Il Canale Istanbul: un'opera faraonica che ridisegna la Turchia

La Turchia, crocevia tra Europa e Asia, si trova al centro di un progetto ambizioso e controverso: il Kanal Istanbul. Questa colossale opera di ingegneria, definita "la più grande opera della Turchia moderna" dal presidente Erdoğan, promette di alterare radicalmente il paesaggio della Tracia orientale e di ridefinire la geopolitica marittima della regione. Ma dietro la retorica nazionalista e le promesse di prosperità, si celano profonde preoccupazioni ambientali, sociali ed economiche.

La Tracia orientale: un cantiere a cielo aperto

La polvere che avvolge i villaggi e i campi della Tracia orientale è il simbolo tangibile della trasformazione radicale che sta subendo questa regione. Un tempo caratterizzata da villaggi dove il tempo sembrava essersi fermato, lontani dalla frenesia di Istanbul, e da migliaia di ettari di campi coltivati e pascoli, oggi quest'area è diventata un gigantesco cantiere. Il via vai incessante di camion, ruspe e betoniere sta sfigurando un paesaggio che per generazioni ha rappresentato la vita di migliaia di contadini e pastori.

Camion e ruspe al lavoro in un cantiere

Questi abitanti, che avevano piantato radici su queste terre da generazioni, sono stati espropriati a colpi di carte bollate e, in alcuni casi, con la forza della polizia mobilitata per reprimere ogni forma di resistenza. Un intero mondo rurale, con le sue tradizioni e il suo ritmo di vita, sta scomparendo per lasciare spazio a un progetto che incarna la visione di un leader e del suo partito.

Kanal Istanbul: il secondo Bosforo

Il Kanal Istanbul è un canale artificiale lungo 45 chilometri che taglierà la Tracia orientale da nord a sud, collegando il Mar Nero al Mar di Marmara. L'obiettivo dichiarato è decongestionare il traffico marittimo del Bosforo, l'unico accesso al Mediterraneo per i Paesi che si affacciano sul Mar Nero. Tuttavia, molti osservatori ritengono che il progetto sia soprattutto la dimostrazione della forza politica del presidente Erdoğan e del suo partito, l'AKP, che ha costruito gran parte del suo potere appoggiandosi alle oligarchie del settore delle costruzioni, soprannominate "gang del cemento" dagli oppositori.

L'idea del Kanal Istanbul non è nuova. Fu lanciata per la prima volta nel 2011 dall'allora Primo Ministro Erdoğan, che la definì una delle sue "folli" megaprogetti. Questi progetti, degni di un sultano secondo alcuni, sono stati presentati all'opinione pubblica come il suggello alla vocazione geopolitica della Turchia moderna, un ponte tra Europa e Oriente.

Tra questi megaprogetti figurano anche:

  • La nuova autostrada lungo la costa del Mar Nero: Costruita aggirando vincoli urbanistici e ambientali, è costata circa cinque miliardi di dollari e ha comportato lo sventramento di 150 chilometri quadrati di foreste secolari.
  • Il nuovo mega aeroporto: Inaugurato nel 2018, è diventato il più grande d'Europa, soppiantando il vecchio scalo Atatürk. La sua costruzione in un'area paludosa ha distrutto un habitat importante per molte specie di uccelli migratori.

Vista aerea di un grande aeroporto

Il Kanal Istanbul si inserisce in questa scia di opere monumentali, destinate a rafforzare l'immagine della Turchia come potenza regionale.

Implicazioni geopolitiche ed economiche

Il progetto del Kanal Istanbul è strettamente legato al Trattato di Montreux del 1936, che regola il traffico attraverso il Bosforo. Quest'ultimo, pur essendo estremamente congestionato (lo scorso anno ha visto transitare circa 43.000 navi), è considerato un'arteria internazionale. Il nuovo canale artificiale, invece, secondo fonti governative, sarebbe escluso dai vincoli del trattato, ponendosi sotto la piena sovranità nazionale della Turchia. Questo permetterebbe ad Ankara di riscuotere pedaggi di transito, oggi proibiti, con potenziali incassi che potrebbero sfiorare i cinque miliardi di dollari all'anno.

Questa prospettiva economica, unita all'esaltazione del sentimento nazionalista da parte della stampa allineata, mira a presentare il canale come un'opera destinata a dare ulteriore smalto e vigore alla centralità geopolitica ed geoeconomica della Turchia.

Tuttavia, le voci critiche, che parlano di "ecocidio" e "canale di cemento", vengono in gran parte soffocate.

La questione ambientale e sociale

Il cantiere del Kanal Istanbul ha aperto i battenti quattro anni fa, con un costo iniziale previsto di 15 miliardi di dollari, già più che raddoppiato. Ma con i costi sono lievitati anche i profitti, soprattutto grazie alla vendita dei terreni espropriati, diventati pubblici e poi rimessi sul mercato immobiliare internazionale, attirando acquirenti soprattutto dal mondo arabo.

Lungo il percorso previsto del canale, nonostante sia ancora un'opera "fantasma", continuano a spuntare ambiziosi progetti abitativi e infrastrutturali. La Camera degli Ingegneri stima un'impennata di due milioni di nuovi residenti nei prossimi anni, in una regione metropolitana già schiacciata dal sovraffollamento e con una popolazione che supera i sedici milioni di abitanti.

Grandi eventi e impatto ambientale: un progetto di sostenibilità

Gli effetti devastanti di questa sorta di "tornado immobiliare" vengono spesso nascosti, mentre la stampa compiacente soffia sul fuoco del sentimento nazionalista.

