Il Grande Sentiero: L'Ultimo Western di John Ford e la Rivoluzione della Prospettiva

Il grande sentiero, film del 1964 diretto da John Ford con Richard Widmark e Carroll Baker, segna un punto di svolta cruciale nella filmografia del leggendario regista e nel genere western stesso. Considerato l'ultimo western di Ford e uno dei suoi lavori più complessi e sfumati, il film si discosta radicalmente dalla tradizionale rappresentazione del West, ponendo per la prima volta al centro della narrazione le sofferenze e la disperata lotta per la sopravvivenza del popolo nativo americano, in particolare della tribù dei Cheyenne.

Indiani Cheyenne in marcia nel deserto

La Lunga Marcia: Una Fuga dalla Disperazione

Il racconto prende le mosse dal settembre 1878. La tribù dei Cheyenne settentrionali è rinchiusa nelle riserve nell'Oklahoma, in una zona arida dove scarseggia il cibo. Memori delle loro origini nelle verdi terre e delle promesse non mantenute dai bianchi - tra cui i viveri che non arrivano, essendo attesi dagli Indiani, fermi sotto il sole per un'intera giornata all'agenzia - circa 300 Cheyenne, guidati da Piccolo Lupo e Coltello Spuntato, decidono di lasciare la riserva per tornare alle loro terre dello Yellowstone attraverso un percorso di 1.500 miglia. A questa disperata impresa si unisce Deborah Wright, la giovane e bella figlia del pastore protestante, maestra nella scuola della riserva molto legata ai bambini Cheyenne, corteggiata da un ufficiale del locale reggimento di cavalleria, cap. Thomas Archer.

La sinossi del film descrive vividamente questa fuga: "Il popolo Cheyenne ha superato il livello di sopportazione, e decide di abbandonare le terre desolate e malsane dove è stato confinato per intraprendere una marcia di oltre duemila chilometri che permetterà loro di tornare nella terra degli antenati. Decimati dalla fame e dalle fatiche, i nativi vengono raggiunti dal capitano Thomas Archer e dai suoi soldati. Comincia una difficile trattativa…"

Il film si apre con un'immagine evocativa: il campo lungo di una zona desertica e depressa, dove i Cheyenne sono costretti a vivere. La voce fuori campo del capitano Thomas Archer (interpretato da Richard Widmark) introduce lo spettatore alla situazione: "The beginning of a day. September 7th, 1878. It dawned like any other day on the Cheyenne reservation in that vast barren land in the American Southwest… which was then called Indian Territory. But this wasn’t just another day to the Cheyenne. Far from their homeland, as out of place in this desert as eagles in a cage. Their three great chiefs prayed over the sacred bundle that at last, the promises made to them, when the white man sent them here more than a year ago, would today be honored."

La Rivoluzione della Prospettiva: Il Punto di Vista dei Colonizzati

Considerata da molti un’opera dettata da supposti sensi di colpa del regista nei confronti dei nativi, spesso antagonisti nei suoi film precedenti, Il grande sentiero mette in scena una volta di più con estrema coerenza il popolo dei derelitti. I Cheyenne di questo film non sono diversi dai sottoproletari senza lavoro di Furore, e in fin dei conti neanche da Ethan Edwards, il protagonista di Sentieri selvaggi: tutti cercano un luogo che sia possibile chiamare “casa”, “patria”, “famiglia”. Un luogo mitico, forse inesistente, ma al quale non si può rinunciare.

Il film rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo di raccontare il West. Per quasi cinquant’anni, John Ford aveva dominato il genere western, incarnandone il senso più profondo e stratificato. Con "Il grande sentiero", egli abbassa il sipario sul suo rapporto con il vecchio west, cambiando completamente la prospettiva. L'impianto narrativo è costruito sull'impresa disperata e folle di Piccolo Lupo e della sua gente.

Nel 1964, il mondo del cinema western non aveva ancora rivisto ufficialmente la propria mitologia. Film come "Ucciderò Willie Kid" (1969), "Soldato blu" (1970), "Piccolo grande uomo" (1970) e "Un uomo chiamato Cavallo" (1970) avrebbero poi contribuito a questa revisione. In "Il grande sentiero", è Richard Widmark, nei panni del capitano Thomas Archer, a spiegare la situazione a un pubblico del tutto disabituato a cambiare orizzonte dello sguardo per accogliere il punto di vista dei "pellerossa". Questo cambio di prospettiva è stato definito una "vera e propria rivoluzione".

