essere una voce potente e autentica che merita maggiore attenzione. La sua opera è un invito a comprendere la profondità e la complessità della cultura Tuareg e la loro lotta per l'autodeterminazione e la conservazione della propria identità. La crisi attuale nel Sahel e la disinformazione che spesso circonda i Tuareg rendono ancora più cruciale l'accesso alla loro cultura attraverso le opere di intellettuali come Hawad.

Pubblicazioni e Contributi Accademici

L'attività letteraria e grafica di Hawad si ispira alla "furigrafia" e ha prodotto numerose opere. Tra le sue pubblicazioni più significative figurano "Chants de la soif et de l'égarement", "Buveurs de braises", "Testament nomade" e "Furigraphie: poésies 1985-2015". Molti dei suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue, spesso con la collaborazione della moglie Hélène Claudot-Hawad.

Copertina di un libro di Hawad

Oltre alla produzione letteraria, Hawad ha contribuito a studi e articoli accademici, spesso in collaborazione con Hélène Claudot-Hawad. Un esempio è "Ebawel / Essuf, les notions d' 'intérieur' et d' 'extérieur' dans la Société Touarègue", pubblicato nella "Revue des mondes musulmans et de la Méditerranée" nel 1984. Questi lavori esplorano la cosmogonia Tuareg e le dinamiche sociali e politiche del popolo nomade.

La ricerca di Hawad sui rapporti tra linguaggio, grafismo e spazio è una costante nella sua carriera, unendo arte, filosofia e attivismo politico in una sintesi unica che lo rende una delle voci più originali e rivoluzionarie della cultura nomade del Sahara.

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