La repressione del dissenso

Il progetto del Kanal Istanbul ha avuto un impatto significativo anche sulla scena politica turca. Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e figura di spicco dell'opposizione, è stato uno dei principali critici del progetto. La sua elezione aveva rappresentato una boccata d'ossigeno per una città ancora segnata dalla repressione delle proteste di Gezi Park nel 2013, iniziate per difendere un'area verde dall'assalto del cemento.

Manifestazione di protesta contro un progetto edilizio

İmamoğlu aveva basato la sua campagna sulla lotta alla corruzione e alla speculazione edilizia, difendendo l'ambiente e la sicurezza antisismica della città. Tuttavia, dal marzo scorso, il sindaco è stato messo fuori gioco, incarcerato con l'accusa di corruzione. Con lui sono stati arrestati anche altri oppositori del progetto di cementificazione. Le loro voci, che bollavano il piano come un "ecocidio", sono state così soffocate.

La Turchia: un paese tra due continenti

Per comprendere appieno il contesto del Kanal Istanbul, è utile richiamare alcuni dati sulla Turchia. Ufficialmente Repubblica di Turchia (Türkiye Cumhuriyeti), è uno Stato transcontinentale il cui territorio si estende nella penisola anatolica (Asia occidentale) e include una porzione europea, l'estrema parte orientale della Tracia.

Mappa della Turchia che mostra la divisione tra Europa e Asia

Bagnata a sud dal Mar di Levante, a ovest dal Mar Egeo e a nord dal Mar Nero, la Turchia è attraversata dal Mar di Marmara, che separa la parte europea da quella anatolica. Lo stretto del Bosforo, lungo circa 30 km, è l'elemento geografico chiave che divide Istanbul e, simbolicamente, l'Europa dall'Asia. Questo stretto, insieme ai Dardanelli, collega il Mar Nero al Mar di Marmara e riveste un'importanza strategica ed economica fondamentale da secoli.

La Turchia, con una superficie di 783.562 km² e una popolazione di oltre 85 milioni di abitanti, ha una storia millenaria, testimoniata da antichi siti archeologici che ne attestano il passaggio di diverse civiltà, tra cui quella bizantina e ottomana. Ankara è la capitale, ma Istanbul rimane la metropoli più grande, il cuore pulsante dell'economia e della cultura del paese.

La lingua ufficiale è il turco, ma sono presenti numerose minoranze linguistiche. La moneta è la lira turca. Il presidente attuale è Recep Tayyip Erdoğan. Il nome "Türkiye" deriva da "Türk", sostantivo etnico per "turco", e "-iye", suffisso aggettivale che significa "relativo a". Le origini del termine "Türk" risalgono a iscrizioni dell'VIII secolo trovate nell'attuale Mongolia.

Geologicamente, la Turchia si trova in una zona ad alta attività sismica, a causa della placca anatolica e della faglia anatolica settentrionale. Il territorio è suddiviso in sette regioni geografiche, denominate secondo i mari adiacenti (Mar Nero, Marmara, Egeo, Mediterraneo) o la posizione in Anatolia (Centrale, Orientale, Sud-orientale).

Il paese ha una storia politica complessa, segnata da diversi colpi di stato militari, l'ultimo dei quali fallito nel 2016. Dal referendum costituzionale del 2017, la Turchia è una repubblica presidenziale. Il potere legislativo è esercitato dalla Grande Assemblea Nazionale Turca.

Il Mar di Marmara e il Bosforo: snodi cruciali

Il Mar di Marmara, antico Propontide, è uno specchio d'acqua interno che collega il Mar Egeo al Mar Nero attraverso gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo. Le sue coste, spesso alte e montagnose, sono modellate dalle correnti e dai venti. Il mare, con una superficie di circa 11.500 km², è caratterizzato da diverse isole e da una geologia attiva, che lo rende soggetto a terremoti.

Il Bosforo, in particolare, è uno stretto di circa 31,7 km di lunghezza, con una larghezza variabile tra 550 e 3.000 metri. Il suo nome greco, "Bósporos", significa "passaggio della giovenca", e allude a un antico mito. Lo stretto, di natura tettonica, ha una profondità media di 40 metri, ma raggiunge anche i 120 metri.

Vista dello stretto del Bosforo con i ponti

Il controllo del Bosforo è sempre stato di primaria importanza strategica ed economica. Già nell'antichità, città come Atene dipendevano dal grano importato dalla Scizia e mantenevano strette alleanze con le città che controllavano lo stretto. Nel 1453, la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, che costruirono le fortificazioni di Anadoluhisarı e Rumelihisarı, segnò un punto di svolta.

Oggi, le acque del Bosforo sono classificate come dominio marittimo internazionale e l'accesso è libero, ma il traffico commerciale è tra i più intensi al mondo. Tre ponti autostradali attraversano lo stretto, e un tunnel ferroviario, il "Marmaray", è il più profondo del mondo.

Il Kanal Istanbul si propone di creare un'alternativa al Bosforo, ma la sua realizzazione solleva interrogativi sul futuro di questo snodo marittimo storico e sulla sua integrità ambientale e sociale. La polvere sollevata dai cantieri è solo un assaggio delle trasformazioni che attendono la regione, trasformazioni che sembrano avere come unico obiettivo la cementificazione e la speculazione, a scapito di un patrimonio naturale e culturale millenario.

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