John Ford sul set

Tra Storia e Finzione: La Tragedia di Fort Robinson

La marcia dei Cheyenne li porta fino a Fort Robinson, nel Nebraska. Qui, all'inizio del gennaio 1879, giunge l'ordine per il comandante, cap. Oscar (in realtà Heinrich) Wessels, di rispedire i fuggiaschi in Oklahoma. I Cheyenne, rinchiusi in un edificio adibito a prigione e privati delle razioni di cibo, si ribellano nuovamente il 9 gennaio 1879. Usando qualche coltello e ricomponendo i pochi fucili precedentemente smontati e nascosti sotto le vesti delle donne, con quelle poche armi danno battaglia per uscire dal forte. Il risultato è una tragedia: uomini, donne e bambini vengono quasi tutti uccisi, nel piazzale del forte o fuori delle palizzate, oppure non sopravvivranno al freddo e alla fame.

Soltanto una manciata di superstiti otterrà alla fine, grazie all'intercessione del cap. Archer presso il Ministro degli Interni (all'epoca competente anche per le riserve indiane), gen. E.A. Carr, il diritto di rimanere nel nord, vicino al Black Hills, terra che essi consideravano sacra. Questo evento storico, rievocato nel film, sottolinea la crudeltà e l'inganno perpetrati nei confronti dei nativi americani.

Un Western Dolente e Appassionato

"Dolente e appassionato, perfino bizzarro con quell’incursione improvvisa della parentesi comica destinata a James Stewart nei panni di Wyatt Earp (vent’anni prima in Sfida infernale l’aveva interpretato Henry Fonda) che ha sempre fatto storcere il naso alla maggior parte dei critici ed è invece la più pura dimostrazione di sincerità autoriale e poetica di Ford," "Il grande sentiero" è un western non revisionista, ma che si è semplicemente ricordato del controcampo (e controcanto).

La critica italiana, all'epoca, non sempre accolse il film con il favore che meritava. Alcuni lo inserirono frettolosamente tra le opere minori di Ford, schiacciato com’è tra "I tre della Croce del Sud" e "Il magnifico irlandese". Lo si maneggiò con malcelato imbarazzo, quasi che il suo stesso esistere rappresentasse una colpa. Tuttavia, per chi conosce la storia del West, il film è un "pezzo di vera storia del West".

L'Eredità di un Maestro e la Fine di un'Epoca

"Il grande sentiero" è il terzultimo film diretto da John Ford in cinquant’anni di carriera, e l'ultimo western. La sua realizzazione fu complessa: Ford avrebbe voluto dirigerlo già nel 1957 lavorando solo con nativi non professionisti - qui invece per rappresentare gli indiani si è ricorso ad attori caucasici - ma non gli fu permesso.

Il film fu girato in formato 65 mm e proiettato in 35 mm e 70 mm, con un rapporto immagine di 2,20:1 e a colori (Technicolor). Il formato audio era a 6 tracce per il 70mm e Mono per il 35mm. Le riprese si sono svolte negli USA.

Quando il sole cala all’orizzonte nel film, non si mette la parola fine solo ai western di John Ford, e quasi alla sua carriera in senso assoluto, ma a un approccio al concetto di frontiera che nel decennio successivo sarà completamente rivisto e modificato. La fine di un’epoca, come quella di un popolo. Entrambe da ricordare con dolore.

Viaggio attraverso il selvaggio West: l'influenza di John Ford sul cinema in lingua inglese

Dettagli Tecnici e Cast

  • Genere: Storico, Western
  • Titolo originale: Cheyenne Autumn
  • Paese/Anno: USA | 1964
  • Regia: John Ford
  • Sceneggiatura: James R. Webb
  • Fotografia: William Clothier
  • Montaggio: Otho Lovering
  • Colonna sonora: Alex North
  • Produzione: A John Ford - Bernard Smith Production, Warner Bros.
  • Durata: 154 minuti
  • Interpreti principali: Richard Widmark, Carroll Baker, Karl Malden, Dolores del Río, Sal Mineo, Edward G. Robinson, James Stewart, John Carradine, Ricardo Montalban, Arthur Kennedy, Ben Johnson, Patrick Wayne.

Il film, uscito originariamente il 3 ottobre 1964 negli USA, fu un'opera ambiziosa che cercò di riscrivere la narrazione del West americano, offrendo uno sguardo empatico e commosso sulla tragedia dei popoli nativi. Nonostante le iniziali perplessità della critica, "Il grande sentiero" rimane oggi una testimonianza fondamentale del cambiamento di prospettiva nel genere western e dell'eredità di un maestro del cinema.

Locandina del film

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