La mobilità elettrica non rappresenta soltanto una sfida tecnologica legata alla transizione ecologica dei trasporti, ma si configura sempre più come un terreno fertile per iniziative di carattere sociale e di economia circolare. Al centro di questo paradigma si trova Stefano Mesiano, imprenditore di Latina, classe 1972, il cui operato fonde competenze tecniche nei sistemi di accumulo con una spiccata sensibilità verso le necessità delle comunità locali. La sua storia, che intreccia il recupero di mezzi dismessi da grandi aziende di trasporto pubblico con il sostegno diretto a realtà associative, offre uno spaccato significativo di come il riuso innovativo possa trasformarsi in un dono tangibile per chi ne ha più bisogno.

L'iniziativa di Stefano Mesiano: dal recupero alla donazione
Stefano Mesiano, titolare della Stand Up, azienda specializzata nell'assistenza, nel ricondizionamento, nel riuso e nel riciclo delle batterie, ha dedicato gli ultimi anni a un intenso lavoro di ricerca e sviluppo all’interno del polo della mobilità sostenibile dell’Università La Sapienza di Roma. Il suo percorso professionale è caratterizzato da una costante ricerca elettrica, dalla volontà di fare impresa elettrica e, non da ultimo, dall'aver concretizzato un importante gesto di solidarietà elettrica.
La vicenda ha inizio quando Stefano, venuto a conoscenza di una vendita all'asta di mezzi dismessi dall’ATAC di Roma, decide di tentare l'acquisizione di alcuni veicoli elettrici. Nonostante le difficoltà iniziali legate alle procedure di vendita, il suo impegno ha portato a risultati concreti. "Ero a conoscenza di una vendita dei mezzi a mezzo asta ma per una serie di problematiche non sono riuscito a mettere le mani su alcuni veicoli. Solo tramite un’azienda che ne aveva acquistati un certo numero, sono riuscito a prendere cinque mezzi", racconta l'imprenditore. Tra questi veicoli, acquistati circa dieci anni dopo la loro prima immatricolazione, spicca un Doblò elettrico, ancora recante le insegne della municipalizzata romana, memoria di un'esperienza passata che, sebbene potenzialmente utile, è stata considerata fallimentare dal Comune di Roma.
Il Doblò per Diaphorà: un progetto di inclusione
Il gesto di solidarietà si concretizza nella donazione del Doblò all’associazione Diaphorà di Latina, un ente che si occupa quotidianamente di dare sostegno ai ragazzi disabili. Il mezzo, pur essendo stato immatricolato nel 2010, si presenta in condizioni strutturali eccellenti, rappresentando una risorsa preziosa per le attività di trasporto dell'associazione. Tuttavia, per rendere il veicolo pienamente operativo e sicuro per le finalità sociali prefissate, è necessario un intervento di ripristino tecnico non banale.
"Il mezzo anche se immatricolato nel 2010 è praticamente nuovo, avrebbe bisogno di una verniciata per coprire i colori e le scritte dell’ATAC e sostituire le ruote ovalizzate", spiega Mesiano. La sfida tecnica principale risiede nel pacco batterie. Poiché si tratta di un veicolo elettrico di vecchia generazione, la sostituzione della batteria è l'operazione più costosa e indispensabile per garantire l'autonomia necessaria al trasporto dei ragazzi. "Per poterlo rendere funzionante è indispensabile sostituire il pacco batterie, la parte più costosa, si preventiva una spesa di circa 8 mila euro, ma una volta sostituite avremmo a disposizione un mezzo elettrico per portare i nostri ragazzi in carrozzina", chiarisce Stefano.

La sfida della rigenerazione urbana e industriale
L'esperienza di Stefano Mesiano solleva interrogativi importanti sulla gestione del parco mezzi pubblico elettrico. Il fatto che veicoli potenzialmente riutilizzabili vengano dimenticati negli spazi comunali rappresenta una perdita di valore economico e ambientale. "Ero intenzionato ad acquistarne altri, ma non sono più riuscito ad entrare in contatto con l’ATAC", sottolinea amaramente Mesiano, descrivendo i veicoli come "volatilizzati".
Eppure, di questi veicoli elettrici, se ce ne sono ancora dimenticati negli spazi pubblici, sarebbe bene favorire la rigenerazione e la rimessa in circolazione. Dare loro una seconda vita non significa solo evitare lo spreco di risorse, ma offrire opportunità di inclusione sociale attraverso l'economia circolare. Il lavoro di Stefano, che si occupa professionalmente di sistemi di accumulo industriali basati sul litio, dimostra che con le giuste competenze tecniche è possibile trasformare un rifiuto in un bene comune.
Dentro la Fabbrica del Riciclo: La Seconda Vita delle Batterie Esauste
Prospettive future: fare impresa nella mobilità elettrica
Oltre all'impegno sociale, Stefano punta a fare impresa nel settore della mobilità elettrica, guardando al futuro con ambizione. Attualmente sta lavorando a un grosso progetto con un partner, con l’obiettivo di far partire una realtà tutta italiana dove offrire prodotti e servizi innovativi nel campo del riuso e del riciclo delle batterie. Anche se su questo aspetto intende non svelare troppo, è chiaro che la visione di Mesiano si sposta dalla singola attività di beneficenza a un modello di business sistemico, capace di integrare la sostenibilità ambientale con la creazione di valore industriale.
La raccolta fondi lanciata per il Doblò dell'associazione Diaphorà si inserisce in questo contesto di partecipazione collettiva. "Siamo sicuri che oltre a Stefano, ci sono tanti amici che vorrebbero contribuire alla sistemazione del Doblò", ribadiscono i volontari. Il coinvolgimento della cittadinanza non è solo una necessità economica per coprire i costi dei componenti, ma un modo per sensibilizzare il territorio sul valore della disabilità e sulle potenzialità della tecnologia elettrica applicata al sociale.
L'importanza della manutenzione e del riuso tecnologico
Tecnicamente, il Doblò in questione rappresenta un esempio classico di come la tecnologia elettrica, sebbene soggetta a obsolescenza dei componenti chimici (le batterie), mantenga intatta la validità della meccanica e della carrozzeria. La sostituzione del pacco batterie non è un semplice costo, ma un investimento che prolunga la vita utile di un asset che altrimenti finirebbe in discarica. Per un'associazione come Diaphorà, disporre di un mezzo elettrico significa poter contare su un veicolo ecologico, silenzioso e adatto a percorsi urbani, riducendo drasticamente i costi di gestione e manutenzione ordinaria legati ai motori termici.

Il processo di "rigenerazione" documentato da Stefano, attraverso una serie di scatti che mostrano la rimessa a nuovo del Doblò, funge da testimonianza visiva di un impegno concreto. Ogni fase di questo lavoro, dall'analisi delle celle al ricondizionamento dei moduli, riflette la filosofia di un professionista che non vede le batterie solo come componenti usa e getta, ma come elementi modulari riutilizzabili. Questa mentalità è fondamentale per la transizione verso un'economia circolare, dove il concetto di "rifiuto" viene sostituito da quello di "risorsa differita".
Verso una mobilità elettrica accessibile e solidale
La storia del Doblò di Formello - e dell'impegno profuso per donarlo a Latina - ci insegna che l'innovazione tecnologica deve sempre camminare di pari passo con la responsabilità sociale. Non si tratta solo di sostituire motori a combustione con motori elettrici, ma di ripensare l'intero ciclo di vita del prodotto. Quando un'azienda pubblica dismette un bene, la possibilità che questo venga recuperato da privati per scopi sociali rappresenta una forma di restituzione alla collettività.
La sfida posta dalla batteria da 8 mila euro rimane il nodo cruciale. È un costo che evidenzia quanto sia ancora alta la barriera d'ingresso per la mobilità elettrica, ma è anche l'occasione per creare una rete di solidarietà. La risposta del territorio, attraverso la raccolta fondi, diventa la misura della capacità di una comunità di accogliere e supportare progetti che, partendo da un'idea individuale, si trasformano in un beneficio collettivo. La mobilità elettrica, in questo senso, diventa un veicolo di inclusione, permettendo ai ragazzi di Diaphorà di muoversi liberamente, in modo sostenibile e con il sostegno di chi crede che il progresso sia tale solo se condiviso.